Recensione di Maize

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Avventura grafica
- Storia fuori di testa e che funziona
- Ottimi i doppiaggi
- Dialoghi sferzanti e scritti magistralmente
- Enigmi che non rallentano il ritmo...
- Assenza totale di sottotitoli
- Le maledette scatole arancioni
- Molto lineare
- ... E forse fino troppo facili
A cura di (Spikedani) del
Cosa ci può essere di così misterioso in un campo di mais? Qualche scarabocchio fatto da alieni con la vena artistica, al massimo alcuni mostri usciti da un horror movie di serie B, ma nulla di più. Maize, titolo sviluppato e prodotto da Finish Line Game, fin dal suo annuncio è stato invece avvolto in una coltre di nebbia e, prima del suo rilascio avvenuto l'uno dicembre, l'unico materiale a disposizione nostra e del pubblico erano un paio di trailer spiazzanti, ma non un singolo istante di gameplay. Non che la breve descrizione aiutasse poi molto. Così, senza sapere bene a cosa stessimo andando incontro, ci siamo addentrati poco a poco nell'interrogativo chiamato Maize, per scoprire cosa si celava in mezzo ai fitti di campi di pannocchie.


(Anna) Pannocchia
L'inizio non è certo dei più sorprendenti e la formula utilizzata è la medesima vista in Myst e altre avventure: ci si sveglia nel bel mezzo del nulla, senza sapere chi o cosa siamo e né perché siamo finiti nel luogo dove ci troviamo. In pochi istanti, lo spaesamento lascia però spazio a un senso di inquietudine, tutto tace attorno a noi, le uniche cose che riusciamo a vedere sono dei corridoi tracciati fra le piante di granoturco, ma è soprattutto quella musica tipica dei film horror-thriller a suggerirci che qualcosa è pronto a saltare fuori dal nulla e a farci ribaltare sulla sedia. Non servono molti passi prima che sullo schermo - sotto forma di brevi testi - appaiano i comandi base: ci si muove con WASD, con il mouse si interagisce con l'ambiente e ci si abbassa con C. Con Q non si fa nulla: questa frase, ripetuta più volte, era in effetti l'indizio che la tensione si sarebbe ben presto allentata, ma intenti a capire dove andare e cosa fare, non le abbiamo dato molto peso. Che Maize non fosse un horror à la Outlast o Amnesia è divenuto palese nel momento in cui abbiamo iniziato a raccogliere i vari foglietti e frammenti di appunti sparsi nel casolare abbandonato e nel silos, mezzi con i quali Finish Line Game ha deciso di raccontare le vicende di Maize, vicende che parlano di uno strano esperimento commissionato da governo americano e che coinvolge per l'appunto le colture di mais e i due scienziati, Bob e Ted, sempre intenti ad insultarsi l'uno con l'altro per ogni minimo pretesto. Le battute corrono sul filo del rasoio, ma aggirarsi in un vecchio rudere abbandonato e molto buio, non è certo una delle sensazioni più confortevoli e quell'incessante musica non ci permette di abbandonare l'idea che lo spavento possa essere dietro l'angolo. La situazione invece precipita non appena si abbandonano queste strutture e la piega presa da Maize è un punto di non ritorno, sicuramente inaspettato e forse anche forzato, verso lo humor non-sense: senza scendere troppo nei dettagli per non incappare in spoiler, sappiate che i vostri compagni d'avventura saranno da lì in avanti delle pannocchie parlanti completamente fuori di testa, un orsetto che ha ben poco di coccoloso e che al contrario passa quasi tutto il tempo ad insultarvi con un accento russo e ancora altre pannocchie senzienti, questa volta molto meno amichevoli. Nonostante lo spiazzamento iniziale, la formula funziona e Maize fa ridere sul serio, avvicinandosi a quel tipo di umorismo che i giocatori più attempati ricordano con le care vecchie produzioni di LucasArts, come i Monkey Island o Day of the Tantacle. Dobbiamo però segnalare una cosa che metterà sul chi va là molti utenti: i dialoghi sono doppiati solo in inglese, ma questo ce lo aspettavamo e anzi sottolineiamo come gli accenti dai forti tratti comici diano quella marcia in più alle sferzanti battute. Per non perdere nessun botta e risposta, andiamo nelle opzioni e cerchiamo la voce inerente ai sottotitoli. Niente, a quanto pare il team di sviluppo si è completamente dimenticato questa impostazione, e non stiamo dicendo che Maize non ha i sottotitoli in italiano, ma che non ha proprio nessun tipo di sottotitolo, in nessuna lingua. La conclusione è che, anche per chi mastica l'inglese in modo decente, qualche passaggio potrebbe andare a vuoto e ammettiamo che non sempre è stato facile stare dietro a tutti i modi dire e alle improbabili pronunce.


La soluzione c'è, e si vede
Fino a questo punto, non abbiamo speso nemmeno una riga sul gameplay. Il motivo è presto detto: Maize ha un gameplay ridotto all'osso, è uno di quei walking simulator dove, accanto a semplici puzzle da risolvere, la maggior parte del tempo la si passa camminando fra i campi, fra casolari e poi fra laboratori e strutture sempre più segrete e nascoste nelle profondità della terra. Spendiamo qualche parola sulla qualità degli enigmi: Maize è un gioco che mette al centro la componente narrativa e per non perdere il ritmo delle battute e dei dialoghi, i puzzle sono lineari e di facile lettura e, per dirla tutta, il trucco è raccogliere tutti gli oggetti sparsi per lo scenario ed evidenziati con i contorni bianchi, tanto si sa che ben presto torneranno utili in qualche maniera. Appunto, in qualche maniera, perché Maize non sempre risponde ai dettami della logica e così, alcune situazioni, vengono risolte per lo più scorrendo l'inventario e provando a venire a capo del puzzle con un oggetto senza un reale perché, come - piccolo spoiler - aprire un passaggio segreto utilizzando un muffin inglese raffermo. Per i passaggi teoricamente più complessi, dove far lavorare il cervello, Finish Line Game è venuta incontro al giocatore in modo fin troppo palese, mettendogli sotto il naso la soluzione, mostrando i contorni dell'oggetto da utilizzare in quel preciso momento. La qualità complessiva dei puzzle non è certo delle più elevate, ma come già detto la semplicità aiuta a non perdere il filo della storia, che purtroppo viene però spezzato da un eccessivo backtracking. Nonostante il team di sviluppo dichiari che per completare Maize occorrano circa dieci ore, nella realtà dei fatti abbiamo portato a termine l'opera approssimativamente nella metà del tempo, speso per lo più a ripercorrere in modo ossessivo sempre le stesse strade, fino a che non siamo riusciti a scovare quell'oggetto che tante volte ci è sfuggito sotto il nostro naso. Il senso di déjà vù, quella terribile sensazione di ripercorre strade già battute infinite altre volte, cosa che ogni videogioco dovrebbe limitare il più possibile, viene invece amplificata da Maize con le scatole arancioni. Scatole arancioni? In che senso? Per bloccare l'accesso a determinati luoghi, per creare un'avventura il più lineare possibile, il team di sviluppo ha ben pensato di bloccare molti passaggi con delle scatole arancioni - probabilmente contenenti materia oscura visto che non si spostano di un millimetro - le peggiori nemiche del giocatore, che si presentano inesorabili in ogni stanza o corridoio e che magicamente spariscono quando si supera una determinata sezione del gioco. 


Un motore irreale
L'assurdo mondo di Maize è stato creato da Finish Line Game tramite l'utilizzo dell'Unreal Engine 4, che in questa produzione si presenta però con alti e bassi. La direzione artistica dà una linea netta a Maize e soprattutto contribuisce a caratterizzare gli strampalati personaggi proprio per quello che sono, degli strampalati personaggi; il colpo d'occhio complessivo è più che appagante ed è arricchito tramite piccoli dettagli che impreziosiscono l'opera, come le nebbie volumetriche e i riflessi sulle pozze d'acqua o sulle superfici riflettenti. Vi sono però altri punti in cui Maize scende nel suo livello qualitativo per via di un aliasing accentuato, texture "sporche" e che soprattutto vengono caricate in ritardo, causando così quel fastidioso effetto di pop in, tipico difetto delle molte produzioni mosse con l'Unreal Engine. Per quel che riguarda l'audio, la colonna sonora si contraddistingue per i suoi toni elettronici, ma di fatto diviene ben presto un sottofondo ciclico di cui si può fare anche a meno; di ben altra qualità invece i doppiaggi che, come già detto in precedenza, contribuiscono a rendere ancora più comici e fuori di testa i dialoghi assurdi fra pannocchie e orsi-russi-robot. Maize è un titolo breve, che di certo non ha dalla sua un gameplay memorabile o particolarmente innovativo e soffre di difetti come il backtraking o di altre trovate - maledette scatole arancioni - poco brillanti, ma se si è disposti a soprassedere su questi difetti, si vivrà una delle avventure più strampalate, divertenti e veramente capace di strappare molti sorrisi degli ultimi tempi.

Hardware
Requisiti minimni:
- Sistema operativo: Windows 7 or above, 64 bit
- Processore: Dual-core Intel or AMD, 2.0 GHz or higher
- Memoria: 4 GB di RAM
- Scheda video: NVIDIA GeForce 460 GTX | AMD Radeon 6870 HD series or higher
- DirectX: Versione 11
- Memoria: 11 GB di spazio disponibile

Requisiti consigliati:
- Sistema operativo: Windows 7 or above, 64 bit
- Processore: Quad-core Intel or AMD, 3.0 GHz or higher
- Memoria: 8 GB di RAM
- Scheda video: AMD Radeon RX 480 | NVIDIA GeForce GTX 760 or higher
- DirectX: Versione 11
- Memoria: 11 GB di spazio disponibile
Recensione Videogioco MAIZE scritta da SPIKEDANI Il primo impatto con Maize è piuttosto straniante e non si capisce immediatamente quello con cui si ha a che fare: può essere un horror, qualcosa di psicologico oppure tutt'altro, cosa che effettivamente è, visto che ben presto rivela la sua natura di avventura in prima persona denotata da forti toni non sense, con dialoghi che spesso lasciano interdetti per quanto sono scritti in modo assurdo. Per godere al pieno di tutto l'umorismo e per non perdere uno scambio di battute occorre però una buona conoscenza dell'inglese, visto che gli sviluppatori per qualche strano motivo hanno preferito non mettere nessun tipo di sottotitolo: se siamo disposti a soprassedere sul gameplay all'acqua di rose e su un backtracking accentuato, l'impossibilità di capire cosa viene detto dagli improbabili personaggi rimane di certo il difetto su cui non si può chiudere un occhio.
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