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Phantaruk

Phantaruk

Le stazioni spaziali non sono mai al sicuro

Anteprima
A cura di del
Il titolo di cui parliamo oggi, ovvero Phantaruk, è un progetto attualmente in sviluppo presso Polyslash. Il gioco, che arriverà sul mercato tra qualche settimana, si pone come un survival horror ambientato in una stazione spaziale, teatro di un esperimento andato male. Scopriamo se, tralasciando l’incipit narrativo, questo nuovo progetto ha in serbo qualche elemento di originalità.



Oltre i limiti umani
Appena avviato il gioco, ci siamo ritrovati all’interno della Purity-02, la nave spaziale di proprietà della H+ Corporation. La missione, che include ciò che sembra la classica corporazione dal volto assai poco amichevole, è quella di andare oltre i limiti umani, creando un nuovo step evolutivo per la nostra specie. I primi istanti di gioco, però, ci mostrano come il tutto non sia andato come previsto: la nave spaziale appare deserta e danneggiata, ma il problema maggiore è soprattutto dentro di noi. Nei primi istanti di gioco scopriremo di essere stati infettati da una pericolosa tossina che, periodicamente, richiede l’iniezione di un antidoto per essere messa a bada. Senza questo rimedio, infatti, moriremo tra dolori lancinanti. Come se non bastasse, però, dopo poche sequenze scopriremo che sulla Purity-02 saremo tutt’altro che soli; il nostro compagno di viaggio non è dei più amichevoli, e annuncerà la sua presenza con grugniti bestiali e una scia di sangue e budella sparse per tutta la navicella. Sulla natura di questa bestia il titolo non si sbilancia immediatamente; vero è, infatti, che la narrazione di Phantaruk sembra sia affidata quasi esclusivamente ai documenti testuali sparsi per la nave, nonché ai log audio dei membri dell’equipaggio. Questa impostazione, come vedremo meglio in seguito, sembra non essere esente da difetti, anche se in ogni caso riesce a non distogliere l’attenzione da quella che è la missione principale del giocatore; l’obiettivo primario, in Phantaruk, è infatti scappare dalla Purity-02, e soprattutto non farsi beccare dal mostro.



Il gatto alla ricerca del topo
In termini di gameplay, è possibile dire che una delle sensazioni che abbiamo provato durante le nostre prove è stata quella di essere all’interno di una sorta di labirinto, braccati da un essere pronto a sbucare da ogni angolo in qualsiasi momento. Questo perché il nostro ruolo sarà passivo: privi di particolari opzioni offensive, tutto quello che potremo fare sarà dosare le nostre azioni in relazione alla posizione del mostro. Nel momento in cui ci si trova nelle vicinanze della bestia, poi, l’unica cosa da fare è nascondersi, approfittando delle ombre che avvolgono gran parte delle strutture della nave. A questo proposito, la scarna interfaccia utente proporrà in un utilissimo indicatore, raffigurante un occhio, che in sostanza ci dirà se e quando la luce indicherà al mostro la nostra presenza. Nel momento in cui si viene scoperti, le opzioni sono sostanzialmente due: scappare e nascondersi; in effetti, la bestia feroce che ci bracca è capace di metterci al tappetto con solo due colpi ben assestati, quindi è impossibile pensare di rimanere nelle sue vicinanze. Il nostro nemico è anche abbastanza imperterrito, visto che continuerà ad inseguirci per diverso tempo. Nascondersi, in ogni caso, è abbastanza semplice: basterà mettere tra noi e il mostro una porta chiusa, oppure trovare un qualche varco in cui accucciarsi. C’è da dire che il mostro sembra essere più attento agli stimoli visivi che a quelli sonori: in alcune sequenze, ad esempio, abbiamo provato a correre ben sapendo che la bestia era nelle vicinanze, ma non siamo stati minacciati in alcun modo dal nostro nemico; questi, invece, si è ben guardato dall’evitarci nel momento in cui ci siamo mossi – seppur lentamente – in una zona parzialmente illuminata. L’elemento di maggior interesse, nell’ambito di questo sistema di gioco, è dato in ogni caso dalla tossina che ammorba il nostro organismo; in altre parole, non è possibile stare fermi per minuti interi sperando che il mostro si disinteressi di noi, visto che periodicamente dovremo iniettarci delle dosi di antidoto, ritrovabili nei locali della nave spaziale. Il messaggio pare essere chiaro: per sopravvivere, non sarà necessario solo adottare una tattica attendista, ma di tanto in tanto bisognerà prendersi dei rischi.



Dannate tossine spaziali
Vale la pena accennare ad alcuni elementi di contorno: tra questi, la presenza del microcomputer posto sul nostro polso destro che, un po' come il più noto Pip Boy, ci darà preziose informazioni. Nel momento in cui navigheremo tra le sezioni di questo fidato alleato tecnologico, però, il tempo non si fermerà del tutto, quindi sarà bene consultarlo solo nel momento in cui si è certi di essere al riparo. Anche per questo, difatti, l’ascolto dei log audio appare come un elemento sacrificato, visto che durante la fruizione di questi contenuti l’efficacia dell’antidoto sfumerà come se stessimo camminando normalmente.
Dal punto di vista tecnico, Phantaruk necessita ancora di qualche ritocco; in questa sede, in effetti, non intendiamo sbilanciarci in giudizi qualitativi di un certo peso, ma dobbiamo pur constatare come alcuni problemi insistano su particolari aspetti del gioco. La gestione dei movimenti del mouse, ad esempio, a volte ci ha un po’ indispettito, pur dopo averne regolato la sensibilità; in questo senso, sembra che il gioco ogni tanto “perda” qualche frame di troppo durante gli spostamenti della nostra testa, sebbene la grafica proposta non contenga particolari artifici grafici, esclusi gli effetti particellari. Sono positive, invece, le prime sensazioni riguardanti il level design, che ci ha messo in discreta difficoltà in alcuni frangenti; a tal proposito, la sensazione di essere dentro a un labirinto scuro e pieno di rumori agghiaccianti sembra essere ben ricreata.
Appare promettente anche il sonoro, capace di regalare le giuste sensazioni di paura e pericolo. L’audio riesce ad accompagnare bene i momenti in cui il mostro ci sta dando la caccia, e propone rumori ambientali adatti alla situazione.
  • [+] Per sopravvivere il giocatore sarà costretto a tattiche spesso coraggiose
    [+] Comparto sonoro adatto al contesto

Per il momento scegliamo di non sbilanciarci molto su Phantaruk: il gioco in questione sembra proporre un’esperienza da survival horror in cui il nostro ruolo, in buona sostanza, sarà quello del topo che deve sfuggire alle grinfie del gatto. Sebbene il setting e la narrazione non sembrano proporre particolari spunti di originalità, è giusto dire che la necessità di trovare nuove dosi di antidoto per tenere a bada la tossina che ci attanaglia, difatti, pare essere una trovata capace di dare dinamismo all’esperienza di gioco. Permane qualche dubbio sul comparto tecnico, anche se in ogni caso non è questo il momento di dare giudizi definitivi. Per sapere quale sarà il destino della Purity-02, allora, vi invitiamo a rimanere su queste pagine, in attesa della recensione finale che arriverà nelle prossime settimane.

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