Recensione di Planar Conquest

- Riprende tutti gli schemi del genere…
- Buon livello di sfida
- Elevate personalizzazione della campagna sandox
- … Ma senza innovare nulla
- Battaglie automatiche “rotte”
- Storia piatta e priva di mordente
A cura di (Spikedani) del
Negli ultimi anni, di strategici a turni se ne sono visti parecchi, in particolar modo quelli che vengono definiti 4x e che si poggiano su un classico universo fantasy fatto di nani, orchi, vampiri e dove la magia ha un ruolo centrale. Age of Wonders III, Warlock II, Endless Legend e Might & Magic Heroes VII sono solo alcuni dei titoli della lunga lista, alle quale si è ora aggiunto anche Planar Conquest, ovviamente uno strategico 4x ad ambientazione fantasy che, sviluppato e prodotto dal team indipendente Wastelands Interactive, si pone come l’erede spirituale del celebre Master of Magic, uno dei padri fondatori del genere, uscito nel lontano 1994 sui sistemi MS-DOS. Ma per essere più cinici, Planar Conquest è in realtà una specie di bugfix per World of Magic, titolo sempre sviluppato da Wastelands Interactive, del tutto analogo al neo arrivato, ma praticamente ingiocabile a causa di bug e crash. Planar Conquest aveva dunque un duplice compito: proporre qualcosa di innovativo in un genere oramai troppo statico e far dimenticare il brutto episodio di World of Magic.

 

Ci siamo già visti?
Togliamo immediatamente ogni dubbio: Wastelands Interactive sembra avere imparato dagli errori commessi nel precedente lavoro ed il nuovo titolo si presenta come perfettamente giocabile, privo di particolari bug, glitch e crash e per di più del tutto gratuito per chi avesse avuto la sfortuna di spendere i propri risparmi nel vecchio World of Magic. Dunque, giù il cappello davanti all’operazione onestà della software house, che però non ha guardato solo al suo passato per sviluppare Planar Conquest, ma ha attinto a piene mani dai molti titoli di questo genere, riprendendone in toto praticamente ogni elemento fondante. Ecco, purtroppo i ragazzi di Wastelands Interactive si è dimenticati una cosa: l’inventiva. Infatti, da qualsiasi lato lo si guardi, Planar Conquest non fa altro che presentare schemi già visti, tutti quanti al posto giusto, alcuni anche piuttosto ben ricercati, altri meno approfonditi ma, se ci dovessero chiedere perché preferire questo titolo ad uno dei più blasonati che abbiamo elencato ad inizio articolo, faremmo davvero fatica a trovare valide argomentazioni. Prendiamo ad esempio in considerazione la storia, sviluppata in circa due minuti di filmato, formato da qualche immagine statica: il mondo è sull’orlo del collasso a causa dell’apertura di un varco magico che ha fatto arrivare sui vari pianeti la piaga degli Unhallowed, dei mostri piuttosto stereotipati e noi, vestendo i panni di un Sorcer Lord, avremmo il compito di fermare l’invasione. A dire il vero non proprio, perché per terminare con successo la campagna sandbox - l’unica vera modalità presente nel gioco - bisognerà eliminare tutti gli altri Sorcer Lords presenti sulla mappa oppure ricercare una magia finale, ma quello che avrete sicuramente capito, è che non ci si trova decisamente al cospetto di una delle narrative più originali ed approfondite. Questa vaghezza ha comunque delle conseguenze positive, come la buona personalizzazione della campagna sandbox, impossibile nel caso di una trama più stringente. Avviando così la partita, i parametri da impostare sono piuttosto numerosi: si inizia con i pianeti, di cui va scelto il numero e la morfologia - insulare o continentale - senza tralasciarne la superficie, che può essere modificata seguendo gli elementi della natura. Fortunatamente, queste scelte non influenzano solo l’estetica della partita, ma hanno dei risvolti strategici, come sulla quantità di risorse e di cibo. Non potevano poi mancare le classiche opzioni sulla difficoltà di gioco, sul numero di pianeti, la loro estensione e la quantità di fazioni presenti su di essi. Ad inizio articolo avevamo subito parlato della scarsa originalità di Planar Conquest, e uno dei punti dove viene a galla con maggior forza la poca inventiva sono le fazioni: umani, nani, elfi, non morti e uomini lucertola, ricostruiti per di più con un character design piuttosto anonimo. Dove abbiamo già visto questi nomi? Praticamente in ogni gioco fantasy, e quindi, in fin dei conti, ce li aspettavamo anche in Planar Conquest, ma Wastelands Interactive purtroppo non è partita da queste razze per sviluppare qualche novità o elemento che differenziasse il suo prodotto dalla massa; si è limitata a riprendere tutte cose già masticate e digerite, e soprattutto durante la partita ci si accorge ben presto che le differenze fra le fazioni si limitano quasi esclusivamente alle 4 o 5 unità a disposizione di ciascuna. Inoltre anche gli eroi con cui iniziare la partita non spiccano certo per una brillate caratterizzazione e per di più, a prescindere dalla razza scelta, rimangono tutti quanti selezionabili, dando così ancora minor peso alle decisioni compiute in precedenza. Per fortuna, oltre agli eroi di default, se ne possono creare dei nuovi, andando così a lavorare di fino per decidere quali tipologie di magie sfruttare ed i vari bonus e malus per la propria fazione.


Operazione usato sicuro
Terminati i preparativi, inizia la partita vera e propria e, anche in questa fase, Planar Conquest ci aiuta a ripassare tutti i tipici schemi del genere degli strategici 4x fantasy. Forse una delle poche differenze è lo scenario di gioco diviso in quadrati e non in ottagoni e sul quale le unità vanno mosse turno dopo turno, alla ricerca dei vari forzieri di cui è disseminata la superficie - utili per recuperare oro, cibo e mana extra - per esplorare le aree ancora avvolte dalla nebbia e, ovviamente, per affrontare gli eserciti nemici che minacciano da vicino i nostri insediamenti. Oltre ai forzieri e alle risorse, la mappa di gioco è stata anche disseminata di numerosi dungeon, torri, fortezze minori e altre strutture nelle quali si nascondono esseri e mostri non “allineati” ad alcuna fazione ma che, se battuti, restituiscono preziosi bonus, come punti esperienza, nuove magie ed equipaggiabili più potenti. Appunto, se battuti, perché uno dei veri problemi di Planar Conquest sono le battaglie, che avvengono quando due eserciti calpestano la medesima casella: in particolar modo, il vero dramma avviene quando si decide di risolvere una contesa automaticamente dove, a prescindere dal numero di truppe schierate sui due fronti, l’esito è sempre del tutto aleatorio. Ci è capitato dunque parecchie volte di venire sconfitti e di perdere un intero esercito anche in uno scontro 7 vs 1, descritto nella schermata come molto facile, ma che per qualche motivo si è rivelato fatale. Per questo motivo, anche le battaglie sulla carta più semplici vanno combattute in prima persona, anche quelle che volentieri eviteremmo. Anche gli scontri non hanno particolari spunti: attraverso il classico sistema a turni, in una mappa divisa a mo’ di scacchiere le unità - anche qua non aspettatevi nulla di realmente diverso dai “soliti” arcieri elfi, nani con ascia e cavalieri umani - devono essere gestite per imbastire la migliore tattica offensiva, sfruttandone i vari punti di forza e cercando di eseguire attacchi laterali e dalle retrovie. Non potevano poi certamente mancare la magie, le quali hanno un uso pressoché identico a quanto visto nel recente Might & Magic Heroes VII e dunque vengono lanciate dall’eroe - che però qua non si vede - esterno al campo di battaglia, al costo di alcuni punti mana. Non serve poi dilungarsi a lungo per descrivere il sistema di reclutamento e di costruzione dei nuovi edifici presenti all’interno degli insediamenti perché, giusto per ribadirlo un’altra volta, se avete un minimo di confidenza con gli strategici 4x vi troverete perfettamente a vostro agio anche con quanto proposto da Planar Conquest. Al di là delle mere meccaniche, spiace un po’ constatare come, a prescindere dalla fazione scelta ad inizio partita, le strutture edificabili rimangano pressoché le medesime, azzoppando in tal modo la rigiocabilità. Infine, la diplomazia non è certo l'elemento più ricercato del titolo, e le ambascerie con gli altri lord si limitano alla dichiarazione di guerra, alla stipulazione della pace o di una tregue e allo scambio delle risorse. Arrivati a questo punto, vi starete legittimamente domandando se Planar Conquest sia un brutto gioco, e la risposta è no. No, perché se lo si guarda per quello che è, a parte il bilanciamento delle battaglie, non ha nulla da buttar via realmente: qualche spunto interessante, il sistema di ricerca delle magie (piuttosto numerose), l’IA avversaria, il sistema economico e in generale il livello di sfida c'è, ma purtroppo il prodotto di Wastelands Interactive non riesce a compiere lo scatto finale che lo distanzi dalla numerosa e agguerrita concorrenza. Per concludere, se siete amanti del genere, troverete in Planar Conquest un gioco tutto sommato più che sufficiente ma, se siete alla ricerca del primo titolo con cui lanciarvi nel mondo degli strategici 4x, il nostro consiglio è quello di guardare verso un titolo più blasonato che possa offrire qualche spunto maggiore.

Hardware
Requisiti minimi:
- Sistema operativo: Vista 64bit
- Processore: Core2Duo 2GHz
- Memoria: 2 GB di RAM
- Scheda video: HD Graphics 4000
- DirectX: Versione 9.0c
- Memoria: 2 GB di spazio disponibile

Requisiti consigliati:
- Sistema operativo: Windows 10
- Processore: i5
- Memoria: 4 GB di RAM
- Scheda video: Nvidia Geforce GTX 670 or AMD equivalent
- DirectX: Versione 9.0c
- Memoria: 3 GB di spazio disponibile
Recensione Videogioco PLANAR CONQUEST scritta da SPIKEDANI Dopo la mezza catastrofe di World of Magic, Wastelands Interactive ha cercato di pulirsi la coscienza con il nuovo Planar Conquest, regalando quest’ultimo a chi avesse acquistato suo malgrado il primo titolo, che ora si trova un gioco del tutto nuovo (e giusto) su cui passare delle piacevoli ore. A parte questo gruppo di utenti, chi dovesse decidere se acquistare o meno Planar Conquest avrebbe vita molto più difficile perché, se paragoniamo l’ultima fatica dei ragazzi di Wastelands Interactive con i capisaldi del genere, il titolo in questione farebbe davvero fatica a spuntarla, poiché al fianco di schemi visti e rivisti altrove, non ha alcuna nuova freccia da giocarsi al suo arco. Detto ciò, bocciare su tutta la linea Planar Conquest sarebbe comunque una esagerazione.
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