Recensione di On Rusty Trails

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Platform
  • Sviluppatore:

     Black Pants Studio
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     Singolo
  • Data uscita:

     Estate 2016
- Level design brillante e variegato
- Controlli precisi e reattivi
- Ideale per partite brevi
- Graficamente curato
- Formula non particolarmente originale
- Si termina in fretta
- Qualche leggero e raro calo di framerate
A cura di (Aeffe87) del
Scegliere di foggiare il proprio lavoro attorno ai canoni del platform game, per gli sviluppatori contemporanei, rischia di essere spesso un’arma a doppio taglio. Il genere di Super Mario, Sonic e compagnia saltante è infatti uno dei più duraturi e fecondi della storia del gaming, basato su meccaniche dall’apprendimento istantaneo che, se coniugate con criterio, hanno la capacità di offrire esperienze adatte a un ventaglio d’utenza realmente ampio. È però anche un genere che, almeno nell’ultima decade, di evoluzioni decise non ne ha pressoché mostrate e, specie con l’avvento degli indie di piccola taglia, si ritrova oggigiorno saturo di prodotti fatti con lo stampino, perlopiù incapaci di dare lustro a questa tradizione ormai quasi quarantennale. La soluzione, laddove di cenni evolutivi non se ne intravedono, può comunque essere quella di portare a compimento un’opera che sia quanto più possibile inattaccabile a livello formale, in grado di ribattere a un’originalità scarsa o nulla con una qualità sempre ben avvertibile. È questo il caso di On Rusty Trails, ultima fatica dello studio di sviluppo tedesco Black Pants Game, che, pur non discostandosi più di tanto da una struttura platformer tradizionale spalmata su sfide di durata breve, risulta infine essere un’opera tanto sobria quanto gustosa.



Rosso o blu?
Star di On Rusty Trails è il piccolo Elvis, esserino piramidale fatto di metallo che ha appena visto la propria casa frantumarsi in mille pezzi a seguito di un improvviso attacco aereo. Forte del contratto nelle sue mani, il nostro nuovo amico aguzzo decide di far valere i propri diritti e parte per un viaggio in cerca di una dimora sostitutiva. Scelta comprensibile ma alquanto azzardata, dato che nei lidi limitrofi è in corso una guerra feroce tra due fazioni, quella delle piramidi rosse – il popolo di Elvis, evidentemente – e quella dei mostriciattoli blu senz’occhi. L’avventura si sviluppa, in sintesi, lungo un centinaio di stage a scorrimento laterale, ciascuno dei quali prevede che il personaggio raggiunga un punto B senza subir danno, scansando ostacoli più o meno mobili e insidiosi. Gli scenari si compongono di una serie di piattaforme quadrate o rettangolari sospese nel vuoto, molte delle quali appaiono e si dileguano a seconda del colore che contraddistingue chi le sta percorrendo. Perché sì, Elvis è verniciato di rosso e come tale può muoversi soltanto lungo le strutture pitturate in questo modo, ma può all’occorrenza camuffarsi di blu indossando un travestimento che lo rende pressoché identico ai mostri sopracitati, con la possibilità di poggiare i piedi anche sulle superfici ricoperte di questa tintura. Il costume è inoltre indispensabile per passare attraverso cascate d’acqua e nuvole di pioggia, esattamente come, viceversa, sfruttare la propria originaria forma triangolare è l’unico modo per passare indenni oltre i fasci laser incandescenti e qualsivoglia altro impedimento di color vermiglio. Particolarità importante ai fini di gameplay, il personaggio ha un fisico magnetico che gli consente di attaccarsi perfettamente a tutte le piattaforme metalliche, col risultato che egli può correrci sopra, sotto e di lato in base al bisogno del momento. La questione, ovviamente, si ripercuote anche nel platforming, per cui eseguire un balzo corretto da una struttura all’altra dipende strettamente dal lato da cui si esegue tale azione: senza ragionarci di volta in volta, la morte per caduta libera è insomma dietro l’angolo. Ogni stage prevede infine la possibilità di raccogliere piccoli triangoli collezionabili, che si possono usare o per attivare i check point o, ad uso e consumo dei completisti, per incrementare il proprio score a fine corsa, calcolato in base al tempo d’esecuzione, le morti accumulate e il numero racimolato dei suddetti collectible.



Arrugginito di nome, non di fatto
Tradizionale ma neppure troppo scontato nelle sue meccaniche di base, On Rusty Trails mostra i muscoli già dopo una manciata di minuti dalle fasi introduttive, cortesia di un level design plasmato dai developer con tutte le attenzioni del caso. Oltre a un curva di difficoltà che s’innalza senza impennate, offrendo una competizione accessibile e mai votata alla frustrazione fine a se stessa, i setting beneficiano di una varietà strutturale interessante, nonostante una formula platformer che varia solo in funzione delle pochissime boss fight presenti sul finire di alcuni mondi. Il leitmotiv è sempre quello della prontezza di riflessi, per fortuna sorretto da un control system reattivo sia per quanto riguarda la dinamica di salto che per quella di switch tra le due “pelli colorate” del protagonista, ferma restando la preferenza dell’uso di un pad rispetto alla tastiera. Le sfide si vanno poi a impreziosire man mano con una certa creatività, introducendo gradatamente sul cammino nocivi blocchi d’acido, torrette nemiche, trampolini, fino a gettare Elvis lungo sentieri in penombra dove è necessario seguire il riflesso di alcuni fasci incandescenti per scovare dirupi e pericoli, o ancora in condotti d’aria che lo sospingono orizzontalmente senza freno, rendendoci il compito di preservarlo dalla distruzione assai più faticoso. Si giunge a completare il titolo in circa tre ore, durata per la verità non troppo generosa che, oltre a quanto fin qui detto, prende per mano il giocatore con una realizzazione artistico-estetica invero azzeccatissima. On Rusty Trails gode infatti di una resa poligonale in 2.5D priva di sbavature, sempre ben particolareggiata e affiancata da un’effettistica di buona qualità. Parlando di tecnica, invece, dobbiamo soltanto menzionare qualche sporadico calo di framerate che, nel corso della nostra prova, si è manifestato perlopiù nelle situazioni più concitate, senza tuttavia compromettere la giocabilità di un prodotto a cui gli amanti del genere dovrebbero dedicare interesse senza troppe riserve.
Recensione Videogioco ON RUSTY TRAILS scritta da AEFFE87 On Rusty Trails non cerca la rivoluzione, ma si fa forza della competenza dei suoi realizzatori e di qualche buona trovata ludica per andare dritto verso il suo obiettivo: forgiare un platform classico che, nel contempo, non rinunci a una certa qualità di fondo. Sfidare le ostilità di questo freddo mondo di ferro e ruggine in compagnia del piccolo Elvis è compito movimentato e appagante, alla portata di tutti ma che, al tempo stesso, non faticherà a strappare qualche sano improperio agli estimatori della performance perfetta. Il titolo è previsto su Steam per il 13 giugno: se il genere vi stuzzica, procuratevi tredici euro e un controller. Ne varrà di certo la pena.
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