Recensione di Decisive Campaigns: Barbarossa

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Strategico
  • Sviluppatore:

     VR Designs
  • Lingua:

     Inglese
  • Data uscita:

     Disponibile
- Strategia allo stato più puro
- L'esperienza muta completamente a seconda della fazione scelta
- Le relazioni con i superiori aggiungono quel qualcosa in più
- Assenza di un vero e proprio tutorial
- Mancanza della traduzione italiana per i lunghi testi
- Tecnicamente veramente troppo spoglio
A cura di (Spikedani) del
La semplificazione dei videogiochi è un fenomeno trasversale a tutti i generi: ve ne sono alcuni che si completano senza mai morire una sola volta; nei racing game, grazie agli svariati aiuti alla guida, è pressoché impossibile uscire dalla pista; negli sparatutto, la mira assistita rende tutti quanti degli infallibili cecchini. La lista potrebbe proseguire a lungo e comprende anche quei generi che, almeno sulla carta, dovrebbero fare della profondità delle meccaniche di gioco uno dei loro punti di forza, uno su tutti gli strategici. Ma se questo è indubbiamente vero per i titoli di punta, costretti a vendere migliaia e migliaia di copie per rientrare nei sempre più alti costi di produzione, non si può dire altrettanto della folta schiera di videogiochi sviluppati da piccoli team indipendenti, soprattutto i wargame che, nati da una costola degli strategici, sono una vera e propria ancora di salvezza per coloro i quali sono tuttora alla ricerca di una sfida degna di questo nome. Di questa tenace nicchia, ne fa parte con pieno merito Decisive Campaigns: Barbarossa, wargame sviluppato da VR Designs - in collaborazione con Matrix Games - e pubblicato da Slitherine Ltd., nome sotto il quale si racchiudono decine e decine di videogiochi di questo calibro ed indiscusso punto di riferimento per tutti i generali da mouse e tastiera. In realtà, il gioco è disponibile dal novembre 2015, ma solo ora approda sullo scaffale digitale di Steam, aprendosi così al grande pubblico.


Unione Sovietica. Anno 1941. 
Tutta la strategia concentrata in solo 500Mb”. Se una agenzia pubblicitaria ci chiedesse di scrivere uno slogan per promuovere Decisive Campaigns: Barbarossa useremmo di certo queste parole, poiché il titolo vive costantemente su due binari. Il primo è quello della essenzialità, visibile già dal breve e semplice filmato introduttivo, oppure dalle opzioni di gioco, dove si possono impostare solo il volume delle musiche e degli effetti audio o, ancora, dalla mappa di gioco, che in pratica si riduce ad essere una cartina dell’Europa orientale, suddivisa in ottagoni, senza alcun orpello decorativo, sulla quale sono disposte le truppe, rappresentate da semplici icone del tutto prive di animazioni. Parallelamente alla frugalità, il secondo aspetto che colpisce di Decisive Campaigns: Barbarossa è la sua profondità strategica, che non esagereremmo a definire "ermeticità" e che potrebbe travolgere come un’onda in piena il giocatore meno abituato ad avere fra le mani un prodotto targato Matrix Games e VR Designs. Avete presente i classici settaggi da impostare prima di tuffarsi dentro la campagna, come il livello di difficoltà e l’aggressività dell’IA? Perfetto, nello scenario storicamente ricostruito che vede contrapporsi lungo il confine orientale le forze nazionalsocialiste tedesche e quelle dell’Unione Sovietica, le opzioni da attivare o disattivare superano in tutta tranquillità la decina abbondante. Così, per determinare il tasso di sfida, oltre i classici parametri, si agisce sulla rigidità delle temperature invernali, che possono volgere a favore degli invasori o dei difensori, oppure sulla nebbia di guerra che, quando selezionata, rende invisibile le truppe distanti dal fronte. Per rendere l’esperienza ancora più simulativa, disattivando la easy mode, la gestione dei rifornimenti e dei camion utilizzati per trasportare il carburante da un punto all'altra della mappa diviene uno degli aspetti cruciali da tenere sotto controllo: avere un panzer disperso negli Urali non è mai un buon piano d’attacco. La sfilza di opzioni non finisce certamente qui. Oltre a calcare la mano sulle tattiche belliche, Decisive Campaigns: Barbarossa pone al centro del gioco anche l’aspetto umano che caratterizza i conflitti e lo fa dando la possibilità di attivare il diario di guerra che, turno dopo turno, racconta al giocatore il drammatico punto di vista di un soldato coinvolto nello scontro, che fa rivivere la durezza di quei giorni. Un discorso a parte e più ampio lo merita un’ultima impostazione, quella che è chiamata “Convenzione di Ginevra”, la quale, se disattivata, rende la guerra ancora più sporca, ad esempio tramite l’uso di alcune semplici schermate sulle quali sono riportate delle dichiarazioni - piuttosto forti e politicamente scorrette - dello stesso Hitler e degli altri protagonisti della Seconda Guerra Mondiale. Impossibile quindi non porsi delle domande morali, soprattutto scegliendo di vestire i panni dell’esercito nazista: se in molti giochi, per alleviare la crudezza dei contenuti, si sono utilizzati personaggi e situazioni fittizie, nel nome della Storia, Decisive Campaigns: Barbarossa ha fatto una scelta di campo opposta e molto decisa, e così gli ordini saranno impartiti dallo stesso Führer o da Göring in persona.

 
Dal manuale della guerra
A questo punto vi sarete già resi conto che Decisive Campaigns: Barbarossa non è uno strategico qualsiasi. Tranquilli, abbiamo appena scalfito la superficie. Come abbiamo detto poco sopra, l’azione si svolge lungo tutto il confine sovietico, che va da Odessa fino a Leningrado, passando per Brest-Litowsk, ed è diviso in tre fronti separati: nord, centro e sud, tra di essi praticamente indipendenti. Ogni ottagono che compone la mappa è contraddistinto da uno specifico terreno, il quale conferisce vari bonus e malus alle truppe che vi stazionano sopra: non aspettatevi però di trovare i classici +5 all'attacco e -3 alla difesa, perché le variabili collegate ad ogni casella sono all'incirca una cinquantina. Letteralmente. Più si avanza nella campagna e più ci si rende conto della mole di informazioni da controllare turno dopo turno. A differenza dei classici strategici, in Decisive Campaigns: Barbarossa non vi è modo di reclutare nuove unità e quindi ogni singola divisione di fanteria o di mezzi assume la massima importanza, pertanto lanciarsi in profondi attacchi, tagliandosi alle spalle ogni supporto logistico, si rivela un grave autogol: ogni azione va quindi attentamente ponderata ed anche protrarre un’offensiva col favore delle cifre non è sempre una scelta felice perché, seppur eliminata la debole resistenza che si ha davanti, le perdite nelle proprie linee non giustificano il piccolo avanzamento all’interno del fronte nemico, aggravando inoltre il rischio di un accerchiamento nella fase successiva. Numeri, statistiche ed ancora cifre, ecco cosa è Decisive Campaigns: Barbarossa, vero e proprio orgasmo videoludico per i puristi del genere della strategia, quelli disposti anche a passare decine di minuti prima di prendere una decisione, e soprattutto ad attendere che la complessa IA termini il suo turno, operazione che spesso richiede anche parecchi minuti nel titolo in questione. Decisive Campaigns: Barbarossa non fa nulla per rendere la vita più facile ai neofiti, e quando diciamo nulla, intendiamo davvero lo zero assoluto. A dimostrazione di quanto detto, cosa che ci ha lasciato parecchio perplessi, non vi è infatti alcuna traccia di un tutorial degno di questo nome, sostituito solamente da una manciata scarsa di video, sufficienti a malapena per comprendere i comandi base. Non temete, però: se volete conoscere ogni segreto celato dentro Decisive Campaigns: Barbarossa vi basta far ricorso al manuale del gioco in PDF, ed avrete a vostra disposizione tutto ciò che c’è da sapere. Ah, sono all'incirca 320 pagine, tutte scritte in inglese, con solo qualche immagine a supporto. Auguri.


Germania vs. URSS
Decisive Campaigns: Barbarossa propone due gameplay - nel limite del possibile - differenti a seconda che si scelga di guidare le truppe tedesche o sovietiche ma, dopo aver provato tutte e due le fazioni, appare evidente come il titolo dia il meglio di sé se si utilizza l’esercito nazista, con un’esperienza di gioco di gran lunga più esaustiva. Uno dei maggiori pregi che abbiamo riscontrato è senza ombra di dubbio la gestione delle relazioni che intercorrono tra vertici delle truppe d’invasione e che mettono il giocatore a confronto con Göring o Gorcke e lo costringono a prendere decisioni cruciali per quel che riguarda l’offensiva, la disposizione delle truppe, le alleanze con le truppe finlandesi e rumene, lo stabilimento di un nuovo head quarter in una città appena conquistata o, ancora, cosa fare con i depositi di carburante. Per compiere le varie scelte devono essere spesi i cosiddetti politcal point e, a seconda di ciò che si opta, si possono avere dei riscontri positivi o meno sul campo di guerra, ma soprattutto si va ad influenzare il rapporto con il superiore in questione: riuscendo a mantenere una buona relazione si godrà quindi di visibili benefici sul fronte, con importanti aiuti per la fanteria, per l’aviazione o per la Panzer-Division. Al contrario, se inizierà a non correre buon sangue fra di voi ed i piani alti dell’esercito, vi vedrete costretti a fronteggiare un quantitativo superiore di difficoltà, con il crescente rischio di andare incontro al fallimento della strategia disposta. Come tutto il resto del gioco, purtroppo anche le lunghe righe di testo legate a questa feature sono interamente in inglese, cosa che potrebbe complicare e non di poco la vita a chi non è in grado di digerire testi fitti e spesso complicati. Guidando l’URSS, molte delle meccaniche sopra descritte vengono sostituite da una versione light. Se pensate che questo significhi una semplificazione del gameplay avete sbagliato di grosso: se le truppe russe, a prima vista, sovrastano numericamente quelle nemiche, esse hanno armi arretrate, molti dei generali dell’Armata Rossa alloggiano nelle poche confortevoli celle di qualche gulag siberiano e non è quindi raro veder capitolare le proprie divisioni davanti a quelle tedesche. Vestendo i panni di Stalin in persona, si è posti davanti ad un bivio: trattare la fanteria come vera carne da macello e da scudo nel disperato tentativo di difendere le città nevralgiche della Russia, oppure optare per la liberazione di qualche generale in grado di riassestare l’esercito e di opporre una difesa degna di questo nome? 
Acquistando Decisive Campaigns: Barbarossa, dovete esser ben consapevoli di cosa avrete fra le mani. Se siete alla ricerca di uno strategico all'acqua di rose, che vi prenda per mano e che vi guidi passo per passo, il nostro consiglio è quello di girare i tacchi e di guardare altrove. Viceversa, se conoscete le indiscutibili doti di VR Designs e di Matrix Games e siete alla ricerca di un prodotto che vi faccia sudare le proverbiali sette camicie, avete trovato pane per i vostri denti.

Hardware
Requisiti minimi:
- Sistema operativo: OS: Windows XP, Windows Vista, Windows 7, Windows 8, Windows 10
- Processore: 1.5 GHZ Processor or Equivalent
- Memoria: 1 GB RAM
- Scheda video: Video/Graphics: 8MB video memory
- Storage: 424 MB available space
- Scheda audio: Sound: DirectX Compatible Sound Card
Recensione Videogioco DECISIVE CAMPAIGNS: BARBAROSSA scritta da SPIKEDANI Conoscendo bene le creazioni di VR Desings, Matrix Games e tutto ciò che finisce sotto il cappello di Slitherine Ltd., mi viene proprio da dire: nel bene o nel male, siamo alle solite. Come tutti i suoi “simili”, anche Decisive Campaigns: Barbarossa non fa quel mezzo in passo in più per essere, non dico più facile, ma almeno più digeribile ad una più ampia fetta di pubblico, che anche in questo caso girerà con ogni probabilità alla larga da questo ermetico titolo. Dal canto opposto, gli ortodossi della strategia, quelli che non vogliono che la propria passione venga contaminata dal germe della semplificazione, possono acquistare Decisive Campaigns: Barbarossa anche ad occhi chiusi.
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