Recensione di Chicku

- Tanti livelli in single player...
- Ideale per partite di breve durata
- Livello di difficoltà interessante
- Modalità multiplayer "Cockfight" esilarante
- ...purtroppo parecchio ripetitivi, sia in termini visivi che ludici
- Povero di contenuti
- Talvolta frustrante
A cura di (Aeffe87) del
Di Flappy Bird ci ricordiamo un po’ tutti, che sia per esperienza diretta o per semplici voci dal web. Assai povera e priva della benché minima pretesa ludica, l’epopea di quel brutto sprite a forma di pennuto intento a balzellare tra tubi verdi di varia altezza senza mai toccarli è ancora oggi ricordata per il suo successo iniziale a dir poco inaspettato, che ha poi prodotto, negli anni successivi, tanti di quei goffi cloni per dispositivi smart da far venire la pelle d’oca. Per fortuna, tra il cumulo di opere in copia carbone, c’è anche chi non si limita alla mera riproposizione senz’anima, ed anzi, giocando d’influenze e commistioni, tenta di proporre qualche variazione sul tema personale e, almeno di prim’acchito, abbastanza curiosa. È il caso di Gatling Goat Studios e del suo Chicku, che arricchisce il concept del suddetto scacciapensieri per mobile con un accenno di Angry Birds e una colata di globuli rossi, bianchi e piastrine da fare impallidire Super Meat Boy, di certo tra i suoi ispiratori nei termini di una difficoltà che non vuole fare alcuno sconto a chi vi si approccia. Fresco d’uscita dall’Early Access di Steam, ecco cosa il gioco ha in serbo per la sua platea di sadici videogiocatori.



Pollo allo spiedo
Chicku mette in mostra centoventi livelli riversati in tre mondi di gioco, che equivalgono ad altrettanti setting tridimensionali che, dalla soleggiata fattoria fino a una più fredda fabbrica, accompagneranno chi gioca nella sua fuga dall’impero agricolo del malvagio Dr. Barrington. Ciascuno stage della modalità principale adotta una formula largamente sfruttata da gran parte delle moderne produzioni di stampo casual, per cui il software premia il giocatore con un massimo di tre gettoni in base ai secondi impiegati per superare la sfida di turno. Sfida che è poi comune a tutti gli scenari: impersonando una gallina sarà necessario, dal proprio nido, raggiungere una gabbia posta in un secondo punto del quadro, urtandoci contro e liberando, di conseguenza, tutti i pulcini imprigionati al suo interno. I livelli, di grandezza sempre piuttosto limitata, richiedono categoricamente un avanzamento laterale, laddove, neanche a dirlo, il percorso è ricolmo d’insidie e trappole mortali, che non lasciano scampo all’eventuale malcapitato al pur leggero tocco. Spuntoni, lame rotanti, ma anche piante piranha, cecchini e tanti altri impedimenti rendono la progressione davvero difficoltosa, specie se si pensa che il nostro avatar avicolo, oltre che svantaggiato da una costituzione gracilissima, può contare su un ventaglio d’azioni davvero ridotto. Se picchiettare su un tasto del controller o della tastiera è spesse volte l’unica soluzione per svicolare tra ostacoli che, per essere oltrepassati, necessitano di un volo a mezz’aria ben calcolato, talvolta sarà invece più prudente procedere via terra, cambiando il senso di rotta del pennuto all’occorrenza, semplicemente premendo un altro pulsante. Una terza azione possibile, invece, consiste nel fiondare la gallina quando in volo per superare indenni certe folate di gas respingenti, in una meccanica che ricorda alla lontana la meccanica di gameplay alla base degli arcinoti “uccelli arrabbiati” di Rovio. Sono tutti input, questi, da soppesare con estrema cautela, poiché basta anche solo un salto mal calibrato o una svolazzata troppo prossima agli arnesi di morte a mutilare orrendamente il personaggio o, nel peggiore dei casi, spargerne le carni su tutto il percorso. Quando la gallina muore, un’altra identica nasce immediatamente dalle uova contenute nel nido di partenza, e si procede così, guidando ciclicamente nuovi poveri polli fino a completare lo stage senza intralci sensibili. Il che potrebbe avvenire entro pochi secondi, come anche richiedere parecchi sacrifici, riempiendo lo schermo di brandelli di pollame ed emoglobina in quantità industriale. Insomma, ha tutti i tratti maligni e severi di un tradizionale rage game, questo Chicku, da un trial & error molto accentuato a un livello di difficoltà crescente e perlopiù improbo, dove padroneggiare ogni comando diventa subito una reale necessità.



Macello di gruppo
Il titolo, giocato in single player, appare come un modesto passatempo capace di strappare qualche sorriso misto a una ben maggiore dose d’improperi. Il limite, com’è classico in queste produzioni d’indole mordi e fuggi, è però strettamente legato alla scarsa differenziazione dell’offerta, che, fin nel medio periodo, potrebbe in effetti soffrire di una monotonia di fondo avvertibile. Dei tantissimi stage messi in scena, solo una manciata tenta di proporre qualche pur lieve variazione al gameplay, legata soprattutto al passaggio da un mondo di gioco a quello successivo, dove è necessario collezionare una serie di chiavi scansando i soliti, pericolosissimi marchingegni. Il rischio di annoiare anzitempo chi abituato a un tipo di fruizione in solitaria non è quindi da sottovalutare, benché Chicku, specifichiamo, non sia soltanto pensato per chi gioca per conto proprio. Tutti i livelli della modalità principale sono difatti percorribili anche in multiplayer, in una co-op locale in grado di ospitare fino a quattro amici all’interno dello stesso quadro. Per la caciara di gruppo vi è anche - soprattutto - un’opzione denominata Cockfight, la quale getta da due a quattro galline in un’arena con il solo scopo di ammazzarsi a vicenda entro pochi minuti, in quella che poi è una vera e propria gara a punteggio, con in più la possibilità, questa volta, di raccogliere sul campo armi di varia foggia per mandare rapidamente - e a più riprese - i contendenti all’altro mondo. È questa la modalità più soddisfacente dell’opera Gatling Goat Studios, ideale per scatenare quel furore condiviso e incontrollato che è proprio dei party game più riusciti. Purtroppo, oltre alle due modalità summenzionate, il titolo mette a disposizione soltanto la possibilità di agghindare il proprio pollastro con dei cappelli stravaganti, che si possono vincere impiegando i gettoni accumulati in una sorta di slot machine virtuale. Il che, ludicamente parlando, non porta a niente, se non a sottolineare ancor più l’umorismo della produzione, che vira al nonsense in maniera abbastanza decisa.
Recensione Videogioco CHICKU scritta da AEFFE87 Non è particolarmente raffinata la ricetta di Chicku, a metà strada, in termini di meccaniche, tra il platform hardcore e il rage game alla Flappy Bird. Il titolo propone sfide machiavelliche e, talvolta, sa farsi abbastanza stimolante, ma la sua struttura fortemente ripetitiva potrebbe facilmente ostacolare il gradimento di chi, giocatore solitario conclamato, sia in cerca di un’esperienza valida per i ritagli di tempo tra produzioni più impegnate. Il discorso cambia, però, per chi alla ricerca di una buona occasione per divertirsi tra amici. Preso come party game, il lavoro di Gatling Goat ha di certo una carica in più, e non faticherà a movimentare qualche pomeriggio in compagnia a suon di pollastri brutalmente maciullati. La possibilità di giocare in multiplayer è dunque una discriminante non di poco conto, che consigliamo di tenere bene a mente all’eventuale atto d’acquisto.
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