Recensione di Worst Case Z

- Qualche sporadico momento di tensione
- Alcuni effetti audio decenti
- Sa di essere un gioco brutto, e sembra marciarci su
- Level design discutibile
- Tecnicamente molto vecchio
- Problemi tecnici vari
- Il personaggio starnuta e singhiozza continuamente
A cura di (Mastelli Speed) del
Sul mercato esistono, come è normale che sia, giochi più o meno buoni. Oltre questi, ci sono prodotti come Worst Case Z, un titolo che sa di essere brutto, e non fa veramente nulla per nasconderlo. Facciamoci del male, e andiamo a vedere di che si tratta.



Trolling estremo
Sviluppato e pubblicato da BME Digital Studios, e proposto al prezzo incredibilmente fuori luogo di € 19,99, Worst Case Z è un survival horror in prima persona, in cui il giocatore sarà chiamato a vestire i panni di un custode di una centrale nucleare. Una sera, dopo essersi esibito – senza motivo, peraltro – in un numero di ballo realizzato con animazioni che neanche nei giochi di 15 anni fa, il nostro si addormenta sfinito. Al suo risveglio, non si sa come, tutto è andato a rotoli, la centrale ha subito una fusione, e sui muri dell’edificio sono spuntate misteriosamente, incise col sangue di non si sa chi, scritte come “Muori”, oppure “Oh Dio” e via dicendo. Il nostro unico contatto col mondo esterno ci dice via telefono di uscire dalla centrale, e difatti questa sarà la prima missione che dovremo affrontare. Il titolo, infatti, è basato su quelle che potremmo definire delle mini quest composte da obiettivi, a cui peraltro si deve fare molta attenzione: il gioco si prenderà la briga di dirci cosa fare una e una volta sola, visto che anche spulciando approfonditamente i menu non abbiamo capito come (e se) sia possibile richiamare su schermo i compiti da svolgere. In ogni caso, tanto per far capire di che tipo di level e character design stiamo parlando, la nostra prima missione consisteva nel trovare due modi diversi di nascondersi (da cosa, però, il gioco non ha ritenuto giusto farcelo sapere). Una volta fatto ciò, il secondo obiettivo era quello di capire come curarsi, anche se non avevamo ancora subito un solo colpo e non avevamo ancora capito quale diavolo fosse la minaccia incombente. In ogni caso, l’esperienza di gioco prevederpiù o meno sempre compiti di questo tipo, che richiedono un discreto backtracking e anche una certa pazienza, a causa di un sistema di salvataggio che include checkpoint spesso distanti tra di loro. Il fattore paura che dovrebbe derivare dall’essere prima rinchiusi in una centrale, e poi allo scoperto in un mondo appena devastato dall’apocalisse atomica, cede spesso il posto alla sensazione di trovarsi davanti a una macchietta; dopo qualche minuto passato nella centrale, infatti, incroceremo di sfuggita quello che pare essere un macellaio pazzo, che cederà poi il posto a creature simil-zombie trasformate dalle radiazioni. Il culmine, per chi avesse la pazienza di provare il gioco, viene comunque raggiunto dopo pochi minuti: all’improvviso, non si sa come e perché, il gioco fermerà le nostre peregrinazioni, facendo partire la sequenza di una testa completamente pelata che ha in bocca un ragno gigante. Il messaggio che se ne deduce, applicabile peraltro a tutto il gioco, sembra essere chiaro: “non chiederti perché hai appena visto quello che hai visto, non chiederti cos’è, vai avanti, e non pensare neanche che tutto questo abbia un senso.”



Dolori articolari, starnuti e singhiozzi
La cosa brutta di Worst Case Z è che, come detto in precedenza, si tratta di un gioco che sa di essere brutto, e in qualche modo se ne vanta. Non sappiamo se sia un modo per puntare ad avere copertura su Youtube o altri siti del genere, ma in ogni caso la sensazione è che il gioco in qualche modo riesca a prendere in giro il giocatore. Vediamo come tutto questo si ripercuote nel gameplay: nel paragrafo precedente abbiamo dimenticato di dire che le dinamiche di gioco, nel loro complesso, propongono uno stile piuttosto passivo. In effetti, spesso non avremo a disposizione armi, e dunque l’unico modo per sfuggire ai mostri mutanti sarà nascondersi; altre volte, poi, per andare avanti dovremo raccogliere degli oggetti. Anche qui vale quanto detto in precedenza: se per caso ci si scorda degli obiettivi da perseguire, si è praticamente persi, visto che non c’è modo di richiamarli, non c’è una mappa che li indichi, e in generale non vi è alcun aiuto tangibile. In ogni caso, il nostro personaggio potrà compiere azioni classiche come il salto e lo scatto, ma non potrà sempre piegarsi o accovacciarsi; a questo proposito, il nostro alter ego si prende la briga di dirci che può “abbassarsi solo in circostanze straordinarie” (anche qui, capire il perché di tutto ciò va oltre la nostra portata). Una delle cose che abbiamo veramente fatto fatica a capire perché sia stata inserita, oltre al level design scarso e ai pochi momenti di presunta tensione, è stato il raffreddore cronico del nostro personaggio. Cercando di essere seri il più possibile, uno dei pochi momenti di tensione, nonché l’unico vero spavento, l’abbiamo provato mentre, camminando con il nostro alter ego, l’abbiamo sentito starnutire all’improvviso. Da lì in poi è stato tutto un continuo di starnuti e singhiozzi, che si sentivano distintamente anche mentre indossavamo la maschera antigas. Tra tutte le domande irrisolte che ci ha lasciato questo gioco, questa sembra essere la maggiore: perché mai si è pensato, pur comprendendo l’apocalisse nucleare e tutto il resto, di far starnutire e singhiozzare così tanto il personaggio principale. Per il resto, il sistema di controllo via tastiera funziona piuttosto bene, almeno fin quando non si chiede al nostro personaggio di saltare, visto che il balzo che compirà sarà sempre piccolo, basso e sostanzialmente inutile (per non dire dannoso: subito dopo la fine di un caricamento abbiamo provato a saltare e l’inquadratura ha iniziato a fare su e giù, ininterrottamente, fin quando non abbiamo deciso di camminare).



Io ho gli anni che ho
La parte tecnica di Worst Case Z segue placidamente l’andazzo di gameplay e narrativa: graficamente, il gioco è vecchio di almeno un paio di generazioni e presenta inoltre problematiche tecniche di vario tipo, che provvediamo ad elencare brevemente. La prima volta che abbiamo provato a ridimensionare a icona il gioco, ad esempio, abbiamo assistito a un crash. Il menu di gioco è, non si sa per quale motivo, estremamente piccolo e rinchiuso in un riquadrino nell’angolo alto a sinistra dello schermo. La risoluzione, anche se modificata, non sempre viene salvata. Senza parlare della povertà grafica generale su cui, evidentemente, non conviene soffermarsi veramente più di tanto. Il sonoro, invece, è parzialmente da salvare. Dobbiamo dire che, in effetti, qualche effetto audio si è rivelato azzeccato, specialmente negli spazi chiusi. Evidentemente non si tratta di nulla di trascendentale, ma dobbiamo dire che in alcuni frangenti i rumori ambientali hanno contribuito a creare una certa tensione, spezzata poi magari dal solito starnuto. Attenzione, però, parliamo della qualità degli effetti sonori, non del loro utilizzo: appena messo piede fuori dalla centrale, ad esempio, abbiamo dovuto sorbirci in loop, per diversi minuti, il breve spezzone di rumori ambientali comprendenti urla, sirene di ambulanze e quant’altro.

Hardware
Requisiti Minimi:
OS: XP/Vista/Windows 7
Processor: Intel(R) Core(TM) i5-2500 CPU @ 3.30GHz or similar
Memory: 8 GB RAM
Graphics: AMD Radeon™ HD 6850 / NVIDIA® GeForce® GTX 560
DirectX: Version 9.0c
Network: Broadband Internet connection
Storage: 4 GB available space
Sound Card: DirectX Compatible
Additional Notes: Shader Model: 3.0, Input devices: Keyboard and Mouse
Recensione Videogioco WORST CASE Z scritta da MASTELLI SPEED Mettiamola così: volendo essere cattivi, Worst Case Z è uno scherzo che non fa ridere. Volendo essere buoni, è semplicemente un gioco cattivo. Da salvare, nel titolo in questione, rimane qualche effetto audio, e qualche sporadico momento di tensione, spezzato però dai continui starnuti del protagonista. Per il resto, il primo a non prendersi sul serio sembra essere il gioco stesso, che già dalla lunghissima intro iniziale farà capire al giocatore di che tipo di produzione si sta parlando. Considerato che il tutto viene venduto a poco meno di € 20, non possiamo fare altro che invitarvi a ignorare il gioco in questione.
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