Recensione di Pharaoh Rebirth

- Solido e impegnativo gameplay da platform bidimensionale
- Comparto tecnico all’altezza
- Qualche imprecisione nelle dinamiche di gioco
A cura di (Mastelli Speed) del
Un po’ metroidvania, un po’ platform classico, e un po’ semplicemente old style, Pharaoh Rebirth+ è un titolo che ci ha impegnato e divertiti. Andiamo allora a scoprire perché questa produzione targata Krobon Station potrebbe far felici tutti coloro i quali sono alla ricerca di una nuova sfida tutta bidimensionale.



Fantasmi dal passato
Dopo aver giocato il breve prologo, l’inizio del primo livello vero e proprio di questo Pharaoh Rebirth+ per poco non ci ha fatto prendere un coccolone, somigliante com’è alle atmosfere di uno dei livelli di Sonic & Knuckles (la Sandopolis Zone, per essere precisi). Sarà stato l’avere tra le mani un animale antropomorfizzato come personaggio principale, oppure la vista delle dune di sabbia, o di nemici simili ai fantasmini che perseguitavano proprio Sonic e i suoi compagni; in ogni caso, l’impressione era veramente quella di essere tornati indietro nel tempo. L’amarcord, però, è finito più o meno qua, e ha lasciato il posto a un titolo che propone soluzioni anche moderne, e sicuramente impegnative. Andiamo con ordine: nel titolo impersoneremo l’esimio scienziato Jonathan Banfield, ora ridotto alle fattezze di un coniglio a causa di una maledizione rimediata in una spedizione precedente. Noncurante della sua nuova condizione, all’inizio del gioco scopriamo che Jonathan ha appena raggiunto le rovine di egizie di Amshear, piene zeppe di tesori inestimabili. Il caso vuole però che anche il suo ex compagno di avventure, Andre Betancour, trasformato in tartaruga a causa della solita maledizione, abbia messo le mani sul sito archeologico. Dopo uno scontro che costituisce il già citato prologo all’avventura vera e propria, Andre e Jonathan si ritroveranno nuovamente vittima di una maledizione: questa volta, i due hanno sette giorni di tempo per evitare che il terribile Sehur I prenda per sempre le loro vite. Per fare ciò, i due dovranno combattere tra loro, alla ricerca dei sette graal che potranno garantire loro la sopravvivenza.
È questa la premessa che permette a Pharaoh Rebirth+ di sviluppare un’esperienza composta da livelli complessi, che includono gli immancabili boss e strade alternative. L’intero titolo, poi, poggia su un'ironia al limite dell’assurdo, che si manifesterà interrompendo spesso l’azione tramite dialoghi tra i vari protagonisti. Possiamo dire dunque che, dal punto di vista della narrativa, Pharaoh Rebirth+ è un titolo leggero e che non si prende troppo sul serio, e ciò si è dimostrata una mossa tutto sommato azzeccata.



I pugni nelle orecchie
La vera forza del titolo in questione, tralasciando il comunque più che positivo comparto tecnico, è sicuramente il gameplay. Essenzialmente, il gioco è un platform ricco però di elementi di contorno. Iniziamo dal sistema di controllo: il titolo è liberamente fruibile tramite tastiera, ma evidentemente è un buon pad con croce direzionale l’opzione preferibile. Questo perché il giocatore sarà chiamato a prodursi in salti millimetrici, veloci cambi di direzione, e in generale tutte le mosse proprie di questo tipo di titoli. A differenziare molto l’azione, allora, intervengono le armi a disposizione di Jonathan. Poco dopo l’inizio del primo livello, infatti, il nostro eroe verrà in possesso della prima arma secondaria del titolo, ovvero un fucile caricato a palle da tennis (tanto per tornare sull’ironia che permea tutto il gioco). I fattori da sottolineare, in questo senso, sono molteplici: durante il gioco, ad esempio, ci si imbatterà in dieci opzioni offensive di questo tipo, ognuna delle quali si fa preferire per efficacia e velocità. Durante i livelli più avanzati, ad esempio, la capacità di giostrare tra le varie armi può fare la differenza, risparmiando al giocatore numerosi fallimenti che, in ogni caso, saranno una compagnia costante. Ad esempio, si potrà venire in possesso di armi convenzionali come le granate, ma anche di soluzioni più fantasiose, come una sorta di fuliggine esplosiva. Gli oggetti collezionabili, però, non finiscono qua: al di là degli elementi che consentono di recuperare l’energia e le munizioni, quello che appare più interessante sembra essere la presenza di oggetti capaci di potenziare in maniera permanente le capacità difensive, oppure l’attacco. Il fatto che questi elementi siano presentati sotto forma di collezionabili nascosti nei livelli, dovrebbe spingere il giocatore a rigiocare più volte gli stage già superati, magari affrontandoli con armi e capacità prima non in proprio possesso.
Un altro elemento centrale nel gameplay è costituito dalle capacità fisiche del nostro coniglio coraggioso; anche qui, la mente torna nuovamente a Sonic, e per la precisione al fedele Tails. Così come la volpe Sega usa librarsi in aria grazie alle sue due code, anche Jonathan potrà sfruttare la sua particolare conformazione, in particolare le sue due orecchie, per planare. Con lo stesso stratagemma, inoltre, il nostro potrà colpire i nemici, ripararsi, e arrampicarsi ad alcuni appigli.
Dal punto di vista del level design, invece, i livelli di Pharaoh Rebirth+ sono ampi e discretamente complessi: capiterà spesso, ad esempio, di non poter imboccare una determinata strada un primo tempo sbarrata, che sarà invece raggiungibile dopo aver intrapreso un itinerario decisamente più irto di pericoli. Le minacce, difatti, variano da livello a livello, e formano una sfida continua sia dalla distanza che negli scontri ravvicinati. Il titolo, poi, propone anche livelli che escono dai binari canonici, come ad esempio lo stage ambientato a Las Vegas (che, a onor del vero, questa volta non somiglia ai livelli di Sonic 2 e Sonic 3 dedicati al gioco d’azzardo), o quello in cui bisognerà scapicollarsi sul carretto di una miniera, neanche fossimo in un Donkey Kong qualsiasi. I boss, rimanendo in tema, rappresentano una chiara dimostrazione di creatività; ogni nemico, infatti, presenterà una evidente routine di attacco, che evolverà nel momento in cui riusciremo a togliere poco più di metà della vita del nostro avversario. Si tratta di sfide dal sapore d’altri tempi, anche dal punto di vista della difficoltà: tralasciando la possibilità di scegliere il grado di durezza della sfida, possiamo dire infatti che Pharaoh Rebirth+ è un gioco estremamente tosto ed esigente, che richiederà una gran dose di abilità e tempismo.
Dobbiamo constatare, ad onor del vero, anche alcuni difetti nelle dinamiche di gioco: alcuni attacchi, ad esempio, sembrano avere una eccessiva efficacia contro i boss, mentre alle volte abbiamo faticato ad arrampicarci sugli appigli pur premendo il tasto dell’abilità dedicata a questa operazione. In ogni caso, si tratta di imprecisioni di poco conto, che non inficiano l’esperienza di gioco.



Melodie avventurose
Esiste infine una terza categoria di collezionabili, ovvero quella degli oggetti che sostanzialmente non faranno altro che riempire le caselle dell’inventario di Jonathan. Questi elementi, ovviamente, sono destinati ai giocatori che cercano sempre di completare al 100% ogni titolo, e saranno ben nascosti all’interno dei vari stage. Proprio i livelli, a questo proposito, ci permettono di parlare del lato tecnico di Pharaoh Rebirth+. Dal punto di vista grafico, possiamo ammirare una realizzazione bidimensionale che rientra perfettamente nei canoni del genere, con colori sempre molto accesi e vivaci. I vari stage, poi, cercano di sfruttare al meglio la varietà delle ambientazioni chiuse ed aperte: tra le altre segnaliamo la presenza di livelli ambientati in antichi templi egizi e vecchie stazioni ferroviarie, sulle rive del Nilo, nelle miniere del Sinai, e nella modernità di Il Cairo. Molto interessante, poi, il comparto sonoro, che propone musiche veramente orecchiabili e di buona qualità.
Segnaliamo poi alcune possibili problematiche relative al sistema di salvataggio: una volta finito un livello, infatti, il titolo ci riporterà alla schermata di selezione dei vari stage. È solo una volta arrivati in questa schermata che bisognerà ricordarsi di salvare; in caso contrario, infatti, nel momento in cui si inizierà un nuovo livello, e si morirà prima di incontrare il primo checkpoint, si ritornerà indietro al salvataggio del livello precedente, che anticipa di poco lo scontro con il boss finale di turno.

Hardware
Requisiti Minimi:
OS: Windows XP or Higher
Processor: Intel core 2 duo
Memory: 256 MB RAM
DirectX: Version 5.2
Storage: 250 MB available space

Requisiti Consigliati:
OS: Windows 7 or Higher
Processor: Intel core 2 duo
Memory: 500 MB RAM
Graphics: Direct 3D 9 supported
DirectX: Version 5.2
Storage: 250 MB available space
Recensione Videogioco PHARAOH REBIRTH scritta da MASTELLI SPEED Pharaoh Rebirth+ è un titolo che presenta molti aspetti positivi. Il gameplay è solido e molto divertente, e propone soluzioni platform classiche accompagnate da piacevoli variazioni, come ad esempio la presenza di varie armi secondarie. Il livello di sfida sarà sempre avvincente, e richiederà al giocatore un impegno notevole. Il comparto tecnico risulta anch’esso molto piacevole, in special modo nel comparto audio. Tutti gli amanti dei platform vecchio stile, dunque, dovrebbero seriamente pensare all’acquisto del titolo Krobon Station.
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