Recensione di Hero and Daughter

- Non si prende sul serio e ha dei toni comedy
- Evocate le vostre donne e potenziatele a piacimento
- Troppo grinding
- Sistema di combattimento fiacco e poco articolato
A cura di (Valthiel) del
Sebbene quello degli RPG sia un genere che ha ampi margini di miglioramento ed è di fatto quello che concede più spazio all'innovazione, sta diventando davvero complicato vedere qualcosa di realmente inedito da parte dei grandi studi di sviluppo. Gli indie, che al contrario non hanno molto da perdere e possono permettersi dunque di sperimentare maggiormente, tentano quasi sempre di tracciare nuove strade e di introdurre elementi potenzialmente molto interessanti. Il loro problema è che spesso l'esecuzione lascia parecchio a desiderare, costringendo l'utenza a rimanere a bocca asciutta o con promesse disattese. Hero and Daughter vorrebbe mescolare un po' le carte in tavola, unendo un pizzico di umorismo a là Disgaea con un sistema di gioco dove l'evocazione di dolci e procaci donzelle è l'elemento più di spicco della produzione.


Giorni da eroe
Oltre ad essere stuzzicante, la premessa di Hero and Daughter fa capire sin da subito quale sarà il tenore del gioco: scanzonato, divertente e assolutamente poco serio. Il protagonista dell'avventura è Ralph, il leggendario eroe di RPG Maker ormai stufo di vincere sempre e con grande facilità. Per lui i combattimenti sono diventati troppo semplici: il suo livello è altissimo, i mostri non lo impensieriscono più e persino i boss finali non lo mettono minimamente in soggezione. Quando viene convocato dal re per ricevere l'ordine di sconfiggere il Signore Oscuro, l'atteggiamento da spaccone viene immediatamente sedato da un colpo mancino di una guardia, che gli offre una pozione magica capace di farlo scendere d'improvviso al livello 1. Il "dramma" si consuma all'istante, Ralph perde le sue certezze ed è costretto ad affrontare l'avventura con uno spirito diverso, fatto di sacrifici e tanto, tantissimo grinding. 
Durante il primo tentativo di addentrarvi nel primo dungeon, fallirete miseramente, capendo di conseguenza che oltre a dover affrontare nemici più abbordabili, è necessario mettere su un buon party che possa darvi manforte. La sconfitta vi riporterà automaticamente al villaggio, dove incontrerete un barman capace di farvi evocare diverse ragazze sensuali pronte ad entrare nel vostro team. La loro caratterizzazione – perlomeno dal punto di vista estetico – lascia intuire una buona varietà anche per quanto riguarda le abilità da usare in battaglia e il modo in cui la loro crescita individuale possa rivelarsi tutto sommato unica. Brutte notizie: non è affatto così. 
Sebbene ciascuna ragazza disponga di un attacco di base che cambia a seconda della forza e delle caratteristiche, qualche "self-skill" (che chiameremo abilità) da apprendere a ogni level-up e degli incantesimi, il loro sviluppo è poco soddisfacente. Il problema principale è rappresentato per l'appunto dalla natura delle abilità, che pur essendo ben diversificate si rivelano spesso poco utili per ottenere la vittoria: giusto per fare qualche esempio, vi ritroverete con diverse skill capaci di limitare i danni subiti per cinque turni, ma se dovrete esibirvi in colpi efficaci, sarete costretti ad affidarvi a quelli standard. È quasi sempre così, e a lungo andare diventa qualcosa che affatica non poco la progressione. 


10 ragazze per me, posson bastare
Un'interessante caratteristica di Hero and Daughter è la possibilità del protagonista di distribuire i punti esperienza al suo "harem". Fermo restando che ciascuna delle ragazze acquisirà XP autonomamente dopo aver abbattuto un mostro, e che coloro che rimangono nel villaggio aumentano comunque assieme ad esso (sì, anche il villaggio sale di livello), Ralph può decidere se e quanto potenziare le proprie guerriere. Può anche intrattenere con loro dei rapporti sociali che in alcuni momenti somigliano più a quelli visti nei simulatori di appuntamento, ma le linee di dialogo sono sin troppo limitate, puerili e approfondite quanto le personalità dei personaggi stessi: pochissimo. È un vero peccato, perché almeno in questo senso si poteva fare qualcosa in più. 
La struttura di gioco comprende diversi dungeon e missioni secondarie, ma è vero anche che per portare a termine le zone bisogna dedicarsi non poco al grinding ossessivo. Il motivo è presto spiegato: considerate, ad esempio, che la media dei punti vita di un normale nemico è di duemila HP, mentre quella del boss di fine dungeon si aggira attorno ai dodicimila; capirete da soli che per avere qualche chance di vittoria bisogna passare più e più volte dalle stesse aree, avendo però l'insostenibile fardello di un combat system ripetitivo, poco vario e per nulla stimolante. Si evince pertanto come in Hero and Daughter vinca più la quantità della qualità, poiché nel gioco ci sono più combattimenti che contenuti originali. Vi basti pensare infatti alla "Challenge Tower's 9999 Levels" per farvi - anche alla lontana – una minima idea di cosa stiamo parlando. Anche dal punto di vista narrativo ci sono ben poche sorprese, con una trama che mantiene costantemente dei toni "comedy" e riserva pochi colpi di scena, di cui uno è già rivelato dal titolo stesso dell'opera. 
Poco da aggiungere sul fronte tecnico, poiché lo stile è quello di un qualunque jrpg sviluppato con RPG Maker, con la differenza che qui i personaggi sono caratterizzati meglio rispetto alla media. Mancano inoltre delle impostazioni, come quelle relative all'audio e ai settaggi grafici, ma vista la modestia dei due comparti c'era da aspettarselo.

Hardware
MINIMI:

OS: Windows XP or Higher
Processor: 1ghz
Memory: 256 MB RAM
Storage: 300 MB available space
Recensione Videogioco HERO AND DAUGHTER scritta da VALTHIEL Dalla premessa, Hero and Daughter poteva in effetti sembrare qualcosa di diverso dal solito. Nostro malgrado dobbiamo ammettere che è in realtà un titolo sin troppo basato sul grinding, con poche intuizioni e una volontà d'innovazione che è solo di facciata. Sebbene schernisca un po' i cliché del genere grazie alla sua spiritosaggine, fa ben poco per cambiarne la natura, rimanendo in definitiva un titolo appena nella media, che avrebbe dovuto quantomeno avere un sistema di combattimento strutturato in modo più profondo e articolato.
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