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Dying Light: The Following

Dying Light: The Following

Chi è immune al morso degli zombi?

Recensione

PC

Survival horror

27 gennaio 2015 (solo digitale), 6 marzo (solo fisico) - 9 febbraio 2016 (The Following su Steam) - 12 febbraio 2016 (The Following Enhanced Edition)

A cura di del
The Following è l’espansione (o DLC) che un po’ tutti vorrebbero per ampliare il loro gioco preferito. Non costa poco (19,90 euro per chi ha già Dying Light), ma in cambio dà veramente tanto e non è affatto comune trovare un DLC che, per area di gioco, è più grande e ampio del titolo principale. Se ancora non conoscete Dying Light (peggio per voi), qui trovate la nostra recensione dello scorso gennaio, quando questo survival in prima persona di Techland usciva un po’ in sordina sul mercato guadagnandosi però molto presto un seguito fedele di appassionati e dando vita, nel corso dei mesi, a diversi DLC e a una community di modder decisamente agguerrita (qui trovate il nostro speciale sulla mappa Harran The Ride). The Following però spazza via tutto quanto prodotto da Techland nel post-uscita di Dying Light, proponendo non solo una trama e personaggi nuovi di zecca (a parte il protagonista Kyle Crane), ma soprattutto un’area del gioco completamente inedita e diversi cambiamenti a livello di gameplay. Va subito detto che affrontare The Following con un personaggio inferiore al livello 18 è una mezza impresa e, se proprio non volete tenere quello proposto dal gioco, potete sempre caricare i salvataggi di Dying Light e giocare con il Kyle Crane che avete portato avanti e potenziato nel gioco principale. 

Una buggy per amica 
Non a caso iniziamo il DLC con già a disposizione diverse armi e molti materiali per il crafting (c’è anche l’utilissimo rampino), oltre che con un tot di abilità già sviluppate. Contando poi il numero esorbitante di zombi e la presenza tra di essi di semi-boss che in Dying Light erano molto meno frequenti, The Following non è per nulla una passeggiata. La prima differenza rispetto al gioco principale è ben visibile nell’ambientazione. Non più la città di Harran con i suoi quartieri, i suoi edifici a più piani e la sua grande varietà di location. Qui ci troviamo in una zona rurale poco fuori città con molti campi, spiagge, grotte, un quartiere costiero di Harran e insediamenti molto più radi, tanto che rispetto a Dying Light l’elemento parkour gioca un ruolo meno determinante. L’estensione della mappa è maggiore, ma proprio per la conformazione del terreno non ce ne siamo accorti, anche se alla fine abbiamo preferito lo sfondo cittadino del gioco principale piuttosto che questa versione di “campagna” un po’ meno affascinante. Se è vero che le distanze da percorrere sono maggiori, è altrettanto vero che The Following introduce un veicolo, una dune buggy che possiamo (anzi, dobbiamo) potenziare nel corso del gioco in cinque caratteristiche e di cui dobbiamo prenderci cura. Come infatti succede per le armi da mischia, anche la buggy si deteriora con il passare del tempo e le viti necessarie a ripararla diventano così preziosissime, anche perché con il motore fuso andrete a 10 all’ora e diventerete in pochi secondi carne da macello per gli zombi. Il bisogno di benzina spinge poi a cercare carburante in ogni veicolo abbandonato per strada e il loot, ancor più che in Dying Light, si conferma un elemento fondamentale di The Following. La buggy apre inoltre la strada a specifiche abilità di guida, torna molto utile come falcia-zombi e può essere armata con diversi potenziamenti. Insomma, un’aggiunta gradevolissima anche per il sistema di guida tutto sommato funzionale e in certi tratti pare davvero di star giocando a un Carmageddon di nuova generazione.

Una nuova Harran da esplorare
L’altra differenza rispetto a Dying Light è il ricorso più continuo alle armi da fuoco rispetto a quelle da mischia, soprattutto per la presenza più massiccia di nemici umani armati fino ai denti. Nulla poi vieta di optare per un approccio più stealth (grazie anche alla nuova e letale balestra), ma in generale, soprattutto per le prime missioni, le armi da fuoco si sono rivelate fondamentali Per il resto ritroviamo bene o male gli stessi zombi visti in Dying Light, la stessa libertà di azione, gli stessi avamposti da liberare e in cui passare la notte al sicuro (sempre che non vogliate cacciare al buio) e, in generale, la stessa formula che ha reso così bello e interessante il gioco principale. In più la trama, incentrata su una setta che pare essere immune al contagio degli zombi, è più intrigante di quella (più scontata) di Dying Light e anche i personaggi con cui parleremo appaiono meno come dei manichini stereotipati. La longevità si attesta attorno alle 15-20 ore, ma in questo caso conta molto il livello di difficoltà. Noi lo abbiamo giocato a normale e vi assicuriamo che nonostante si parta con un personaggio già ben sviluppato, il DLC è davvero tosto, mentre chi ama le vere sfide impossibili la nuova modalità Incubo è appunto… un incubo. Zombi durissimi da uccidere, vigore che si consuma molto più in fretta e altre limitazioni sono quanto vi aspetta se amate le sfide hardcore. Naturalmente The Following può essere giocato anche online come per Dying Light e la guida del buggy può essere condivisa o meno. Anche sul versante grafico la prova su PC non ha messo in luce differenze particolari rispetto a Dying Light, se non una maggiore attenzione al fogliame, effetti di lens-flare più curati, espressioni facciali migliori e qualche scorcio paesaggistico davvero bello, il tutto in Full HD a 60 fps quasi sempre fissi con il nostro PC composto da un Intel core i7 970, 16 GB di RAM, GeForce GTX 960 e SSD da 512 GB. Insomma, se come il sottoscritto avete amato Dying Light pur con tutti i suoi difetti, The Following saprà darvi nuove soddisfazioni, mentre se avete mancato l’appuntamento con gli zombi di Harran lo scorso anno potete puntare direttamente sulla Dying Light – The Following Enhanced Edition, che oltre al gioco principale comprende tutti i DLC fin qui pubblicati. 
  • + Espansione corposa e longeva
    + Diverse novità a livello di gameplay
    + Trama intrigante e ben sviluppata
  • - Ambientazione meno bella rispetto a Dying Light
    - Il parkour riveste un’importanza minore
voto
8,5

Dying Light: The Following, disponibile anche per Xbox One e PlayStation 4, è un signor DLC, o meglio è un’espansione come non se ne vedono tutti i giorni di questi tempi. Dura molto, aggiunge elementi interessanti di gameplay (la buggy su tutti), può contare su una trama molto più interessante del previsto e offre un livello di difficoltà tarato verso l’alto che farà piacere a molti fan di Dying Light. Giusto l’ambientazione (vasta ma meno intrigante di quella del gioco principale) e la minor importanza del parkour potranno non essere gradite da tutti, ma per il resto, contando che da altre parti con 20 euro ci si porta a casa giusto qualche mappa multiplayer, l’acquisto è consigliatissimo.

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