Recensione di Rogue State

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Strategico
  • Sviluppatore:

     Little Red Dog Games
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     16 ottobre 2015
- Le nostre decisioni possono portare a numerosi scenari differenti tra loro
- Carattere spesso ironico
- Alcune dinamiche di gameplay sembrano incidere inizialmente, per poi perdere un po’ di importanza
- Ripetitivo nel lungo termine
A cura di (Mastelli Speed) del
Esiste un filone di giochi che si occupa di riprodurre alcune specifiche dinamiche politiche, come ad esempio quelle che coinvolgono la corsa alle elezioni statunitensi. E’ in questo contesto fatto di titoli spesso al limite tra lo strategico a turni e il gestionale che si inserisce Rogue Stage, produzione targata Little Red Dog Games oggetto di questa recensione. Vediamo di capirci di più.


Io volevo parlare con un pollooooo...e l'ho fatto, in effetti
Sono tempi duri, per il glorioso stato di Basenji. Dopo la rivoluzione che ha portato alla fine del regime monarchico, infatti, il leader della rivoluzione ha il delicato compito di portare a termine la transizione quinquennale verso la democrazia. La vicenda, però, non è delle più semplici, visto che in questo periodo sarà necessario bilanciare le esigenze di vari gruppi sociali più influenti, ma si dovrà anche fare attenzione alla politica estera, al rapporto con gli stati vicini, e alla sempre ingombrante presenza delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti. Ovviamente, il compito di non far finire tutto in una ennesima guerra civile sarà del giocatore, che impersonerà proprio il carismatico leader di Basenji.
In termini videoludici, la vicenda che abbiamo descritto si traduce, in Rogue State, in un titolo a turni che si divide tra lo strategico e il gestionale incentrato sull’amministrazione di alcune risorse. Diciamo questo perché durante il nostro governo dovremo definire alcune politiche sociali, decidere quali infrastrutture ricostruire per prime, e scegliere anche come muoverci sul versante militare. Tutto ciò, ovviamente, consumerà risorse economiche, che dunque rappresentano la prima valuta da tenere d’occhio. La seconda, invece, è rappresentata dalla fiducia delle varie componenti della vita pubblica di Basenji: va da sé che l’obiettivo dovrebbe essere quello di far contenti tutti per il maggior tempo possibile, ma si scoprirà ben presto come la questione sia un po’ più complicata di quello che sembra.
Il gioco, da par suo, sembra proporre una narrazione abbastanza legata alle nostre azioni, e capace di proporre situazioni diverse a ogni run: durante le nostre prove, in effetti, abbiamo provato a seguire approcci diversi, e i finali a cui siamo giunti, almeno dal punto di vista narrativo, ci hanno convinto. Bisogna tenere conto, comunque, che l’intero tono della vicenda è sempre abbastanza ironico e in teoria satirico, per cui non ci si dovrà sorprendere nel momento in cui si alzerà la cornetta per parlare con il leader dello stato di Chickenistan, e ci si ritroverà davanti (letteralmente) un pollo.

La rivoluzione è finita. E adesso?
Rogue State proporrà al giocatore una sfida precisa: resistere al potere per almeno cinque anni, corrispondenti a 75 turni. Ogni turno di gioco, nello specifico, consente di effettuare alcune azioni, le quali porteranno via un determinato ammontare di tempo, che da par suo è rappresentato graficamente da un cerchio diviso in quattro spicchi. Parlare con l’ambasciatore statunitense, ad esempio, porterà via un paio di spicchi, scegliere di costruire un mega stadio ne porterà via un altro, e così via.
Il gameplay del titolo si basa su due schermate principali, ovvero l’ufficio privato del presidente e la stanza legata alle operazioni militari. Cliccando sui vari elementi degli ambienti (ma anche sulle icone presenti in alto sullo schermo), si accederà alle diverse opzioni che ci permetteranno di amministrare Basenji. Per prima cosa, una volta iniziata una partita, saremo chiamati a ricostruire le infrastrutture primarie, come quelle legate alla rete fognaria, e all’approvvigionamento di acqua ed elettricità. Una volta ricostruite le fondamenta, si potrà scegliere poi di erigere altre infrastrutture che si dividono in militari, sociali, e diplomatiche. La scelta, in questi casi, è compresa in una struttura ad albero, per cui alcune infrastrutture potrebbero essere disponibili solo dopo aver scelto un determinato ramo di sviluppo.


Appare molto importante, poi, la gestione delle politiche sociali: in quanto leader supremi, infatti, saremo chiamati a indirizzare la gestione di sedici delicati argomenti. Dovremo scegliere, infatti, se essere a favore o meno della pena di morte, se autorizzare o meno gli scioperi, oppure il gioco d’azzardo. Non mancano poi i provvedimenti a favore (o meno) dell’istruzione, dell’assistenza agli anziani, o della lotta all’inquinamento. Tutte queste scelte possono essere cambiate a ogni turno semplicemente agendo sugli slider corrispondenti nella schermata apposita. In teoria, queste scelte decisioni dovrebbero avere un grande impatto sulle varie categorie sociali, ma non sempre questo è vero. Facciamo un esempio: durante la nostra prima run abbiamo scelto di aumentare gli stipendi e permettere gli scioperi, ma questo non è evidentemente andato giù al gruppo sociale dei “capitalisti”. Abbiamo, allora, cercato di stemperare un po’ la tensione permettendo gli scioperi solo in determinate occasioni, ma questo ha infastidito i “liberali”. La religione, poi, è un mondo a parte: abbiamo scelto di istituire una settimana di preghiera volontaria, facendo salire la nostra reputazione verso i “fondamentalisti”, ma inimicandoci ancora i “capitalisti”. Scegliere di favorire la manodopera straniera, poi, ha infastidito i “patrioti”, che però sono stati contenti del nostro provvedimento a favore dei trasporti urbani. Insomma, tutti questi delicati equilibri sono riprodotti in forma di gradimento dei gruppi sociali per turno: un determinato provvedimento si trasforma in un bonus o malus percentuale che, proprio a ogni turno, aumenta o diminuisce la fiducia delle varie fasce di popolazione verso di noi. Dicevamo che non sempre questo sistema ci ha soddisfatto perché, difatti, nel momento in cui si godrà di una certa fiducia da parte di tutti gli abitanti di Basenji il nostro agire sugli slider avrà poco effetto, facendo perdere importanza alle politiche sociali. L’impressione, in altre parole, è che questi elementi abbiano importanza solo nel breve termine: una volta che le categorie sociali sono soddisfatte, tutto sommato, si potrà agire con molta più libertà.
Anche la gestione militare, tutto sommato, non ci ha sempre soddisfatto: prima di capire come riuscire ad avere dei rapporti di intelligence sugli altri stati abbiamo dovuto sudare sette camicie, anche perché il tutorial del gioco si limita solo alle operazioni più elementari. Invadere un altro stato, poi, da poche soddisfazioni, perché tutto il feedback che ricaveremo dalle nostre mosse sarà uno scarno messaggio testuale, e magari qualche titolo di giornale.
Interessante, invece, la presenza di alcuni avvenimenti casuali che, tra un turno e l’altro, ci chiederanno di intervenire. Che si tratti della presenza di una nuova malattia, o di rivolte popolari, le nostre scelte incideranno sui rapporti con gli altri stati, e con le categorie sociali interne. A questo proposito, poi, dobbiamo accennare alla presenza della gestione del tesoro, che però consente solo di agire su pochi parametri come l’incidenza delle tasse, e i fondi attribuibili all’intelligence.
Per ultimo, scegliamo di parlare dei rapporti con il parlamento e con gli altri stati. Il primo aspetto sembra essere tutto sommato marginale, se si esclude la presenza di Farouk, l’inutile fratello del leader che garantirà un malus costante a seconda che si scelga di nominarlo responsabile delle finanze, delle comunicazioni o dell’esercito. Scegliere di andare sempre contro ai propri ministri, in ogni caso, farà scendere la loro fedeltà, e questo in effetti potrebbe portare a fastidiosi tentativi di colpi di stato.
Il rapporto con gli altri stati, invece, consentirà di assicurare rotte commerciali che garantiranno nuove entrate: anche questo aspetto, però, sembra essere realizzato in modo un po’ confuso, e non si capirà subito cosa si potrà esportare e cosa necessita di essere importato.


Negoziati legnosi
Dal punto di vista tecnico, Rogue State non sembra avere molto da dire: il gioco, sostanzialmente, propone due schermate fisse in cui gli unici elementi più o meno mobili saranno il presidente, il suo consigliere, e l’ambasciatore americano, che ci verrà a fare visita. Nonostante una certa legnosità di fondo, in ogni caso, l’estetica del titolo non è malvagia, e svolge il suo compito in maniera sufficiente.
Sul fronte audio, da segnalare la presenza del doppiaggio in inglese (anche del pollo leader del Chickenistan, tanto per dirne una), e di alcune musiche di fondo dal sapore orientaleggiante.

Hardware
MINIMI:
OS: Windows 10, 8, 7, Vista, XP
Processor: 1.6 GHz
Memory: 512 MB RAM
Graphics: 32-bit SVGA Video card
Storage: 1200 MB available space
Sound Card: Supports all DirectX-compatible sound cards

CONSIGLIATI:
OS: Windows 10, 8, 7, Vista, XP
Processor: 2 GHz
Memory: 1 GB RAM
Graphics: 128 MB
DirectX: Version 9.0
Storage: 1200 MB available space
Sound Card: Supports all DirectX-compatible sound cards
Recensione Videogioco ROGUE STATE scritta da MASTELLI SPEED Rogue State è un titolo che propone una sfida che si lascia apprezzare soprattutto nelle prime ore di gioco. Little Red Dog Games ha creato un mondo ironico e che riesce a piegarsi alle scelte del giocatore, proponendo una certa varietà di situazioni. Non ci hanno convinto molto, invece, alcune dinamiche del gameplay, che alla lunga diventa un po’ ripetitivo e poco incisivo.
Ci troviamo davanti, insomma, a un titolo a turni ampiamente sufficiente, che però manca di quel qualcosa in un più che gli possa permettere di poter aspirare a giudizi più lusinghieri.
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