Recensione di That Dragon, Cancer

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Data uscita:

     12 gennaio 2015
- Una storia difficile ma narrata molto bene
- Si adatta ad ogni mente e ogni cuore
- In alcuni momenti è davvero straziante
A cura di (LoreSka) del
Alcune esperienze sono semplicemente devastanti e profondamente personali. Lo strazio di un genitore che perde il proprio figlio è difficile da comprendere, nonostante le opere di finzione abbiano cercato in molti modi di raccontarcelo. I film, in particolare, hanno toccato l’argomento in maniere molto diverse tra loro, lasciandoci capire come il dolore sia un’emozione profondamente personale. Se pensiamo alle opere di Nanni Moretti o di Pedro Almodòvar, esse hanno sempre avuto la capacità di mostrarci cosa avviene “dopo”. Come si elabora un lutto, quali sono le cose ci ci spingono a continuare con la nostra vita di fronte alla più grande delle tragedie.
That Dragon, Cancer, invece, indaga su tutto ciò che avviene prima. Quest’opera videoludica è la cronaca dei mesi e delle settimane che precedono la morte di un bambino. Ma è anche la storia di una coppia di genitori che attraversano un calvario, che annegano e riaffiorano dalla propria disperazione, che si rifugiano nella Fede. 
Questo non è un racconto di eroi, di speranza: questa è una storia di gioia, disperazione, diniego. Quello di That Dragon, Cancer è un allenamento di boxe in cui noi siamo il sacco da prendere a pugni: inerti, impotenti, incapaci di reagire e consci del nostro destino. That Dragon, Cancer è una delle esperienze più spaventose e difficili che un videogioco abbia mai messo in scena.


Più unico che raro
That Dragon, Cancer è il progetto della famiglia Green, maturato negli ultimi mesi di vita e nei mesi subito successivi alla morte del figlio Joel, avvenuta il giorno 13 marzo 2014. Il titolo - che in maniera realisticamente ingiusta potremmo definire un “walking simulator” - non è altro che il tentativo di riproporre in immagini interattive il calvario vissuto da questa coppia di genitori americani che si trovarono a vivere, per quattro durissimi anni, la malattia di un figlio, condividendone i momenti felici e i (tanti) momenti dolorosi.
L’intera esperienza è intrisa di allegorie, metafore e momenti freddamente verosimili che ci descrivono con immagini, parole e suoni talvolta strazianti quanto visto e vissuto dai Green. Questo gioco, dunque, è una lenta e inesorabile discesa verso un destino inevitabile, da cui né il giocatore, né i Green, né tanto meno il piccolo Joel possono sottrarsi. Non ci sono vincitori o vinti in questo gioco: il cancro vince, Joel non lo sconfigge e noi siamo testimoni dei suoi ultimi momenti.
Anche se nel gioco siamo testimoni della sofferenza fisica di Joel e del calvario psicologico dei suoi genitori, i Green hanno scelto di fare ampio ricorso a momenti difficili da decifrare, aperti alla lettura e all’interpretazione del giocatore. Così, quello che ci troviamo di fronte è un gioco che si adatta in maniera differente a ciascun giocatore, provocando reazioni diverse e lasciando con diverse domande e qualche risposta che varia da persona a persona, senza dirci se sia giusta o sbagliata. Anche se That Dragon, Cancer è un gioco profondamente guidato, in cui la libertà del giocatore è solo illusoria, alla fine dell’esperienza ci troveremo di fronte a un viaggio personale, metabolizzato in maniera differente da ciascun individuo. Chi gioca, dunque, vivrà qualcosa di unico e personale, e affronterà questo doloroso viaggio sulle proprie gambe.


Ecco, forse è questo l’aspetto a rendere questo titolo davvero interessante: That Dragon, Cancer non dà giudizi, ci mette di fronte alla dura realtà dei fatti e non ci concede alcuna libertà. Ci lascia impotenti, ci fa disperare, ci colpisce violentemente, insinua in maniera metastatica le emozioni dentro di noi e ci spinge a cercare di comprendere l’incomprensibile.
I Green negli ultimi giorni di vita del figlio pregano, si rivolgono a Dio ma non si rassegnano. E noi ci troviamo dall’altra parte, con l’empatia che ci impedisce di razionalizzare, di giudicare i pensieri e le azioni di due persone distrutte. I dialoghi - sfortunatamente solo in inglese ma sottotitolati - ci mettono di fronte a discorsi apparentemente irrazionali, a vere e proprie confessioni di pensieri “sbagliati” dettati dalla durezza del momento vissuto.
Tutto questo, infine, viene raccontato attraverso grafiche stilizzate, che eliminano le espressioni dal volto dei protaginisti e che ci lasciano scoprire la costernazione attraverso ciò che non si vede. Anche in questo caso, è da applaudire la scelta dei Green di non raccontare mai il dolore e l’angoscia attraverso l’uso di immagini esplicite o disturbanti, ma solo grazie a una serie di testi ben scritti e ben recitati, e all’uso di una colonna sonora lodevole.


Configurazione di test:
MSI GS70 2QE Stealth Pro
Nvidia GTX 970M
Processore i7 5950HQ
Recensione Videogioco THAT DRAGON, CANCER scritta da LORESKA That Dragon, Cancer è uno dei giochi più difficili mai creati. Il tema è estremamente complesso da affrontare, e alcuni aspetti sono indecifrabili per chi, come chi vi scrive, non è padre e ha avuto la fortuna di non vivere mai una situazione simile a quella narrata in questo titolo. That Dragon, Cancer, tuttavia, ha la capacità di svelarci l’umanità che si cela dietro a chi sta perdendo un figlio di cinque anni per una terribile e dolorosa malattia, e di farlo in maniera efficace e mai oscena. Un gioco piccolo piccolo, della durata di un film, ma capace di colpirci dritto al cuore.
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    Commenti: 54 - Visualizza sul forum
  • Solid-SteBro
    Solid-SteBro
    Livello: 7
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    Originariamente scritto da onidl84

    Sono d'accordo con chi dice che i VG dovrebbero essere uno svago in quanto GIOCHI, ormai il media è maturo, e come le altre forme d'arte, Musica, Teatro, Arte, Cinematografia ecc... sono tutti in grado di trasmettere emozioni, sia allegre che tristi, prendetelo come una forma artistica drammatica di un VG. Quante volte avete visto vostra madre guardare dei film drammatici dove la madre divorzia, poi perde il lavoro poi il figlio più grande muore in un incidente e il più piccolo si ammala...e loro a piangere davanti al film, non è un gioco ma è cmq fatto per intrattenere, xke guardare cose tristi? boh, io non ne trovo l'utilità, ma c'è a chi piace. De gustibus!
    Non è questioni di gusti la tristezza.
  • Solid-SteBro
    Solid-SteBro
    Livello: 7
    Post: 2845
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    Originariamente scritto da LoreSka

    I greci parlavano di catarsi.
    Aristotele
  • LoreSka
    LoreSka
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    Post: 1771
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    Originariamente scritto da onidl84

    xke guardare cose tristi?
    I greci parlavano di catarsi.
  • Terrorrister90
    Terrorrister90
    Livello: 1
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    Il problema che e un gioco che pochi giocheranno poiché e violento psicologicamente ed emotivamente Io l'ho giocato ed e stato orribile e straziante poiché ero durissimo da mandare giù a tal punto che spensi tutto e ci misi 2 ore a riprendersi
  • Terrorrister90
    Terrorrister90
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    Post: 71
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    IGli sviluppatori hanno avuto un idea molto ambiziosa La storia e straziante e veritiera ed ahimè . Un applauso a questo gioco
  • onidl84
    onidl84
    Livello: 4
    Post: 85
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    Sono d'accordo con chi dice che i VG dovrebbero essere uno svago in quanto GIOCHI, ormai il media è maturo, e come le altre forme d'arte, Musica, Teatro, Arte, Cinematografia ecc... sono tutti in grado di trasmettere emozioni, sia allegre che tristi, prendetelo come una forma artistica drammatica di un VG. Quante volte avete visto vostra madre guardare dei film drammatici dove la madre divorzia, poi perde il lavoro poi il figlio più grande muore in un incidente e il più piccolo si ammala...e loro a piangere davanti al film, non è un gioco ma è cmq fatto per intrattenere, xke guardare cose tristi? boh, io non ne trovo l'utilità, ma c'è a chi piace. De gustibus!
  • MizarXII
    MizarXII
    Livello: 3
    Post: 611
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    Originariamente scritto da Murlok

    Sono d'accordo con te. Anche io da padre non riuscirei mai a giocarlo. Solo l'idea mi fa star male. Il potere dell'immedesimazione dei video giochi è forte, più forte di film e libri per quanto mi riguarda. Sinceramente "vivere" anche solo virtualmente una simile esperienza è masochistico. Per queste cose basta e avanza la vita reale. Pensandoci bene sono in totale disaccordo con la pubblicazione di un'opera simile. Vedere morire lentamente di cancro mio padre quando ero solo un bambino di certo non mi ha reso una persona migliore o aiutato in nessun modo. Perchè dovrei far vivere un'esperienza simile agli altri? E gli altri che vantaggio ne potrebbero trarre?
    Sono d'accordo......in fondo il videogioco è un media fatto per divertire. Si chiama videoGIOCO. Non è un gioco vivere la storia della morte di un bimbo di 5 anni, è una tragedia e il fatto che sia virtuale non la rende concettualmente più sopportabile; l'immedesimazione, come dici tu, è forte. E' vero, ci sono altri media che trattano temi altrettanto scomodi, film e libri che parlano di storie tragiche; però ecco non mi sembra questo il mezzo migliore per portare al pubblico una storia del genere. Poi, ovviamente, è tutta una questione soggettiva.
  • Murlok
    Murlok
    Livello: 3
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    Originariamente scritto da budobay

    Progetto coraggioso, da padre non riuscirei a "giocarlo", già mi ero parecchio intristito nelle fasi iniziali di Heavy Rain, questo non credo riuscirei a portarlo avanti.
    Sono d'accordo con te. Anche io da padre non riuscirei mai a giocarlo. Solo l'idea mi fa star male. Il potere dell'immedesimazione dei video giochi è forte, più forte di film e libri per quanto mi riguarda. Sinceramente "vivere" anche solo virtualmente una simile esperienza è masochistico. Per queste cose basta e avanza la vita reale. Pensandoci bene sono in totale disaccordo con la pubblicazione di un'opera simile. Vedere morire lentamente di cancro mio padre quando ero solo un bambino di certo non mi ha reso una persona migliore o aiutato in nessun modo. Perchè dovrei far vivere un'esperienza simile agli altri? E gli altri che vantaggio ne potrebbero trarre?
  • biasiman
    biasiman
    Livello: 3
    Post: 10
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    Originariamente scritto da sbraus

    Inanzi tutto credo che ciò che hai proposto avrebbe a che fare più con esperimenti scientifici (cercare di capire come si reagisce vivendo virtualmente un'esperienza simile) e non per fini ludici. Nel secondo luogo (come adora dire la mia docente di Russo), la frase "io preferisco impersonare Geralt di Rivia" in questo contesto è una cosa di un'ignoranza spaventosa. Anche io adoro giocare nei panni del Witcher, ma cosa diavolo c'entra in questa discussione?
    Ma dai leggi un po' tra le righe... e poi stiamo parlando di videogiochi no? Parafrasando con termini più forbiti volevo dire che io trovo di cattivo gusto usare l'immedesimazione del media videoludico per far vivere in prima persona un'esperienza così terribile. Sarò insensibile finche vuoi ma, da padre, se non sono costretto dagli eventi preferisco non viverla questa esperienza, perlomeno in una esperienza immersiva come un videogioco. Questa è la mia opinione e ti prego di rispettarla come io rispetto la tua. Senza rancore
  • MizarXII
    MizarXII
    Livello: 3
    Post: 611
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    Originariamente scritto da budobay

    Progetto coraggioso, da padre non riuscirei a "giocarlo", già mi ero parecchio intristito nelle fasi iniziali di Heavy Rain, questo non credo riuscirei a portarlo avanti.
    in effetti spaventa anche me, è un pugno nello stomaco bello pesante e non so se me la sentirei di auto-infliggermelo....
  • DJ ZERO-TX
    DJ ZERO-TX
    Livello: 5
    Post: 244
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    questo non e' un gioco..ma un'opera d'arte.e va semplicemente vissuto
  • abe77
    abe77
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    Originariamente scritto da Leviathan

    Personalmente mi infastidisce e mi urta. Ho avuto a che fare con questa terribile malattia, non voglio entrare nel dettaglio per ragioni personali. Vi posso garantire che non voglio rivivere quel periodo, uno dei più oscuri che abbia mai vissuto...
    Mi dispiace molto per quello che ti é successo, ma proprio perché sai di cosa si parla, ti chiedo di provare a considerarlo, non un gioco nel senso di passatempo... Vedilo come un qualcosa di rivolto a chi volta le spalle e fa finta di non vedere, o come una testimonianza per trasmettere emozioni (é vero, tristi, brutte, ecc...),ma che potrebbero capitare ad ognuno di noi. Se questo "gioco" dovesse aiutare anche solo una persona nell'affrontare un dramma del genere o se solo riuscirà a toccare il cuore di qualcuno che di tutto questo se ne é sempre fregato....beh, solo per questo merita di esistere e merita il nostro grazie.
  • abe77
    abe77
    Livello: 2
    Post: 44
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    Troppo spesso la gente che vive vite "normali" si dimentica quanto questa "normalità" sia un lusso che non tutti hanno. Questa malattia ha strappato amici e parenti a tante persone...lo ha fatto anche a me... Se questo gioco può diventare un messaggio di sensibilizzazione verso chi é indifferente a tutto e a tutti, allora ben venga, tanto di cappello a chi ha avuto la forza di relizzarlo!
  • sbraus
    sbraus
    Livello: 4
    Post: 287
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    Originariamente scritto da biasiman

    Sì ma un conto è vedere un film di Spielberg sull'olocausto un conto sarebbe impersonare, magari con l'oculus rift, un ebreo che si fa torturare fino alla morte da un nazista... certo se uno la trova un'esperienza istruttiva o appagante son contento per lui. Io preferisco impersonare Geralt di Rivia
    Inanzi tutto credo che ciò che hai proposto avrebbe a che fare più con esperimenti scientifici (cercare di capire come si reagisce vivendo virtualmente un'esperienza simile) e non per fini ludici. Nel secondo luogo (come adora dire la mia docente di Russo), la frase "io preferisco impersonare Geralt di Rivia" in questo contesto è una cosa di un'ignoranza spaventosa. Anche io adoro giocare nei panni del Witcher, ma cosa diavolo c'entra in questa discussione? Certe persone hanno la sensibilità di un cotechino, dove per sensibilità non si intende un tizio che si mette a piangere per una storia triste, ma che comprende e interiorizza ciò che un determinato medium o un'esperienza reale gli sta trasmettendo, facendolo riflettere su temi forti e difficili e farlo immedesimare nel provare sensazioni che lo aiutare a capire meglio e ad affrontare in altro modo certe situazioni. L'avventura di Geralt tratta temi forti è vero, non è nemmeno la solita lotta tra il bene e il male, perché non si può sempre fare del bene e non è vince sempre anche quando è un eroe e un guerriero come lui a battersi contro le ingiustizie. Ma questo gioco tratta dell'avventura vera, reale, di un bambino, e non un grande guerriero, che ha combattuto contro un male troppo grande, e nemmeno gli sforzi dei suoi genitori e dei medici hanno potuto impedirne la morte. Il cancro ha vinto. Il male ha vinto. E purtroppo succede, fin troppo spesso. Ed è questo che dovrebbe farvi riflettere. Quindi non capisco cosa cavolo c'entri il tuo commento e quello di tutti gli altri qui che hanno carenza di senso critico. Purtroppo tale carenza vi impedisce di capire quando dovreste evitare di scrivere.
  • sunder1990
    sunder1990
    Livello: 4
    Post: 1726
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    A tutti quelli che si lamentano comunque, guardatevi il film philadelphia .
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