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Age of Steel: Recharge

Age of Steel: Recharge

RTS in 2D? L'idea c'è, bisogna osare di più

Recensione
A cura di del
Il mercato povero di questo inizio gennaio si riflette anche su Steam, mai così avaro di titoli di spessore. Riuscire a scovare un gioco meritevole di essere recensito sta diventando sempre più complesso e gran parte della colpa va anche a Steam Greenlight, colpevole di aver aperto le porte a una mole di giochi di dubbia qualità che hanno ormai letteralmente invaso la home page.
Cercando di districarci tra le schifezze epocali siamo venuti in contatto con Age of Steel: Recharge, strategico bidimensionale che ci ha incuriosito per il suo stile, più che per le sue effettive qualità, dandoci modo comunque di portarlo alla vostra attenzione.
Ne sarà valsa la pena?



Macchine contro uomini
Storia di fondo trita e ritrita quella presentata da Age of Steel, con un mondo devastato da guerre e crisi energetiche e ridotto sull'orlo del collasso. Due le fazioni che si contrappongono invece, chiamate senza nemmeno troppa originalità Alleanza e Opposizione, per una piattezza di contenuti e di stimoli davvero raccapricciante.
È un difetto marginale in un gioco del genere, questo è vero, ma siamo veramente stufi di vedere produzioni che non tentano nemmeno più di inventarsi qualcosa di nuovo, abbracciate a cliché che hanno ormai stufato, con buona probabilità, anche i giocatori meno esigenti.
Il compito del'utente è ovviamente quello di far trionfare la fazione alleata, superando una quindicina di livelli in tutto, per una campagna terminabile nel giro di tre o quattro ore al massimo.
Nessuna rigiocabilità dei livelli (una volta completati con successo non sarà più possibile ripeterli), e la già breve longevità tocca il fondo con una scelta davvero sciocca per un genere che fa del perfezionamento e dei punteggi i punti chiave del proprio successo.
A cercare di tenere a galla il progetto ci prova una modalità survival che metterà a dura prova solo la vostra pazienza, spazzando via strategia e costruzione della base, e gettando nel calderone battaglie infinite senza un reale scopo, se non quello dell'aumento del proprio ego.
Purtroppo in tutto questo Age of Steel fallisce miseramente, non riuscendo nemmeno a replicare le più basilari modalità viste in giochi similari, e mancando di una qualsivoglia componente multiplayer e di ladder online, scontata e necessaria per prolungare la vita del prodotto.



Strategia sì, ma a che prezzo?
L'idea di base di Age of Steel: Recharge è fondamentalmente la medesima di quanto visto in CastleStorm, con due fortezze che si fronteggiano creando in continuazione unità ed equipaggiamenti difensivi. Al contrario della produzione approdata su Xbox One e Ps4, però, lo studio di sviluppo Quaint Emerald non ha aggiunto nessuna skill balistica per il giocatore né una forma di editing della propria base.
Il concetto è più vicino a quello degli RTS alla Starcraft, con la gestione delle risorse, degli upgrade, delle truppe e persino della propria base. Il sistema di gioco prevede un accumulo di risorse costante e regolare, da spendere poi per produrre i mezzi, la cui disponibilità è gestita tramite una serie di potenziamenti sbloccabili nella fortezza, sempre usando suddette risorse.
Sviluppando i diversi tier, cinque in tutto, si arriverà così ad avere accesso a nuovi veicoli e mezzi e a poter sfruttare tutti e tre i livelli su cui prendono vita gli scontri.
All'inizio di ogni partita sarete in grado di richiamare carri armati, veicoli veloci e di piazzare torrette (che spareranno e si muoveranno in autonomia come detto in precedenza), ma più le cose andranno avanti e più si complicheranno. Già al terzo livello della base i cieli inizieranno a riempirsi di aerei e bombardieri, con il culmine del gioco che si avrà quando le astronavi potranno occupare la parte centrale dello schermo completando l'opera.
Difficilmente i tre livelli interagiscono tra loro: un carro armato ad esempio sparerà sempre e solo orizzontalmente, ma esistono veicoli specifici come torrette antiaeree o bombardieri in grado di coprire più livelli. È il minimo sindacale per quanto concerne la profondità del gameplay, lasciando tutto il resto a un mero spawn forsennato di unità mentre si tenta di sopraffare l'avversario.
La campagna, non particolarmente impegnativa, non ci ha mai visto terminare le risorse, con l'unico vero elemento strategico da tenere sempre sotto controllo rappresentato dal lungo cooldown per la creazione degli upgrade, allineato a quello per la creazione delle unità, cosa che spesso vi lascerà scoperti in caso di attacco improvviso del nemico. Un altro problema è l'impossibilità di distruggere il proprio esercito per poter cambiare rapidamente il livello su cui si combatte lo scontro, elemento che avrebbe sicuramente giovato alla varietà di tattiche offerte.



Black and white
Nel caso vogliate comunque farvi carico della spesa considerevole richiesta per portarsi a casa il gioco (i sette euro richiesti sono forse eccessivi per la brevità della campagna), Age of Steel vi saprà accogliere con un comparto tecnico estremamente piacevole da vedere, una pixel art semplice ed efficace, senza tuttavia di brillare per colpi di classe unici o inediti per lo stile grafico adottato.
Nella media infine il comparto sonoro, con una musica di sottofondo piacevole e spari che non diventano mai fastidiosi, nonostante la gran frequenza delle esplosioni.
  • + Stile piacevole
    + Idee di fondo buone
  • - Campagna estremamente breve
    - Gameplay carente della necessaria profondità
    - NIente Online, Niente Ladder
voto
5,5

Age of Steel: Recharge è un titolo indie strategico che nasconde in realtà grosse potenzialità, ancorate al fondo da scelte di design non particolarmente brillanti. Lo stile grafico è piacevole seppur non sbalorditivo e, in linea generale, tutto il gioco sa di quel “vorrei ma non posso” che troppo spesso si affianca ai titoli indipendenti. Un'occasione sprecata, l'ennesima, per un mercato di giochi pc che invece di espandere le sue potenzialità sembra volersi fossilizzare verso contenuti destinati a piattaforme mobile e solo trasportate in un ecosistema più grande.

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