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The Division - il PVE

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Quando The Division è stato presentato ormai tre anni fa, i fan hanno accolto il progetto a braccia aperte, sognando un MMO capace di portare sul mercato qualcosa di diverso dal solito. Le promesse non mantenute di Watch Dogs e, in parte, di Rainbow Six hanno dato vita successivamente a una perdita di fiducia nei confronti di Ubisoft, fattore che si è trasformato di riflesso in un calo di hype anche verso questo progetto. Siamo volati a Malmo senza troppe pretese quindi, aspettandoci davvero di tutto, ma dopo aver passato ben tre ore con il titolo siamo usciti soddisfatti e con una voglia palpabile di rigiocarci il prima possibile, sintomo che quanto visto era sicuramente di valore. Volete sapere di più sul perché dovreste riportare il vostro Hype a livelli di guardia? Continuate a leggere!



Il futuro è nelle vostre mani
Il futuro, stando alla visione degli sviluppatori di videogiochi, non ci riserverà grandi cose. Guerre nucleari, disastri climatici o invasioni zombi, sono sicuramente tra gli argomenti più comuni, ma anche gli attacchi terroristici sono ormai un tema caldissimo e, se vogliamo, anche difficile da trattare visti i più recenti fatti di cronaca. The Division cerca di raccontarci un futuro plausibile, seppur disastroso, basato su una simulazione reale svolta dal governo americano nel 2001. Si tratta dell’operazione Dark Winter, un attacco biologico ad Oklahoma City che ha dato risultati sconcertanti, vedendo cadere tutte le istituzioni in una manciata di giorni. L’America insomma non era (o non è tuttora) pronta a respingere un attacco di quella portata, con le forze dell’ordine rese inermi e la popolazione abbandonata a sé stessa per le strade. I sopravvissuti si organizzano in bande criminali, dai semplici saccheggiatori a vere e proprie unità militari autonome decise a massacrare ogni singola persona, infetta o meno. In questo stesso tetro panorama The Division accoglie i giocatori, inserendoli però in un contesto leggermente differente. La città protagonista questa volta diventa New York, l’epidemia è già in fase notevolmente avanzata e la crisi governativa già in pieno vigore. Solo i membri della Divisione sembrano poter essere in grado di riportare le situazione ad una presunta normalità, ed è proprio qui che entrerete in campo voi.
The Division è stato presentato come un GDR Open World Online e, badate bene, la parola sparatutto è stata volutamente omessa. Dalla creazione del personaggio al combattimento vero e proprio, passando da skill e personalizzazione dell’equip, la produzione Ubisoft si distingue da tutto quello visto fino ad ora nel campo dei TPS, accogliendo a braccia aperte una moltitudine di generi differenti e dando vita a un ibrido capace di portare finalmente qualcosa di nuovo e fresco sul mercato. Forse è proprio questo che ci ha convinto di più della nostra prova, la voglia di sperimentare e di offrire qualcosa che non fosse un semplice more of the same, con tante idee originali e alcune particolarità davvero riuscite. Certo, la grafica su console non è esattamente al top - rimane rispettabile se pensiamo che si sta pur sempre parlando di un MMO - ma il gameplay è più che sufficiente a farci dimenticare alcune delle sbavature che abbiamo notato. Considerando anche che all’uscita mancano ancora più di due mesi e che la versione da noi provata era ben lontana da essere quella completa, ci possiamo dire fiduciosi del progetto. Mettiamo in chiaro inoltre che abbiamo giocato su Xbox One, con il titolo che girava a 30 fps senza cali vistosi, mentre su PC le cose saranno molto differenti, con una qualità eccellente di effetti e texture, il supporto al multi monitor, la possibilità di modificare completamente l’UI, il framerate portato a 60 e persino animazioni e fisica migliorate, per una resa davvero eccelsa e non troppo distante da quanto mostrato da Ubisoft inizialmente.



Fuoco
La prima cosa da fare all’interno del gioco è liberare la base operativa di New York, soccorrere alcuni personaggi chiave e riportare in piena operatività la struttura. L’HUB di gioco diventa uno specchio della potenza del vostro personaggio e così, sbloccando via via tutte le stanze, arriverete ad ottenere abilità, perks e talenti passivi per una personalizzazione estremamente curata. Le dodici abilità base sono divise in tre rami e con l’avanzare del gioco ognuna di queste otterrà una manciata di versioni, portando al gameplay non solo tanta varietà nelle build ma anche una grande duttilità quando andrete a formare i gruppi per le istanze. Gli sviluppatori hanno infatti deciso di non mettere alcuna limitazione di classe, lasciando che siano i giocatori a scegliere come comporre il party, con la possibilità inoltre di effettuare un respec in qualsiasi momento dell’avventura, persino nel bel mezzo di un dungeon.
L’intera storyline è giocabile come esperienza “singleplayer” anche se ovviamente il gioco è stato studiato per essere fruito da un gruppo di amici. Avendo la possibilità di scegliere quali missioni affrontare per prime (così da sbloccare le abilità che più vi interessano subito) i dungeon adottano un sistema di auto leveling per i nemici che li popolano, per rendere la sfida sempre ben equilibrata, e viene offerta la possibilità sin dai primissimi di impostare anche una difficoltà “hard” per ottenere drop migliori e mettervi alla prova. Ogni nemico ucciso ha una probabilità percentuale di lasciar cadere al suolo armi, armature, munizioni e persino oggetti meramente estetici per personalizzare l’aspetto del vostro soldato. Una meccanica molto comune per i gdr, che racchiude la vera essenza di The Division, proponendo non solo tantissime bocche da fuoco e vestiario da equipaggiare, ognuna dotata di statistiche e valori di armatura variabili, ma persino una mole notevole di modifiche per le armi. Tra le molte: caricatori più capienti, ottiche migliorate e persino silenziatori e impugnature più pratiche. Alcuni di questi elementi hanno un impatto immediato sul gunplay, come ad esempio quelli che migliorano stabilità dell’arma e precisione, mentre altri vanno a toccare meccaniche diverse da utilizzare in party. Ad esempio alcuni silenziatori riducono l’aggro generato e permettono ad un party organizzato di creare un vero e proprio tank nel gruppo che attirerà il fuoco dei nemici, e dps che possono così concentrarsi sul causare più danni possibili da posizioni vantaggiose. Non mancano poi ovviamente gli healer, con cure ad area e resurrezioni in combattimento, e cecchini ma le combinazioni sono tante e tali che solo in sede di recensione potremo addentrarci davvero sotto questo aspetto. Sappiate solo per ora che le tattiche possibili ci sembrano davvero numerosissime, un punto assolutamente a favore di questa nuova produzione Ubisoft.



Proiettili
Fate tesoro di quello che vi abbiamo appena detto perché una cosa che non dovete assolutamente aspettarvi da The Division è una gestione dell’IA da sparatutto in terza persona. Qui i nemici agiscono e reagiscono esattamente come i mob di un MMO fantasy qualsiasi, ignorando i pericoli che non generano aggro e risultando quasi insensibili alle decine di proiettili che ricevono prima di morire. È una visione a dire il vero molto differente da quella a cui siamo abituati e non è detto che a tutti piacerà, soprattutto per chi si aspetta un’intelligenza tattica sopraffina. Certamente si ripareranno dietro le coperture e metteranno in atto meccaniche di aggiramento, ma siamo lontanissimi dalle vette viste in altri sparatutto del genere. Poco convincente e forse vero neo della produzione per quanto visto durante la nostra prova è invece il feedback delle armi, sia in termini di rinculo che di balistica, sottotono rispetto a quanto ci saremmo aspettati inizialmente.
  • [+] Variegato e piuttosto innovativo
    [+] Sviluppo del personaggio libero e approfondito
    [+] Tecnicamente notevole su PC, e comunque degno su console

Questa lunghissima prova di The Division ci ha soddisfatti e ha fatto nascere in noi un interesse davvero insperato per la produzione Ubisoft. Svanito lo scetticismo iniziale, abbiamo trovato un gioco che ibrida un gran numero di generi, riuscendo nell’intento di portare qualcosa di fresco e nuovo nel panorama. Le build ci sembrano numerose e particolarmente varie, e i contenuti, al momento, decisamente soddisfacenti. La prova del nove sarà ovviamente vedere dopo il lancio quanto e quale sarà il supporto da parte di Ubisoft al progetto, al momento però tutto quello che possiamo dirvi è che abbiamo una grandissima voglia di rigettarci nella mischia.

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