Recensione di Hard West

- Narrativa amara e sorprendente
- Livello di sfida sempre stimolante
- Soluzioni di gameplay inedite per il genere
- Prezzo contenuto
- Manca l'overwatch
- Mappe spoglie e di ridotte dimensioni
- Le missioni insta-fail non piacciono a nessuno
A cura di (DottorKillex) del
Il rilancio in grande stile di un brand storico come Xcom, avvenuto un paio di anni fa, ha dimostrato come, tra sparatutto in prima persona troppo simili gli uni agli altri e MOBA assortiti, ci sia ancora spazio, nel mercato odierno, per titoli basati sul ragionamento, sulla tattica, sul padroneggiare un sistema di combattimento a turni nella sua interezza, allenando molto di più la materia grigia che non le dita.
Hard West trasporta l'amore per queste dinamiche di gioco in uno scenario abbastanza originale per il genere, vi associa una narrativa a tratti sorprendente ed un prezzo di lancio d'occasione e, così armato, prova a portare nel lato oscuro di un West mai più selvaggio di così.
Signori, in carrozza, prego.



Un west spietato
Sebbene gestita attraverso una grande maggioranza di linee di testo intervallate da sporadiche incursioni di una voce narrante, la stessa che introduce il giocatore durante il filmato iniziale, la narrativa di Hard West è la prima cosa che colpisce, e lo fa in pieno volto, proprio come uno dei tanti pugni che volavano nei saloon dell'epoca.
La frontiera disegnata e raccontata dai ragazzi di CreativeForge Games è la più dura, spietata e senza speranza tra quelle che l'industria culturale ci ha propinato negli anni, assai più delle epopee di Sergio leone, e, per rimanere in ambito videoludico, di quella, indimenticabile, di Red Dead Redemption.
Pur senza i mezzi narrativi e il budget delle succitate produzioni, gli sceneggiatori riescono a mostrarci la povertà, la difficoltà di ogni singola scelta, la grettezza degli abitanti del west, e ci costruiscono attorno vicende che alternano la brutalità quotidiana al soprannaturale, con il diavolo che, come da tradizione, sguazza nei contesti sociali più malfamati, dove ci si ammazza per un tozzo di pane raffermo.
Il primo degli scenari proposti, che per molti versi rappresenta il più duro da digerire perché si giova del fattore sorpresa, ci vede nei panni di Warren, figlio di genitori che hanno tentato la fortuna sulla via dell'Oregon Trail, trovando invece solo morte e disperazione: dei banditi, infatti, rapiscono ed uccidono la madre di Warren, nonostante i vani sforzi del padre (senza nome, è solo un padre), lasciandolo solo a crescere il nostro protagonista.
Venuto su con le mani indurite dal lavoro, costretto a barcamenarsi tra la fame e la necessità di portare avanti il ranch di famiglia, il nostro si troverà presto invischiato in una situazione assai poco invidiabile, in seguito all'accordo che il padre, disperato, ha stretto con uno sconosciuto ben vestito, dalla lingua sciolta e i modi affettati.
All'equazione si aggiungerà presto Florence, dolce figlia di un contadino vicino di casa di Warren, di cui quest'ultimo si innamorerà perdutamente: ma l'amore, come ogni altra emozione, ha un prezzo assai salato in Hard West.
La storia dei giochi di ruolo per PC insegna che coloro che giocano con questa piattaforma sono più propensi a leggere muri di testo rispetto ai colleghi console, e il consiglio, in questo caso, è di non perdersi alcuna descrizione, cercando di immedesimarsi il più possibile negli sfortunati protagonisti, così da comprendere come, indipendentemente dalle scelte fatte, in questo west si perde comunque.



Dark Xcom
Se, tra il cappello introduttivo e il titolo di questo paragrafo ho citato già due volte Xcom, non è certo un caso: anche gli sviluppatori non hanno mai fatto mistero di essere stati ispirati dalla storica saga a base di alieni e strategia, e il gameplay di Hard West riflette l'ammirazione per il lavoro dei colleghi di Firaxis.
Le oltre quaranta missioni principali di Hard West, infatti, si giocano su una griglia di movimento ben definita, in cui muovere il nostro party, perlopiù composto da soli tre elementi, alternando i propri turni con quelli degli avversari, in maniera tanto classica quanto riuscita: chi ha giocato non solo uno degli Xcom (in particolare il recente rebooth della saga) ma qualsiasi titolo di strategia a turni uscito negli ultimi dieci anni saprà esattamente cosa aspettarsi, con il vantaggio che, già dopo dieci minuti di gioco, ci si sente a casa.
Padroneggiare completamente le meccaniche di gioco, però, è un altro paio di maniche: il livello di difficoltà medio lascia poco spazio all'improvvisazione e alla dabbenaggine, e punisce con il game over tutti coloro che affronteranno gli scontri senza avere un piano ben preciso in mente.
Cardine del gameplay è la fortuna, non a caso l'unico indicatore a parte quello della salute dei nostri personaggi: questa decresce ogni volta che un proiettile nemico manca uno dei nostri combattenti e, nel contempo, funge da barra del “mana”, visto che le abilità speciali hanno tutte un costo in fortuna.
Allo stesso modo, venire colpiti rimpingua la barra della fortuna, come anche molti oggetti consumabili, ma, una volta svuotata, essa non si ricaricherà automaticamente se terremo il nostro eroe lontano dai proiettili: questa semplice meccanica di rischio e ricompensa rende ogni scontro una sfida alla sorte prima ancora che ai nemici, costringendo il giocatore a scoprirsi e controbilanciando così la condotta difensiva che la scarsità di risorse suggerirebbe di adottare.
Dal menu delle opzioni, poi, è possibile selezionare un'altra feature molto interessante, che rende il titolo ancora più stimolante in termini di sfida: scegliendo di mantenere le ferite debilitanti, porteremo in battaglia personaggi gravemente danneggiati (una ferita alla mano riduce sensibilmente la probabilità di colpire, una alla gamba la nostra mobilità) ma, passato un dato lasso di tempo, queste ferite renderanno il personaggio più forte, donandogli bonus permanenti di varia natura. Della serie “quello che non ti uccide, ti fortifica”.
Ad una gamma di armi che rispecchia, senza grandi sorprese, l'equipaggiamento dell'epoca, tra fucili a canne mozze, rivoltelle a sei colpi e carabine improvvisate, si affianca un sistema di apprendimento delle skill singolare quanto la suddetta meccanica della fortuna: ogni personaggio ha degli slot che possono essere riempiti da carte da gioco, ognuna delle quali porta in dote abilità uniche (dalla difesa aumentata ad una maggiore capacità di movimento, per fare due esempi), e, componendo tris, poker, scale e ogni altro tipo di combinazione possibile, i bonus vengono raddoppiati o se ne aggiungono di ulteriori.
Accanto ad una serie di meccaniche riuscite e ben implementate, ci sono, purtroppo, anche un buon numero di ingenuità: manca totalmente la possibilità di mettersi in guardia (l'overwatch sdoganato da Xcom), la cui assenza assottiglia le possibilità tattiche in determinati scenari, molte missioni sono insta-fail, perché la morte di un personaggio considerato principale porta immediatamente a dover ricaricare l'ultimo salvataggio e, tra una battaglia e l'altra, le possibilità sono assai limitate, complice anche la ridotta dimensione delle mappe.
La base, comunque, considerando le dimensioni del team di sviluppo, il budget a disposizione e i soli venti euro richiesti per il download da Steam (al momento di redigere questo pezzo c'è un venti per cento di sconto, che porta il prezzo a meno di sedici euro) è più che buona, e la speranza è di vedere, in futuro, un sequel che ampli ed affini quanto di buono c'è in Hard West.



Indipendenza tecnica
Tra gli aspetti migliorabili cui si faceva riferimento poc'anzi, nonostante sia secondario rispetto al gameplay, c'è sicuramente quello tecnico, graziato da un'ottima art design generale ma povero a livello poligonale e di animazioni.
Da un titolo indipendente, proposto a questo prezzo, non era lecito aspettarsi troppo di più, anche in considerazione del fatto che il genere di appartenenza non è esattamente quello scelto per i benchmark alle fiere, ma la recente Director's Cut di Wasteland 2 e la trilogia di Shadowrun hanno dimostrato che è possibile fare di meglio, anche senza strafare.
La longevità media è compresa tra le venti e le venticinque ore, con otto scenari diversi a disposizione e qualche missione secondaria ottenibile esplorando a fondo le mappe di gioco tra un combattimento e l'altro.
Recensione Videogioco HARD WEST scritta da DOTTORKILLEX Hard West si è rivelata un piacevole sorpresa in questo autunno stracolmo di uscite di grande rilievo mediatico: ad una struttura di gioco collaudata e ben nota agli appassionati, il titolo CreativeForge Games affianca un paio di soluzioni originali, che lo distinguono dalla massa, complice anche un livello di difficoltà per nulla accondiscendente.
Le opzioni tattiche in battaglia e le cose da fare tra un combattimento e l'altro non sono tantissime, e le missioni insta-fail sono una soluzione di design sempre antipatica, ma la base è più che buona e, personalmente, spero di vedere in futuro un seguito che ponga rimedio a questi aspetti e ad un versante tecnico abbastanza povero.
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