Recensione di The Coma: Cutting Class

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Survival horror
  • Sviluppatore:

     Devspresso
  • Giocatori:

     1
- Storia intrigante e in parte da scoprire autonomamente
- Artisticamente gradevole e originale
- Sonoro di buona fattura
- Grande ripetitività generale
- Un po' troppo backtracking
- Nonostante i finali alternativi, difficilmente lo rigiocherete
- Completamente in inglese
A cura di (Noob5400) del
Su Steam ormai c’è un termine che è una costante, se si bazzica tra i giochi indipendenti: "survival horror". Da quando Amnesia ha rilanciato il genere proponendo la meccanica ormai abusata del cattivone invincibile e del protagonista che può solo correre e nascondersi, i giochi con questa meccanica spuntano come funghi. Alcuni sono titoli memorabili, altri decisamente meno. “The Coma: Cutting Class”, gioco coreano in 2D sviluppato dallo studio indipendente Devspresso Games, si trova in mezzo a questi due poli ponendosi come un titolo con diversi spunti interessanti ma senza quella “marcia in più” che lo avrebbe potuto rendere un piccolo raggio di sole in un panorama ormai troppo uguale a se stesso. Pronti a entrare nel Coma?



Sarei dovuto rimanere sveglio!
Chi di voi non si è mai addormentato in classe? Ve lo chiedo perché è proprio con questo mai troppo abusato -seppur tristemente vero- stereotipo che inizia il nostro incubo. Nel gioco impersoneremo infatti il giovane studente coreano Youngho, che (dopo un brevissimo prologo che ci permetterà di conoscere i suoi compagni di classe e personaggi che incontreremo più avanti nell’avventura) cadrà tra le braccia di Morfeo nel bel mezzo di un esame, per poi svegliarsi in una terrificante dimensione parallela. L’edificio scolastico, infatti, è quasi del tutto disabitato (troveremo qualche nostro compagno ed una manciata di esseri soprannaturali) ed è pervaso da un’opprimente oscurità e da strane infestazioni; come se non bastasse la nostra fin troppo avvenente professoressa Ms. Song è diventata una killer psicopatica armata di coltello e sembra non desiderare altro che trovarci e farci a pezzetti. Procedendo con l’esplorazione della scuola -e non mi dilungherò oltre con la trama per non incorrere in spoilers- incontreremo la misteriosa Yaesol, che sembra essere l’unica persona all’interno dell’edificio a capire quello che sta succedendo e ci spiegherà che per qualche ragione ci siamo risvegliati nel Coma, una versione alternativa e oscura del mondo come lo conosciamo noi, cercando inoltre di spiegarci come uscirne.
La trama del gioco è ben scritta e intrigante, e anche se gran parte dei (pochi) personaggi che incontreremo durante l’avventura sono piuttosto stereotipati, rimangono comunque ben caratterizzati e a modo loro interessanti. Ciò che di più ho apprezzato dell’aspetto narrativo del gioco è che la maggior parte della storia è scritta su delle note che troveremo durante la nostra esplorazione della scuola. Sarà quindi scelta (e compito, se siete dei fanatici del lore nascosto) del giocatore se approfondire alcuni retroscena della storia e dei personaggi cercando tutte le note sparse per la mappa di gioco; personalmente vi consiglio di farlo, dal momento che la longevità (di per se non esagerata) del titolo viene sensibilmente allungata da queste fasi di ricerca e la trama diventa sicuramente più interessante e complessa.
Vi segnalo inoltre la presenza di ben cinque finali diversi, dipendenti da alcune scelte che farete nel corso dell’avventura; tuttavia difficilmente rigiocherete il titolo, per via di alcuni problemi derivanti da opinabili scelte di game design che vedremo tra poco.



No place to hide.
Lo scopo del gioco è in sostanza quello di uscire dal Coma e tornare nel mondo reale prima che la nostra docente ci spedisca all’altro mondo. La struttura di gioco è piuttosto classica e tipica delle avventure horror: con il nostro protagonista dovremo esplorare la scuola alla ricerca di oggetti che ci possano aiutare a procedere nella storia, oppure dovremo cercare determinati personaggi o svolgere semplici compiti per loro. Il continuo backtracking (ce n’è veramente molto) tra le varie aree della scuola alla lunga vi verrà a noia, anche a causa di un design degli ambienti veramente poco ispirato e ripetitivo. A mantenere viva l’azione ci pensa tuttavia il villain dell’avventura, ovvero la nostra professoressa assassina: come ho scritto all’inizio si tratta di un nemico invincibile, da cui potremmo solo scappare o nasconderci. La sua vicinanza sarà percepibile sentendo il suono dei suoi tacchi nel corridoio, e quando ci avrà trovato sentiremo un grido e la fase di inseguimento inizierà.
Durante queste sequenze, tutto quello che potrà fare il protagonista sarà correre (stando attenti a non esaurire la barra della resistenza) e nascondersi in un bagno o in un armadio finché Ms. Song non rinuncerà temporaneamente a cercarlo. Queste fasi sono piuttosto complesse specialmente nella seconda metà dell’avventura, dove la nostra insegnante sarà decisamente più presente nei corridoi e in giro per la scuola saranno disseminate diverse “trappole” volte a ridurre la nostra salute. Youngho, infatti, ha una salute limitata, ricaricabile tramite alcuni oggetti che troveremo in giro o acquisteremo alle macchinette della scuola; ci sono inoltre status alterati, come l’avvelenamento e il sanguinamento, che potranno ridurre la nostra salute gradualmente o limitarla a un solo punto.
Sebbene le premesse siano ottime, anche queste fasi più movimentate soffrono di una certa ripetitività; lo ammetto, durante la prima mezz’ora di gioco un paio di salti sulla sedia li ho fatti, per via dell’arrivo improvviso della professoressa in mezzo al corridoio, ma dopo un po’ ci si abitua e si impara a prevedere quando la seducente assassina si paleserà. Le fasi di inseguimento, oltretutto, si risolvono tutte nello stesso modo: una volta che ci saremo nascosti, Ms. Song rinuncerà sempre a cercarci, e si allontanerà piuttosto in fretta. Sempre. Questa mancanza di varietà mina moltissimo il fattore “divertimento” del titolo, riducendo il giocatore, dopo la prima ora, a continuare il gioco solo per vedere come finisce la storia e raccogliere le note sparse per la mappa.
La durata dell’avventura è variabile, a seconda di quante volte morirete (e sarete costretti a ricaricare l’ultimo salvataggio) e di quanto vorrete esplorare della scuola per scoprirne i segreti, quindi si aggira tra le due e le sei ore.



Questa stanza non l’ho già vista prima?
La direzione artistica di The Coma tradisce, seppur in positivo, le sue origini. Chiunque abbia mai letto un manga coreano riconoscerà nello stile di disegno dei personaggi i lineamenti molto marcati, i contorni spessi e una grande stilizzazione generale di personaggi e ambienti. Lo stile artistico è piacevole e i dialoghi tra personaggi presentano disegni molto ben realizzati. Unico neo tecnico della produzione è quello che ormai sembra essere il tallone d’Achille del gioco intero: la ripetitività, in questo caso degli ambienti. Probabilmente per motivi di basso budget, la scuola si assomiglia un po’ tutta, tolte alcune stanze particolari, e sembra sempre di star attraversando un corridoio copiato e incollato più volte. Non c’è caratterizzazione da una parte all’altra dell’edificio scolastico, se non qualche infestazione in più nei livelli più avanzati.
Parlando del lato sonoro, gli sviluppatori hanno fatto un buon lavoro: le poche musiche sono contestualizzate e ben realizzate, e i suoni ambientali aiutano a creare la giusta atmosfera e sono ben campionati.
Concludiamo specificando che il gioco non ha dialoghi doppiati e tutti i testi sono in inglese. Sconsiglio quindi di giocare a chi non conosce l’inglese poiché si perderebbe tutta la storia e la raccolta delle note non avrebbe senso.
Recensione Videogioco THE COMA: CUTTING CLASS scritta da NOOB5400 “The Coma: Cutting Class” è un buon gioco, con molti spunti interessanti che tuttavia, per via di una ripetitività generale nella struttura di gioco e ambienti forse derivante da un budget non troppo alto, non riesce ad essere un buon gioco horror in tutti i sensi. Se cercate un gameplay affinato e vario, lasciate perdere da subito, perché con The Coma non lo troverete. Se invece in un videogioco considerate molto l’aspetto narrativo vale davvero la pena di giocarlo, anche per via di tutto il lore nascosto e presente nelle note trovabili nella mappa di gioco. Nonostante la presenza di finali alternativi, dopo una run probabilmente lo abbandonerete, poiché nonostante la discreta esperienza ludica difficilmente avrete voglia di rigiocarlo.
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