Recensione di System Shock: Enhanced Edition

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Sparatutto
  • Distributore:

     Electronic Arts
  • Data uscita:

     Q2 2018
- Un classico senza tempo
- Atmosfera e gameplay ancora validi
- SHODAN
- I miglioramenti hanno svecchiato il gioco…
- … ma il sistema di controllo è ancora scomodo
- Qualche ruga si vede comunque
- Effetti sonori da dimenticare
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A cura di (Specialized) del
Quando arrivò sul mercato nel settembre 1994, System Shock fu appunto uno shock, almeno per quelli che pensavano che gli FPS sarebbero stati tutti come Doom e Wolfenstein 3D. Invece questo classico di Looking Glass Studios, che un anno prima come Blue Sky Productions aveva rivoluzionato l’intero panorama ruolistico con il seminale Ultima Underworld: The Stygian Abyss, aveva davvero poco a che fare con il vendutissimo capolavoro di id Software. System Shock cercava infatti una via più narrativa, complessa ed esplorativa all’esperienza in soggettiva resa grande da Doom, puntando tutto sull’atmosfera, sul racconto e su un mix di gioco di ruolo e avventura più che sullo shooting incessante di Doom. Se alcuni anni dopo abbiamo potuto giocare ad altri splendidi giochi come Deus Ex e BioShock fu anche merito di System Shock (e relativo seguito) e del suo approccio magmatico, stratificato e intrigante all’esperienza in prima persona. Non è un caso se 21 anni dopo siamo ancora qui a parlare di System Shock ed è innegabile che ci sia moltissimo effetto nostalgia dietro a questa Enhanced Edition approdata su Steam qualche giorno fa. Con 7,99 euro potete infatti portarvi a casa un classico senza tempo ormai introvabile, compatibile con gli ultimi sistemi operativi (Windows 10 compreso), abbellito il più possibile, modificato a livello di controlli e con il marchio di garanzia di Night Dive Studios, già all’opera per il ritorno sulle scene di tantissimi altri titoli degli anni ’90. Insomma, un pacchetto davvero gustoso (niente sottotitoli e testi in italiano però), anche se come in tutti questi casi resta da vedere quanto sia invecchiato bene o male un titolo con così tanti anni alle spalle che già all’epoca non si poteva definire proprio per tutti. 


Quella gran IA di SHODAN
La trama ci vede nei panni di un hacker sorpreso mentre sta tentando di intrufolarsi nel sistema di sicurezza della stazione spaziale Citadel. Invece che condannarlo e spedirlo in carcere, le autorità propongono al nostro alter ego un patto. Ci lasceranno libero se grazie alle nostre capacità informatiche riusciremo a debellare un virus che ha contagiato SHODAN, l’intelligenza artificiale che controlla tutte le attività di Citadel. Peccato che dopo l’operazione necessaria a installarci un particolare chip nel cervello, ci svegliamo dopo sei mesi di coma scoprendo che non solo siamo rimasti da soli, ma che nel frattempo SHODAN è uscita di testa e ha sterminato quasi tutta la popolazione di Citadel, trasformando i pochi sopravvissuti in cyborg “gelatinosi” pronti a farci la pelle. Il guaio ancora maggiore è che SHODAN (voce femminile-robotica da antologia) vuole estendere il suo dominio alla Terra e qui entriamo in gioco noi. Una trovata narrativa ultraclassica (IA impazzita, stazione spaziale piena di mostri, solitudine e claustrofobia), alle quali si aggiungono sezioni di gioco in un mondo virtuale in stile Il tagliaerbe, log, registrazioni audio ed e-mail da leggere, il tutto a creare un’atmosfera che funziona in parte ancora oggi. Certo, se 21 anni fa c’era molta più tensione nell’aggirarsi tra i cupi corridoi di Citadel, vedere cadaveri a ogni metro e scontrarsi con creature metà uomini e metà macchina, oggi la sensazione non è più la stessa, complici una colonna sonora dai toni fin troppo ritmici e techno-funky ed effetti sonori al limite del risibile, che tolgono inevitabilmente un po’ di sapore horror all’esperienza. System Shock riesce comunque a inquietare e l’atmosfera di Citadel rimane sempre uno degli spunti più felici del gioco, soprattutto se adorate il filone fanta-horror più classico.


Quando il manuale fa la differenza
Anche il gameplay riesce a reggere ancora nonostante i quattro lustri passati. Esplorare, raccogliere oggetti (c’è molto backtracking, ma va beh), risolvere enigmi e puzzle, abbassarsi, saltare, sporgersi e combattere era qualcosa di pressoché inedito in un FPS del 1994 se preso nell’insieme, soprattutto con questa qualità generale. Oggi tutto ciò risalta ancora con ottimi risultati, in modo particolare nelle fasi di esplorazione e in quelle più “avventurose”, mentre a convincere di meno nel 2015 è una certa ripetitività delle location. Dove il gioco risente maggiormente del tempo trascorso è però a livello di controlli. Per fortuna questa Enhanced Edition permette di passare con il tasto E da una visuale libera controllabile con il mouse a una più fissa a cui si passa quando si raccolgono oggetti o si interagisce con l’ambiente. Se poi contiamo i vari passaggi necessari per raccogliere un oggetto e metterlo nell’inventario, la “pesantezza” dei combattimenti e un po’ tutto l’impianto dei comandi e dell’interfaccia, si fatica davvero a giocare. Dopo un paio d’ore di pratica la situazione migliora e imparerete anche a giocare a schermo intero avendo così una visuale più libera e meno limitata, ma resta il fatto che soprattutto i più giovani e i meno avvezzi ai titoli di un tempo potrebbero stancarsi molto presto di System Shock proprio per i suoi controlli e questo è un vero peccato. Non ci si può lamentare invece più di tanto per il comparto grafico, migliorato quanto più possibile (si può arrivare fino a 1024x768 pixel) anche nella rifinitura degli ambienti, tanto che il passaggio dalla qualità più bassa a quella più alta lascia comunque intravedere un innegabile upgrade. Da segnalare anche i diversi livelli di difficoltà tra cui scegliere in quattro ambiti fondamentali (compresi puzzle e cyberspace) e, purtroppo, anche un impatto iniziale a dir poco traumatico per chi si avvicinerà a System Shock per la prima volta. Personalmente ricordo di aver passato all’epoca almeno mezz’ora sul manuale del gioco e in effetti, come per tutti i grandi classici “hardcore” del passato, anche per System Shock nulla è mai semplice o servito su un piatto d’argento. Per questo vi consigliamo caldamente sia di leggervi il manuale inglese in PDF presente nella cartella del gioco, sia di non arrendervi alle prime difficoltà e di perseverare. Vedrete che ne varrà la pena. 
Recensione Videogioco SYSTEM SHOCK: ENHANCED EDITION scritta da SPECIALIZED Poco da dire su System Shock. Un classico senza tempo e un titolo seminale per tutto quello venuto dopo il 1994 a livello di FPS e di esperienza in soggettiva, grazie soprattutto a una perfetta atmosfera da fanta-horror, a un gameplay complesso e innovativo e ad alcune trovate ancora oggi attualissime (SHODAN fa ancora le scarpe a tutti i cattivi odierni). Questa Enhanced Edition ci riporta sui nostri PC tutto questo e anche qualcosa di più (grafica migliorata, comandi meno labirintici), sebbene giocare oggi con un sistema di controllo così macchinoso, con così tanto backtracking e con un senso di tensione e paura molto mitigato dai 21 anni trascorsi fa comparire sul volto del gioco qualche inevitabile ruga.
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