Recensione di INK

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Platform
  • Sviluppatore:

     ZackBellGames
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     5 agosto 2015
- Semplice nell'idea e difficile nel gameplay
- Level design molto curato
- Le meccaniche funzionano a dovere e si incastrano bene tra loro
- Serviva un po' di attenzione in più nei livelli boss, e magari qualcuno in più
- Una modalità a due giocatori o un livello di difficoltà aggiuntivo sarebbero state la ciliegina sulla torta
A cura di (JinChamp) del
Se già avete provato o anche solo visto Super Meat Boy, non sarà molto difficile visualizzare nel vostro cervellino il gioco che trattiamo oggi: INK. Il titolo è sviluppato dallo studio indipendente Zack Bell Games e in particolar modo dal genio e dalla passione del programmatore di origini venezuelane Alejandro Hitti, è già attualmente disponibile per PC su Steam e, a data da destinarsi, è previsto il suo sbarco anche su Xbox One, PlayStation 4 e Vita. Non sarà certo il primo né l'ultimo platform indie, ma ha le qualità per emergere dalla massa e ritagliarsi uno spazio tutto proprio? Forse sì.



Pitturando qua e là
In INK ci ritroveremo a muovere un quadratino bianco all'interno di uno spazio scuro e apparentemente vuoto, con l'obiettivo di arrivare al traguardo per completare ognuno dei 75 livelli proposti. Sembrerebbe facile e soprattutto lontano dai tipici canoni dei platform, e invece è proprio attorno all'oscurità iniziale che gira tutto. Tutti i livelli hanno infatti una loro struttura, ma questa è invisibile finché non la si evidenzia con delle vernici dai colori psichedelici che contrastano di netto col nero dominante dello scenario, almeno all'inizio. A tal proposito, i primi livelli fungono da introduzione alle meccaniche di base, che consistono essenzialmente nel muoversi avanti e indietro saltellando qua e là. A disposizione viene messa anche la possibilità di compiere sia un doppio salto in aria che di saltare mentre si è a contatto con una parete verticale, così da riuscire a scalare anche gli scenari disegnati con maggior fantasia. Ma come si colora? Semplicemente toccando una superficie la si "sporca", oppure nell'atto del doppio salto vengono spruzzate tutt'intorno alcune goccine di inchiostro colorato che andranno eventualmente a marcare ogni elemento nascosto nello scenario. Questo poi rimane colorato anche a seguito delle morti, finché non si supera il livello oppure si decide di uscire dallo stesso.
Pian piano vengono introdotti pure vari antagonisti del nostro spugnoso quadratino bianco, a cominciare da semplici triangolini dotati di pattern semplicissimi sulla loro piattaforma di competenza, che devono esser sconfitti saltandoci sopra per sbloccare l'entrata al livello successivo. A loro poi vengono aggiunti ulteriori triangolini spara-proiettili, superfici seghettate letali, sezioni mobili di vario tipo, collezionabili e via dicendo. Ovviamente morire vuol dire resettare il livello, sempre eccezion fatta per l'inchiostro già distribuito, partendo dall'inizio e con tutti i nemici da eliminare. La cosa alle volte può risultare anche un pelo frustrante, mentre in altri casi il suicidio può essere l'unica possibilità per riuscire ad esplorare ogni angolo ed ogni piattaforma del livello.
Per dare quel tocco di varietà al tutto, vengono inseriti di tanto in tanto alcuni livelli boss, con battaglie non propriamente epiche né particolarmente ostiche, ma comunque abbastanza divertenti.
Quello che ci ritroviamo a descrivere è un gioco bello nella sua semplicità, ma appartenente al filone dei "platform difficili". Chiunque verrà messo a dura prova dal livello di difficoltà esponenziale che il titolo propone al giocatore man mano che si avanza. Già intorno alla metà potreste impiegarci ben più di un paio di tentativi per guadagnare il traguardo, e verrete subito catapultati in una nuova sfida ancor più impegnativa con nuovi ostacoli e una struttura sempre nuova, senza nemmeno la possibilità e il tempo di gustarvi il trionfo appena conquistato.



Dal programmatore al giocatore
La nostra esperienza tra i livelli di INK ci ha pienamente convinti riguardo il concept e le meccaniche di base, pur lasciandoci in bocca un vago retrogusto di amaro. Non fraintendete, il titolo non è incompleto o approssimativo, ogni livello mostra una certa dedizione da parte degli sviluppatori e una cura per il dettaglio probabilmente figlia della loro passione. Quello che abbiamo davanti però non è forse la forma definitiva che i suddetti avevano in mente e, difatti, scambiando due chiacchiere già nelle settimane antecedenti la release su Steam con uno di essi, Alejandro Hitti, sono emerse feature decisamente interessanti che dovevano essere implementate prima del day one (o almeno questo era il piano iniziale). Alcune le troviamo effettivamente al momento della release ufficiale, come appunto le boss fight, che restano comunque poche e leggermente sotto tono rispetto al level design generale, mentre altre sono state – almeno per il momento – totalmente accantonate. Come un ulteriore livello di difficoltà introducendo, per esempio, un reset dell'inchiostro già applicato a seguito di una morte o entro un margine di pochi secondi, un numero ancora maggiore di livelli, una modalità a due giocatori, o l'aggiunta di alcune meccaniche e di diverse tipologie di nemici in taluni livelli.
Sapendo questo, e a seguito ovviamente di una prova su strada, un pochino il naso lo storciamo, perché anche solo alcuni di quegli aspetti avrebbero dato un tocco capace di caratterizzare e far brillare il gioco ancor di più, rendendolo unico e, forse, irrinunciabile per una gran fetta di videogiocatori. Questo ridimensionamento comunque non getta ombre sui colori allegri con cui vengono dipinti tutti gli stage, e INK resta un'esperienza frizzante e a suo modo originale, che ci sentiamo di consigliare un po' a tutti gli amanti dei platform e dei giochi in cui l'abilità conta parecchio e nulla viene regalato. Tutto va esplorato e guadagnato, caratteristica che nelle produzioni degli ultimi anni sta andando un po' perdendosi. Inoltre, visti la grafica davvero basilare stile 8bit e i requisiti minimi trascurabili, potete farci un pensiero anche se avete un pc con più di qualche anno sulle spalle, modello Tamagotchi.
Recensione Videogioco INK scritta da JINCHAMP INK si è dimostrato un gioco sorprendente, frizzante e divertente, ma soprattutto originale. Grazie anche soprattutto al prezzo contenuto (circa 5€) consigliamo quanto meno di tenerlo d'occhio. Se già ad un primo sguardo trovate interessante l'idea di "scoprire" le piattaforme colorandole con l'inchiostro, non indugiate oltre e mettetelo nel carrello, non ve ne pentirete. Imprecherete affrontando qualche livello più complesso, ma affronterete anche quasi ogni morte con il sorriso e la voglia di continuare verso la fine, senza accusare un'eccessiva frustrazione. In conclusione, INK è la dimostrazione che da un concetto semplice si può comunque mettere in piedi un progetto valido sotto tanti punti di vista, e che la passione talvolta arriva dove il marketing non può. Un vero peccato che gli sviluppatori non siano riusciti a completare l'opera con tutte le idee iniziali, ma nulla vieta di sperare in futuri aggiornamenti, magari per festeggiare l'approdo anche su console.
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