Anteprima di Soma

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Survival horror
  • Sviluppatore:

     Frictional Games
  • Data uscita:

     22 settembre 2015
ASPETTATIVE
- Bellissima atmosfera
- Scontri con i nemici carichi di tensione
- Aspettatevi un comparto sonoro da infarto
A cura di (Specialized) del
Penumbra: Overture, Penumba: Black Plague, Penumbra: Requiem, Amnesia: The Dark Decent, Amnesia: A Machine for Pigs. Dal 2007 ad oggi il team svedese di Frictional Games ha portato su PC una serie di incubi in soggettiva davvero niente male, trovando soprattutto con i due episodi di Amnesia un buon successo di pubblico. Tra l’altro il modello survival-horror di Amnesia senza armi o combattimenti (se si vede un pericolo, si scappa o ci si nasconde) non è rimasto isolato, considerando un altro discreto successo come quello ottenuto da Outlast. Ora Frictional Games è in procinto di tornare sul mercato con il suo progetto più ambizioso di sempre, quel SOMA in lavorazione da quasi cinque anni che dal 22 settembre segnerà tra l’altro il debutto del team svedese su PlayStation 4 e in generale su console. A poco più di due mesi dall’uscita, abbiamo potuto provare una versione preview per PC, che a detta degli sviluppatori che ci hanno invitato il codice su Steam è quasi definitiva e rappresenta circa un terzo del gioco completo; se così fosse per davvero, prepariamoci a una longevità finale di 12-15 ore.


Terrore assicurato
SOMA si potrebbe descrivere come una versione sci-fi del classico survival horror in soggettiva in stile Frictional, con le uniche grandi differenze di un livello produttivo più elevato e di un’ambientazione subacquea che, come nel caso dell’altrettanto affascinate Tacoma, non può non ricordare la Rapture di BioShock. Nei panni del giovane Simon, che dopo un esame medico all’apparenza innocuo si ritrova di colpo a bordo della stazione scientifica PATHOS-2 in fondo all’oceano, dobbiamo essenzialmente esplorare i fondali e le varie basi con i loro interni per capire come diavolo siamo finiti qui e che costa stia succedendo su PATHOS-2. Bastano pochi minuti infatti per capire che qualcosa è andato storto tra laboratori distrutti, corpi inermi nei corridoi, una strana sostanza che ricopre le pareti e un senso generale di abbandono. L’atmosfera di SOMA colpisce fin da subito e chi è minimamente appassionato di Alien, Dead Space e di tutto il filone fanta-horror si troverà immediatamente a proprio agio. Merito di una simile immersività nel gioco va anche all’eccezionale comparto audio (l’ascolto in cuffia è pressoché obbligatorio), capace di ricreare una scena sonora dettagliatissima e di un realismo quasi sconcertante. Aggirarsi per i corridoi e le stanze di PATHOS-2 diventa così una tensione continua al minimo rumore e sinceramente non ricordiamo altri titoli simili (non da tripla A insomma) sviluppati con una tale cura sonora. Valido anche il doppiaggio inglese e anche per quanto riguarda i sottotitoli troviamo solo quelli in inglese.


Nel blu dipinto di blu
Superato con agilità lo scoglio dell’atmosfera (della grafica parliamo poco sotto), vediamo dove voglia puntare SOMA. Come già detto, nel gioco non esistono armi da raccogliere e da usare contro i nemici e, da quanto visto in questa versione preview, non c’è nemmeno un inventario se escludiamo un dispositivo tecnologico (l’Omnitool) che serve per aprire porte e interagire con alcuni computer sparsi per la base. In realtà gli oggetti da prendere i mano e da visualizzare a 360 gradi sono tantissimi ma del tutto inutili (e comunque non si possono tenere con sé), per non parlare di armadietti da aprire e di documenti da leggere. Tutta la parte esplorativa si basa insomma sulla ricerca dei pochi oggetti davvero interattivi che possano aiutarci a capire cosa stia succedendo. Se però le sezioni in interni sanno un po’ di già visto su questo versante, quando si esce da queste location al chiuso e si finisce a camminare sul fondale oceanico grazie a una tuta ipertecnologica (altro mistero da risolvere), SOMA cambia volto e propone sezioni di gioco appiedate dove essenzialmente bisogna andare da un punto A a un punto B cercando di orientarsi. Non esiste infatti alcuna mappa e la scarsa luminosità dei fondali non aiuta di certo, anche se dopo un po’ si capisce come in realtà tutta la parte acquatica sia un contenitore piuttosto ristretto, lineare e con ancora meno interattività rispetto alle parti in interni. 


Fuggire senza guardarsi indietro
Non nascondiamo che dopo la quarta uscita in acqua sia emersa un po’ di noia e non vedevamo l’ora di trovare un ingresso pressurizzato da qualche parte per tornare all’interno delle varie sezioni della base. Un po’ spiace visto che proprio l’elemento acquatico rimane uno dei tratti distintivi del gioco, ma così com’è stato affrontato non aggiunge granché a parte un diverso impatto visivo e speriamo che nel proseguo del gioco ci sia qualche sorpresa più intrigante su questo versante. Sorprese che invece sono arrivate dalla particolare tipologia di nemici. Pur senza spoilerare nulla, si capisce fin da subito che su PATHOS-2 si è sperimentato qualcosa con macchine, robot e intelligenza artificiale che non è andato per il verso giusto. Per questo ci si può imbattere in robot feriti i cui “chip” interni sono in realtà le coscienze dell’equipaggio umano della base e questa è un’ottima trovata scenico-narrativa, che aggiunge un pizzico di bizzarria e inquietudine al tutto. Gli stessi nemici visti finora sono robot a dir poco particolari (verrebbe quasi da dire mutanti) e il loro ingresso in scena sposta il gioco su un terreno tipicamente survival. Se il primo robot nel magazzino non rappresenta un grande pericolo e si può superare sgattaiolando via mentre è girato dall’altra parte, il secondo nemico nel relitto della nave è già un altro paio di maniche. Più ci avviciniamo a esso e più la visuale del gioco diventa come impazzita tra effetti psichedelici, video traballante e scariche elettromagnetiche e la tensione è alle stelle, anche perché la creatura robotica ci insegue come un mastino e, non avendo un’arma con cui difenderci, non resta altro che trovare la via giusta in una sezione labirintica per arrivare sani e salvi in una navetta subacquea. Il momento migliore di questa versione preview e se anche il resto del gioco saprà regalare simili emozioni in salsa horror, SOMA potrebbe davvero diventare il gioco migliore mai realizzato dal team svedese. Bisogna però ancora migliorare l’ottimizzazione del motore grafico HPL Engine 3, visto che il frame-rate è a dir poco incostante e in certi punti il gioco tende addirittura a bloccarsi per qualche secondo, il tutto su un PC che non ha avuto particolari problemi nemmeno con The Witcher 3: Wild Hunt in versione piuttosto pompata. Ed è un vero peccato, anche perché stiamo parlando di un motore potente e di un comparto grafico a tratti davvero notevole, soprattutto quando si esplorano i fondali oceanici e si possono ammirare giochi di luce ed effetti particellari degni di nota. Speriamo davvero che la versione finale di fine settembre sia meglio ottimizzata e non così pesante e che, a parte l’atmosfera innegabile, SOMA riesca anche a proporre una trama affascinante e tanti momenti di tensione.
Recensione Videogioco SOMA scritta da SPECIALIZED Da queste poche ore passate con una versione preview di SOMA sembra proprio che Frictional Games abbia puntato a realizzare il suo titolo più importante e ambizioso di sempre. Lo si vede nel comparto grafico (molto curato anche se male ottimizzato), in quello sonoro (da brividi) e soprattutto nell’ambientazione tra BioShock e Dead Space. Se vi piace il survival horror esplorativo senza combattimenti, senza armi e senza inventario, SOMA vi piacerà sicuramente, anche se resta da vedere come il tutto funzionerà sulla lunga distanza.
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