Recensione di Kholat

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Survival horror
  • Sviluppatore:

     IMGN.PRO
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     9 giugno 2016 - 8 marzo 2016 PS4
- L’incipit narrativo è affascinante
- Comparti audio e video degni di nota
- Ritmi troppo lenti e compassati
- La maggior parte delle volte si morirà senza sapere perché
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A cura di (Mastelli Speed) del
La realtà spesso fornisce gli spunti migliori quando si tratta di proporre storie interessanti e misteriose: il titolo di cui parliamo in questa recensione, ovvero Kholat, si concentra ad esempio sull’incidente del passo di Djatlov, datato 1959, in cui nove escursionisti hanno perso la vita per cause misteriose sui monti Urali. Le cause della morte del gruppo non sono mai state determinate ufficialmente, e tutto ciò non ha fatto altro che accrescere le supposizioni e le speculazioni su quello che è potuto veramente succedere. Le ipotesi, infatti, svariano dalla catastrofe naturale alla più seducente idea che uno spirito maligno abbia sopraffatto gli escursionisti. Il titolo horror sviluppato da IMGN.PRO, allora, prova a dare la sua interpretazione dell’evento mettendoci nei panni di un escursionista incaricato di far luce sulla vicenda. Vediamo cosa ne è uscito fuori.


Let it snow   
Dopo una rapida quanto esaustiva introduzione filmata, Kholat ci mette subito nei panni del protagonista del titolo. Non sappiamo chi sia, né come sia arrivato nella specie di piccola stazione in cui si trova, e d’altra parte il gioco non ha alcuna intenzione di dirci nulla di tutto ciò in tempi brevi. Una volta mossi i primi passi, poi, non capiremo neanche cosa fare di preciso. Non resta che prendere, allora, e camminare, sperando di prendere la direzione giusta per proseguire nella storia.
Si può dire che, volendo essere un po’ sintetici, l’esperienza di Kholat non differirà molto durante le successive ore di gioco; il titolo, infatti, propone un’esperienza esplorativa in prima persona in cui ricostruiremo la storia degli escursionisti scomparsi attraverso la raccolta di pagine di diario, e nel fare ciò le indicazioni che riceveremo saranno poche o nulle. Quest’ultimo particolare, va detto, è tutto tranne che un difetto, ma è pur vero che la narrazione avrebbe potuto essere resa più interessante di modo da spingere il giocatore a proseguire nelle sue peregrinazioni. Armati di mappa e bussola, infatti, girovagheremo per innevate montagne sperando di imbatterci in qualche pagina di diario o, ancora meglio, in un accampamento improvvisato, unica via per salvare i propri progressi e spostarsi rapidamente tra un punto e l’altro della mappa. Sono due i particolari che rendono l’esplorazione tramite la mappa decisamente complicata e, per dire la verità, realistica: per prima cosa, a differenza della maggior parte dei titoli in circolazione, la mappa non mostrerà mai dove ci troviamo attualmente tramite un classico marker; dovremo cercare, quindi, di capire da soli in che punto ci si possa trovare. Il secondo elemento di realismo, e dunque di difficoltà, consiste nel fatto che gli accampamenti di cui abbiamo parlato appariranno sulla mappa solo dopo averli individuati.
E’ bene sottolineare, dunque, come Kholat sia un titolo estremamente compassato, volutamente poco chiaro nelle sue spiegazioni, e che sarà gradito ai giocatori cui non dispiace camminare lentamente alla ricerca di sentieri impervi. L’unico tipo di indicazione che abbiamo avuto modo di sfruttare, infatti, sono state delle scritte luminescenti su alcuni massi che, in maniera peraltro non così chiara e semplice, ci hanno indicato a volte la via da seguire. Questo elemento soprannaturale, allora, ci dà l’opportunità di parlare delle presenze che ci “terranno compagnia” durante le nostre scorribande per la neve.


La vita è ingiusta, la morte ancora di più
In un titolo horror che si basa sulla tensione costante, il ruolo dei nemici è fondamentale. In un titolo esplorativo come Kholat, poi, i nostri antagonisti rivestono una importanza se si vuole maggiore, perché difatti rappresentano l’unico elemento capace di smorzare la monotonia del girovagare tra montagne innevate e distese di alberi.
Il gioco IMGN.PRO, da questo punto di vista, si dimostra estremamente ostico: durante le nostre escursioni, infatti, non saremo soli, e spesso verremo attaccati da un misterioso essere che, appena ci individuerà, prenderà a correre verso di noi in preda a follia assassina. Altre volte, la stessa minaccia sarà presente sotto forma di una fitta nebbia arancione che, come ormai si è capito, tenterà di avvolgerci e mettere fine alla nostra vita. Tutto quello che potremo fare, in entrambi i casi, sarà correre all’impazzata cercando di seminare la minaccia. La dinamica descritta, però, è portatrice di almeno tre problemi che hanno smorzato parecchio il nostro entusiasmo; per prima cosa, nel momento in cui comparirà la sagoma nemica il gioco non ci avviserà con nessun effetto sonoro, per cui è veramente molto probabile che più di una volta si “inciamperà” sul nemico semplicemente perché non lo si è né visto né sentito. In secondo luogo, correre come dei pazzi cercando di scappare sarà impresa difficile perché il nostro personaggio non può prodursi in scatti prolungati, e anche perché spesso e volentieri così facendo si finirà in punti della mappa in cui si morirà comunque per cause sconosciute. Spesse volte siamo rimasti come incastrati tra delle rocce vicine a uno strapiombo, ad esempio, e ciò ha provocato la nostra morte immotivata.
Queste due problematiche ci portano alla terza magagna, peggiore e più deleteria delle altre: quando si muore, infatti, si ritornerà indietro all’ultimo dei nove accampamenti scoperti. Se si ripensa al fatto che trovare i rifugi sarà questione tutt’altro semplice, e che potrà portare via anche molto tempo, si capisce come l’esperienza proposta da Kholat possa arrivare anche a risultare insopportabile in alcuni frangenti.
Non stiamo dicendo che avremmo preferito un gioco più facile, ma bensì un titolo più corretto nei confronti del giocatore; ritrovarsi morti senza sapere perché, ed essere costretti a ripetere intere sequenze di gioco, magari anche smarrendo la via che in precedenza era stata individuata con un po’ di fortuna, è un modo sbagliato di alzare la difficoltà di un titolo, perché in questo modo viene data troppo importanza al caso, e vengono sminuite le abilità del giocatore.


Una malefica vocina d’eccezione
Il lato narrativo e quello estetico, in Kholat, si ritrovano a essere particolarmente legati tra loro. Abbiamo detto che per la maggior parte delle volte verremo a conoscenza dei risvolti della trama grazie alle pagine di diario che troveremo durante le nostre escursioni, ma è anche vero che il titolo può fregiarsi della voce narrante di Sean Bean, che con i suoi brevi monologhi non mancherà di rendere la storia ancora più complicata. Questo elemento di mistero è uno degli aspetti che risultano meglio riusciti in Kholat, e non c’è dubbio che l’intero comparto audio, nel suo complesso, contribuisca a far sentire il giocatore veramente all’interno della natura selvaggia, con rumori ambientali convincenti e la già citata e più che soddisfacente performance di Bean.
Nel comparto tecnico, però, la menzione d’onore va senza tanti dubbi alla parte grafica. Basato su Unreal Engine 4, Kholat sa proporre scorci notevoli, soprattutto se ne si considera la sua natura indipendente. Convincono gli effetti di luce e la riproduzione delle fiamme, e dobbiamo dire che la positiva rappresentazione grafica non risulta peraltro neanche così pesante dal punto di vista hardware.

Hardware
Requisiti minimi:
OS: Windows 7 32 bit
Processore: Intel Core i3
Memoria RAM: 4 GB
Scheda grafica: GeForce GTX 470
DirectX: Versione 10
Spazio su HDD: 5 GB

Requisiti raccomandati:
OS: Windows 8.1 64 bit
Processore: Intel Core i5
Memoria RAM: 8 GB
Scheda grafica: GeForce GTX 660 TI
DirectX: Versione 11
Spazio su HDD: 10 GB
Recensione Videogioco KHOLAT scritta da MASTELLI SPEED L’atmosfera, in Kholat, non manca di certo, grazie a un buon comparto tecnico in cui svetta una rappresentazione grafica molto positiva. Neppure le dinamiche esplorative, seppur lentissime e per tanti versi ostiche, peserebbero così tanto sulla valutazione se non fosse per un sistema di gioco che obbligherà a morti certe e il più delle volte ingiuste, perché non diretta conseguenza delle azioni del giocatore.
Inciampare nella propria nemesi per poi ripetere intere porzioni di gioco, lo ripetiamo, non è il modo giusto né per introdurre la tensione narrativa necessaria in un titolo horror, né soprattutto per alzare il livello di difficoltà. Per queste ragioni, allora, il titolo IMGN.PRO non riesce ad andare oltre ad una anonima sufficienza.
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