Recensione di Sunset

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Sviluppatore:

     Tale of Tales
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     21 maggio 2015
- Concept affascinante e sorretto da una buona storia
- Pieno zeppo di spunti di riflessione e analisi
- Estremamente moderno nei temi trattati
- Sfida videoludica praticamente assente
- La scelta tra le varie decisioni da compiere avrebbe potuto essere strutturata meglio
- Qualche problematica tecnica
A cura di (Mastelli Speed) del
Lo studio Tale of Tales ha saputo proporre esperienze videoludiche sicuramente peculiari come Bientot L’etè, The Graveyard e Luxuria Superbia. Con “peculiari”, per l’esattezza, indichiamo quel carattere se si vuole sperimentale che prevede una narrazione importante e un aspetto ludico che, nella maggioranza dei casi, è molto scarno se non addirittura assente. Il nuovo progetto dello studio in questione, chiamato Sunset, procede sugli stessi binari tracciati dai suoi predecessori, e ci ha saputo regalare numerosi spunti di riflessione. Scopriamone il motivo.



Miraflores sì, Nixon no
Siamo nel 1972, ma la situazione strettamente personale di Angela Burnes sembra essere tremendamente attuale. Dopo essersi laureata in ingegneria a Baltimora, infatti, la protagonista del gioco decide di cambiare stato e stile di vita trasferendosi a San Bavòn, città simbolo dello stato fittizio di Anchuria. Il suo lavoro è molto differente dalla materia studiata nei suoi cinque anni di università: una volta a settimana, poco prima che il sole tramonti, Angela sale al nono piano di un grande palazzo nel centro della città fino a raggiungere la casa di Gabriél Ortega, un esponente della classe ricca, colta e agiata di San Bavòn. Tutto quello che Angela deve fare è prendere visione della piccola nota di Ortega riguardante le sue mansioni giornaliere, e quindi pulire, mettere in ordine, e in generale svolgere tutti gli incarichi di una brava governante.
Il mondo pacifico e allegro che si lascia ammirare dalle vetrate dell’attico di Ortega durante la prime settimane di gioco, però, ben presto lascia il posto a esplosioni, tumulti e messaggi di allarme; l’ascesa del generalìsimo Miraflores, infatti, si trasformerà in un colpo di stato che non avrà pietà di esponenti politici e pensatori a lui avversi, e che convertirà i luoghi di cultura come teatri e musei in avamposti militari. In tutto questo, il ruolo di Angela sarà quello di eseguire i compiti assegnatigli da Ortega, che però rimarrà sempre una presenza incorporea: nel corso del gioco, infatti, i due non si incontreranno mai, ma comunicheranno attraverso delle piccole note scritte, lasciate sparse per la casa. Il giocatore, in tutto questo, avrà un certo potere decisionale, visto che si potrà benissimo scegliere di non svolgere alcuna mansione, oppure cercare di aiutare il movimento reazionario, e ancora riuscire a stabilire un rapporto con Ortega che, difatti, potrebbe sfociare anche in un sentimento più profondo.



Il mondo filtrato da una lastra di vetro
Prima di continuare con l’analisi della narrativa, ovvero l’aspetto più importante del titolo, è necessario descrivere cosa il giocatore debba fare in Sunset. Dobbiamo dire che, in effetti, non si tratta di un compito molto complesso: il gioco segue un suo schema definito che inizia con Angela che sale in ascensore verso l’attico di Ortega, e prosegue con la governante intenta a svolgere i suoi compiti. ll giocatore, a livello pratico, per ogni giornata di lavoro avrà a disposizione 30 minuti, buoni per portare a termine tutte le faccende di casa richieste da Ortega. Per riuscire nelle varie mansioni, tutto quello che bisognerà fare sarà avvicinarsi all’area interessata, e cliccare sull’hot spot dedicato. Se il nostro obiettivo sarà cucinare, ad esempio, va da sé che quello che bisognerà fare sarà avvicinarsi ai fornelli ed aspettare che Angela finisca il suo compito. Ogni mansione, poi, consumerà e accelererà il corso del tempo, e questo fattore aggiunge anche una componente se si vuole strategica, visto che in qualche occasione bisognerà scegliere cosa fare e come impiegare il proprio tempo, e considerato che alle 18:00 Angela tornerà in automatico nell’ascensore per andarsene.
Non c’è molto altro da spiegare, se non il fatto essenziale che quasi ogni azione di Angela potrà essere svolta in due modi, che determineranno cambiamenti nella storyline; scegliendo un determinato approccio la protagonista si avvicinerà sentimentalmente a Ortega, mentre nell’altro manterrà il proprio rapporto su un piano strettamente professionale. Il modo in cui ciò avverrà è semplice e, se si vuole coerente: ogni mansione potrà essere svolta in modo ordinata e professionale, oppure lasciando che l’affetto di Angela per Ortega emerga dall’attenzione nei dettagli del proprio. Ogni nota lasciata da Ortega per casa, poi, potrà avere una risposta fredda e imparziale, oppure più passionale e ardita.
C’è da dire che il gioco indirizza il giocatore in molti modi verso questa seconda strada, facendo sì che il rapporto tra i due protagonisti, difatti mai presenti sulla scena nello stesso momento, cresca di intensità e profondità, fino a raggiungere il finale della vicenda. Questa dimensione amorosa, e se si vuole anche vagamente erotica della storia, aiuterà il giocatore a sopportare la monotonia del gameplay, che altrimenti potrebbe risultare fastidioso e ripetitivo.
Tutto quello che bisognerà fare, per tutta la durata del gioco, sarà salire con l’ascensore, pulire e fare i propri servizi in casa, e dopo riprendere l’ascensore. Certo, a tutto questo si accompagna l’evoluzione del conflitto di Anchuria,  ma è anche giusto dire che rimarremo sempre chiusi e protetti dentro la casa di Ortega. Insomma, quello che stiamo cercando di dire è che, a livello puramente pratico, Sunset è un gioco che vive di sprazzi, con un ritmo estremamente compassato che spesso tende a rallentare notevolmente a causa della ripetitività. E’ anche vero, però, che sbrigare le faccende di casa Ortega offrirà tantissimi spunti di analisi e riflessione.



Un atto di violenza
Cos’è che potrebbe spingere il giocatore di Sunset a ripetere per circa sette ore mansioni ripetitive e meccaniche? Ovviamente una volta investita qualche ora del proprio tempo nel titolo la storia invoglia a vedere come si concluderanno le vicende di Angela e Ortega, e che fine farà San Bavòn, ma crediamo ci sia dell’altro. Anche dal punto di vista narrativo, in effetti, il titolo si basa su una struttura ben definita. Durante il viaggio di andata in ascensore, dunque, Angela esprimerà i propri pensieri sui fatti che coinvolgono la sua famiglia, Anchuria, e Ortega. Sarà in questi istanti, difatti, che il giocatore verrà a conoscenza della maggioranza delle vicende che compongono la storia di Sunset. Il secondo momento narrativo è quello relativo alle considerazioni di Angela ottenibili passando col mouse (o col pad) sui vari oggetti con cui si potrà interagire. Lo stesso risultato lo si ottiene con determinati angoli della casa, come ad esempio il terrazzo che regala uno scorcio panoramico di San Bavòn, che più di ogni altro elemento saprà informarci dell’esito del colpo di stato grazie al fumo delle esplosioni, agli elicotteri che girano sopra le strade o al rumore delle armi da fuoco.
Il terzo e più importante elemento narrativo, però, è quello relativo al diario di Angela: sedendosi su una poltrona bianca, che verrà spostata per casa più volte nel corso del gioco, la protagonista si lancerà in considerazioni che appariranno scritte su schermo; dobbiamo sottolineare come, almeno per il momento, il gioco sia interamente in inglese, per cui di difficile fruizione per chi non mastica decentemente la lingua di Albione.
E’ in questi frangenti, in ogni gioco, che il gioco riesce a brillare, riuscendo a spaziare tra gli argomenti più disparati e offrendo numerosissimi spunti di riflessione. Dalle parole che appariranno sul nostro schermo capiremo che Angela è una donna colta, istruita, e che come tale possiede le capacità necessarie a comprendere la realtà. A noi giocatori, la protagonista regalerà riflessioni non semplici da trovare in un videogioco. Leggendo la sua storia di giovane donna afroamericana cresciuta a Baltimora, allora, ci si potrebbe chiedere cosa sia cambiato in questi anni nel rapporto tra bianchi e neri negli Stati Uniti, e in particolare proprio a Baltimora, teatro di recenti scontri tra la comunità afroamericana e la polizia. Non c’è dubbio, poi, che la storia di San Bavòn e del suo colpo di stato rimandi alla mente la sorte di Cuba; nel momento in cui Angela si preoccupa di una possibile perdita di identità dello stato filo-comunista di Anchuria a favore di una svolta capitalistica, non possiamo non riportare alla mente quanto sta succedendo proprio adesso, in questi mesi, nell’isola distante a circa 200 miglia da Miami, ora che gli Stati Uniti e l’Occidente nel suo complesso hanno riallacciato i rapporti in maniera ufficiale con L’Avana.



Ti spiego io cos’è la rivoluzione
Ma più di tutte, tra le riflessioni di Angela spicca la figura di Ortega, il misterioso padrone di casa che rimarrà invischiato nelle vicende del colpo di stato di Anchuria. Proprio la sua abitazione, piena di opere d’arte, stilisticamente curata, diventerà un ambiente a noi decisamente familiare, e ci dirà molto del co-protagonista invisibile di Sunset. Nella nostra mente non possiamo che pensare a Ortega come a uno di quelli che Rod Steiger, nel film Giù la Testa, chiama ”uomini che leggono i libri”. In effetti, la casa che visiteremo così a lungo sarà piena zeppa di volumi di vari autori, e peraltro questo sarà un tratto così importante che gli sviluppatori hanno dedicato un achievment per ogni libro scovato in giro per le stanze. Ortega, allora, sembra proprio uno di quegli uomini che, per cinismo o meno, citando ancora il capolavoro di Sergio Leone, “vanno da quelli che non leggono i libri, i poveracci, e gli dicono: qui ci vuole un cambiamento. E la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono intorno a un tavolo e parlano, parlano, e mangiano. Parlano e mangiano! E intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti!” E' questo allora, il merito maggiore di Sunset, quello di essere un prodotto affascinante che, sebbene sia ambientato negli anni ’70 del secolo scorso, riesce così bene a collegarsi col passato, e soprattutto col nostro presente.
Dal punto di vista grafico, quello che rimane impresso è la scelta cromatica compiuta dagli sviluppatori: considerato che il gioco sarà sempre ambientato durante il tramonto, saranno il rosa, il viola, ma anche il giallo e l’arancione e farla da padrone all’interno della casa. Tutte queste tonalità, peraltro, ben si sposano con San Bavòn, capitale di un’isola dal clima caldo e accogliente.
Parlando del lato tecnico, invece, il titolo ha mostrato il fianco ad alcune problematiche: in generale abbiamo avvertito un senso di pesantezza generale che poco si addice a un gioco formato da pochi ambienti visitabili e con un basso numero di oggetti animati. I cali di framerate sono stati costanti, e questo ha un po’ rovinato l’esperienza di gioco. Gli sviluppatori, in ogni caso, hanno dimostrato la volontà di supportare il prodotto, visto che sono già disponibili aggiornamenti che vanno a risolvere bug e altre problematiche tecniche.
Concludiamo infine col comparto audio: le uniche parole che sentiremo pronunciare da Angela (anche qui, esclusivamente in inglese) saranno quelle che la protagonista spenderà durante i suoi viaggi in ascensore: per il resto, infatti, il titolo parlerà al giocatore quasi esclusivamente attraverso testi. Questo ci permette di concentrarci allora sulla colonna sonora, composta da vinili ascoltabili girovagando per casa. Vale la pena sottolineare il carattere malinconico e allo stesso tempo fortemente fiero di queste composizioni, e l’impatto che avranno all’interno della casa altrimenti silenziosa.
Recensione Videogioco SUNSET scritta da MASTELLI SPEED Come visto nell’analisi del comparto audio, Sunset è un titolo che parla poco al giocatore, ma che ha avuto bisogno di tante nostre parole per farsi comprendere (o almeno così speriamo). L’ultima creazione di Tale of Tales, infatti, dal punto di vista videoludico, propone un’esperienza piatta e monotona, che non fatichiamo a definire noiosa e, peraltro, non priva di qualche piccolo problema tecnico.
Non possiamo, però, tacere della importanza artistica di un titolo del genere, che riesce a suscitare tanti di quegli spunti di analisi che si rimarrà sorpresi di come la propria mente sia riuscita, partendo dalle parole di Angela, ad arrivare a riflettere di tematiche molto lontane dal mondo dei videogiochi. Certo, non è assolutamente detto che tutti i giocatori di Sunset vogliano, riescano e soprattutto debbano fermarsi a pensare ai problemi del mondo, ma crediamo che l’unico modo di godere appieno del titolo in questione sia proprio questo. Si tratta dunque, prendendo in prestito parole già usate nell’articolo, di un prodotto affascinante, che ben raffigura il passato senza essere slegato dal presente. Potrà essere noioso ripetere le stesse azioni per diverse ore, ma è anche vero che sbrigare le faccende di casa in un videogioco non è mai stato così intellettualmente stimolante.
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