Recensione di Magnetic: Cage Closed

- Puzzle godibili
- Le scelte morali influiscono sulla storia e sono un incentivo a rigiocare il titolo...
- Ambientazione ispirata...
- Non al livello dei classici del genere
- ...ma la run singola è comunque di breve durata
- ...ma la realizzazione tecnica è solo sufficiente
A cura di (Forla) del
I puzzle platform in prima persona non sono certo un genere semplice da sviluppare. Escogitare puzzle stimolanti, dalla difficoltà crescente e che non scadano mai nel ripetitivo è complesso. Riuscire poi ad elevare la produzione a più che una semplice sequenza di enigmi da risolvere, utilizzando il magico collante della narrativa ben studiata, è ancor più difficile. Portal, caposaldo del genere, riuscì a suo tempo nell'impresa attraverso un gameplay innovativo e dialoghi fuori campo arguti e mai banali. I ragazzi di Guru Games, i quali si sono dichiaratamente ispirati al titolo Valve per lo sviluppo di Magnetic: Cage Closed, ci hanno provato e, in parte, sono risusciti nell'impresa. Scopriamo insieme pregi e difetti della loro creatura e se l'attrazione che il titolo può esercitare è davvero così magnetica.


Cavia da laboratorio
Le cose sono chiare fin da subito: non conosciamo l'entità dei nostri crimini, ma qualunque cosa abbiamo fatto è brutta, molto brutta ed è giunta l'ora di scontare la nostra pena. Dopo essere stati trasportati forzatamente nella nostra cella all'interno di una misteriosa struttura di detenzione, la voce fredda e minacciosa del nostro aguzzino ci informa di come faremo parte del programma di sperimentazione del Prototipo 27. Solo alcuni istanti per dare un'occhiata alla cella dalle pareti rugginose, imbrattate dalle scritte dei detenuti che ci hanno preceduto, e subito la luce al di sopra del portello sul lato della stanza diventa verde, il meccanismo di apertura gira ed un buio ed angusto cunicolo appare. Ci infiliamo dentro, incentivati dal fatto che da lì a poco la stanza sarà inondata da un gas tossico e cominciamo a strisciare verso l'uscita. Una volta sgusciati fuori, dopo aver percorso alcuni corridoi ed attivato un paio di interruttori, giungiamo in una stanza dal cui centro emerge un piedistallo sul cui è poggiato uno strano macchinario. 


Una volta imbracciato il Prototipo 27 prendiamo subito confidenza con le sue modalità. Il fucile interagisce in due modi con specifici oggetti e superfici magnetizzabili: con la pressione del tasto sinistro del mouse sarà possibile respingere mentre con il destro attrarre, con la rotellina invece ne imposteremo la potenza tra un massimo di tre gradi differenti. Detto così sembra banale ma le possibilità di interazione risultano ben sfruttate e gli utilizzi dell'arma molteplici. Inizialmente abbiamo a che fare con piccole scatole, tanto facili da attrarre quanto da sparare via, utili per attivare interruttori lontani dalla nostra portata. Ci sono anche scatole più grandi, più ardue da spostare e dagli usi più disparati. Man mano che l'avventura procede è facile imbattersi anche in intere sezioni di muro magnetizzabili che possono essere spostate per rivelare passaggi o creare sporgenze su cui saltare. Ci sono poi piastre fisse che  possono essere sfruttate per compiere grandi balzi in base a dove sono posizionate e alla funzione del fucile che viene usata su di esse. Se non ci fosse altro da aggiungere il mestiere della cavia sembrerebbe quasi divertente, ma  si sa, ogni esperimento comporta dei rischi. Il cammino che conduce fino al portellone di uscita di ogni stanza e il tunnel che conduce alla successiva infatti è pieno di trappole e trabocchetti atti a mettere alla prova le nostre capacità. Durante l'avventura, dovremmo prestare attenzione a non essere carbonizzati da lanciafiamme emersi dalle pareti, folgorati da letali scosse elettriche, affettati da affilate lame protrattili, schiacciati da sezioni di muro semoventi e, dulcis in fundo, soffocati dal temibile gas presente nelle zone off limits della maggior parte delle camere.


Proprio come in The Cube
L'intera produzione è permeata da un'atmosfera di perenne tensione. In maniera simile al film The Cube, la sensazione predominante è quella di essere soggetti totalmente sacrificabili sull'altare del progresso scientifico. L'ambientazione, piena di stanze cupe, sporche e spesso imbrattate del sangue dei nostri predecessori, non farà che porre l'accento sulla nostra condizione di cavia dalla poca importanza. Le onnipresenti scritte sui muri snocciolano spesso scomode verità riguardanti il miraggio di fuggire dalla prigione o ingiurie nei confronti dei carcerieri, fiaccando sempre di più la nostra speranza di portare a casa la pelle. Durante i test a cui verremo sottoposti saremo monitorati da due personalità distinte: il custode William Keene e la dottoressa Karen Womber. Il primo è il classico aguzzino sadico e malvagio, il quale non perderà occasione di umiliarci e farci sentire alla stregua di un pezzo di carne destinato al macello, rivolgendosi sempre a noi con il nostro numero di matricola: XE-47623. La seconda invece è più gentile e comprensiva, più una studiosa dei comportamenti che una degenerata desiderosa di vederci perire in qualche trappola. Man mano che proseguiremo la nostra avventura la dottoressa comincerà a mostrare una personalità più misericordiosa di quella del suo spietato collega. Il gioco, oltre alle camere contenenti i puzzle e gli stretti cunicoli che le collegano, presenta anche delle scelte morali, effettuabili in specifiche zone poste alla fine dei vari capitoli. Qui ci viene chiesto di prendere delle decisioni, spesso nemmeno troppo chiare, che influenzeranno lo svolgersi della trama, le successive prove che andremo ad affrontare e determineranno a quale dei nove finali disponibili andremo incontro. Purtroppo sia la narrativa che i dialoghi, ai quali assisteremo senza possibilità di intervenire, non sono di alto livello. I nostri carcerieri rimangono imprigionati all'interno degli stereotipi a cui si rifanno senza sfaccettature di personalità sorprendenti o battute di particolare rilievo. Un peccato perché se la trama fosse stata un po' più di spessore ed i personaggi più concreti, piuttosto che semplici voci fuori campo, l'intera produzione avrebbe incrementato non di poco il suo livello qualitativo.


Una prigione bruttina
Il titolo è sviluppato su Unity e per quanto riguarda il versante tecnico ci sono da effettuare due distinte valutazioni dall'esito opposto. La fisica è molto credibile e ben realizzata: i cubi reagiscono in maniera verosimile alle sollecitazioni del nostro fucile magnetico e spesso ci troveremo a bilanciare la forza attrattiva facendo qualche passo indietro per non andare incontro all'oggetto che stiamo richiamando, rischiando di finire in qualche baratro. Similmente la forza magnetica applicata a piastre fisse sfruttate per saltare funziona a dovere. Come si dice però, anche l'occhio vuole la sua parte e, anche se questa deve essere trattata alla stregua della ciliegina sulla torta, non possiamo esimerci dall'esprimere un giudizio. Le texture sono di media qualità ed il design delle camere, anche se abbastanza ispirato e funzionale al suo scopo, è molto spesso ripetitivo e realizzato senza troppa cura. Le luci in particolare non riservano molte gioie ed un impianto di illuminazione meglio realizzato avrebbe di sicuro giovato all'atmosfera dark del titolo. Un audio senza infamia né lode chiude il cerchio di un comparto tecnico che poteva essere realizzato meglio, soprattutto per valorizzare un'ambientazione tutto sommato ispirata. Come detto in precedenza il titolo ha nove finali, motivo più che buono per rigiocarlo e che aumenta sensibilmente la longevità. D'altro canto per completare l'avventura non ci vorranno più di tre ore e l'unico stimolo a riprendere in mano il titolo una volta visti tutti gli epiloghi sarà segnare il tempo migliore nella modalità time trial.

Hardware
Requisiti minimi:
Processore: 2.6 GHz Intel® Core™ i5-750 o 3.2 GHz AMD Phenom™ II X4 955
RAM: 4GB
scheda video: NVIDIA GeForce GTX 460 o AMD Radeon HD5850 (1 GB vram)
Spazio su Hard disk: 5GB
Recensione Videogioco MAGNETIC: CAGE CLOSED scritta da FORLA Magnetic: Cage Closed si ispira ad un grande capolavoro che non riesce però a raggiungere in termini qualitativi poiché scevro di una narrativa e di dialoghi del medesimo livello. L'ambientazione ispirata è minata da una realizzazione tecnica solo sufficiente e alla quale poteva essere dedicata più cura. I puzzle, cuore pulsante del titolo, sono ben congegnati, divertenti e mai troppo ripetitivi. I finali alternativi e la modalità time trial ne prolungano di molto la longevità soprattutto considerando la media dei titoli di questo tipo. In definitiva il gioco si limita ad appartenere al proprio genere senza fissare nuovi standard di eccellenza; se avete amato portal comunque prendetelo senza pensarci due volte.
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