Recensione di Technobabylon

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Sviluppatore:

     Technocrat Games
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     21 maggio 2015
- Storia interessante e ben orchestrata
- Ricco di spunti di riflessione
- Discreto livello di difficoltà
- L’interazione tra Regis e Lao poteva essere ulteriormente sviluppata
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A cura di (Mastelli Speed) del
Wadjet Eye Games ha saputo proporre negli ultimi anni prodotti dagli standard qualitativi elevati. Lo studio con a capo Dave Gilbert ha saputo farsi valere sia come team di sviluppo vero e proprio, ad esempio con la serie Blackwell, sia come produttore, con titoli come Gemini Rue e Resonance. L’ultimo gioco pubblicato, A Golden Wake, però, non ci aveva soddisfatto del tutto, pur proponendo una esperienza punta e clicca largamente sufficiente; vediamo allora se con questo nuovo Technobabylon lo studio newyorchese è tornato nuovamente ad alzare l’asticella della qualità delle avventure grafiche indipendenti.



Ritorno al futuro
Non è la prima volta che parliamo di Technobabylon: in una nostra anteprima di qualche tempo fa, infatti, abbiamo provveduto a dare le prime informazioni su questa avventura grafica sviluppata da Technocrat. Per i più distratti, però, è utile cercare di sintetizzare il background narrativo del titolo, considerato che le tematiche proposte sono uno dei punti forti dell’intera produzione; siamo dunque nel 2087, e la vita quotidiana delle persone deve fare i conti con gli sconvolgimenti apportati dall’ingegneria genetica. In un mondo in cui è la clonazione umana non è più un tabù, le interazioni personali sono quasi soppiantate da quella che viene definita Trance, una sorta di rete internet che proietta un mondo alternativo nella mente di chi la utilizza. Non può mancare, poi, una sorta di Grande Fratello virtuale, rappresentato da una IA chiamata Central, responsabile della gestione di vari aspetti di Newton, la città in cui è ambientata la vicenda. Il braccio armato di questa intelligenza artificiale è rappresentata dalla polizia CEL, che mantiene l’ordine col pugno di ferro.
In tutto questo quadro, la prima protagonista che si andrà ad incontrare sarà Latha Sesame, una ragazza squattrinata e fortemente dipendente dalla Trance, le cui vicende personali andranno a intrecciarsi inevitabilmente con gli altri due personaggi giocabili, ovvero gli agenti CEL Charlie Regis e Max Lao; questi due, dal canto loro, sono alla ricerca di un pericoloso criminale chiamato Mindjacker, capace di rubare e contrabbandare le menti di persone innocenti. Uno dei punti maggiormente interessanti della narrativa, difatti, risiede proprio nell’ampio respiro della vicenda, che complessivamente saprà coinvolgere in maniera quasi sempre convincente i tre personaggi, andando anche a scavare nel loro passato. E’ possibile dire che, dunque, Technobabylon riesce a proporre una vicenda decisamente interessante e ben strutturata, con pochi momenti morti. Il punto di maggior rilievo della storia, in verità, più che nei personaggi in sé risiede nelle tematiche; nel momento in cui si parla di biotecnologie, ingegneria genetica e in generale di cambiamento dei valori e delle percezioni sociali delle persone, appare evidente come si parta da uno spunto decisamente interessante. Il titolo Technocrat riesce a convincere nella sua narrazione perché illustra le potenzialità di queste tecnologie, ma anche le sue pericolose implicazioni morali e, non per ultimo, pratiche. Insomma, Technobabylon ci racconta del pericoloso rapporto tra scienza e morale, e lo fa in maniera interessante, attraverso i numerosi scambi di battute tra i vari protagonisti, e senza risultare troppo pesante o infarcito di retorica.
L’ultima riflessione sulla narrativa, infine, riguarda il bilanciamento dell’importanza dei personaggi: appare chiaro praticamente da subito come i veri protagonisti della storia siano Latha e Regis, mentre Lao in qualche modo si limiterà a fare da spalla a quest’ultimo. Durante le fasi investigative che coinvolgono i due agenti CEL, volendo discutere di questioni stilistiche, avremmo preferito una maggiore interazione, o comunque un ruolo più attivo dell’agente Lao, un po’ sulla falsariga di Joey nella serie Blackwell.



”Io sono Bender. Prego, inserire floppino”
L’introduzione della Trance ha conseguenze non solo narrative, ma anche di gameplay. Utilizzando Latha, infatti, in ogni momento i giocatori potranno alternarsi tra mondo virtuale e reale. Il punto interessante della faccenda è che, nella Trance, è possibile interagire con macchinari e intelligenze artificiali varie. Dobbiamo ripetere quanto detto in sede di anteprima: l’intera impostazione della Trance ci ricorda in modo chiaro la versione della rete internet degli anni 3000 della serie Futurama. Il meccanismo di sicurezza dell’appartamento di Latha, ad esempio, è rappresentato nella Trance da un cavaliere con tanto di armatura, mentre la IA dell’apparecchio incaricato di preparare la cena della protagonista è rappresentata da un allegro avatar femminile. Nella Trance, però, si potranno incontrare anche gli avatar di altri esseri umani con cui interagire, in un continuo mescolarsi tra ciò che è reale, e ciò che è solo una proiezione all’interno della mente di Latha.
Nel complesso, il titolo in questione è un’avventura grafica classica, basata sulla risoluzione di enigmi legati agli oggetti raccolti: dopo un inizio non molto difficoltoso, il livello della sfida si alzerà raggiungendo discrete vette, specie nel momento in cui si utilizzeranno Regis e Lao. E’ bene dire che per gran parte della storia, in effetti, il titolo ci consentirà di utilizzare solo un personaggio per volta; nella maggioranza delle sequenze narrative, in altre parole, si potrà controllare un solo personaggio. E’ solo durante le ultime fasi, difatti, che si potranno utilizzare liberamente i tre eroi della vicenda, i quali dovranno cooperare con tempismo. Tutto ciò aumenta evidentemente il livello di difficoltà, in un titolo in cui non si segnala una gran presenza di enigmi logici classici, basati cioè sulla comprensione di meccanismi o di combinazioni varie.
All’interno di questo quadro tutto sommato tradizionale, in cui sarà veramente importante comprendere come utilizzare i numerosi oggetti raccolti (considerato anche il fatto che si dovranno gestire tre inventari, ovvero uno per ogni personaggio), esistono alcune piacevoli variazioni sul tema. Se si esclude la già citata possibilità di Latha di utilizzare la Trance, in alcune occasioni il gameplay del titolo virerà verso dinamiche maggiormente investigative, in cui bisognerà cercare di decifrare un messaggio o, ancora meglio, scoprire la mente che si cela dietro a un attentato. Si tratta di sezioni di gioco tutto sommato corte, che però spezzano il ritmo composto da fasi esplorative e utilizzo degli oggetti ritrovati negli ambienti di gioco visitabili.
Parlando proprio delle location, poi, il titolo brilla per varietà, ma un po’ meno per profondità; sarà possibile visitare molte ambientazioni differenti, infatti, ma ognuna di queste sarà composta da non più di due, tre schermate per volta. Si tratta in ogni caso di una scelta che, riflettendo bene, ha i suoi lati positivi, visto che aumenta il ritmo di gioco, consente di risolvere gli enigmi in maniera più veloce e, come visto, ha consentito di sviluppare location differenti tra di loro.
Anticipando brevemente le conclusioni finali, dunque, l’analisi del gameplay restituisce un’avventura grafica tutto sommato classica e piacevole, dalla longevità media (circa sette ore), e con una narrazione importante. 



Il futuro somiglia molto al passato
L’aspetto tecnico di Technobabylon è probabilmente quello meno interessante da analizzare. Diciamo questo perché il titolo è, in tutto e per tutto, simile agli altri prodotti sviluppati o prodotti da Wadjet Eye Games nel recente passato. Stabilire se questo sia un bene o un male non è risposta semplice, sia considerando il genere di gioco di cui si sta parlando, sia perché lo stile 8 bit può piacere o meno. In ogni caso, l’impostazione data al gioco vede una grafica bidimensionale che riesce a rappresentare sufficientemente la varietà di ambienti, mentre evidentemente lascia un po’ a desiderare nella realizzazione dei personaggi. La caratterizzazione dei vari protagonisti, però, si avvale della realizzazione dei volti degli stessi, che appariranno in bella vista durante i numerosi dialoghi. Si tratta di una scelta, questa, ormai tipica delle avventure Wadjet Eye Games, la quale dimostra sempre una sua efficacia.
Per quanto riguarda il doppiaggio, disponibile in inglese, il livello complessivo è sicuramente sufficiente. Ci ha colpito in positivo, ad esempio, la caratterizzazione del personaggio dell’agente Regis, cosi come di quella di alcuni personaggi secondari. Come da tradizione dei titoli pubblicati dalla casa newyorchese, poi, è possibile giocare l’avventura con l’ausilio del commento degli sviluppatori, di modo da avere una visione ancora più completa della vicenda narrata.
Dal punto di vista degli accompagnamenti musicali, infine, non sembra si possa parlare di un tema principale capace di attirare l’attenzione, e in generale il lavoro svolto non si segnala né in positivo, né in negativo.

Hardware
Requisiti minimi:
OS: Windows ME o superiore
Processore: Pentium 700 Mhz o superiore
Memoria RAM: 64 MB
Scheda grafica: 640x400, 32-bit
DirectX: Versione 5.2
Spazio su HDD: 3 GB
Scheda audio DirectX compatibile

Requisiti raccomandati:
OS: Windows ME o superiore
Processor: Pentium 700 Mhz o superiore
Memoria RAM: 64 MB
Scheda grafica: 640x400, 32-bit
DirectX: Versione 5.2
Spazio su HDD: 3 GB
Recensione Videogioco TECHNOBABYLON scritta da MASTELLI SPEED Technobabylon è un’avventura grafica più che discreta, che può contare su un gameplay non particolarmente originale ma sempre piacevole, e dotata di un discreto livello di difficoltà. L’elemento che ci ha colpito di più, in ogni caso, è la narrativa, capace di proporre una storia particolarmente interessante, e incentrata sulle conseguenze che può determinare l’utilizzo delle nuove tecnologie. Saranno diversi i momenti in cui ci si fermerà a pensare che il futuro disegnato dal titolo Technocrat è, in effetti, una possibile rappresentazione di quello che potrebbe accedere nel mondo reale e questo è, senza particolari timori di essere smentiti, il merito maggiore della produzione.
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