Recensione di Order of Battle: Pacific

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Strategico
  • Sviluppatore:

     Aristocrats
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1 - multiplayer fino a 4 giocatori
  • Data uscita:

     30 aprile 2015
- Complesso, profondo e impegnativo
- Una miriade di informazioni e unità da utilizzare
- Buona integrazione tra battagliere terrestri, aeree e navali
- Comparto grafico più che buono, considerato il genere di titolo
- Il tutorial avrebbe potuto contenere più informazioni
- Due campagne in single player, se si esclude il tutorial, sono un po’ poche
A cura di (Mastelli Speed) del
Gli strategici a turni, in special modo quelli relativi alla seconda guerra mondiale, rappresentano un genere un po’ di nicchia: si tratta di titoli che devono unire meccaniche piuttosto rigide a una rappresentazione storica fedele, non tanto dal punto di vista degli eventi da narrare ma piuttosto da quello delle unità da schierare sul campo da battaglia. Per tutti coloro i quali hanno passato ore a studiare tattiche belliche su Panzer General, allora, l’uscita del nuovo Order of Battle: Pacific potrebbe rappresentare una buona notizia: scopriamo perché.


Pianificare e agire
Sviluppato da The Artistocrats, e disponibile su PC, Order of Battle: Pacific è uno strategico a turni, con mappa formata da esagoni, che si propone di narrare le vicende della seconda guerra mondiale ambientate sullo sfondo dell’oceano pacifico. Stiamo parlando, tra gli altri, dello scontro tra Giappone e Alleati, che comprende alcune battaglie storiche come quelle di Pearl Harbor.
Il titolo, nello specifico, propone tre campagne single player, cui si vanno ad affiancare la possibilità di giocare uno scenario singolo, la creazione di mappe personalizzate tramite l’editor, e le sfide in multiplayer con altri giocatori, sia in ambiente online che direttamente sullo stesso PC (ogni giocatore, in questo caso, si alterna a seconda dei turni).
Concentrandoci sul versante single player, è giusto dire che le campagne vere e proprie saranno due, considerato che la prima sfida che andremo ad affrontare sarà composta da quattro scenari che avranno l’importantissima funzione di tutorial.
Le due direttrici narrative principali delle campagne, superato questo necessario periodo di apprendistato, ci vedranno a capo dell’armata del Giappone imperiale e degli Alleati. Nel primo caso, l’impero del Sol Levante potrebbe arrivare sotto la nostra guida a conquistare l’Australia, mentre nel secondo si andranno a rivivere le battaglie storiche che hanno segnato il secondo conflitto mondiale. In entrambe le occasioni, comunque, il primo scenario da affrontare sarà costituito dalla battaglia di Pearl Harbor, da combattere sia sul versante giapponese che americano. Comandando il Giappone, tanto per essere specifici, l’obiettivo sarà quello di continuare l’assalto per diciotto turni; nei panni degli statunitensi, invece, bisognerà resistere per quindici turni.

Rifornimenti!
Order of Battle: Pacific è un titolo che, dal punto di vista del gameplay, propone soluzioni solide e ben adattate alla varietà degli scontri propri del conflitto mondiale. Per capire di cosa stiamo parlando, conviene prendere ad esempio il tutorial: il primo scenario, dunque, ci illustrerà i fondamenti del combattimento a terra, il secondo introdurrà l’utilizzo delle navi, mentre il terzo si svolgerà esclusivamente in aria e per mare, avendo il controllo degli aerei e di una flotta navale. La quarta mappa, per ultimo, proporrà un riepilogo di tutte le situazioni viste.
E’ importante sottolineare l’intrecciarsi di questi tre livelli di combattimento, considerato che nella quasi totalità delle occasioni il giocatore sarà chiamato alla loro gestione in contemporanea. Per poter meglio controllare gli aerei, a questo proposito, è stato incluso un apposito pulsante che permette di passare rapidamente da una modalità in cui vengono evidenziate maggiormente le navi e le unità di terra a una che si concentra proprio sui velivoli. Un accorgimento utile, considerato che spesso le unità aeree presenti sopra le navi, ad esempio, potrebbero non essere così visibili.


Ogni unità presente sulla mappa da gioco, poi, presenterà l’essenziale dato relativa alla propria forza, espresso con un numero compreso tra 1 e 10, che indica peraltro anche l’efficienza dell’unità stessa. Va da sé che questo dato diminuirà nel momento in una data unità verrà attaccata e subirà danni. A una diminuzione della forza si accompagnerà un cambiamento del colore del dato numerico indicato in precedenza, fino a raggiungere un preoccupante rosso acceso. Ogni unità, però, può recuperare forza a costo di pochi Requisition Points, ovvero la valuta grazie alla quale potremo potenziare le truppe della nostra armata e formare nuove reclute.
Oltre ai Requisition Points, in effetti, i giocatori dovranno dare un’occhiata anche ai Command Points, necessari nel momento in cui si vuole acquistare una nuova unità; questi elementi determinano quanti combattenti possono essere disposti sulla mappa; va da sé che la distruzione di una qualsiasi truppa, ma anche specifici eventi nel corso della campagna (l’arrivo dei rinforzi alleati, ad esempio), possono aumentare a nostro favore il numero di Command Points.
Nel momento in cui si volesse attaccare una determinata unità avversaria, cambiando argomento, il gioco provvederà a fornire una rapida previsione dell’esito dello scontro, rappresentato proprio in termini di perdita di salute delle due parti. Si tratta di uno strumento molto utile, che consente una pianificazione dettagliata a seconda delle unità a propria disposizione e, è bene dirlo, anche delle condizioni geografiche. Riveste una certa importanza, infatti, la natura del territorio entro il quale si spostano le proprie unità: la vegetazione fitta, ad esempio, porta un bonus difensivo, ma d’altra parte diminuisce l’efficacia degli attacchi.
Alcune dinamiche decisamente interessanti sono quelle relative alle unità navali. Nel momento in cui si volesse far attraversare il mare a una determinata truppa di fanteria, infatti, basterà muovere l’unità stessa verso la costa. A quel punto, sulla mappa, apparirà un’ancora: trasportando l’unità su questo elemento il gioco provvederà a “trasformarla” in una nave da trasporto, buona per spostare fanteria e mezzi cingolati. Si tratta di una dinamica semplice ma che possiede un’importanza strategica elevatissima durante gli attacchi, considerato che il processo funziona sia nei casi di sbarco che di ritirata.
Le navi, però, ci consentono anche di introdurre l’importante concetto di rifornimento: per poter essere sempre al meglio delle loro forze, le varie unità devono poter contare su una linea di supporto. Occupare città e villaggi, allora, ma anche muovere le navi rifornimento vicino alle coste, ci consentirà di avere a disposizione il sostentamento necessario per le truppe. Tutto questo concetto viene riassunto, nel gioco, premendo la barra spaziatrice: una volta fatto ciò, infatti, il gioco ci mostrerà i centri di rifornimento, il collegamento tra questi e le relative unità vicine, nonché la quantità di risorse ancora disponibili. Durante gli sbarchi, dunque, sarà sempre buona norma tenere le navi rifornimento ben difese e il più vicino possibile alle unità terrestri. Il concetto di rifornimento non è così dissimile da quello del carburante per unità aeree, che dopo un certo numero di spostamenti dovranno per forza di cose tornare a una base, terrestre o navale, per un rifornimento.


Cifre tonde
Uno dei punti di forza del titolo è senza dubbio la varietà di unità disponibili: stiamo parlando, infatti, di più di 500 tra navi, aerei, unità di terra, mezzi cingolati e veicoli; tra questi trovano posto, tanto per fare qualche nome, il carro armato Stuart M3, il caccia Lockheed P-80, e il bimotore Nakajima J9Y.
Ogni unità presenterà uno specchietto riepilogativo in cui, tra le varie statistiche, vengono sottolineati tutti gli attributi difensivi e offensivi nello scontro tra aerei, navi e unità terrestri. Come si comprende si tratta di una mole di informazioni notevole, che sarà bene tenere sempre sotto occhio anche perché, in molti casi, le unità potranno contare su abilità specifiche da utilizzare in battaglia. Tra queste sottolineiamo la presenza del sonar, utile per intercettare i sottomarini, oppure la possibilità di sganciare dei siluri contro le navi avversarie; alcune di queste abilità avranno un tempo di ricarica, ovvero un certo numero di turni in cui sarà impossibile adoperarle.
Risulta molto interessante, poi, la possibile specializzazione delle unità, con lo sblocco di ulteriori abilità uniche: per la controparte giapponese, ad esempio, una possibile scelta è tra la “Carica Banzai” e il “Codice Bushido”. La prima opzione, come prevedibile, consente alle unità di lanciarsi in attacchi molto potenti ma che possono consumare fino a metà delle energie possedute; il secondo, invece, consente alle unità a corto di rifornimenti di sostenere più danni.
Ulteriore e possibile elemento differenziante è rappresentato dall’introduzione dei comandanti. Questi possono essere generali, capitani o piloti, e assegnabili rispettivamente a ogni unità terrestre, navale o aerea. Una volta fatto ciò, gli esagoni circostanti l’unità selezionata verranno evidenziati in modo evidente, e l’intera truppa godrà di bonus specifici. I comandanti possono anche essere catturati dai nemici, oppure feriti, ma torneranno disponibili dopo qualche turno.

Tanto da dire, tanto da fare
Ci sarebbe veramente ancora molto da dire su Order of Battle: Pacific: il titolo, infatti, è pieno zeppo di informazioni, dati, statistiche che faranno la felicità degli appassionati. C’è da dire che un tutorial più corposo in termini di spiegazioni, specialmente per quanto riguarda i rifornimenti, sarebbe stato più che ben accetto, ma è anche vero che il manuale del gioco (disponibile solo in inglese) rappresenta una buona guida.
C’è anche da considerare che due campagne in single player, forse, sono un po’ troppo poche, o comunque un po’ corte per i giocatori più esperti. Sia chiaro, stiamo parlando comunque di un titolo che porterà via parecchie ore, anche perché l’impostazione a turni consente di avere tutto il tempo necessario a pianificare le proprie mosse. Non c’è dubbio, poi, che la community potrà fare la sua parte grazie al buon editor di mappe integrato, aumentando ancora di più la longevità del prodotto.
Per ultimo, parliamo del comparto tecnico, anch’esso positivo. Prendendo in considerazione altri titoli del genere, dobbiamo dire che Order of Battle: Pacific presenta una resa grafica molto buona, con alcuni pregevoli effetti come il riflesso del sole sulle onde del mare, o le esplosioni. Si tratta di piacevoli orpelli che rendono ancora più immersiva l’esperienza e a cui, però, si poteva forse aggiungere una maggiore differenziazione delle unità, specialmente di fanteria; i più nostalgici, in ogni caso, potranno scegliere di optare per una mappa completamente in 2D, sul modello di Panzer General. Il comparto audio, invece, fa il suo dovere soprattutto grazie alle musiche di accompagnamento, mai ripetitive e sempre discrete; più che sufficienti, infine, anche gli effetti sonori.

Multiplayer
Come indicato nell’articolo, il multiplayer consente sfide online e, sullo stesso PC, fino a quattro giocatori. Per quanto riguarda le battaglie in rete, il titolo offre scenari 2 vs 2 basate sugli scenari delle campagne in singolo.

Hardware
OS: XP, Vista, 7, 8
Processore: Pentium 4 o equivalente
Memoria RAM: 2 GB
Scheda video da 512 Mb compatibile DirectX 9 con supporto shader 2.0
Spazio su HDD: 1 GB
Scheda audio compatibile DirectX
Recensione Videogioco ORDER OF BATTLE: PACIFIC scritta da MASTELLI SPEED Order of Battle: Pacific è un gioco complesso e impegnativo che possiede, in conclusione, tutto quello che gli appassionati di strategici a turni a sfondo bellico possono sperare di trovare in un titolo del genere. Questo significa complessità di utilizzo, un gran numero di dati e variabili di cui tener conto, e una specializzazione delle unità che diviene possibile grazie alla presenza dei comandanti e delle abilità sbloccabili. Se a ciò si aggiunge un numero spropositato di unità disponibili, e la buona integrazione tra battaglie terrestri, aeree e navali, si comprende come il titolo The Artistocrats sia un ottimo prodotto.
Proprio la complessità di utilizzo avrebbe forse giustificato la presenza di un tutorial più corposo e con più spiegazioni, e anche qualche scenario in più nelle due campagne in singolo; in ogni caso, si tratta di difetti che potranno anche scomparire nel momento in cui la community inizierà a produrre le prime mappe personalizzate.
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