Recensione di Banished

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Gestionale
  • Data uscita:

     18 febbraio 2014
- Immediato, ma anche difficile in tutte le sue sfumature
- Esente da bug e grossi difetti
- Comparto tecnico assolutamente lodevole
- Qualche crash di troppo
- Arrivati ai livelli più avanzati si sente la mancanza di ulteriori strutture
- Manca un tutorial (la traduzione italiana potete scaricarla)
A cura di (Mascalzone) del
Banished. O per meglio dire banditi, stando alla traduzione letterale del titolo. Il Medioevo è stato per larghissima parte un periodo buio per l'umanità: secoli interi in cui nemmeno il semplice diritto alla sopravvivenza era scontato. Tempi lontani, ma sempre estremamente affascinanti nelle loro infinite sfumature, in ambito letterario e cinematografico come in quello videoludico.



Survival city builder
Premessa l'ambientazione, collocabile attorno all'anno 1000, Banished si può descrivere come non altro che un gestionale di villaggi sviluppato a due mani, sin dal 2011, da Luke Hodorowicz. Proprio così, un solo sviluppatore come già tanti altri grandi successi della scuola indie, e date le eccellenti vendite su Steam questo è senz'altro ascrivibile tra essi. Fondata la sua personale softco Shining Rock Software come tanti altri developer in quel periodo si fece prendere dalla passione per i survival game portati alla ribalta dall'incredibile successo di Minecraft prima e DayZ dopo. Hodorowicz però si accorse presto che gli action RPG sul tema stavano diventando pure troppi e perciò decise di dedicarsi a qualcosa di più originale, qualcosa che chiedesse al giocatore di badare alla sopravvivenza non di un singolo individuo, ma di un'intera comunità.
Fortemente ispirato alla saga The Settlers di Blue Byte (a proposito: a quando nuove informazioni del nuovo capitolo Kingdoms of Anteria?) riproponendone molte delle meccaniche di base, Banished mette però da parte tutti gli elementi fantasy ponendosi l'obiettivo di offrire un gameplay decisamente più morigerato, privo della classica struttura a campagne e missioni utili a far sì che il giocatore venga sia introdotto al gioco seguendo una curva d'apprendimento più o meno ripida sia messo di fronte al cattivone di turno, in favore di un'impostazione sandbox in cui, scelto il nome della città, le dimensioni della mappa e le sue caratteristiche morfologiche (è possibile selezionare terreni di tipologia più o meno montuosa) scopra da solo cosa vada fatto affinché il manipolo di esiliati affidatisi alla sua guida affronti il peggior nemico possibile: la natura.



L'equilibrio di un ecosistema
Caratteristica peculiare di Banished è infatti il ruolo centrale dato al succedersi delle quattro stagioni: ognuna di esse è suddivisa in tre fasi, corrispondenti ai tre mesi della loro durata e, soprattutto nelle fasi iniziali, tutto deve essere finalizzato al sopravvivere alle rigide temperature della stagione nevosa, cercando di non far crepare in massa i villici al sopraggiungere delle prime gelate. Per ottenere ciò occorre anzitutto dedicarsi alle esigenze primarie: essenzialmente cibo e tepore, fatti di duro lavoro nei campi, legna da ardere e mura domestiche. Nei mesi che separano l'inizio del gioco dal primo inverno dovremo quindi pensare a creare coltivazioni, con i fattori che semineranno in primavera e raccoglieranno tra estate e autunno, abbattere alberi e affidare i tronchi a un taglialegna in modo che possano essere utilizzati per alimentare i camini delle case che andremo a costruire, essenziali per la riproduzione e quindi alla nascita di bambini che, passati i dieci anni d'età, diverranno lavoratori anch'essi a meno che non li si voglia fare studiare: ciò li tratterrà sino al diciassettesimo compleanno ma li renderà anche istruiti e di conseguenza decisamente più produttivi.
Tutto questo ovviamente richiede risorse, suddivise in tre tipi fondamentali: legna, pietra e ferro. All'inizio si ha a disposizione una piccola riserva di ognuna, corrispondente a quello che gli abitanti sono riusciti a portarsi dietro sino allo sperduto angolo di mondo in cui si realizza l'insediamento, ma ben presto affinché le cose possano funzionare sarà necessario assicurare un costante approvvigionamento per ognuna di esse.
Qui ci viene incontro la terra stessa, ricca di alberi e affioramenti di rocce e minerali, ma già dopo i primi anni ci si rende conto che non si può fare affidamento solo sul mero sfruttamento del territorio, perché naturalmente è limitato e inoltre la lunghezza degli spostamenti diventa sempre maggiore, rendendo presto consigliabile creare posti di lavoro dedicati come i boscaioli in grado di selezionare accuratamente gli alberi maturi da tagliare piantandone al contempo di nuovi, in modo da rendere le foreste fonti inesauribili di legname.
Il gioco mette dunque a disposizione tutta una serie di strutture utili a rendere lo sviluppo del villaggio ecosostenibile, ognuna delle quali rende disponibili nuove professioni, come il pontile dei pescatori che server ad avere una fonte di cibo per tutto l'anno o l'erboristeria tramite cui è possibile offrire cure aumentando la salute degli abitanti, cosa da tenere sempre sott'occhio insieme alla loro felicità.
Altra feature di Banished è infatti quella di simulare accuratamente il ciclo vitale, non solo degli alberi ma anche delle persone. Dopo il passaggio da bambino ad adulto, come detto prima influenzato dalla fase scolastica, raggiunta una certa età ogni abitante passerà a miglior vita tanto da rendere fondamentale la disponibilità di posti al cimitero e un continuo ricambio di manodopera poiché ogni struttura, per funzionare a pieno regime, richiede un certo numero di mestieranti. Facile a dirsi ma molto a meno a farsi, tanto che i salvataggi sono un aiuto fondamentale e persino ricominciare daccapo imparando dai propri errori è una buona regola. Infatti proprio in questo sussiste la principale sfida del gioco: gestire un ecosistema chiuso in tutti i suoi elementi, dai suoi abitanti alle risorse a loro disposizione, preoccupandosi di mantenerlo sempre in equilibrio.



Padroni di un unico destino

Messe in pratica queste nozioni si arriva alle fasi più avanzate del gioco, quelle in cui si comincia a costruire sul serio e quindi aumenta notevolmente la popolazione. Non appena si avrà un numero di cittadini sufficiente si dovrà pensare ad aprire cave e miniere per ricavare risorse dal sottosuolo, che è poi l'unica maniera per accedere al carbone utile non solo al maniscalco per costruire attrezzi più durevoli ma anche per riscaldare le case con maggiore efficacia rispetto alla legna. Vi è poi la sartoria che cuce gli essenziali cappotti che riducono il consumo di calorie e quindi di cibo, che lega la sua produzione alle riserve di caccia attraverso cui si ottengono le pelli e si differenza l'alimentazione degli abitanti insieme coi frutteti e quanto trovato nei boschi dai raccoglitori, potendo persino costruire un emporio sul fiume per il commercio con l'esterno, basato esclusivamente sul baratto dato che il gioco non contempla la presenza di alcuna moneta. Quest'ultimo è anche l'unico modo per acquistare animali da pascolo, fonte primaria di carne e quindi proteine nonché nuove sementi per differenziare le coltivazioni.
Solo successivamente l'essersi assicurati quest'abbondanza di risorse si potrà quindi pensare a far diventare il villaggio un vero e proprio centro urbano con strade lastricate, case in pietra, il municipio, chiese, taverne, mercati, ospedali e persino pensioni in grado di accogliere nuovi cittadini provenienti da altre località.
Passando il centinaio di abitanti i villaggi di Banished diventano un vero e proprio rebus di microgestion e del resto qui sta il bello, dovendo tenere sempre bilanciati consumo e produzione edificando con accurata pianificazione in modo che gli abitanti abbiano sempre magazzini, depositi e servizi rapidamente accessibili e ricordandosi di riservare l'adeguato spazio alla natura per le strutture che ne richiedono lo sfruttamento, pena l'inesorabile carestia. Pensate che la fedeltà della simulazione arriva al punto di dover ruotare le coltivazioni per evitare il calo della fertilità del terreno, e non mancano nemmeno disastri come incendi, tornado, infestazioni di parassiti e pestilenze.
Tutto questo non sarebbe possibile se non fosse corroborato da un comparto tecnico all'altezza del compito: a parte qualche saltuario crash il gioco è praticamente esente da bug, e sappiamo quanto questo sia importante nonché nient'affatto scontato in un gestionale. Inoltre l'interfaccia è molto intuitiva, funzionale ed estremamente personalizzabile facendo uso di finestre separate che possono essere visualizzate e spostate a piacimento. Il comparto tecnico è infine decisamente lodevole, non solo perché estremamente leggero ma perché la grafica fa il suo con un'ottima attenzione per i dettagli, con l'unico neo dello zoom visuale un po' limitato. Anche il sonoro si fa apprezzare con effetti molto curati e anche le musiche di sottofondo, pur comprendendo pochi brani, sono molto ispirate.

Multiplayer
Assente

Hardware
Requisiti minimi - consigliati:
OS: Windows XP - Windows 7, 8
Processore: Intel o AMD dual core - Intel o AMD quad core
RAM: 512 MB
Scheda grafica: AMD o Nvidia con 512 MB RAM
Spazio su HD: 250 MB
DirectX: 9.0c - 10
Recensione Videogioco BANISHED scritta da MASCALZONE Tutto il fascino di Banished consta nell'essere un titolo semplice nelle basi ma al tempo stesso dannatamente complesso nella giocabilità per via di tutte le variabili da tenere in costante considerazione per riuscire a espandere il villaggio fino a farlo diventare una vera e propria città medievale. Il fulcro del gioco non risiede infatti nell'accumulo e investimento di risorse: a determinare le possibilità di crescita contribuisce soprattutto l'efficacia con cui esse vengono utilizzate e rese disponibili per ognuno dei suoi abitanti, rendendo cardine il principio di causa ed effetto per ogni modifica al fragile equilibrio della simulazione. In buona sostanza un piccolo, grande capolavoro che nessun appassionato di questo genere deve lasciarsi sfuggire.
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