Recensione di ArcheAge

- Tantissime combinazioni per le classi
- Open world ricco di opportunità
- Il gioco vero comincia quando il leveling finisce
- Fase di leveling piatta
- Richiede tantissima dedizione
- Free to play solo di facciata
A cura di (Mascalzone) del
Premesso che World of Warcraft fa storia a sé, l'anno che si sta per concludere verrà probabilmente ricordato come l'ultimo anno dei MMORPG theme park. Nel corso di questi ultimi dodici mesi sono infatti arrivati gli ultimi Tripla A di questo genere, ultimi perché non se ne vedono di nuovi all'orizzonte. Dopo The Elder Scrolls Online di ZeniMax e WildStar di Carbine Studios questo 2014 si è chiuso con ArcheAge, un titolo che va ben oltre le apparenze.



Il tempo è galantuomo
Partiamo subito col dire che questo non è un prodotto occidentale, ma coreano. Chi ne ha seguito lo sviluppo sa che ArcheAge, come del resto i due titoli sopracitati, è figlio del periodo in cui i nuovi MMORPG venivano annunciati con estrema frequenza, indicativamente compreso tra il 2006 e il 2010: la software house di Seoul XLGames fondata da uno dei creatori del gioco massivo orientale di maggior successo di sempre, Lineage, è nata proprio allo scopo di creare questo titolo. All'inzio del 2012 ArcheAge è uscito in Corea, poi anche in Giappone, mentre all'inizio di quest'anno è arrivato in Russia. La versione occidentale curata da Trion Worlds, la stessa casa dell'apprezzatissimo RIFT, si è dunque fatta attendere tanto a lungo da appunto divenire l'ultimo theme park in ordine di tempo a essersi reso disponibile per i giocatori nordamericani ed europei.
Un attesa di quasi 30 mesi dovuta non solo dal processo di localizzazione ma anche ai problemi che il gioco ha avuto in madrepatria: dalle premesse avrebbe dovuto spaccare tutto e diventare il nuovo campione d'incassi, ma la realtà ha voluto che in brevissimo tempo abbia dovuto completamente rivedere i propri piani, piegandosi al free to play a tempo di record. Quando questo avviene (Star Wars: The Old Republic penso lo ricordiate tutti) è segno di fuga generale di giocatori dovuta a problematiche profonde, che questo lungo posticipo avrebbe dovuto quantomeno mitigare per offrirci un massivo rodato e pronto per un lancio memorabile.



Ho visto day one che voi umani...
E lancio memorabile è stato, però in termini esclusivamente negativi. Con il suo titolo di debutto RIFT nel 2011 Trion seppe fare ciò che a molte altre softco non è mai riuscito, nemmeno al secondo o terzo tentativo: rilasciare in modo praticamente perfetto un nuovo gioco persistente, con code gestibili tranne che in pochi intasati server, un netcode pulito e un client privo di grossolani difetti che impedissero di fruirne sin da subito. Le premesse perché con ArcheAge le cose si potessero ripetere insomma c'erano, e la fiducia non è mancata tanto che ancora prima che la beta iniziasse già oltre un milione sono stati i netgamer registratisi per parteciparvi. L'hype insomma il suo lavoro l'ha fatto più che egregiamente e dunque non restava che accedere ai server, magari acquistando un Founder's Pack con la promessa di bypassare l'inevitabile affollamento iniziale.
Nei fatti c'è stato invece l'assoluto delirio. Chi ha fatto il Patron, cioè ha pagato l'abbonamento mensile, ha dovuto mettersi in coda per ore, chi non lo ha fatto addirittura per giorni, sempre che i pochi server resi disponibili da Trion con poca lungimiranza non implodessero costringendo a ricominciare daccapo.
Ioltre vi sono stati anche notevoli problemi di sicurezza, con l'intrusione da parte di hacker proprio nei momenti topici, nonché l'invasione dei botter che hanno sfruttato bug ed exploit rovinando l'economia di molti server. Cose che come potete immaginare hanno aggiunto frustrazione a frustrazione soprattutto perché, con due anni abbondanti di release sulle spalle, era lecito aspettarsi che certe magagne fossero già belle che risolte.

120 classi possono bastare
Una premessa doverosa per spiegare le tantissime lacune di publishing che hanno inficiato per qualcosa come tre mesi la possibilità di apprezzare ArcheAge: Trion si è insomma data la zappa sui piedi dimostrandosi del tutto impreparata a gestire un titolo che fa degli elementi sandbox il suo punto di forza. Se da un lato infatti il MMORPG di XLGames offre sistemi di gioco e progressione piuttosto tradizionali, anche se decisamente approfonditi, dall'altro è tutto quello che ne costituisce il contorno che ha catturato le principali attenzioni.
Andando con ordine, già dal il processo di creazione del personaggio si intuisce la cura per i dettagli con cui il titolo è stato realizzato: la caratterizzazione estetica è una delle più complete che si siano mai viste, anche se inspiegabilmente (o meglio, non lo è per un titolo coreano) non si possono modificare le forme del corpo. Le razze sono quattro, due per continente: Nuian ed elfi per Nuia, Firran e Harani per Haranya. Queste sono caratterizzate da tratti umani o elfici, e mancano quindi razze più particolari che spesso si trovano nei titoli orientali (chi conosce i Popori di TERA sa a cosa mi riferisco). Questo poiché l'ambientazione fantasy di ArcheAge vuole che le popolazioni di entrambi i continenti avessero una comune storia di convivenza in armonia, spezzata dalle vicende che andremo a scoprire nell'avventurarci nel mondo di gioco.
A questa scelta fa però da contraltare un numero di classi assolutamente ampio: è possibile mescolare i 10 skillset di base in gruppi di tre per un totale di ben 120 combinazioni disponibili ognuna con alberi di abilità personalizzabili. Di queste le build che vengono effettivamente sfruttate dai player sono circa un terzo, divise nell'usuale trinità healer, tank e DPS. La varietà è quindi elevatissima e particolarmente apprezzabile è il fatto che la maggior parte delle combo permetta di sfruttare armi diverse tra loro, come ad esempio arco e spada.



Sandbox a metà
Tutto ciò sottintende un vasto sistema di quest con cui sbizzarrirsi, e ArcheAge non lo fa mancare: questo, insieme al sistema di combattimento detto Tab-targeting (alla WoW per intenderci), costituisce l'elemento più classico del gioco anche per via della presentazione delle missioni interamente testuale, ormai ben poco intrigante. Quello che si ha modo di apprezzare per il 90% del tempo prima di raggiungere al level cap fissato al 50, insieme con i dungeon per gruppi da 3,5 o 10 giocatori nel caso dei due dedicati all'end-game, non colpisce insomma per originalità a causa di una struttura portante che qualsiasi appassionato conosce sin troppo bene.
ArcheAge riprende inoltre la vocazione decisamente solo oriented della fase di progressione cui i MMORPG si sono ormai assuefatti, con le istanze a fare da usuale eccezione per le quali la mancanza di un group finder rende altamente consigliabile appartenere a una gilda onde evitare snervanti sessioni di looking for group. Non aiuta poi il fatto che le quest abbiano un generale orientamento al grind e nonché un'ottimizzazione che in molti casi lascia a desiderare, come nel caso della sicuramente migliorabile integrazione tra il journal e la mappa.
Ma, come dicevamo in apertura, il MMORPG di XLGames offre molto altro: lo si scopre a partire dal decimo livello, quando si viene introdotti al sistema di farming che ne rappresenta uno degli spunti più innovativi: non solo si possono raccogliere le risorse sparse per le varie zone, ma anche sviluppare la propria fattoria per raccogliere i frutti della terra piantando semi, differenti a seconda della zona (temperata, arida, tropicale, artica e persino subacquea) in cui andremo a realizzarla. Attraverso le stalle è persino possibile far crescere le cavalcature.
Dunque un crafting che finalmente è stato legato a doppia mandata a un housing system (perché sono naturalmente presenti anche le case) non istanziato che permette ai giocatori di forgiare in maniera palpabile il mondo di gioco realizzando i propri insediamenti. Il tutto corroborato dalla presenza di 21 diverse professioni che danno grande profondità alle attività non legate al combattimento.



Pirati non si nasce, si diventa
Tutto questo rende bene l'idea di quanto l'economia sia messa in mano ai giocatori, con la giusta spinta su uno dei cardini perduti dell'anima dei MMORPG: l'interazione tra giocatori, che qui ritorna preponderante nell'end-game. Attraverso la presenza di una professione dedicata al commercio e di missioni appositamente disposte al trasporto di merci, via via più remunerative più lungo è il percorso da affrontare sino ad arrivare a quelle che richiederanno di spostarsi (senza poter utilizzare portali, aeronavi e diligenze) nel continente nemico, con tutto quel che ne consegue in termini di rischi non solo per la propria incolumità ma anche per il furto di ciò che si trasporta.
Per fare questo occorre attraversare l'oceano che li divide, il che ci porta all'elemento più originale dell'ambientazione di ArcheAge: l'oceano. È possibile costruire (e affondare) ben dodici tipi diversi di imbarcazioni, dalla semplice canoa sino a giganteschi galeoni portando materiali di porto in porto o per combattere per il predominio delle rotte più profique. Non è affatto raro vedere vascelli mercantili dotati di un'imponente scorta, anche perché in queste acque si annidano i membri della terza fazione del gioco: i pirati, coloro che non appartenengono a nessuna delle due fazioni continentali.
Trattasi di giocatori che hanno deciso di seguire la via del crimine derubando o uccidendo membri della propria fazione, in grado di unirsi in apposite forze di spedizione (le gilde di ArcheAge) e quindi decisamente pericolosi. Se infatti commettere crimini comporta all'essere denunciati e processati dagli stessi giocatori dovendo espiare le proprie pene andando in prigione sino ad azzerare il proprio debito con la giustizia, oltre al fatto che da queste si può però facilmente evadere resterà comunque l'infamia che, a meno che un giocatore non decida di redimersi, si accumulerà sino a raggiungere l'ammontare con il quale automaticamente si passerà alla fazione pirata. E se ci sarà chi è pronto ad accogliervi a quel punto sarete attaccabili da chiunque!

PvP d'annata
Spero di aver reso l'idea del grado di libertà fornito da ArcheAge, uno di quei rari MMORPG in cui si può realmente dire che il vero divertimento inizia una volta raggiunto il cap, Merito di un gameplay che, al contrario di molti altri titoli analoghi offre feature realmente immersive come quelle sopradescritte, perché concepite non come un banale more of the same finalizzato al mero ottenimento di equipaggiamento sempre più potente, anche se ovviamente c'anche quello.
Questo quadro non può però naturalmente definirsi completo senza un adeguato comparto PvP, e anche in quest'ambito il gioco non delude: il mondo è aperto agli scontri tra giocatori a partire dalle zone dedicate a chi ha raggiunto il livello 30, con tanto di obiettivi dedicati utili a farsi le ossa. Chi invece vuole evitare le baruffe e dedicarsi al solo PvE può comunque recarsi in tali regioni quando queste sono in pace (oltre a questo sono altri cinque i crescenti gradi di contestazione) ma ciò equivale a escludersi volontariamente da gran parte di quello che è il flucro del divertimento. Seppure infatti non manchino arene istanziate dedicate ai duelli o agli scontri a squadre 5 vs. 5 c'è l'intero terzo continente di Auroria, implementato con il primo aggiornamento dei contenuti e aperto a entrambe le fazioni, dedicato quindi alle schermaglie su larga scala persino con la possibilità di costruire castelli, attaccabili ogni tre settimane con tanto di macchine di morte quali catapulte e torri d'assedio.
In buona sostanza il gioco offre tutto quell'insieme di caratteristiche che fanno la differenza per gli appasionati di scontri tra player: un PvP non circoscitto ma adeguatamente contestualizzato con tanto di battaglie navali e guerre tra gilde. Tutto questo fa di ArcheAge un MMORPG dai contenuti eccezionalmente variegati, che lo rendono più appartenente alla vecchia scuola che a quelli più orientati ai casual player.

Chi vuole può permetterselo
Un titolo che in definitiva richiede assoluta dedizione e offre in premio le grandi soddisfazioni che solo un vero open world può garantire. Ci sono però due ostacoli da superare assunto che il terzo, quello dei problemi di gioventù ampiamente descritti, sia ormai stato superato. Il primo è relativo al numero di ore di gioco che occorre necessariamente dedicargli: prima per arrivare al cap affrontando la parte meno avvincente del gioco e poi per rimanere coinvolti in quelle che sono le attività end-game votate alla persistenza, che certo non aspetteranno il vostro login per evolversi.
Infine c'è il modello commerciale: il free to play infatti è una mero stratagemma votato ad aumentare la popolazione dei server in favore di chi l'abbonamento lo paga acquistando il Patron. Non solo non avendo tale status si ha la limitazione di non poter reclamare la terra e quindi costruire case e fattorie, ma i Labor Points necessari a compiere tutte le attività di crafting si ricaricano molto lentamente e se ne hanno a disposizione molti meno di chi paga il canone, che inoltre ha un boost del 10% sul rateo di acquisizione di esperienza.
Di fatto si viene estromessi da molte delle cose più interessanti, anche se c'è da precisare che è comunque possibile acquisire il Patron anche senza spendere soldi veri comprando l'oggetto APEX con la moneta del gioco, al costo però di dedicare molte ore al solo ingrassamento del conto in banca.

Multiplayer
Always online

Hardware
Requisiti minimi - consigliati:
OS: Windows XP - Windows 7
Processore: Intel o AMD dual core - Intel o AMD quad core
RAM: 2GB - 4 GB
Scheda grafica: Radeon HD4000 o GeForce 8000 - Radeon HD4850 o GeForce 9800
Spazio su HD: 30 GB
DirectX: 9.0c - 11
Recensione Videogioco ARCHEAGE scritta da MASCALZONE ArcheAge è un MMORPG davvero immenso e ricco di opportunità come non se ne vedevano da tempo. C'è voluto parecchio tempo perché venissero finalmente risolti gran parte dei problemi che ne hanno completamente rovinato il lancio, proseguiti per mesi con gravi colpe di Trion Worlds. D'altronde questo può essere il momento perfetto per entrare in gioco: se decidete di farlo sappiate che il primo impatto non sarà nulla di trascendentale, anche per via di un comparto tecnico non freschissimo dovuto all'interminabile ritardo che paga la versione occidentale. Il CryEngine 3 fa però egregiamente il suo lavoro in termini di prestazioni, considerando che quello di cui stiamo parlando è un vero open world popolato da miglaia di giocatori. In sostanza se avrete la perseveranza necessaria per arrivare al cap probabilmente sarete affascinati da ciò che il gioco avrà da offrirvi e a quel punto la soluzione migliore sarà senz'altro quella di godervelo facendo qualche mese di abbonamento. Se siete appassionati di MMORPG e cercate un prodotto che vada oltre le abusate meccaniche da theme park difficilmente ve ne pentirete!
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