Recensione di Wasteland 2

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     InXile
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     14 dicembre 2013 (Early Access) - 19 Settembre 2014 - 16 Ottobre 2015 (PS4-Xbox One)
- Esperienza di gioco totalizzante
- Dialoghi e ambientazioni da brivido
- Difficile...
- Combat system tatticamente stimolante
- Altamente rigiocabile
- Interfaccia migliorabile
- Tecnicamente ancorato al passato
- ...a volte anche troppo
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A cura di (DottorKillex) del
Si può dire quello che si vuole di piattaforme di fund raising come Kickstarter, e di certo molte delle critiche ad esse rivolte sono giustificate.
Eppure, astraendo per un attimo il discorso e analizzando la prospettiva dal punto di vista di un appassionato di giochi di ruolo, non si può non essere grati a Kickstarter, che, dopo i fasti del recente Divinity: Original Sin, ci regala un titolo atteso 26 anni, che segna l'atteso ritorno di quel geniaccio folle di Brian Fargo.
Signore e signori, benvenuti nell'Arizona post apocalittica.



La dura vita del Desert Ranger
Seguito diretto di quel Wasteland pubblicato da Interplay su Commodore 64 e Ms-Dos, Wasteland 2 è però anche il figlioccio dei primi due Fallout, cui, paradossalmente, sembra avvicinarsi molto di più del Fallout 3 dato alle stampe dopo il trattamento Bethesda, affine per ambientazione e spirito ma assai differente in quanto a meccaniche e profondità di gioco.
A scanso di equivoci, chi scrive non appartiene alla schiera di coloro che hanno disprezzato il lavoro di Bethesda (e poi di Obsidian con New Vegas), e quindi non aspettatevi di leggere frasi come “questo sarebbe dovuto essere Fallout 3” o “il tempo ha reso giustizia ai fan della prima ora”: Wasteland 2 merita di essere giudicato per niente di più di quello che è, indipendentemente dall'evoluzione della serie “cugina”.
E cos'è, allora, questo Wasteland 2?Un gioco di ruolo vecchio stampo, di quelli che spopolavano una quindicina di anni fa, senza indicatori a schermo per gli obiettivi di missione, senza tutorial estesi, senza cutscene a premiare l'avanzamento nella storia principale.
In compenso, l'ultima fatica del team di Brian Fargo trasuda passione da ogni linea di dialogo, non ha paura di proporre soluzioni di game design ampiamente superate né di mettere il giocatore davanti ad una lunga serie di scelte, dalle conseguenze non sempre chiare ma davvero tangibili nell'arco dell'avventura.
La complessità e il livello di difficoltà generale si esplicano subito dalle prime schermate: dopo un filmato con attori veri (che mi ha ricordato, chissà perché, l'indimenticabile intro del primo Resident Evil), saremo chiamati a creare i quattro personaggi del nostro party da zero, destreggiandoci tra valori e abilità tra le più disparate, oppure optando per modelli predefiniti.
Se altrove la fase iniziale è utile solo a livello estetico o per scegliere la propria classe tra tre o quattro, se vorrete avere qualche possibilità di sopravvivere nelle lande desolate di Wasteland 2 dovrete pesare con il bilancino la distribuzione degli skill point, creando una squadra versatile che nel contempo non disdegni le specializzazioni.
Molto più facile a dirsi che a farsi, a causa della penuria di punti abilità che i ragazzi di inXile ci concedono.
L'incipit narrativo vedrà la nostra squadra errare per l'entroterra radioattivo dell'Arizona occidentale per guadagnarsi il favore del generale Vargas, veterano di mille battaglie alla guida dei Desert Ranger, ultima, flebile luce nel buio della desolazione postatomica.
Nonostante qualche colpo di scena inaspettato, non è tanto la complessità dell'intreccio a garantire la qualità del sostrato narrativo del titolo, quanto piuttosto la cura con cui il mondo di gioco è realizzato in ogni più piccolo dettaglio, l'amore infuso nelle migliaia di dialoghi del tutto accessori, le conseguenze delle nostre scelte che torneranno a chiederci il conto prima della fine.
Come per gli straordinari mondi creati da Bethesda e dalla stessa Interplay con i primi due Fallout, il giocatore si perderà in un labirinto di missioni secondarie, con storyline dedicate, traboccanti di personalità uniche e capaci di coinvolgere e divertire quanto, se non più, della quest principale.
Il più bel complimento che penso si possa fare a è che, se anche non fossi stato alle prese con la recensione, avrei comunque cercato il dialogo con tutti gli NPC incontrati in una sessantina di ore di gioco( divise tra la versione early access e quella finale), a testimonianza della bontà dello script del gioco.



Sopravvivere o dispensare giustizia?
Le dinamiche di gioco del titolo sono prese di peso dal filone d'oro dei cosiddetti CRPG (classic role playing games) che hanno fatto del PC la macchina preferita di tutti i giocatori di ruolo negli ultimi trent'anni: visuale dall'alto, completamente ruotabile, sistema di combattimento a turni, apparentemente rigido nello svolgimento ma assai flessibile una volta presa la mano, e un'infinità di dialoghi testuali, doppiati solo in piccolissima parte.
In un'intervista di qualche mese fa, Brian Fargo ammetteva candidamente che all'interno della sua creatura c'erano più parole che nell'intera saga letteraria di Harry Potter: Wasteland 2 spinge il giocatore a leggere in maniera partecipativa, tramite un sistema di parole chiave che possono essere evidenziate per dare origine ad altri dialoghi, e tende a premiare i giocatori che sceglieranno di approfondire abilità come Carisma o Leadership, cui sarà concesso un ventaglio assai più ampio di possibilità di interazione con i numerosissimi personaggi non giocanti che popolano il mondo di gioco.
Le ricche fasi di esplorazione confluiscono in maniera naturale nei combattimenti, senza interruzioni o schermate dedicate: alla vista di un nemico su schermo basta sparargli (o entrare nel suo cono visivo) per iniziare lo scontro.
Il sistema a turni, influenzato da valori come Velocità e Consapevolezza, funziona egregiamente, e guadagna in profondità quello che perde in dinamismo: il giocatore è chiamato a giocare di squadra, posizionando al meglio le proprie pedine sulla scacchiera, sfruttando le coperture e mantenendo un atteggiamento difensivo per la stragrande maggioranza degli scontri.
Eh sì, perché, tra le caratteristiche old school dell'ultima fatica inXile c'è anche il livello di difficoltà generale, decisamente lontano dai canoni odierni: se al livello di difficoltà minimo i combattimenti sono una passeggiata di salute, già dal secondo livello di difficoltà (di quattro totali) ogni minima distrazione porterà a perdere uno o più membri del proprio party e, inevitabilmente, a ricaricare l'ultimo salvataggio.
Se durante le primissime ore di gioco questo è dovuto principalmente all'inettitudine dei nostri quattro protagonisti (la cui arma si incepperà con frequenza esagerata e i cui colpi mancheranno il bersaglio il più delle volte), con il prosieguo delle ore Wasteland 2 tiene alta la tensione tramite la scarsità di risorse concesse al giocatore, le frequenti imboscate e la costante superiorità numerica dei nostri avversari.
Attenersi in maniera così rigida al passato ha anche i suoi lati negativi, però: durante la prima parte dell'avventura ci si troverà spesso a lottare con una telecamera a volte poco collaborativa, che sembra divertirsi a nascondere alla vista del giocatore scrigni e porte di ingresso, e si avrà spesso l'impressione che la difficoltà di gioco sia inasprita artificiosamente, in maniera non sempre lecita.
Mi riferisco soprattutto alla scarsa affidabilità delle percentuali mostrate prima di portare un colpo in battaglia, al drop rate del tutto casuale e alla presenza di nemici in grado di disarmare il nostro party e ingerire le armi, così da lasciarlo del tutto indifeso anche a scontro ultimato.
Il gameplay del titolo, volendo trarre le somme, rispetta fino in fondo le promesse fatte in fase di raccolta fondi dal team di sviluppo, offrendo agli appassionati di vecchia data un tuffo nel passato di quelli che difficilmente dimenticheranno, ma, nel contempo, rifiutandosi categoricamente di tendere una mano alle nuove leve (sarebbe bastata anche un'interfaccia meno macchinosa, ad esempio).



Back to 1999
A parte questa immobilità forzosa, è difficile trovare altre falle nel sistema di gioco ideato dai ragazzi di Brian Fargo, ma purtroppo lo stesso non si può dire del versante tecnico.
Il motore che fa girare Wasteland 2 è antiquato, povero nella modellazione poligonale tanto quanto nel comparto animazioni, e fa sinceramente rimpiangere quanto visto in estate con il già citato Divinity: Original Sin: la sola, parziale attenuante che si può concedere al team di sviluppo è da ricercarsi nella volontà di permettere al numero di fan più ampio possibile di cimentarsi con questa strabiliante avventura, visto che è stato proprio l'amore degli appassionati a permettere la realizzazione di questo progetto.
Questo però non giustifica la resa finale poco più che sufficiente, che stride con l'accuratezza e la passione con cui sono stati realizzati i personaggi, i dialoghi, le quest secondarie.
Discorso analogo per il sonoro, che riserva più bassi che alti, con diverse fasi di gioco trascorse nel silenzio più assordante. Meglio il doppiaggio, che, pur risultando marginale rispetto all'enorme quantità di dialoghi, denota una certa cura per la scelta delle voci e sufficiente caratterizzazione anche per le voci dei personaggi meno importanti nell'economia di gioco.
Applausi a scena aperta invece per la longevità: oltre alle circa quaranta ore necessarie per portare a termine la quest principale, ve ne sono almeno altre venti di sole missioni opzionali, e, vista la grande quantità di decisioni che il gioco ci costringe a prendere, non è assurdo pensare a più playthrough, utili a sviscerare ogni risvolto narrativo.
Recensione Videogioco WASTELAND 2 scritta da DOTTORKILLEX Come una ragazza che non si concede al primo appuntamento, o una serie TV che spicca il volo solo a partire dalla seconda stagione, Wasteland 2 pretende pazienza, passione, capacità di stringere i denti quando il gioco stesso sembra remare contro, e in cambio offre un'esperienza totalizzante, capace come poche altre di trasportare il giocatore in una realtà alternativa, da cui, nonostante tutte le difficoltà, uscirà malvolentieri.
Dopo 26 anni ci troviamo di fronte ad un titolo magnetico, assolutamente non scevro da difetti ma che manderà in sollucchero i fan di vecchia data.
Non altrettanto consigliato ai neofiti, che comunque potrebbero scoprire, nel dargli una possibilità, che i giochi di ruolo di una volta non hanno nulla da invidiare a quelli di oggi. Anzi.
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