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Pineview Drive

Pineview Drive

30 giorni di buio

Recensione
A cura di del
Sin dalla prima schermata, gli sviluppatori di Pineview Drive avvertono che le persone con problemi cardiaci e le donne incinte dovrebbero fare a meno di usufruire del gioco. La frase successiva, “fatelo a vostro rischio”, sembra far presagire momenti di puro terrore e uno stato d’ansia che si protrarrà per tutto l’arco dell’avventura. In parte, bisogna ammetterlo, è così, ma solo prima di capire esattamente fino a dove può osare il titolo dei tedeschi Visual Imagination Software. 



Senza requie
Pineview Drive comincia col protagonista fermo davanti a un enorme e sinistro cancello che dà su un ampio giardino circolare. Una volta spalancate le sue ante, viene spiegato che l’enorme magione che vi sta di fronte è stato il luogo di soggiorno del vostro alter ego e di sua moglie, scomparsa in circostanze misteriose proprio durante la villeggiatura. Tornerete a Pineview Drive vent’anni dopo, con la speranza di trovare un indizio o forse una traccia che possa ricondurre alla causa di quella dolorosa perdita, e con la consapevolezza che avrete solo trenta giorni a disposizione per svelare il mistero. Il posto è di quelli che tolgono il fiato, e non per la sua rara bellezza: antiche statue che sembrano poggiare il loro gelido sguardo sulla vostra schiena, scricchiolii e rumori inspiegabili, fruscii molesti tra le aiuole, un’altalena sgangherata che oscilla anche senza un alito di vento, un vecchio faro oltre una scogliera sorvegliata uno spaventapasseri, e una villa tardo ottocentesca piena di porte, scale e poltergeist.
L’orrore di Pineview Drive viene costruito con attenzione e si presenta per gradi, in un crescendo di intensità che trova la sua massima espressione nelle prime giornate di esplorazione. Sebbene la magione riesca a mantenersi spettrale fino alla fine, con colpi da maestro che fanno letteralmente gelare il sangue nelle vene, ci sono dei clamorosi cali che dipendono essenzialmente da due fattori: poca creatività nel variare le situazioni all’interno di un’ambientazione che rimane sempre la stessa, e l’insopportabile backtracking che vi fa girare a vuoto per tempi piuttosto lunghi. Quest’ultima caratteristica, soprattutto quando non accompagnata da eventi che smorzano quella che è un’evidente forzatura, si palesa come un riempitivo incapace di aggiungere qualcosa di concreto all’esperienza di gioco. Fondamentalmente, in Pineview Drive ogni giornata è suddivisa in due tronconi: la parte in cui si deve cercare una chiave, e la fase successiva che vi obbliga a provare tutte le porte della magione fin quando non trovate quella che si apre. Il ritrovamento delle chiavi, giorno dopo giorno, è strettamente legato a uno scarejump o a un evento improvviso che non potete prevedere in alcun modo. E quando in preda alla disperazione non sapete più cosa fare, arriva perentoriamente una frase recitata dal protagonista, pronta a guidarvi verso il punto in cui dirigervi per far progredire così l’avventura.



Presenze
In Pineview Drive non c’è nessun mostro, nessun nemico, nessuno che sia veramente in grado di uccidervi. Solo la vostra paura può farlo, e giusto verso la fine, quando si accumuleranno una serie di “spaventi” in successione capaci di far diminuire la barra della salute del protagonista. Sinceramente, non accade quasi mai (nella mia prova è capitato solo due volte), ma l’idea che l’orrore vada subìto, anziché essere contrastato in qualche modo, dà innegabilmente fastidio. Non dovrete scappare da nessuna parte, non dovrete nascondervi e non dovrete fare le cose di fretta: Pineview Drive è un horror dove le presenze spiritiche si manifestano e fanno sentire il giocatore al centro di una congiura, lo denudano e lo umiliano, riducendolo a una nullità. Le manifestazioni paranormali, sebbene risultino essere abbastanza efficaci nella maggior parte dei casi, dopo un terzo del gioco cominceranno a perdere di mordente, per il semplice fatto che alcuni schemi vengono reiterati con un po' troppa pigrizia. Ecco dunque che aprirete le porte con più spavalderia e che girerete gli angoli con la consapevolezza che in fondo, oltre a qualche ombra grottesca, non può esserci nient’altro. Sembra quasi di andare al luna park ed entrare nella casa degli orrori: sai bene che si verificherà una serie di situazioni sempre peggiori, ma a posteriori ti rendi immediatamente conto della loro artificiosità e innaturalezza. In trenta giorni, l’orrore messo in scena risulta essere fortemente diluito, e nonostante l’impianto di base sia assolutamente buono, ciò che è stato costruito sopra è per certi versi uno spreco di materiale. Il buon comparto tecnico e la perfetta gestione delle luci, assieme a una direzione artistica con pochi sbandamenti, riescono a calare l’utente dentro quella che a tratti pare la trasposizione videoludica de L’incubo di Hill House, che Shirley Jackson scrisse a metà del novecento. Considerando che il romanzo della scrittrice americana sia riconosciuto come una delle più significative opere legate alla credenza dei fantasmi, è un vero peccato che l'atmosfera di Pineview Drive, al confronto, sia così rarefatta. Il senso del ritmo non andrebbe mai sottovalutato.
  • + Atmosfera piuttosto pesante
    + Sa bene come spaventare
  • - Backtracking portato al suo eccesso
    - Molto ripetitivo e con variazioni pressoché nulle
voto
6,5

“trova la chiave e apri la porta giusta” non può essere il riassunto di un gioco che poteva dare tanto al genere dei survival horror. Con soluzioni meglio strutturate, il team di sviluppo tedesco avrebbe potuto seriamente creare un titolo dal carattere e dalle caratteristiche vincenti. Così com’è, privo di un sistema di gioco davvero stimolante, Pineview Drive deve tutto il suo valore alla sola atmosfera, vero punto di forza della produzione. Il resto è sin troppo sbilanciato dalla parte sbagliata.

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