Recensione di MouseCraft

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Puzzle game
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     11 novembre 2013 Early Access (PC) - 9 luglio 2014 (PC, PS3, PS4, Vita) - TBA 2015 (Wii U-Xbox One)
- Simpatico background narrativo
- Meccaniche classiche arricchite con criterio
- Ideale per sessioni brevi
- Rigiocabile
- Difficoltà altalenante e mal distribuita
- A tratti un po' frustrante
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A cura di (Aeffe87) del
Tra i binomi che da sempre rimandano a un’idea generale di confronto-scontro, quello che vede gatto e topo fronteggiarsi è certamente uno dei più duraturi e consolidati nell’immaginario collettivo presente e passato. Ed è curioso constatare come, dalle grandi fiabe della tradizione ai fumetti fino all’animazione seriale e ai film per ragazzi, i mezzi di comunicazione abbiano spesso assegnato alle piccole creature dentute la palma della vittoria, in una sorta di elogio all’intelletto a discapito della superiorità fisica. Nei fatti la questione è assai diversa, specie perché, tra le due parti, quella dotata di maggiore arguzia è certamente quella felina. Gli sviluppatori del team indipendente Crunching Koalas devono essersi resi conto di questa discrepanza di fondo, decidendo di ristabilire il corretto ordine di supremazia naturale proprio all’interno della loro ultima fatica videoludica. MouseCraft, puzzle game rilasciato su Steam in accesso anticipato lo scorso novembre e ormai disponibile nella sua versione definitiva anche su PSN, vede al centro della scena un bizzarro gattone scienziato, che dei topi fa mero carburante per le sue strambe sperimentazioni. Abbiamo approfondito la versione PC nella sua interezza: quanto segue è, in sostanza, ciò che ha da offrire.



Latticini preziosi
La vita da inventore è davvero dura sul pianeta Cohesia. Lo è in particolar modo per Schrödinger, genio della scienza – o presunto tale – che conduce la sue ricerche avvalendosi delle prestazioni motorie di una serie di topini da laboratorio. Più nello specifico, egli è ora intento a servirsene per il suo ultimo e sofisticatissimo macchinario, che, per chissà quale stramba motivazione, può essere acceso solo dall’interno. In un processo mentale francamente contorto, Schrödinger ha predisposto il meccanismo in maniera da attivare ciascuno degli ingranaggi che lo compongono solamente tramite pressione di un pulsante posto a conclusione di un breve itinerario orizzontale. Un percorso davvero minuscolo, ideale per il transito di esserini senza cervello guidati dall’istinto più autentico e puro: quello per il cibo. Perché quindi non posizionare un pezzettino di groviera proprio sui pulsanti per attirare i piccoli ospiti verso la meta?
Sarebbe tutto perfetto, se non fosse per un problema di non poco conto: il formaggio costa e, si sa, il mestiere di ricercatore non concede certo guadagni milionari. I risparmi di una vita, gelosamente conservati all’interno del proprio porcellino di ceramica, non sono sufficienti a saziare così tanti roditori, per cui Schrödinger necessita di ulteriori finanziamenti per portare a termine il progetto. L’occasione non tarda ad arrivare: un grosso magnate di chissà quale losca attività – un alieno molto simile al boss della SPECTRE di bondiana memoria – si offre di aiutare lo scienziato squattrinato in cambio di Anima Shards, cristalli blu d’immenso valore che si trovano proprio all’interno della macchina di Schrödinger e, guarda caso, possono essere raggiunti solo da creature minuscole. Per farla breve, la situazione non è delle più rosee e, come prevedibile, toccherà al giocatore ovviare all’incoscienza del simpatico mad doctor dai lunghi baffi.



Questione d’incastro

L’obiettivo principale in MouseCraft è quello di creare le condizioni necessarie affinché i roditori possano transitare lateralmente da un punto A ad un punto B – dalla ruota che li ospita al formaggio - senza incorrere in alcun genere di ostacolo. In ogni stage è fondamentale tenere sotto controllo il cammino di tre creaturine, le quali, previo ordine del giocatore, si muovono pedissequamente verso destra o sinistra su uno sfondo idealmente suddiviso a scacchiera. Il numero di tasselli di tale griglia definisce le azioni che gli animaletti sono in grado o meno di compiere. Essi non potranno mai valicare pareti superiori alla singola unità di altezza, contro cui si troveranno obbligati a un irreversibile arresto e conseguente cambio di direzione; ugualmente, non potranno sopravvivere a salti più profondi di tre unità. Questo è effettivamente un grattacapo, perché i nostri amici dalla coda arrotolata si comportano esattamente come altre figure familiari ai videogiocatori novantini: i Lemmings. Rielaborando il concept del celebre rompicapo Psygnosis, i topi di Schrödinger sono totalmente privi di spirito d’autoconservazione, per cui il trovarsi di fronte a morte certa non fermerà in alcun modo la loro avanzata. E non è tutto: gli sviluppatori han pensato bene d’inserire gradualmente letali roditori robot, pozze di acido e lunghe distese d’acqua. In uno scenario come questo, l’avanzamento lineare non sarà mai un’opzione praticabile. Tra l’altro, se tutto ciò non fosse ancora sufficiente, risulta poi indispensabile indirizzare le piccole palle di pelo verso i già citati Shards, sparsi nelle posizioni più improbabili del quadro ma da raccogliere comunque in quantità per sbloccare le porzioni di mappa successive. È pur vero che per passare allo schema seguente sarà sufficiente che anche un solo animaletto raggiunga il formaggio; tuttavia, ogni singola bestiolina uccisa o cristallo evitato influirà negativamente sulla performance dell’utente, il quale si vedrà così privato dell’ingranaggio d’oro, il massimo riconoscimento a cui ogni completista che si rispetti possa aspirare.



In un calderone di costrizioni così nutrito, come intervenire concretamente affinché la nostra missione di salvaguardia vada a buon fine? Gli unici strumenti a disposizione sono stati presi in prestito da un altro videogioco della tradizione e riadattati all’attuale contesto. Il gioco in questione è Tetris e gli strumenti, neanche a dirlo, i tetramini. I Tetronimos – così rinominati per l’occasione - sono disponibili in quantità limitata all’inizio di ogni stage e, se opportunamente ruotati e incastrati nell’ambiente, possono alterare anche radicalmente la conformazione fisica dell’itinerario. L’intervento del fruitore non è comunque relegato alla fase preparatoria; questi potrà decidere di modificare il tragitto anche a moto dei topolini già avviato, freezando l’azione per un tempo indeterminato e posizionando i tetramini rimasti secondo logica. Per esempio, ergere una barriera protettiva dopo il passaggio del primo roditore potrebbe essere provvidenziale per la tutela degli altri due, per poi essere abbattuta in un secondo momento tramite l’ausilio di bombe sparse qua e là nello scenario. Tra l’altro, i blocchi forniti variano non soltanto nella forma, ma soprattutto nel materiale. Nel corso della partita, il gioco fornirà Tetronimos di gomma, terra, acciaio, dinamite e addirittura elettrificati, ognuno caratterizzato da un’utilità più o meno manifesta. La meccanica del “crea una via verso l’uscita”, ormai parecchio abusata da una larga fetta di produzioni mobile, beneficia in questo modo di nuova linfa, mettendo il giocatore a confronto con dinamiche di ragionamento sempre più complesse, in grado di arricchire costantemente un’esperienza altrimenti troppo esposta a un rischio di ripetitività.
MouseCraft propone infine un extra interessante, gradevole aggiunta benché lungi dall’essere il fulcro del titolo. L’editor dei livelli consente di sviluppare percorsi personalizzati scegliendo uno sfondo, aggiungendo piattaforme, disseminando ostacoli e stabilendo quali e quanti blocchi mettere a disposizione durante la partita. Si tratta di uno strumento parecchio semplificato e, proprio per questo, ideale a stimolare la creatività dell’utente senza necessità di particolari abilità tecniche.



Difficoltà intermittente
A proposito del tipo di sfida offerta, è necessario spendere qualche parola su quella che, a conti fatti, è la vera nota dolente dell’opera Crunching Koalas. La modalità principale consta di una mappa suddivisa in quattro sezioni, per un monte di ottanta stage complessivi, per lo più ideali per sessioni di gioco anche molto brevi. Non è prevista la possibilità di selezionare un livello di difficoltà su misura, ma viene proposta un’esperienza unificata, che dovrebbe soddisfare un po’ tutti, dai giocatori casual a quelli cresciuti a pane e puzzle. In effetti, a quadri caratterizzati da una complessità risibile si alternano scenari realmente cervellotici, in grado di rendere il significato di “rompicapo” più che mai lecito. Tuttavia, il problema si pone nel momento stesso in cui ci si rende inevitabilmente conto di come l’alternarsi di questi due livelli di sfida sia alquanto altalenante. La difficoltà di MouseCraft è, senza mezzi termini, mal distribuita all’interno della mappa di gioco. Dai primi, comprensibili tutorial ci si troverà di fronte, in maniera del tutto inaspettata, a quadri di un’astrusità notevole già sul finire delle prime sezioni, per poi ricadere in nuovi tutorial e schemi dalla risoluzione assai banale, in un continuo e immotivato sali e scendi tra agio e frustrazione. Il gioco giunge poi alle battute finali fornendo un oggetto determinante – il Tetronimo che si può spostare a piacimento anche dopo la sua prima collocazione – la cui eccessiva utilità si dimostra parecchio fuori luogo in una fase così avanzata. Tale discontinuità ricorrente, in parte atta a far prendere al giocatore confidenza con i nuovi blocchi introdotti, è però talmente tangibile da smorzare buona parte del coinvolgimento accumulato nell’arco dell’esperienza. E, considerando la buona riuscita generale del prodotto, è davvero un peccato.
Recensione Videogioco MOUSECRAFT scritta da AEFFE87 Nel maremoto dei puzzle games basati sulla ricerca del corretto sentiero, il lavoro di Crunching Koalas riesce a rimanere a galla con discreta disinvoltura. Gli sviluppatori sono stati in grado di arricchire una formula ormai logora con idee interessanti, per cui il gioco risulta molto adatto a coloro che necessitino di tempi di fruizione piuttosto brevi. Ma è bene non lasciarsi ingannare dalle apparenze: MouseCraft, pur accessibile anche a un pubblico casual, strizza soprattutto l’occhio ai veterani del puzzle solving, i quali, a contatto con dinamiche non banali e sfide di ragionamento ben congegnate, troveranno abbondante pane per i loro denti. Purtroppo, un livello di difficoltà fin troppo intermittente mina in modo sensibile un’esperienza che poteva tranquillamente mirare all’eccellenza ma che, così frammentata, è costretta a fermarsi a un gradino più basso.
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