Recensione di The Fall

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Action-Adventure
  • Sviluppatore:

     Over the Moon Games
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     26 agosto 2014 WiiU
- Narrazione ricca di colpi di scena
- Affascinante atmosfera sci-fi
- Buon tentativo di contaminazione tra generi
- Doppiaggio in lingua originale di qualità
- Completamente sottotitolato in italiano
- Breve e scarsamente rigiocabile
- Fasi di shooting da rivedere
- Qualche bug minore
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A cura di (Aeffe87) del
Quando ci si trova di fronte a un nuovo indie game finanziato tramite Kickstarter, è sempre buona cosa moderare i propri comprensibili entusiasmi. Se è vero che il sito di crowdfunding ha negli anni favorito lo sviluppo di perle videoludiche che, in caso contrario, avrebbero faticato ad emergere all’interno di un’industria così complessa e sfaccettata, non si può comunque negare come, spesse volte, le aspettative della community siano state brutalmente disattese da titoli che, una volta rilasciati, hanno letteralmente fatto urlare al rimborso del biglietto.
Grazie al cielo, in questo caso ci troviamo di fronte a un esempio positivo di tale meccanismo. Il progetto targato Over The Moon Games e nato da un’idea del canadese John Warner ha raggiunto il proprio goal di diciassettemila dollari sul finire del 2013, in meno di una settimana di campagna fondi. Ciò ha permesso al piccolo studio indipendente di realizzarne le versioni PC e Mac prima e Linux poi, approvate in seguito su Steam tramite piattaforma Greenlight. Con il porting Wii U dalla release ormai imminente, ci apprestiamo per adesso a riportarvi le nostre impressioni su quanto testato su computer. Pronti per The Fall? Preparatevi all’impatto.



In cerca di aiuto
Una lenta carrellata catapulta lo spettatore in un contesto noto, lo stesso che, da sempre, l’essere umano agogna per ampliare la sua limitata conoscenza e appagare ogni più primordiale curiosità. Il cosmo si mostra il tutta la sua seducente infinitezza, dove miliardi di corpi celesti punteggiano di bianco un nero altrimenti incontrastato. Ma non sono tutte stelle quelle che popolano la galassia. Dal fondo dello spazio, a velocità sempre più sostenuta, una di queste si avvicina in maniera preoccupante alla telecamera, fino a manifestarsi per quello che rappresenta realmente: un profilo umano. In caduta libera e senza possibilità di rallentamento, il presunto astronauta è ormai prossimo a schiantarsi contro una colonna rocciosa che fuoriesce dalla superficie di un astro fra i tanti. Inaspettatamente, un comando attiva lo scudo protettivo della tuta; la protezione riesce ad attutire il colpo, senza però modificare in alcun modo l’avanzata inesorabile verso un sicuro impatto. Come una pallottola, il corpo raggiunge il suolo, lo perfora e infine scompare, lasciando una scia detriti e terriccio. Dal nero, la camera virtuale mostra adesso il malcapitato accasciato sulle profondità del pianeta, dove la quasi totale assenza di visibilità viene lievemente attenuata da un unico fascio di luce, quello che, dall’esterno, attraversa il varco scavato in seguito al brusco atterraggio. È a questo punto che entra in gioco la vera protagonista della storia: ARID. Si tratta dell’intelligenza artificiale che sovrintende la tuta del pilota – che, nel frattempo, scopriamo essere una vera e propria armatura da combattimento – in ogni sua attività. Dalla sua voce registrata apprendiamo che la salute del suo ospite è in stato pericolosamente critico, e la ricerca di cure mediche diventa di conseguenza una necessità. Verificato il danneggiamento di quasi tutte le funzioni a sua disposizione nonché dell’unica arma laser in suo possesso, ARID prende totalmente il controllo dell’esoscheletro e comincia ad esplorare il sottosuolo al fine di portare a compimento il fondamentale incarico per la quale è stata programmata: mantenere in vita il suo pilota. Tale impresa si dimostrerà ben presto assai ostica, specie perché la regola primaria di salvaguardia dell’umano andrà costantemente a cozzare contro gli altri due diktat alla base della sua progettazione: la corretta interpretazione della realtà in ogni circostanza e, soprattutto, l’ubbidienza incondizionata a qualsiasi altra entità di grado superiore, che sia essa naturale o sintetica.
La narrazione di The Fall deve indubbiamente tantissimo a quanto la letteratura e il cinema sci-fi siano riusciti a creare nel tempo a livello d’immaginario e tematiche. Gli echi asimoviani paiono evidenti, ma non ci sentiamo di escludere che lo studio di Vancouver abbia subìto una certa influenza anche dall’immortale 2001: Odissea nello Spazio del maestro Stanley Kubrick. Il viaggio di ARID è un continuo oscillare tra rigore e libero arbitrio, dubbio e certezza, bene e male. Tra una tensione narrativa perennemente palpabile e colpi di scena ben congegnati, l’apparato diegetico della produzione Over The Moon si dimostra solido e appassionante. Rimodellando con originalità alcuni tra i più grandi cliché della fantascienza classica, la sceneggiatura è impreziosita da dialoghi ben scritti e, cosa non da poco, interpretati in modo parecchio convincente.
A questo scintillante lato della medaglia fa purtroppo da contraltare una seconda faccia assai meno piacevole. L’avventura consta difatti solamente di tre aree esplorabili, non dura più di tre o quattro ore complessive e non mostra peraltro particolare propensione ad essere rigiocata, eccezion fatta per l’unlock dei pochi achievement disponibili. In ogni caso, si tratta soltanto del primo capitolo di un'opera videoludica in tre parti, e siamo dunque davvero ansiosi di conoscere il proseguo della vicenda.



Tra ombre e luci
Dal punto di vista cromatico, l’universo messo in scena si distingue per un uso preponderante del nero e di tonalità spente e desaturate. Non stupisce che John Warner - fondatore, art director e programmatore di Over The Moon - annoveri tra le fondamentali fonti ispiratrici della sua opera quel piccolo-grande indie che risponde al nome di LIMBO. I fondali sfocati si contrappongono costantemente alle oscure silhouettes degli elementi in primo piano, ma è possibile intercettare rimandi diretti al gioiello Playdead già dai primi istanti di gioco. L’attivazione di ARID dopo lo schianto ne è un esempio lampante, per cui il casco dell’armatura che s’illumina nell’oscurità rimanda esplicitamente agli occhietti bianchi del bambino senza nome che costellano debolmente il nero cinereo del terreno sul quale si ridesta. Più nello specifico, l’impronta artistica del titolo rende al giocatore un’atmosfera tetra, desolata, claustrofobica; tutto in questo mondo è sinistro, dagli arti robotici malamente accatastati alle disgustose bestioline che popolano il sottosuolo, finanche agli androidi crocifissi sullo sfondo per chissà quale ragione e poi lasciati a marcire nella penombra. Il buio è il sovrano indiscusso dell’underground, e questo comporta ovviamente una visibilità ridotta, che solo una luce artificiale è in grado di migliorare, come spiegheremo meglio nel prossimo paragrafo dedicato alle meccaniche. Al momento, sottolineiamo come lo stile visivo scelto per The Fall faccia egregiamente il suo mestiere, infondendo all’esperienza intera un bellissimo appeal dalle forti tinte dark: senza mezzi termini, un magnifico contorno al tipo di storia raccontata e ai personaggi rappresentati. E soffermandoci un attimo sui personaggi, ci sentiamo di elogiarne la buona caratterizzazione psicologica, purtroppo non sostenuta da una veste grafica altrettanto ispirata. Il modello della protagonista non sprizza grande creatività ma è abbastanza dettagliato, mentre gli avversari sono tutti un po’ troppo asettici e simili tra loro. Non ci sentiamo tuttavia di tacciare lo sviluppatore di cattiva volontà o pigrizia, poiché crediamo si tratti di una scelta di character design precisa e voluta, atta a conformare gli attori virtuali in scena al generale tono di cupezza che contraddistingue l’esperienza.



Un viaggio tra i generi
Come nella composizione di un grande mosaico, The Fall prende forma grazie all’accostamento di tanti tasselli, ognuno preso in prestito da generi videoludici ormai ampiamente strutturati a livello lessicologico. Per stessa ammissione di Warner, sono due i principali macro-generi ai quali il titolo fa direttamente riferimento. Da un lato spiccano meccaniche squisitamente d’avventura in stile Monkey Island, che vengono proposte fin dai primissimi secondi di gameplay. ARID possiede fin dall’inizio una torcia elettrica, che il giocatore potrà governare in qualsiasi momento tramite pressione del tasto destro del mouse e successivo spostamento verticale dello stesso. Lo strumento è necessario per illuminare da lontano gli hotspot disseminati nell’ambiente, a fianco dei quali compariranno automaticamente riquadri descrittivi volti a specificare ciascun oggetto a cui si riferiscono. Dopo aver individuato il punto d’interesse, si potrà interagire con esso grazie all’ausilio del tasto Shift; in base al bisogno, sarà possibile raccogliere nuovi arnesi, utilizzare in vario modo quelli già in possesso oppure, in occasioni più sporadiche, interfacciarsi telematicamente con altri droidi e robot danneggiati. Quest’anima punta e clicca va ad amalgamarsi con le dinamiche di base dell’action sidescroller alla Metroid, per cui al personaggio vengono concessi spostamento laterale, salto e appiglio alle sporgenze, sempre tramite comandi su tastiera. Avanzando nella vicenda, ARID acquisirà una serie di skill necessarie per superare zone altrimenti inaccessibili, tutte legate all’armatura da combattimento in modo molto simile a quanto mostrato negli anni dalla saga Nintendo sopracitata. Tra gli upgrade più interessanti segnaliamo la funzione camouflage, in grado di mimetizzare il personaggio con i fondali e renderlo quindi invisibile a nemici e telecamere di sicurezza in una sorta di semplicistica modalità stealth, e la pistola laser automatica, la cui utilità approfondiremo tra poche righe. Com’è possibile intuire, la convivenza di questi due generi ben si presta all’esplorazione dei livelli e, soprattutto, al puzzle-solving. Le numerose sfide d’ingegno congegnate dallo sviluppatore canadese sono molto differenziate tra loro, alcune anche parecchio complesse. Fortunatamente, non si ha quasi mai la sensazione di stare affrontando prove dalle soluzioni illogiche, se non in un paio d’occasioni nelle quali i rompicapi proposti sono effettivamente un po’ troppo cervellotici, osteggiati per di più dalla scarsa nitidezza degli elementi in primo piano. Siamo inoltre rimasti piacevolmente stupiti nel notare come molti di questi enigmi vivano di un umorismo nerissimo che mai ci saremmo aspettati in un videogioco dai toni così marcatamente cupi e seriosi. Durante l’avventura è poi presente una manciata di puzzle ambientali, anch’essi studiati con ingegno al fine d’integrarsi al meglio con il contesto di gioco.



Se le meccaniche finora descritte convivono in modo soddisfacente, la questione cambia invece sensibilmente nelle - fortunatamente - poche sezioni di shooting a scorrimento. Queste si manifestano fin dalla prima zona, subito dopo il ritrovamento dell’arma laser di cui già abbiamo accennato. I momenti di combattimento si basano sostanzialmente su un tipo di azione a due fasi; dopo essersi riparato dal fuoco nemico dietro una cassa o una colonna, il personaggio sarà chiamato a uscire allo scoperto, puntare il fascio laser contro gli avversari cibernetici e abbatterli tramite tasto sinistro del mouse prima che essi possano danneggiare ARID, possibilmente headshottandoli per accelerare la loro dipartita. In primo luogo, il sistema d’input mostra in queste occasioni il proprio fianco, non addicendosi per nulla alle tipologie d’azione richieste. Il tasso di sfida generale risulta poi incredibilmente basso a causa dello scudo autoricaricabile che protegge costantemente il personaggio, sinceramente fin troppo resistente per l’entità del danno che gli antagonisti sono in grado d’infliggere. Se a questo si aggiungono avversari scarsamente reattivi, caratterizzati da pattern prevedibili nonché estremamente generosi nel donare al giocatore occasioni d’attacco,  si può ben comprendere come il lato sparatutto del titolo Over The Moon sia davvero debole, sebbene caratterizzi la produzione solo marginalmente.
Continuando nell’analisi delle criticità, il gioco è tecnicamente affetto da qualche lieve bug minore, fortunatamente circoscritto a poche occasioni isolate. Ad esempio, all’interno del primissimo livello ci è capitato di vedere l’inquadratura bloccarsi improvvisamente nonostante l’avanzata del nostro avatar, costringendoci ad uscire e rientrare dal quadro affinché la camera virtuale potesse tornare mobile. Durante lo scontro finale, un salto compiuto per superare il nemico ha freezato il nostro personaggio in uno scorrimento laterale a mezz’aria tanto bizzarro quanto innaturale. Questi ultimi sono piccoli nei che puntellano una realizzazione tecnica comunque discreta; crediamo – e ci auguriamo – possano esser facilmente fixati nell’immediato futuro.

Doppiaggio e localizzazione

Concludiamo con una bella notizia per tutti coloro che hanno difficoltà a masticare l’idioma anglosassone. Come si accennava, The Fall fa del proprio voice acting una delle caratteristiche d’eccellenza dell’intero lavoro, e la recitazione in lingua originale è capace di render giustizia a ogni singolo personaggio messo in scena. A un doppiaggio in lingua inglese di tutto rispetto, è comunque sempre affiancata la trascrizione dei dialoghi dentro piccoli box di testo. In questo frangente, il team di Vancouver ha avuto un occhio di riguardo anche per gli abitanti del nostro continente, localizzando i sottotitoli in diverse lingue europee, tra le quali l’italiano. Il lavoro svolto da questo punto di vista è encomiabile: eccezion fatta per qualche refuso qua e là, la traduzione è davvero di buon livello, curata nella forma e senza particolari errori grammaticali. Tutti potranno quindi apprezzare appieno l’esperienza senza il timore di lasciarsi sfuggire qualche frammento fondamentale per la comprensione della trama, e questa è sicuramente una questione non da poco.
Recensione Videogioco THE FALL scritta da AEFFE87 Giocare a The Fall è certamente un’esperienza interessante. Tra atmosfere tetre e continue riflessioni sul rapporto uomo-macchina, l’avventura orchestrata da Over The Moon Games riesce nella difficile impresa di brillare di luce propria, nonostante fondi la propria diegesi su un immaginario ormai ampiamente sfruttato dai media audiovisivi più disparati. Dalla commistione tra generi concettualmente anche distanti scaturisce un gameplay incredibilmente variegato, sebbene il meccanismo presenti imperfezioni soprattutto nei momenti di shooting. Purtroppo la durata del titolo è piuttosto breve, e il fatto di non dare al giocatore particolari motivazioni per esser ripreso in mano a campagna conclusa ci porta a consigliare quest’esperienza in particolar modo agli amanti della fantascienza a tutto tondo. Per tutti gli altri, l’acquisto potrebbe comunque riservare qualche ora d’intrattenimento da non sottovalutare. Nel mentre, noi drizziamo le antenne verso i futuri capitoli della serie.
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