Recensione di Defense Zone 2

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Strategico
  • Giocatori:

     1
- Gameplay classico ma funzionale
- Impegnativo senza esser frustrante
- A difficoltà medio-bassa, accessibile anche ai meno esperti
- Capace di divertire per diverse ore di gioco…
- …ma un po’ troppo ripetitivo nel lungo periodo
- Differenziazione degli achievement inesistente
A cura di (Aeffe87) del
“Respingi il nemico con ogni mezzo a disposizione”. Se esistesse un vademecum per il provetto videogiocatore di titoli tower defense, questa frase sarebbe certamente in cima alla lista dei principi da tenere bene a mente. Principi per la verità piuttosto solidi, poiché è risaputo come la maggior parte dei giochi appartenenti alla categoria sopracitata si tenga ben stretti quei pochi capisaldi che hanno portato il genere ad affermarsi nel tempo senza particolari stravolgimenti di concept e meccaniche, laddove al contrario la contaminazione tra linguaggi è ormai all’ordine del giorno nel panorama videoludico contemporaneo. Defense Zone, indie game datato 2012 e realizzato dal team di sviluppo del russo Artem Kotov, rientra a pieno titolo all’interno di questa logica conservatrice, immergendo il giocatore in un classico scenario bellico con l’unico obiettivo di fermare l’avanzata avversaria a suon di colpi di artiglieria pesante, pena l’invasione progressiva fino all’inevitabile game over.
Successivamente al lancio su dispositivi mobile, è di questo mese la release su Steam del secondo capitolo della saga al prezzo di € 4,99. Abbiamo avuto modo di testare proprio quest’ultima versione che, nonostante sia ben lungi dal rappresentare una seppur minima innovazione per il genere, ha saputo regalarci diverse ore di buon intrattenimento.



Acquista, piazza, potenzia e…fuoco!
Privo di una premessa narrativa ben definita, Defense Zone 2 scaglia il giocatore direttamente nel vivo dell’azione. Il menù principale dà accesso all’unica modalità di gioco prevista, una campagna single player composta da trenta differenti missioni, ognuna sbloccabile dopo aver completato con successo la precedente. Ogni stage ospita una specifica arena di guerra, messa costantemente in scena tramite inquadratura fissa con visuale a volo d’uccello. Compito del giocatore, come si accennava, è di pianificare una strategia difensiva efficace e, successivamente, convogliare la forza distruttrice dell’arsenale scelto verso le numerose ondate ostili prima che queste invadano la base alleata, ipoteticamente collocata al termine del tragitto previsto dalle armate nemiche. Prima d’iniziare ogni partita vengono chiaramente segnalati i possibili itinerari che le truppe rivali potranno percorrere tramite una scia d’impronte sul terreno o, nel caso il livello preveda attacchi aerei, piccole silhouette di cacciabombardieri. Per contrastare ogni ondata sarà necessario acquistare di turno in turno nuove torrette da combattimento, posizionandole a scelta all’interno di determinate aree della mappa contrassegnate da sottili reticoli bianchi. Starà al giocatore, ovviamente, selezionare i punti strategicamente più appropriati a osteggiare le orde man mano più nutrite.
Senza alcun tutorial di sorta, l’interfaccia mette immediatamente a disposizione gli elementi necessari a comprendere le meccaniche di base del titolo. La parte superiore dello schermo serve in sostanza a fare chiarezza sull’andamento dei battaglioni nemici da affrontare, sul capitale monetario a disposizione nonché sui propri punti vita, i quali diminuiranno ad ogni avversario che riuscirà a valicare i limiti visivi del quadro. La barra inferiore è invece adibita alle fasi di preparazione tattica, e presenta in successione i vari armamenti di difesa selezionabili, da tre modelli durante la prima missione a un massimo di otto nei livelli avanzati. Ogni tipologia ha un proprio valore d’acquisto e si distingue dalle altre per frequenza di sparo, potenza di attacco e gittata. Per fare alcuni esempi, le mitragliatrici ricaricano velocemente e sono utili per sbarazzarsi della fanteria in modo tempestivo, ma risultano pressoché inefficaci contro i mezzi corazzati; lanciarazzi e dispositivi laser sono indispensabili per abbattere gli aerovelivoli, ma richiedono maggiori tempi di caricamento; i macchinari ad azoto liquido rallentano l’avanzata nemica, ma sono incapaci d’infliggere danno. Cliccando sulle postazioni già in campo è poi possibile assegnare a ognuna di esse ordini individuali, determinando se attaccare prioritariamente le truppe più vicine, più deboli o più resistenti. L’abbattimento di ogni soggetto ostile permette al giocatore di guadagnare denaro, che potrà a sua volta essere investito in nuove torrette o, in alternativa, potenziando quelle già esistenti; ciò permette di migliorarne i parametri, fino a un totale di quattro upgrade per torretta.
A partire dal primo potenziamento conquistato, sarà inoltre possibile sferrare periodicamente un attacco speciale denominato “hellfire”, in grado di amplificare tutti i parametri dell’arma designata per un breve lasso di tempo, aumentandone di conseguenza la devastazione offensiva. Se ciò non bastasse, al fine di difendersi dai gruppi rivali più corposi è fin da subito a disposizione dell’utente un poderoso bombardamento aereo da scagliare all’interno di un’area circoscritta, il cui tempo di ricarica verrà costantemente aggiornato in percentuale nell’angolo basso dell’interfaccia utente. Queste ultime sono aggiunte di gameplay certamente apprezzabili, capaci di donare quel pizzico di dinamicità in più a un meccanismo per sua natura votato a un certo grado di staticità nelle fasi di difesa vera e propria. Come gli appassionati di tower strategy potranno dedurre da queste poche righe, Defense Zone 2 non punta certo a una formula particolarmente coraggiosa. Tuttavia, l’impegno profuso dal team di sviluppo è palpabile e si traduce in un apparato ludico divertente e funzionale. Se c’è qualcosa da rimproverare è invece la scelta di optare per la messa in gioco di tutti i possibili modelli di torri nell’arco dei primissimi stage, rischiando di rendere l’esperienza alla lunga un po’ troppo ripetitiva e priva di reali nuovi stimoli.



Sfide su misura
Ciascuno stage concede al giocatore di approcciare lo scontro secondo i tre tradizionali livelli di difficoltà crescente. All’atto pratico, fa piacere notare come ogni modalità rispecchi senza particolari sorprese l’entità di sfida che per definizione si propone di offrire. Il livello di difficoltà più basso è in effetti ottimale per tutti coloro che, poco avvezzi al genere, desiderino avvicinarsi tramite un apprendimento graduale delle meccaniche, senza dover per forza ripetere gli stessi scenari fino allo sfinimento. A difficoltà normale la prova si fa decisamente più concreta, per cui se i primi livelli sono piuttosto abbordabili sia per l’utente novizio che per lo stratega navigato, a campagna avanzata la competizione sa dimostrarsi davvero interessante. La modalità hard è infine ideale per i veterani più tosti, chiamati in questa sede a confrontarsi con innumerevoli mezzi mobili davvero coriacei, i quali daranno luogo fin dai primi momenti a battaglie incredibilmente impegnative. Defense Zone 2 si dimostra quindi sufficientemente bilanciato e capace di soddisfare al meglio le esigenze di un’utenza assai vasta e variegata, senza per forza scivolare nel baratro della frustrazione. Nella direzione di favorire l’accesso anche ai videogiocatori meno esperti, il team di Kotov ha inserito nel menù la possibilità di salvare i progressi manualmente anche nel bel mezzo della partita, senza dover necessariamente sbaragliare tutte le ondate nemiche in un’unica sessione di gioco. Tale opzione, che quasi certamente verrà ripudiata da buona parte degli utenti hardcore, potrebbe risultare alquanto comoda per chi invece necessiti di partite più brevi e frammentate.
Sono poi strettamente legate al grado di difficoltà le novanta medaglie d’oro che possono essere sbloccate nel corso dell’esperienza. Per ottenerle tutte, il giocatore dovrà completare ciascuno stage ad ogni livello di difficoltà senza mai perdere un singolo punto vitale. Se è indubbio che il numero di achievement disponibili sia elevato, è pur vero che manca la benché minima forma di differenziazione nelle modalità per conquistarli. Sarebbe bastato sacrificarne una piccola quantità a favore di qualche obiettivo un po’ più creativo per rendere il sistema di ricompensa notevolmente più allettante.



La costruzione di un contesto
Sviluppato in ambiente Unity, Defense Zone 2 sfoggia una grafica essenziale ma abbastanza curata. Le ambientazioni pescano a piene mani dall’immaginario bellico ampiamente sfruttato da molti film e videogame del passato; ne risultano scenari per lo più adeguati al contesto, che variano da aree militari più canoniche a fitte foreste verdeggianti, finanche a fredde lande ghiacciate e città fantasma lasciate al proprio degrado. Le differenti tipologie di torri sono definite visivamente in modo chiaro e univoco, e gli effetti di fiamme, esplosioni e raggi di varia natura sono anch’essi più che convincenti. Poco ispirata, al contrario, la caratterizzazione delle forze avversarie, tutte un po’ troppo simili tra loro per dettagli, forme e colori. Le animazioni sfoggiano poi una fluidità invidiabile, che riesce a rimanere tale anche nei momenti in cui il campo di battaglia risulta particolarmente sovraffollato.
L’impianto sonoro arricchisce l’atmosfera di gioco con rumori ambientali realistici e una colonna sonora composta da circa una decina di tracce a tema, anch’esse conformi al contesto dell’azione.
Recensione Videogioco DEFENSE ZONE 2 scritta da AEFFE87 Defense Zone 2 sceglie di percorrere strade già battute da altri tower defense game più blasonati, eppure riesce a uscirne con le ossa relativamente intatte. La sua formula di gameplay particolarmente intuitiva e la possibilità di tarare efficacemente la difficoltà in base al proprio bagaglio esperienziale rendono il titolo interessante per una platea insospettabilmente eterogenea. Dispiace che il team di sviluppo non abbia osato di più a livello creativo e in termini di differenziazione dell’offerta, poiché tale pigrizia di fondo tende a farsi sentire soprattutto nelle fasi di gioco avanzate, rischiando di portare il giocatore a provare un senso di ripetitività alla lunga scoraggiante. Si tratta in ogni caso di un buon risultato che, complice un prezzo di vendita non particolarmente esoso, è certamente meritevole di considerazione.
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