Recensione di The Incredible Adventures of Van Helsing II

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     Neocore Games
  • Lingua:

     Italiano
  • Data uscita:

     22 maggio 2014
- Ottima narrazione
- Interessanti variazioni sul genere hack and slash
- Ricco assortimento di perk e abilità
- Prezzo contenuto
- Tecnicamente scialbo
- Non perfetto bilanciamento delle classi
- Limitata rigiocabilità
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A cura di (Hybr1d) del
The Incredibile Adventures of Van Helsing II, che d’ora in poi per comodità chiameremo solamente Van Helsing 2, è il secondo capitolo della trilogia messa in piedi da Neocore Games con protagonista il cacciatore di mostri più famoso dell’intero universo letterario. A un anno di distanza dall’esordio, la serie hack and slash della software house ungherese si arricchisce con nuove abilità, nuove ambientazioni e una corposa campagna principale in grado di regalare decine di piacevoli ore di gioco nonostante una concorrenza di alto profilo come quella di Diablo, Torchlight e Path of Exile. Del resto il potenziale del piccolo team di Budapest era già venuto fuori con i due capitoli dell’apprezzatissimo King Arthur, strategico a turni pubblicato da Paradox Interactive, facendo presagire un roseo futuro per i talentuosi sviluppatori ampiamente premiati dalle ottime vendite del primo Van Helsing. Basterà il lavoro fatto in questo solo anno di sviluppo per ritagliarsi un posticino di rilievo nell’ormai ipersaturo panorama degli action rpg?



Ritorno a Borgovia
Quella alla base di Van Helsing 2 è una premessa decisamente poco originale, ma indubbiamente efficace. Nonostante le sanguinose battaglie combattute nel primo capitolo siano culminate con la sconfitta del Professor Fulmigati, le lande di Borgovia sono cadute nel disordine e nel caos, facendo ulteriormente peggiorare la situazione. Dovremo quindi imbracciare nuovamente spada e fucili per sventare l’invasione di misteriose creature demoniache in uno scenario affascinante a metà tra il fantasy e lo steampunk.
La scelta degli sviluppatori di strutturare l’intera avventura su tre capitoli stand alone strettamente collegati tra di loro pare evidente fin dalle prime battute. Quando andiamo a creare il personaggio che ci accompagnerà nel corso dell’avventura, oltre alla possibilità di importare l’eroe utilizzato nel primo capitolo, possiamo crearne uno nuovo da zero oppure partendo direttamente dal level cap del titolo precedete. Se da una parte questa opzione permette di evitare ore e ore di leveling ai giocatori più esperti, dall’altra risulta un’alternativa piuttosto confusionaria e azzardata per i neofiti. Van Helsing, infatti, mette a disposizione del giocatore un complesso albero di skill e una notevole varietà di perk che richiedono più di qualche minuto di lettura per essere compresi pienamente. Calpestare per la prima volta le nefaste terre di Borgovia senza avere in mente come far fruttare al meglio tale potenziale può dar vita a personaggi fortemente sbilanciati, compromettendo irrimediabilmente la godibilità dell’esperienza di gioco. Rimane da sottolineare la possibilità di resettare le statistiche e l’albero delle abilità in qualsiasi momento pagando a Gaspar un giusto gruzzoletto, ma è innegabile che per godersi al meglio il titolo sia preferibile iniziare con un nuovo personaggio di livello uno e crescerlo scoprendo di volta in volta come migliorarlo secondo il proprio stile di gioco.
In un contesto piuttosto standard per il genere di appartenenza, Van Helsing 2 propone sei classi preconfezionate più la possibilità di crearne tre personalizzate: si va dal classico combattente melee al Gunslinger (tiratore dalla distanza) passando per lo Spellkeeper (mago con abilità elementali, evocazioni e potenti incantesimi) e una serie di declinazioni intermedie come ad esempio il Bombardier, che permette di piazzare mine e bombe sul terreno, ma anche di richiamare sul campo di battaglia degli agguerriti robottini. Vi è inoltre la possibilità di creare un personaggio hardcore, che, come da tradizione, ha a disposizione una sola preziosissima vita.



Il classico che non stanca
A livello di gamaplay, Van Helsing 2 non è altro che un hack and slash alla Diablo dalle meccaniche molto tradizionali, che non si propone di rivoluzionare il genere quanto piuttosto di offrire un’esperienza ricca, completa e godibile facendo leva sull’appeal del personaggio e sull’ottima ambientazione. Innanzitutto, rispetto agli illustri concorrenti, i livelli non sono creati proceduralmente, ma sono stati confezionati interamente dagli sviluppatori, scelta che in parte va a limitarne la rigiocabilità ma che dall’altro lato permette di massimizzare l’ottimo lavoro di storytelling del team ungherese. La struttura narrativa e delle missioni si fa apprezzare per varietà e interazione con personaggi secondari, deviando dal sentiero lineare e approfondendo il classico trittico “uccidi i nemici - raccogli il loot - prosegui al dungeon successivo” ormai fin troppo anonimo in molti esponenti del genere. Niente di innovativo, sia chiaro, ma una piacevole diversivo in ottica di differenziazione dalla concorrenza.
Lungo i tre atti che compongono la campagna principale, per una durata complessiva di otto/dieci ore di gioco, ritroveremo la fedele Lady Katarina, personaggio piuttosto interessante anche sotto il profilo narrativo. I due compagni d’avventura non perdono occasione per stuzzicarsi a vicenda con scambi di battute ironici e pungenti che contribuiscono a mantenere alta l’attenzione anche durante le più classiche fasi di “pulizia” dei dungeon. Le quattro statistiche alla base di ciascuno possono essere migliorate nel tempo spendendo i punti ottenuti livellando, focalizzandosi su forza fisica, volontà, destrezza e fortuna a seconda della classe scelta. Contestualmente si guadagnano punti da spendere in abilità attive e passive nonché nuovi perk da sbloccare. Nonostante il ventaglio di opzioni a disposizione del giocatore sia piuttosto ricco e caratterizzato, nel complesso ci è sembrato più conveniente focalizzarsi sullo sviluppo di pochi tratti specifici e solo successivamente aggiungere nuove abilità al bagaglio dei nostri eroi.



Un mondo convincente
Il loot system alla base del titolo è piuttosto standard, includendo oggetti comuni fino ad arrivare a quelli leggendari e ai set ottenibili solamente dopo aver battuto i boss più ostici. Si nota tuttavia una buona realizzazione in termini di progressione delle ricompense, con un drop tendenzialmente favorevole alla classe scelta e al livello del personaggio. Una volta accumulata una discreta dose di ferraglia, sempre seguendo i paradigmi del genere, è possibile vendere l’equipaggiamento in eccesso direttamente ai mercanti che ci attendono al Covo alla fine di ogni missione. Questo rifugio funge da hub dal quale accettare nuove quest oppure craftare e migliorare i propri oggetti potenziandoli con le essenze trovate in giro per i dungeon. Sono state inoltre inserite due interessanti varianti alle classiche missioni, costituite da livelli in stile tower defense e dalla microgestione di un manipolo di generali da addestrare, equipaggiare e spedire in missione per nostro conto. Una volta terminato il compito assegnatogli, questi faranno ritorno alla base con un buona ricompensa di denaro, punti esperienza e oggetti, talvolta anche rari, che si andranno a sommare a quelli già in nostro possesso. Riguardo al multiplayer, ci sono da segnalare due modalità: la prima permette di rigiocare la storia o di affrontare singoli scenari in compagnia, mentre la seconda mette i giocatori gli uni contro gli altri in una modalità PVP Battle Royal dalla longevità potenzialmente infinita. Purtroppo, a causa di server ancora instabili e poco popolati, non ci sentiamo di esprimerci in maniera definitiva su aspetti quali lag e tenuta dell’infrastruttura online.
A fronte di un ottimo bilanciamento della difficoltà, che già a livello normale richiede una certa dose di attenzione per evitare morti repentine, dobbiamo invece sottolineare un non perfetto bilanciamento delle classi, con lo Spellkeeper favorito su tutte le altre: i danni inflitti sono ingenti rispetto al mana utilizzato, favorendolo eccessivamente negli scontri, soprattutto a fronte di magie che permettono di attaccare i nemici rimanendo a debita distanza e al riparo dai loro attacchi. Niente che non si possa sistemare con una patch, sia chiaro, ma al momento questo è un importante neo che ci auguriamo possa essere risolto al più presto. Sottotono anche la componente tecnica di Van Helsing 2, con un comparto grafico che non fa segnare passi avanti rispetto al primo capitolo. Discreta la cura dei dettagli dei personaggi, spiccatamente in contrasto con la pochezza poligonale di certe ambientazioni. Se da un lato la foresta innevata presenta ottimi effetti particellari e una notevole cura realizzativa, non si può dire lo stesso degli scenari urbani fin troppo spogli e anonimi. Rimane comunque pregevole il continuo alternarsi delle varie location, che unito all’ottima colonna sonora, ai tanti dialoghi ottimamente doppiati in inglese e all’ottimo lavoro di scripting mantengono costantemente vivo l’interesse anche quando la trama cala leggermente di intensità.
Recensione Videogioco THE INCREDIBLE ADVENTURES OF VAN HELSING II scritta da HYBR1D Partendo da un’idea non molto originale Neocore Games è riuscita a sviluppare un titolo solido, molto interessante dal punto di vista narrativo ed estremamente evocativo. Al netto delle limitazioni tecniche e delle meccaniche piuttosto standard, il secondo capitolo delle avventure del cacciatore di mostri più famoso della letteratura si è rivelato estremamente coinvolgente e piacevole da giocare. In definitiva, pur senza apportare significativi cambiamenti alla formula del primo capitolo, The Incredible Adventures of Van Helsing II si conferma un’ottima alternativa nell’ormai ipersaturo panorama dei titoli hack and slash.
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