Recensione di Spate

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Platform
  • Sviluppatore:

     Eric Provan
  • Lingua:

     inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     27 marzo 2014
- Direzione artistica straordinaria
- Colonna sonora splendida
- Ottima recitazione
- Potenza narrativa
- Fasi platform non entusiasmanti
- Incertezze tecniche e pesantezza
- Sottotitoli solo in inglese
- Manca supporto croce direzionale
A cura di (Naares) del
Spate rientra di diritto in quella categoria di videogame che portano a domandarsi dove si delinei il confine tra un'ottima direzione artistica e arte. È vicino a Limbo, a Trine 2, a Giana Sisters e a Bastion. Ma il prodotto forse più vicino a questo Spate è l'esperimento interattivo chiamato Dear Esther, che nel 2012 ottenne un successo inaspettato e un riscontro notevole sia da parte della stampa che dal pubblico più incline allo sperimentalismo. 


Scivolando negli abissi dell'assenzio
Spate è, nella sua struttura di base, un platform bidimensionale a scorrimento dotato di una forte componente narrativa, senza dubbio dominante rispetto alla parte ludica della produzione.
Il protagonista della vicenda è un detective (tale detective Bluth) mandato a investigare in un luogo misterioso, un tempo pieno di vita, poi improvvisamente soffocato da una nebbia tossica che ne ha fatto sparire l'intera popolazione. 
Durante la nostra avventura, il nostro personaggio si confiderà con un interlocutore immaginario (che poi diventa il giocatore stesso) raccontando di un disagio esistenziale, di una profonda rassegnazione nei confronti della vita causata dalla perdita della figlioletta, anni prima. Dal successivo divorzio con la moglie causato da un alcolismo in cui l'uomo ha trovato conforto, stordimento, una culla per un dolore che non ha avuto la forza di affrontare. Non la biasima. 
La narrazione procede con interventi parlati in inglese, recitati in maniera straordinaria e molto toccanti, con uno stile che ricorda appunto quanto già visto in Bastion e in Dear Esther. Se analizziamo la storia in sé, dobbiamo ammettere che il coinvolgimento emozionale è inferiore rispetto al recente capolavoro indipendente Gone Home, ma Spate si fa furbo e non si limita a narrare una storia. La disegna. 
Il gioco è caratterizzato infatti da un design straordinario, dotato di una fortissima carica allegorica che sarà poi il giocatore a dover interpretare in base alla propria sensibilità. Ogni ambiente di gioco riflette un mondo soffocato dell'abbandono e dalla ricerca di conforto nell'assenzio, con colori vacui, sfumati eppure brillanti, movimenti delle forme che portano alla giusta confusione, a un senso di nausea appena accennato, a un fastidio amalgamato in un contesto che è l'unico conoscibile dal presente del nostro protagonista. 
Più che parlare di 2D avrebbe senso parlare di 2,5D, dato che avremo a che fare con una telecamera mobile che zoomerà, si allontanerà e si inclinerà a seconda dell’effetto desiderato dal designer. Eccellente inoltre la maniera in cui sono stati gestiti i vari livelli di profondità, in un modo che ricorda per certi versi Limbo, o i più recenti capitoli di Donkey Kong Country, andando a superare l’impatto visivo e immersivo dei titoli appena menzionati con furbizia e potenza visiva.
E possiamo anche bere, sì, con la nostra bottiglia di assenzio sempre in mano, al semplice tocco di un tasto, per distorcere ulteriormente la realtà, per convincerci di poter saltare più in alto, superare più agevolmente ostacoli che avremmo potuto superare anche semplicemente con un salto normale. È il racconto di un uomo che cerca aiuto, che cerca il modo più semplice di affrontare la situazione in cui la vita lo ha portato ad esistere. 
Il gioco ci racconta che quel salto sarà più semplice sotto l'effetto dell'assenzio. Ma nel contempo invita a provare, perché nessun aiuto è realmente necessario, perché la dipendenza è solo un cercare la via più facile. 
E poi, alla fine del gioco, la scalinata, altissima, per salire su una torre simbolo sia di redenzione e ritorno alla vita, oppure di scelta di morte, l’abbandono a un destino più grande e più forte. Questo sarà il giocatore a deciderlo. 
Gradini, e ancora gradini, altissimi, da scalare uno alla volta, arpionandosi con tutte le proprie forze e risalendo con dignità e rabbia. Oppure gli stessi gradini, schiacciando un pulsante sul pad, bevendo ancora un sorso, saltandoli a pié pari, molto più semplice, molto più facile. 


Ludicamente parlando
Spate è - come già detto - un platform. Tuttavia, se cercate un platform, questo prodotto non fa per voi. Il gioco è estremamente breve (circa novanta minuti per finirlo), ed ha un livello di difficoltà in generale molto basso. Alcune fasi platform sono gratificanti dal punto di vista ludico, ma sono una minoranza, tutte concentrate nelle fasi finali del gioco. 
Per la maggior parte del tempo Spate vi chiederà semplicemente di avanzare, andare avanti, senza fare altro che immergervi in ambientazioni straordinarie da ammirare e in cui sprofondare, esattamente come il nostro protagonista. È impressionismo visivo, un'esperienza che pur contenendo una componente platform è più un racconto da ascoltare e da osservare in tutta la sua bellezza. Gli archi, il violino e il violoncello toccheranno corde di malinconia, e non vorranno distrarvi con meccaniche da gioco che poco hanno a che fare con la reale esperienza che si desidera offrire. 
Esistono comunque degli appunti che ci sentiamo di muovere al prodotto, che rimane comunque legato alla sua natura di platform. In primis lascia un po’ interdetti l’assenza di supporto automatico alla croce direzionale: accusateci di essere di vecchia scuola, ma giocare a un platform 2D con lo stick analogico non fa davvero per noi. Inoltre il gioco è tecnicamente poco ottimizzato: i requisiti hardware sono elevati in rapporto alla grafica offerta, ed esistono alcuni bug che imputiamo alla gioventù del prodotto (crash).
Avrete a che fare con tempi morti che non sono morti, perché raccontano vuoto, una corsa verso qualcosa, silenzio e staticità. Non le interpretiamo come mancanze nel design, ma come precise scelte da parte dello sviluppatore. 
Avvicinatevi a questo gioco partendo dal presupposto che sì, giocherete. Ma solo un po', solo nel contorno di un racconto affascinante che vi lascerà liberi di scegliere la sua conclusione.

Hardware
Requisiti Raccomandati Steam:
OS: Windows XP, Windows Vista, Windows 7, Windows 8
Processor: 2.5 GHz CPU (Quad-core recommended)
Memory: 6 GB RAM
Graphics: Dedicated Video card with Shader model 3.0 support.
Hard Drive: 2 GB available space
Recensione Videogioco SPATE scritta da NAARES Spate narra l'ondata di dolore esistenziale di un uomo che ha trovato rifugio nell'abbraccio dell'assenzio, trascurando se stesso e la moglie a causa della propria debolezza e incapacità nei confronti della vita. Questa è la storia di un uomo e della sua discesa verso l'abisso, una storia che si contempla attraverso immagini suggestive, con una colonna sonora incredibile e un ottimo lavoro di doppiaggio. Il gioco ha alcuni elementi platform, che tuttavia non rappresentano il cuore dell'esperienza. Se avete amato Limbo, Dear Esther o Gone Home, Spate sarà il vostro nuovo amore.
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