Recensione di Project APT

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Sviluppatore:

     LittleDev
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     19 dicembre 2013
- Dinamiche da avventura grafica orientate alla risoluzione di quest ed enigmi
- Un atmosfera interessante…
- …che a causa della narrazione quasi inesistente può finire per confondere
- L’impossibilità di salvare può portare a una certa frustrazione
A cura di (Mastelli Speed) del
Giudicare i piccoli progetti indipendenti che riempiono sempre di più siti e piattaforme di digital delivery è spesso difficile; se si passa al setaccio la massa di titoli di questo genere, infatti, e si esclude in primo luogo quel segmento di produzioni che riescono ad arrivare al grande pubblico, sul fondo del barile rimangono le opere più piccole, più brevi, a volte anche poco comprensibili dal punto di vista stilistico e narrativo. Questo breve preambolo sulla natura di alcuni giochi indipendenti ci porta, ovviamente, a parlare del titolo oggetto di questa recensione: si tratta di Project ATP, avventura grafica proposta su Desura a € 2,99. Vediamo di che si tratta.



Nomen homen
Che Project APT sia una piccola produzione, lo si può intuire anche del nome dello studio sviluppatore, chiamato LittleDev. Il team di sviluppo in questione risiede in Sud Corea, e questo è un particolare da non sottovalutare: l’avventura grafica di cui stiamo parlando, infatti, ha tra i suoi caratteri principali quello di essere molto ermetica, difficile da decifrare. Se è vero che tutto questo ha un suo fondamento nella pura e semplice scelta stilistica del tipo di narrazione, è pur giusto dire che questo ermetismo discende anche, per sua stessa ammissione, dalla scarsa capacità linguistica dello sviluppatore, poco a suo agio nel parlare in inglese.
Questa sensazione di volontario mutismo del titolo, peraltro, è avvertibile appena avviato l’eseguibile del gioco: dopo un menu principale assai scarno, infatti, la storia comincerà subito in modo decisamente brusco, senza cutscene o spiegazioni. Quello che a questo punto il giocatore di Project APT avrà davanti, allora, sarà una schermata bidimensionale assai criptica: c’è un uomo, da solo, all’inizio di un lungo corridoio costellato di porte chiuse. La prima cosa che viene in mente di fare, ovviamente, è tentare di aprire una delle prime porte vicine, e una volta fatto ciò la situazione diventa ancora più misteriosa; tutto ciò che si vedrà, infatti, sarà l’interno di quello che sembra un appartamento, con le mura tutte imbrattate di sangue, e un cadavere disteso sul pavimento. Avvicinandosi al pover’uomo senza vita, poi, tutto quello che il gioco (e quindi il protagonista) avrà da dire in proposito sarà: ”This men ate a lot of pet food”.
Da quel momento in poi, il viaggio in Project APT continuerà per inerzia, continuando ad aprire porte ed entrando in appartamenti contenenti scene sempre più strane e cruenti, chiedendosi costantemente: “Ma che vuol dire tutto ciò?”
Visto che il gioco non ci verrà in soccorso con spiegazioni o altro, nemmeno durante i brevi istanti della sequenza finale, dobbiamo dire che questo interrogativo rimarrà intatto nella mente del giocatore anche dopo la fine dell’ora scarsa di gioco necessaria a terminare il titolo. Chiedersi: "A cosa diavolo ho appena finito di giocare?” giusto dopo il termine di un videogioco non è forse l’obiettivo comune della totalità dei giocatori, ma per la minoranza che insegue storie di difficile interpretazione e dal significato di sicuro non immediato Project APT potrebbe rivelarsi una esperienza se non altro singolare.



Cosa c’è nella stanza 101?
Nel gioco di cui stiamo parlando, dunque, controlleremo un uomo intento a girare tra vari appartamenti di un palazzo di tre piani: ma chi è costui? Cosa sta facendo? E perché tutto quel sangue? Come detto, a queste domande il giocatore dovrà trovare risposta da solo, cercando di intuire una qualche spiegazione andando anche oltre gli spunti offerti dal gioco vero e proprio. Non c’è dubbio che i più appassionati di libri e romanzi, ad esempio, potrebbero trovare una qualche analogia tra le varie porte numerate di Project APT e la famigerata stanza 101 di 1984 di George Orwell, luogo dove tutte le paure di coloro i quali vi sono all’interno prendono tremendamente forma e sostanza.
Dal punto di vista del gameplay, invece, la situazione è un po’ meno criptica: ci troviamo difronte, infatti, a un’avventura grafica bidimensionale controllabile esclusivamente via tastiera dove si avrà il compito di raccogliere un certo numero di oggetti che dovranno essere utilizzati correttamente; il giusto modo di sfruttare gli elementi del proprio inventario sarà, in linea col carattere singolare del gioco, l’inveire contro creature abbastanza strane, una per ogni piano del palazzo, dalle fattezze a metà tra l'animale e l'uomo. Lo scontro con questi nemici avviene in modo assai statico e, sorprendentemente, il gioco sarà assai severo riguardo agli eventuali sbagli dell’utente. Interagire non correttamente per due volte (anche non consecutive) in uno di questi frangenti, infatti, comporterà la morte del protagonista e, fatto questo abbastanza indisponente, il ritorno al punto di partenza della storia. A quel punto, allora, si dovranno raccogliere di nuovo tutti gli oggetti, e cercare questa volta di produrre le giuste interazioni tra oggetti e nemici. Gli approcci da seguire, evidentemente, saranno due: i più frettolosi, per iniziare, potrebbero tentare a casaccio le varie combinazioni (peraltro sufficientemente elevate, dato che il numero massimo di oggetti trasportabili di volta in volta sarà cinque); tutto ciò, però, potrebbe guidare l’esperienza di gioco verso una sensazione di frustrazione che allungherà in maniera infruttuosa l’avventura e farà sì che non si porti a termine la storia. I più riflessivi, invece, potrebbero tentare di capire cosa vogliano veramente dire le strane descrizioni fornite dal protagonista (sempre che abbiano un senso compiuto), ed incorrere nella gradita sensazione che gli avventurieri provano nel momento in cui si riesce a superare un enigma grazie al ragionamento.
In un gioco come Project APT, è bene dirlo, nessuno dei due approcci è giusto o sbagliato a priori: il modo in cui viene presentata la storia, infatti, rappresenta al tempo stesso il maggior limite e il maggior pregio della produzione. Molto semplicemente, dunque, chi avrà una certa pazienza e voglia di perseverare potrà trovare soddisfazione, ma è pur giusto dire che i potenziali motivi di frustrazione ci sono tutti, e difatti la tentazione di lasciar perdere è sempre dietro l’angolo.



Lone Survivor incontra The Cat Lady
In un titolo di questo tipo, non essendoci una narrazione molto marcata, è normale che sia il comparto tecnico a prendersi la responsabilità di trasmettere al giocatore le giuste sensazioni. Proprio la grafica di Project APT, basata su Game Maker Studio, regala qualche piccolo spunto di riflessione, non tanto per quanto riguarda la mera realizzazione ma proprio per i rimandi ad altre produzioni indipendenti.
Si tratta di una realizzazione bidimensionale senza particolari fronzoli o motivi suscettibili di analisi approfondita, che però riecheggia in un certo qual modo delle atmosfere viste in titoli come Lone Survivor; intendiamoci, il titolo LittleDev non ha nulla a che spartire con la produzione di Jesper Byrne in quanto a profondità di gameplay, ma l’aspetto bidimensionale e il tema in un certo senso survival (certo, bisogna sempre capire da “cosa” ci si debba salvare) rimandano in un qualche modo al background del titolo citato. Altri punti di contatto, peraltro, sono riscontrabili in titoli come The Cat Lady, laddove mura imbrattate di sangue e storie di possibile depressione iniziano a fare capolino tra le possibili tematiche narrative.
E’ possibile capire, insomma, come il comparto tecnico di Project APT, ridotto peraltro ai minimi termini, con un semplici sprite bidimensionali ad animare il tutto e una sola e unica musica di accompagnamento che si ripete di continuo (peraltro abbastanza riuscita), riesca a regalare un qualche spunto. Il discorso, peraltro, anticipando di poco il commento finale, si può estendere un po’ al gioco nel suo complesso; è solo laddove il giocatore riesca a trovare un qualche motivo di interesse, anche collegandosi ad altre opere, che Project APT riuscirà a regalare qualche momento degno di nota.

Hardware
Il titolo non presenta una vera e propria configurazione hardware raccomandata: è più che plausibile, dunque, che Project APT sia fruibile senza problemi di sorta sulla totalità di configurazioni Windows in circolazione.
Recensione Videogioco PROJECT APT scritta da MASTELLI SPEED Il discorso si ripete un po’ con tutte le produzioni indie estremamente piccole e destinate a rimanere fenomeni di nicchia: i motivi di interesse riscontrabili in queste produzioni esistono nella misura in cui la sensibilità del giocatore riesca a dare un senso alle dinamiche di gioco, altrimenti poco chiare e invitanti. Project APT, ad onor del vero, non fa eccezione a questa regola, proponendo un gameplay da avventura grafica tutto orientato alla risoluzione di alcuni piccoli puzzle grazie agli oggetti raccolti. Il susseguirsi di stanze imbrattate di sangue e dalle scene poco comprensibili, difatti, fa il paio con la mancanza forse più importante dal punto di vista delle dinamiche di gioco, ovvero l’obbligo di godere dell’avventura tutta in una volta, senza poter salvare; un fatto, questo, che mal si sposa con l’eventualità che una delle strambe creature presenti nel gioco fermi il viaggio del protagonista. Questa difficoltà tutto sommato immotivata e un alone di mistero fin troppo spesso sulla storia narrata fanno sì che il titolo LittleDev, dunque, non riesca a strappare una sufficienza del tutto convinta, pur rimanendo un interessante progetto indipendente che non mancherà di stuzzicare i giocatori alla ricerca di esperienze più “alternative”.
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