Recensione di The Horror at MS Aurora

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Sviluppatore:

     12 O clock Studios
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     5 settembre 2013
- Comparto audio sorprendente
- Buono il concept
- Narrazione poco intensa e senza momenti di tensione
- Interattività praticamente assente
- Troppo corto per poter sviluppare un’avventura più avvincente
A cura di (Mastelli Speed) del
Cosa ha di interessante da offrire la cittadina di Bergen, in Norvegia? E’ la seconda città più popolosa del paese dopo Oslo, è circondata dalle montagne, rappresenta un importante snodo nel traffico navale internazionale, e da poco è diventata l’ambientazione di un videogioco.
Proprio su una nave salpata dal porto di Bergen, infatti, parte la storia del titolo che ci accingiamo a recensire, ovvero The Horror at MS Aurora, un horror indie sviluppato da 12 O’Clock Studios e venduto su Desura a € 4,99 che si è rivelato essere un titolo assai peculiare, per ragioni sia positive che negative.
Scopriamo perché.



Un horror come si deve
Siamo sulla nave cargo MS Aurora: il primo ufficiale Frederick Kirk è intento a raccogliere tutte le varie coordinate sul diario di bordo aiutato dal capitano della nave. Sembra una spedizione tranquilla, un classico trasferimento di container dalla Norvegia a Plymouth, Massachusetts; inutile dire, però, che la situazione precipiterà improvvisamente fino a costringere il giocatore a combattere contro una mostruosa minaccia.
Questo è l’incipit di The Horror at MS Aurora, titolo che può essere definito come una sorta di avventura interattiva in cui i giocatori impersoneranno proprio il signor Kirk sul suo primo viaggio sulla MS Aurora. Risulta veramente difficile andare avanti nella descrizione della trama senza svelare nulla del breve intreccio proposto, che terrà impegnato il giocatore per circa un’ora: sembra più utile allora andare ad analizzare qualche aspetto stilistico del titolo, visto che gli argomenti di discussione non mancano.
Cominciamo proprio con i primi istanti di gioco, che hanno un che di sorprendente: in un piccolo titolo indie, infatti, non capita sempre l’occasione di sentire un accompagnamento musicale eseguito dell’orchestra filarmonica della Bielorussia: in The Horror at MS Aurora, invece, è proprio una sinfonia di archi a dare il benvenuto al giocatore, insieme a una bella veduta del mare che costeggia la Norvegia. Fin dai primi istanti di gioco, dunque, si può notare bene quali siano i riferimenti presi come spunto da 12 O’clock Studios: parliamo dunque di avventure interattive come Heavy Rain e Walking Dead. Tutto ciò fa sì che il flusso narrativo venga spezzato il meno possibile da cutscene e scene di intermezzo, il tutto a favore di sequenze interattive composte da quick time event. Al di là di questi dettagli, su cui torneremo meglio nel paragrafo seguente, è da sottolineare sicuramente il senso per le inquadrature cinematografiche, suggestive e gratificanti, e altri piccoli accorgimenti che a livello stilistico avvicinano veramente questo The Horror at MS Aurora alle produzioni Quantic Dream. Peccato, però, che né il gameplay né la storia narrata supportino queste qualità.



Limiti da paura
Nel concreto, dunque, in questo The Horror at MS Aurora il giocatore dovrà parlare con i suoi compagni di viaggio scegliendo tra varie alternative di dialogo, spostarsi in modo estremamente lineare tra i pochi locali della nave, affrontare alcune sequenze action che richiederanno la pressione di determinati tasti. Come si può capire da questa breve descrizione l’interattività, anche prendendo a confronto le creazioni di David Cage, latita parecchio.
In ogni caso, l’intenzione di 12 O’clock Studios era chiara: creare un gioco dove le azioni del giocatore avessero un certo peso e una qualche importanza; sono gli stessi sviluppatori a chiarire ciò quando parlano di The Horror at MS Aurora definendola una vera esperienza horror, anzi, per citare in modo letterale: ”questo è il modo in cui dovrebbe essere un horror: corto, intenso e immersivo”.
Vediamo di analizzare queste tre qualità, e soprattutto cerchiamo di capire se il titolo ne possiede una quantità sufficiente. Sulla lunghezza, come abbiamo già avuto modo di scrivere, si può dire ben poco: il titolo dura poco meno di un’ora, e la sensazione è che la storia si sviluppi in modo troppo affrettato per risultare veramente interessante. Come da tradizione horror, esistono due macro-periodi lungo i quali si sviluppa il plot: si comincia con la presentazione dei personaggi e dell’ambientazione quando tutto fila liscio come l’olio, per poi scivolare nell’attacco dell’essere o entità che dovrebbe terrorizzare i protagonisti. Il problema, in The Horror at MS Aurora, è che la prima parte dura praticamente il doppio della seconda, e tutto ciò vuol dire che le scene immersive e intense non ci sono o sono ridotte a pochi istanti. Nonostante il titolo si dilunghi molto nella fase iniziale, poi, gli stessi personaggi risultano poco definiti e un po’ stereotipati.
Insomma, arrivati alla fine della storia non si avrà capito molto bene perché sia successo il tutto, e soprattutto quale fosse la vera minaccia e perché si sia presentata. Questa mancanza di incisività narrativa, dovuta in parte alla durata scarsa, sacrifica in parte quel gusto scenografico che rappresenta di sicuro uno degli elementi più positivi della produzione.
Anche il gameplay, inoltre, non aiuta a creare quell’intensità tale di cui parlano gli sviluppatori: chi non sopporta le avventure interattive Quantic Dream, difatti, non dovrebbe neanche considerare The Horror at MS Aurora, ma anche chi è rimasto affascinato dalle vicende di Ethan Mars faticherà a trovare motivi di evidente soddisfazione. Il gioco riprende infatti alcune soluzioni, soprattutto a livello di sistema di controllo ma anche di singole scene, tipiche dei giochi della casa francese (tanto per fare un esempio, in alcuni frangenti si dovrà spostare il mouse nelle direzioni indicate per eseguire indicate azioni, alla stregua di quanto già visto in Heavy Rain con l'utilizzo del pad). I quick time event di cui parlavamo prima, poi, alla prova dei fatti si risolvono nella pressione di volta in volta dei tasti X, Z, C ed R; non si tratta propriamente dei comandi più semplici da individuare, ma anche sbagliando sequenza il titolo rimarrà sempre permissivo, facendo svanire cosi quella possibile intensità di cui si parlava.
Rimane poco altro da analizzare: il backtracking è massiccio ma è più che giustificato dalla locazione scelta per la storia (in fin dei conti si sta parlando di una nave cargo), mentre il sistema di salvataggio a checkpoint si è dimostrato efficace, anche per via della scarsa durata e della difficoltà praticamente inesistente.



Un gioco strano
Il gusto scenografico e per le inquadrature cui facevamo riferimento poco sopra, quando parlavamo della scena iniziale del titolo, è reso possibile anche dal ricorso al motore Unreal Engine 3, che permette a The Horror at MS Aurora di godere di un aspetto grafico totalmente tridimensionale.
Anche qui, però, le magagne non si fanno attendere: le due problematiche più grandi sono la presenza di numerose texture in bassa risoluzione e la scalettatura a volta evidente di alcuni modelli tridimensionali. La realizzazione dei personaggi, di per sé, ha una sua peculiarità, visto che lo stato finale dello sviluppo è stato una sorta di misto tra Team Fortress 2 e le ultime avventure grafiche Pendulo Studios; non si può dire che il risultato sia del tutto malvagio, soprattutto se paragonato alla realizzazione degli ambienti esterni. In questo senso, si nota la collaborazione degli sviluppatori con Imagination Studios (coinvolti già in prodotti del calibro di Alan Wake e Battlefield 3) per la realizzazione del motion capture.
Va fatto un plauso, invece, al comparto audio: proporre più doppiatori (ovviamente in inglese) tutto sommato validi in un piccolo gioco indie non è cosa da poco, così come è sicuramente da apprezzare e sottolineare l’apporto della già citata orchestra filarmonica bielorussa diretta da Bernhard Wünsch sulle musiche composte da Fredrik Häthén. Anche qui, 12 O’clock Studios si è avvalso dell'apporto di Dynamedion, già impegnati in Alan Wake e Crysis 2.
La colonna sonora del titolo, composta da trentuno brani e peraltro disponibile in vendita a partire da $ 4, è sicuramente l’elemento di gran lunga più positivo della produzione, e in generale tutto il comparto audio alza sicuramente di molto la qualità complessiva del titolo.

Hardware
Il titolo è leggero, senza particolari problematiche hardware. La fruizione dovrebbe essere garantita senza problemi su ogni configurazione Windows.
Recensione Videogioco THE HORROR AT MS AURORA scritta da MASTELLI SPEED Una volta finita questa recensione, la sensazione che rimane è quella che The Horror at MS Aurora sia un gioco strano: pecca in alcuni campi vitali per la qualità di un videogioco, come il gameplay e la narrazione, ma riesce a stupire in elementi, se si vuole, di contorno in un piccolo gioco indie, che però riescono a sorprendere per qualità. Soppesando pro e contro, dunque, e considerando anche il prezzo di € 4,99, il giudizio non può essere totalmente sufficiente.
Poco da dire sulla narrazione: la storia poteva essere sicuramente resa più interessante, intensa e soprattutto con un minimo di suspance e momenti di vera tensione, che invece mancano quasi totalmente. Il gameplay, invece, voleva ricalcare i titoli Quantic Dream, ma anche a causa della scarsa durata il tutto si riduce a una serie di sequenze di tasti da premere poco incisiva e che va a distogliere il giocatore dalla già poco appagante narrazione.
Stupisce invece il comparto audio, capace di regalare un ottimo accompagnamento: anche per questo, dunque, la speranza è che 12 O’clock Studios possa continuare nella propria opera di crescita e possa proporre, magari tra non molto, un’avventura interattiva veramente convincente e appassionante.
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