Recensione di Ittle Dew

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Action-Adventure
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     4 luglio 2013 - agosto 2014 (Wii U)
- Puzzle ben congegnati
- Stile grafico piacevole
- Tantissime citazioni
- Humor gradevolissimo
- Non innova in alcun campo
- Quantitativamente povero
- Combattimenti troppo semplici
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A cura di (Naares) del
Evitando tutta la pomposità e le elaborate sceneggiature del videogaming moderno, Ittle Dew è un action adventure con elementi gdr appartenente al circuito del software indipendente. Il gioco vuole essere un'ode ai capitoli bidimensionali della saga di The Legend of Zelda, che vengono omaggiati senza troppi compromessi fin dall'inizio dell'avventura.


Sperduti su un'isola
I nostri lettori più attempati ricorderanno certamente con nostalgia la gloriosa epoca degli 8 bit, quando il gioco si basava prima di tutto su un gameplay il più possibile immediato, privo di tutti i fronzoli cui il mercato tripla A ci ha abituati. Seguendo questa stessa filosofia Ittle Dew ci catapulterà nel bel mezzo dell'avventura, senza perdere troppo tempo in spiegazioni ma appena delineando un background che possa quanto meno spiegarci dove ci troviamo. Il nostro avatar femminile (chiamata appunto come il titolo del gioco) non potrà che ricordarci Link, protagonista della blasonata serie di Nintendo. La somiglianza sarà forse estetica, ma non certamente caratteriale, con una Ittle Dew estremamente loquace e parecchio sarcastica nelle sue sempre puntuali osservazioni. Proprio il sarcasmo e l'ironia saranno due elementi imprescindibili che andranno ad essere parte integrante di questo titolo, accompagnando le nostre avventure in maniera sagace e piacevole. Parliamo quindi di una produzione che non si prende affatto sul serio, e che riesce a creare uno stile molto intrigante e unico seppur strettamente legato ai grandi classici del passato. I più navigati riusciranno a notare una quantità considerevole di riferimenti alla saga di Zelda, che non saranno celati o poco evidenti ma piuttosto enfatizzati, andando a strappare sorrisi e instillando tanta, tantissima nostalgia. Cerchiamo quindi di non travisare, perché per quanto questo titolo possa aver tratto un innegabile spunto dalla celebre serie di Miyamoto sarebbe un errore identificarlo come un clone o peggio come una mera operazione commerciale. Ittle Dew sa essere fresco come pochi prodotti al giorno d’oggi sanno essere e, per quanto non perfetto, è comunque capace di regalare ore di purissimo divertimento.


In mezzo alla rapidità
Chi ama dilettarsi con speed run e simili troverà terreno fertile in questa produzione, essendo il gioco pensato per questa tipologia di fruizione secondo le parole stesse del team di sviluppo. Parte della stampa d’oltreoceano ha tuttavia provato a leggere un po’ più a fondo, accusando al titolo in questione una longevità insufficiente e una quantità di contenuti non adeguata agli standard odierni. A nostro avviso la verità sta nel mezzo.
Vero è infatti che l’intera avventura può benissimo essere completata in un’unica sessione di gioco - nemmeno troppo lunga - ma è allo stesso tempo innegabile che il replay value di questo Ittle Dew sia decisamente alto.
Il periodo storico in cui ci troviamo è caratterizzato - dal punto di vista ludico - da una vera e propria esplosione del mercato indipendente, che negli ultimi anni è stato capace di regalarci vere e proprie pietre miliari che resteranno scolpite nella nostra memoria. Proprio il software indipendente ci insegna però che tante volte l’offerta non deve necessariamente essere quantitativamente imponente, ma piuttosto configurarsi su un livello di eccellenza qualitativa. Emblematici da questo punto di vista possono essere i casi di Journey, di Limbo, di Dear Esther o l’estremo assoluto di Thirty Flights of Loving, prodotti brevi ma estremamente intensi, che non soffrono di una scarsa longevità oggettiva proprio in virtù di una natura indipendente che non ha metri o imposizioni di sorta. Per la stragrande maggioranza dei videogamer una simile qualità nella produzione giustifica certamente una durata complessiva che non supera la manciata di ore. Andiamo allora a vedere in cosa consiste effettivamente questa nuova proposta indipendente.


Isometria portami via
Affronteremo l’avventura in terza persona e attraverso una visuale isometrica simile a quella vista in molti episodi bidimensionali di The Legend of Zelda. Nostro compito sarà semplicemente entrare in possesso di una zattera che ci permetterà di lasciare l’isola su cui ci ritroviamo bloccati. Per fare questo dovremo farci aiutare dall’npc di turno, che ci prometterà la suddetta zattera se in cambio faremo qualcosa per lui.
Questo l’incipit che dà il via alla nostra missione, che saremo liberi di affrontare come più ci aggrada, andando diritti fino all’inevitabile scontro finale oppure indugiando nella raccolta di monete e oggetti addizionali che ci renderanno la vita più semplice. Ad assisterci nel nostro peregrinare avremo una versione di Navi molto meno fata e molto più volpe. In effetti si tratterà esattamente di una volpe, dotata di un paio d’ali da spiritello, che di tanto in tanto potrà darci degli svogliati consigli su come procedere nell’avventura.
La curva di difficoltà del gioco è, senza mezzi termini, parecchio bassa per quanto riguarda i combattimenti (rigorosamente in tempo reale), che saranno spesso e volentieri puramente coreografici e di accompagnamento, ma mai particolarmente impegnativi, boss inclusi. E’ quindi cosa saggia cercare di dare maggior rilievo a quelli che sono i puzzle con cui dovremo confrontarci: nella maggior parte dei casi questi avranno a che fare con i classici mattoncini da spostare o pulsanti da attivare e, se da una parte si potrebbe accusare una scarsa varietà nell’esperienza, dall’altra è giusto dar merito ai designer, in quanto molti enigmi si riveleranno ostici e richiederanno più che qualche minuto di riflessione per essere risolti. Nulla che possa far scadere nella frustrazione, sia ben chiaro, ma giusto il necessario per applicare una dose adeguata di materia grigia. Teniamo sempre presente che la stragrande maggioranza dei puzzle non sarà strettamente necessaria per il completamento dell’avventura, ma rappresenterà di certo un valore aggiunto per chiunque intenda fruire di tutti i contenuti e completare il gioco al cento percento.
Durante la nostra prima sessione di gioco abbiamo completato Ittle Dew in poco più di un paio d’ore, passeggiando per il mondo di gioco ma senza esplorarlo del tutto, addentrandoci in qualche dungeon addizionale e risolvendo una serie di enigmi extra. Avremmo potuto completare l’avventura in meno tempo senza troppe difficoltà, ma volevamo farci un’idea generale del titolo e di quella che probabilmente sarà per molti giocatori la prima esperienza di gioco con il prodotto. Volendo completare tutto aspettatevi orientativamente tra le quattro e le cinque ore di gioco qualora affrontaste i puzzle per la prima volta. 


La grafica di Ittle Dew è stata disegnata a mano, cosa purtroppo sempre più rara nel gaming moderno. Non ci saranno effetti particellari o affini, ma è innegabile che il gioco ha molto carisma, facendo il possibile per avvicinarsi allo stile scanzonato di alcuni episodi di Zelda (Minish Cap tra tutti) ma mantenendo nel contempo una forte identità personale. C’è qualche piccolo difetto nel rilevamento delle collisioni, ma in linea di massima tutto l’aspetto tecnico/estetico è più che convincente, abbastanza leggero da girare sulla stragrande maggioranza delle configurazioni. Buono anche il comparto sonoro, privo di tracce che resteranno negli annali della storia dei videogames, ma a conti fatti ricco di motivetti orecchiabili e piacevoli, di certo adeguati al resto della produzione. Più che buoni poi gli effetti sonori, con alcune campionature che portano alla mente il bellissimo The Binding of Isaac.
La pecca più grande quando si va a parlare di un prodotto concentrato su speedrun e replay value è il fattore longevità. Se infatti da una parte è vero che molti giocatori potranno completare il titolo più volte per scoprirne tutti i segreti o tentare approcci differenti, è altrettanto vero che in molti non gradiranno questo tipo di soluzione. Al momento in cui scriviamo il prezzo al pubblico di Ittle Dew è di circa 13 euro, a nostro avviso troppo alto in relazione alla pura quantità dell’offerta. Ciò nonostante, se siete grandi amanti della serie The Legend of Zelda è indubbio che apprezzerete parecchio questo prodotto. E’ breve, non porta nessuna novità di sorta al panorama degli action adventure, ed è afflitto da combattimenti forse troppo semplicistici. Tuttavia enigmi ben congegnati e uno humor costante vi garantiranno una manciata di ore di sano divertimento. Gli sconti e i bundle su questo genere di prodotti sono costanti, e proprio in questi giorni i famigerati Saldi Estivi di Steam hanno attentato ai nostri portafogli. Qualora trovaste il gioco al di sotto dei 10 euro ve lo consigliamo senza riserve.

Hardware
Requisiti Minimi:
Processore: Intel dual core 1,5 Ghz
RAM: 1 GB
GPU: Directx 9 GFX Card
Recensione Videogioco ITTLE DEW scritta da NAARES Ittle Dew è un gioco onesto e divertente, che si prende alla leggera e omaggia una delle saghe più apprezzate della storia dei videogames. E’ breve, non apporta nessuna novità significativa a quanto abbiamo già visto in questa tipologia di prodotti, ma quello che c’è è senza dubbio di buona qualità, forte di una personalità nettissima che non si lascia eclissare da un mero citazionismo. Lo consigliamo a chi apprezza gli episodi bidimensionali della saga di The Legend of Zelda, e un po’ a tutti qualora riusciste a trovarlo in saldo.
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