Recensione di Rising Storm

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Sparatutto
  • Lingua:

     Inglese
  • Data uscita:

     TBA 2012
- Un'esperienza tattica e realistica che si distacca dalla massa
- Bilanciamento davvero notevole
- Nuove mappe e abilità ben calcolate che rinfrescano il gameplay
- Qualche bug
- Niente singleplayer e tank spariti dall'equazione
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A cura di (Pregianza) del
Molti videogiocatori sono ormai convinti che, nell’ultima generazione, gli FPS si siano trasformati in un genere stantio e morente, dove anno dopo anno blandi shooter senz’anima vengono forzatamente buttati fuori dalle case di sviluppo al solo scopo di accaparrarsi le montagne di soldi in cui questi giochi sembrano navigare senza sosta. In realtà la situazione non è così grigia, e tra gli sparatutto in prima persona le possibili scelte sono molte, con vari titoli (più o meno recenti) dedicati a ogni tipologia di videogiocatore. 
Nella massa sicuramente sono riusciti a farsi notare i Tripwire, uno studio di sviluppo minore e dotato di grande passione, conosciuto principalmente per la serie Red Orchestra. Il loro Red Orchestra 2: Heroes of Stalingrad è spuntato parecchio tempo fa, piagato da numerosi bug e problemi, ma si è lentamente ripreso, risultando uno dei titoli militari più promettenti in circolazione.
I motivi? Realismo e gameplay tattico, che rendono ogni scontro una battaglia tiratissima dove nessuno può fingere di essere un soldato invincibile, e la comunicazione col proprio team risulta indispensabile. 
Ora giunge fra noi finalmente la prima espansione ufficiale del titolo, Rising Storm, nata dalla collaborazione della software house con la sua attivissima community di abili modder. Il periodo storico è lo stesso, ma la guerra stavolta si sposta nel pacifico, dove a riempirsi di piombo saranno le armate nipponiche e quelle americane.
La guerra reale è tornata, è il caso di rispolverare la divisa.


Onore nella morte
Mettiamo subito sul tavolo le basi di Red Orchestra 2 per chi ha la memoria corta. Dimenticate gli shooter più accessibili, quelli dove il proprio alter ego si rigenera bellamente dopo essersi beccato decine di proiettili, può sterminare decine di nemici correndo in mezzo a una sparatoria manco fosse lo Schwarzenegger dei tempi buoni, e la tattica è utile solo in match organizzati. Qui le battaglie sono la cosa più vicina a uno scontro vero vista negli ultimi dieci anni. Le modalità sono due, realismo e action, ma anche scegliendo la seconda si crepa nel giro di un paio di colpi al massimo, e muoversi con calma e intelligenza è indispensabile per guadagnare vantaggio. 
L’opera di Tripwire punta tutto sul gameplay, senza preoccuparsi di contenere decine di modalità e cavolate varie, e concentrandosi sull’offrire un’esperienza unica, profonda e punitiva, ma mai frustrante. Le modalità primarie sono tre: un normale Team Deathmatch chiamato Firefight, e Countdown e Territory, due scontri a fuoco a zone dove ci si divide tra attacco e difesa e il compito è conquistare le zone segnalate prima della fine del tempo o dei respawn tickets (l’unica reale differenza tra le due risiede nella limitazione di questi ultimi).
Questo è uno sparatutto team based, dove il ruolo dei comandanti non è di contorno ma centrale, la gestione delle truppe via voce importantissima, e la presenza di un capo squadra abile può ribaltare un match. Avere un capoccia in vita significa poter spawnare ove questi si trova o lanciare un vitale attacco di artiglieria, spesso nelle vicinanze dell’obiettivo, e coordinare un’azione a dovere porta nel 99% dei casi a ottenere un sensibile beneficio in fase di assalto. Aggiungete a questa già particolare struttura la presenza della suppression, che porta il proprio soldato a perdere il controllo se circondato da proiettili ed esplosioni, una limitazione delle classi che forza a usare al meglio ogni mezzo, e una balistica dei proiettili superlativa, e otterrete un’esperienza davanti a cui qualunque appassionato della seconda guerra mondiale non potrà che sbavare copiosamente. 


Rising Storm prende tutto ciò e lo sposta in arene calcolate ancora meglio di quelle di Heroes of Stalingrad. Le mappe sono estremamente estese, ricche di coperture e zone strategiche, e maledettamente ben bilanciate. I carri armati sono stati eliminati dalla formula, ma è difficile rimpiangerli più di tanto quando le battaglie a piedi sono così esaltanti. La morte ha un reale impatto, e un attacco non può praticamente mai riuscire senza caduti per le strade. A causa della visibilità limitata, della resistenza scarsa e dell’importanza di un piano preciso, ogni scontro è una scoperta, ogni morte un duro colpo per la propria fazione, ogni proiettile che passa sopra la vostra testa un indicatore di pericolo che potreste non essere abbastanza veloci a leggere nel modo giusto. Vi curate solo della percentuale di morti e uccisioni? Finirete male, da queste parti si ascolta il capo squadra e si usano i neuroni.
L’immersione è totale, e si mantiene tale anche grazie alla padronanza dei numeri dimostrata da Tripwire. Non solo le mappe sono bilanciate magnificamente, ma anche gli eserciti sono equilibrati alla perfezione, e questo nonostante il team abbia tentato di mantenere storicamente accurata l’esperienza dando all’esercito giapponese armi meno potenti ed efficaci rispetto a quelle delle truppe americane. 
I fucili giapponesi faticano a tener testa alle semi automatiche degli avversari, eppure non c’è mai una squadra realmente superiore nelle partite, per via di alcune interessanti trovate che rendono i soldati asiatici estremamente pericolosi in attacco se ben coordinati. In primis il Giappone ha a disposizione un trucchetto chiamato “Banzai Charge”, che permette ai soldati di unirsi in una carica corpo a corpo temporanea che attiva la suppression sui nemici con un’area che aumenta in base al numero di giocatori alleati coinvolti, e aumenta sensibilmente la resistenza ai colpi (se temete una mancanza di realismo non preoccupatevi, si parla di assorbire un proiettile o due in più prima di lasciarci la cotenna). A questa abilità va a unirsi un mortaio portatile poderoso, che fa disastri se utilizzato da giocatori con una buona mira e capaci di posizionarsi a dovere, e la possibilità di sotterrare le granate a mò di mine improvvisate. 
Gli americani comunque non restano a bocca asciutta. In pieno spirito statunitense l’arma “unica” dell’esercito a stelle e strisce è il lanciafiamme, capace di devastare qualunque casolare popolato da un gruppo nemico nel giro di secondi. Come per il mortaio, ad ogni modo, quest’arma non è abusabile, perché rallenta i movimenti, porta il giocatore che la usa a scoprirsi facilmente, e richiede furbizia per avvicinarsi a un team organizzato e ben piazzato. 
La perizia degli sviluppatori è evidente anche dopo solo una decina di partite. Che attacchiate o difendiate, si vince seguendo gli ordini e sfruttando al meglio le zone meno coperte. Armi realmente esagerate e tattiche sempre vincenti non ce ne sono.  


Resta giù!
E’ interessante notare come i bug che piagavano Heroes of Stalingrad siano quasi totalmente scomparsi in Rising Storm. Si osserva ancora qualche imperfezione sensibile, specialmente se ci si mette in copertura o ci si sdraia, poiché errori uscendo allo scoperto per mirare possono ancora capitare. Ma non abbiamo notato statistiche sballate, partite instabili o altre problematiche gravi legate a interpolazione poligonale o sbalzi del motore fisico. La community attivissima sui forum e il continuo ritocco del prodotto sembra aver stabilizzato a sufficienza la base su cui Tripwire e i modder hanno costruito. 
Lodevole il comparto tecnico, che pur non presentando un motore grafico spettacolare si difende bene, anche grazie alla cura con cui sono state sviluppate le nuove mappe. Locazioni come Iwo Jima, Saipan e Guadalcanal offrono ambientazioni di varietà invidiabile, dalla zona ricca di vegetazione in notturna, a desolati villaggi in disuso. Il fatto che l’asimmetricità delle zone non sembri in alcun modo influenzare negativamente l’andamento dei match è testamento a quanto siano ben studiate.
Forse alcuni giocatori lamenteranno la mancanza di una campagna in singolo, o lo scarso dettaglio dei modelli tridimensionali, ma è roba che conta poco davanti a uno degli fps online più eccitanti e acuti in circolazione. Quando il prezzo è sotto i 15 euro poi, l’acquisto di questa espansione si trasforma in un obbligo per chi ha amato il gioco base. 

Hardware
Requisiti minimi:
OS: Windows XP 32bit
CPU: Intel Core 2 Duo E6540 2.3GHz or AMD Athlon 64 X2 5000+
RAM: 2GB System Memory
GPU RAM: 256MB Graphics Memory
GPU: Nvidia GeForce 7800 GTX or ATI Radeon HD 2900 GT
DX: DirectX 9.0c
HDD: 8 GB Free Hard Drive Space
Recensione Videogioco RISING STORM scritta da PREGIANZA Rising Storm amplia e rinfresca uno dei titoli più coraggiosi e unici degli ultimi anni. E' uno sparatutto online intelligente e fortemente competitivo, dove precisione, tattica e coordinazione sono tutto, e l'azione solitaria e avventata porta solo alla sconfitta. Il nuovo lavoro di Tripwire offre alcune delle battaglie più eccitanti e immersive in circolazione, ed è consigliato a tutti coloro che amano gli sparatutto complessi, pur non riuscendo a limare del tutto le imperfezioni del prodotto base. Chissà cosa potrebbero fare questi sviluppatori con qualche risorsa in più.
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