Recensione di The Thirty-Nine Steps

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Sviluppatore:

     The Story Mechanics
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     15 Marzo 2013
- Fedeltà narrativa alla controparte cartacea
- Il ruolo del giocatore è abbastanza passivo
- L'assenza di localizzazione sembra essere un freno importante
A cura di (Mastelli Speed) del
Il 1997 sarà ricordato per la clonazione della pecora Dolly, per la morte di Lady Diana, e per molti altri importanti eventi storici. Noi, però, in questa sede siamo soliti parlare di videogiochi per cui, restringendo il tutto al solo ambito videoludico, possiamo dire che il 1997 rimarrà alla storia anche come l’anno della pubblicazione di The Last Express; si trattava di un’avventura grafica della beneamata Interplay Entertainment che riusciva, come poche altre, a creare un’ambientazione mitteleuropea estremamente evocativa. Il titolo era inoltre capace, secondo il parere di chi scrive, di immergere il giocatore in una sorta di tensione letteraria che aveva successo nel far immediatamente distinguere il periodo storico di cui si stava parlando, ovvero i primi anni del novecento (per la cronaca, il titolo è stato riproposto di recente su iOS).
Ci dilunghiamo in queste acculturate citazioni proprio perché il gioco di cui ci accingiamo a parlare, The Thirty-Nine Steps, si rivela essere una trasposizione videoludica dell’omonimo racconto del 1915 di John Buchan, che ben racconta quel periodo storico ricco di tensioni; dopo aver gettato le premesse per l’analisi di questo connubio tra letteratura e videogiochi, vediamo allora di approfondire i temi più interessanti della produzione disponibile, per ora, solo su PC.

La noiosa routine della capitale londinese
Pubblicato a puntate nel 1915, The Thirty-Nine Steps (“I trentanove scalini”, italiano) è il primo di cinque romanzi con protagonista l’ingegnere Richard Hannay. L’opera di Buchan, peraltro trasposta in forma cinematografica diverse volte (ad esempio da Alfred Hitchcock, nel 1935), viene ora ripresa integralmente nel lavoro del team di sviluppo The Story Mechanics.
Siamo dunque a Londra, nel 1914: Hannay, appena tornato nella capitale britannica dopo una permanenza in Rhodesia, cerca di cominciare una nuova vita in quell’ambiente europeo carico di spie e tumulti a malapena nascosti che porteranno, in seguito, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Alcuni giorni dopo il suo arrivo, quando già la noia della routine della capitale comincia a farsi sentire, il nostro incontrerà Franklin P. Scudder, il quale gli svelerà l’oscuro piano della Germania, intenzionata a uccidere il primo ministro greco, Karolides, durante l’imminente visita a Londra del politico ellenico.
Parte da qui, dunque, l’avventura vera e propria, un vero classico del thriller e dello spionaggio.



Questione di definizioni
Scendendo nei particolari, la versione videoludica di The Thirty-Nine Steps, disponibile tra l’altro su Zodiac a 9,99 €, si presenta, più che come un’avventura grafica, come un’interactive fiction. Al di là delle questioni di definizione e di genere, è possibile dire che il titolo proporrà integralmente la vicenda narrata nell’opera di Buchan, lasciando al giocatore l’onere di alcune interazioni.
Non possiamo parlare, dunque, di un classico punta e clicca dove bisognerà risolvere enigmi, scegliere linee di dialogo e osservare attentamente locazioni: la sensazione che si ha giocando, infatti, è quella di avere nella vicenda un ruolo tutto sommato passivo. La storia narrata si esplicherà in una sequela di immagini più o meno fisse accompagnate da testo scritto e, nella maggior parte dei casi, dalla voce narrante (completamente in inglese) dei personaggi principali.
L’interattività, dunque, è ridotta all’osso, visto che l’attività principale del giocatore sarà appunto quella di passare da una frase all’altra attraverso la pressione del tasto sinistro del mouse (in alternativa, per andare avanti si può anche descrivere un cerchio proprio col puntatore); in alcuni frangenti, in ogni caso, il gioco proporrà saltuariamente delle sezioni da vero e proprio punta e clicca, specialmente nel momento in cui si dovrà andare alla ricerca di alcuni documenti o oggetti di un qualche interesse.
Da notare il fatto che, di tanto in tanto, il gioco interromperà il corso della storia proponendo delle schermate con alcune voci selezionabili: si tratta di approfondimenti che deviano un po’ dalla linea principale della trama, ma che contribuiscono a creare un mondo di gioco più vasto e ancora più vicino alla controparte cartacea.
Parlare di dinamiche di gioco, nel caso di The Thirty-Nine Steps, risulta dunque essere complicato: non esiste una vera e propria sfida, la difficoltà è praticamente nulla, il ritmo è assai lento.
Più che videoludico, l’intento della produzione sembra essere educativo: non c’è dubbio infatti che, con la giusta predisposizione e sapendo cosa ci si debba aspettare dal titolo, la produzione The Story Mechanics evochi sensazioni veramente molto vicine alla lettura di un libro. Di per sé questo non è un male, ma è bene ribadire che il giocatore che dovesse approcciarsi al prodotto non dovrà aspettarsi né una qualsivoglia azione, né un’interattività spinta.
Si tratterà, semplicemente, di leggere il testo su schermo, assistere al cambiamento di schermate, scegliere determinate linee di testo invece che di altre, e godersi la narrazione che, d’altro canto, riprende in modo più che soddisfacente il racconto di Buchan.

”Un nuovo tipo di intrattenimento digitale”
Continuando l’analisi della narrazione, è bene dire che ci siamo soffermati per prima cosa sul gameplay perché solo una volta capita la natura del gioco in questione è possibile giudicare l’opera di The Story Mechanics.
Ribadito dunque, ancora una volta, che non ci saranno cutscene o intermezzi particolarmente interattivi, ma solamente scene bidimensionali più o meno animate, risulta facile dire che il compito degli sviluppatori è stato tutto sommato agevole; la massiccia presenza di linee di testo spesso riprese dal libro è la naturale conseguenza della scelta di gameplay. La fedeltà all’originale della narrazione, quindi, risulta sicuramente aiutata dalla scarsa interattività, e anche dalla struttura di gioco.
La storia è divisa in diciannove capitoli (non coincidenti con quelli della controparte letteraria), della durata di circa dieci, quindici minuti l’uno, che restituiscono una longevità più che sufficiente; è possibile salvare in ogni frangente (i salvataggi, tanto per rimanere in tema, vengono chiamati “segnalibri”) e, se si vuole, tornare indietro in corrispondenza di ogni capitolo, proprio come se si stesse leggendo un libro vero e proprio.
In ogni caso, si è già capito che The Thirty-Nine Steps non è un videogioco come gli altri: si tratta, anticipando parzialmente le conclusioni finali, di un prodotto probabilmente di nicchia, che però risulterà sicuramente gradito a chi ha amato il testo di Buchan.
Gli stessi sviluppatori, per concludere la riflessione sulla narrativa, sembrano avere le idee chiare sulla natura del titolo, visto che sul sito ufficiale della gioco si parla della produzione come di una ”nuova forma di intrattenimento interattivo che unisce letteratura, cinema e videogiochi”.



Suspance bidimensionale
Basato sull’engine Unity, The Thirty-Nine Steps propone un’esperienza totalmente bidimensionale, con numerosi fondali in HD dall’aspetto sicuramente godibile e, seppur con qualche sbavatura, sicuramente ben realizzati.
Le animazioni sono presenti in numero assai sparuto, e comunque spesso riguardano il passaggio da una schermata all’altra, o il cambio di un’inquadratura durante un dialogo. I personaggi stessi, d’altro canto, se si eccettuano alcuni spezzoni animati, sono rappresentati solo attraverso delle sagome eteree di colore bianco; si tratta di una scelta che non appare del tutto errata e, cosi come avviene durante la lettura di un libro, permette al giocatore/lettore di farsi una propria idea sulla fisionomia dei personaggi.
Passando al comparto audio, è da sottolineare che le linee di dialogo doppiate esclusivamente in inglese sono state realizzate dagli attori del Citizens Theatre di Glascow, in Scozia: la qualità della recitazione è sicuramente sufficiente e riesce a trasmettere le giuste sensazioni.
E’ molto interessante sottolineare infine come il gioco dia la possibilità di seguire il testo scritto in versione originale, senza forme dialettali, e addirittura in gaelico scozzese; vero è però che queste feature, in Italia, potrebbero essere apprezzate da pochi, e che trattandosi di un lavoro dal grande numero di linee di testo, l'assenza della localizzazione potrebbe risultare un handicap decisamente importante.
Dal punto di vista hardware, infine, il gioco non si è segnalato per alcun problema di sorta.

Hardware
Sistema operativo: Windows XP/Windows Vista/Windows 7
CPU: 2 GhZ
Memoria RAM: 1 GB
Spazio libero su Hard Disk: 1.5 GB
Scheda Video: 512 MB DirectX 9.0c compatible
Scheda Audio: DirectX 9.0c compatible
Recensione Videogioco THE THIRTY-NINE STEPS scritta da MASTELLI SPEED “Crediamo che il nostro prodotto abbia il potenziale per raggiungere un vasto tipo di giocatori, siano essi hardcore, casual, semplici lettori o chiunque sia interessato a conoscere una grande storia”. Arrivati alla fine di questa recensione possiamo dire che le parole del director di The Thirty-Nine Steps, Simon Meek, raccontano soltanto una mezza verità.
Se da un lato abbiamo infatti una trasposizione fedele dell’opera di Buchan, che gli appassionati apprezzeranno sicuramente (sebbene l’ostacolo della lingua possa essere per molti assai invalidante), dall’altro è pur vero che, probabilmente, una larga parte del pubblico difficilmente potrà interessarsi a un prodotto del genere, che sebbene strappi la sufficienza sembra essere assai di nicchia.
In ogni caso, al momento il titolo è disponibile solo su PC, ma è atteso anche su iOS e Android; sarà forse su tablet che, in effetti, la produzione potrà avere un maggiore interesse: immaginarsi stravaccati sul divano, intenti a vivere una delle storie di spionaggio più appassionanti della letteratura, non sembra essere in fondo un piano cosi malvagio.
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