Recensione di Fibrillation

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Survival horror
  • Sviluppatore:

     Egor Rezenov
  • Lingua:

     Inglese
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     Disponibile
- Interessante atmosfera onirica
- La narrazione da una risposta a tutte le domande del giocatore
- Ripetitivo e un po' disorientante
- Livello di sfida praticamente assente
- Doppiaggio improbabile
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A cura di (Mastelli Speed) del
Era il 2008 quando Alone in the Dark, con i suoi suggestivi cori bulgari, dava ai giocatori la possibilità di far chiudere gli occhi al protagonista Edward Carnby, di modo da far scoprire gli eventuali punti deboli degli abominevoli mostri che si incontravano durante il cammino. Una feature singolare, che oggi ritroviamo in un prodotto indie dal budget decisamente inferiore e dal target differente, intitolato Fibrillation, oggetto di questa recensione: scopriamo di cosa si tratta.

80 dollari di paura
Per capire cosa sia veramente Fibrillation, è utile servirsi delle parole dello sviluppatore del titolo, Egor Rezenov, il quale scrive del gioco descrivendolo come un ”horror filosofico in prima persona con elementi di misticismo”. Una definizione tutto sommato sui generis, cui si affiancano i numeri relativi alla creazione del progetto: sviluppato in poco più di tre settimane, il gioco è costato $ 180, è ultimabile in poco più di 40 minuti, ed è venduto a € 1,99.
Fissati i primi indispensabili paletti, è possibile dire che Fibrillation racconta le gesta oniriche di Ewan: all’inizio del gioco, il nostro si risveglia in un misterioso ambiente, illuminato da una innaturale luce bianca. La reazione iniziale del protagonista, una volta resosi conto del luogo in cui si trova, è quella di pensare di trovarsi in un sogno. In effetti l’ambiente circostante è misterioso, pieno di scale e porte chiuse, e il tutto non sembra portare a una luogo ben preciso. Di cosa si tratta, allora? Di un’allucinazione, di un sogno, o di qualcosa di più profondo e importante? Fortunatamente, Fibrillation riuscirà a dare al giocatore tutte le risposte del caso, proponendo due finali diversi che dipenderanno dalle decisioni prese durante la propria esperienza di gioco. Un’esperienza breve, dunque, e discretamente intensa, che però presenta alcune mancanze in fase di gameplay e di narrazione che, coerentemente con quanto segnalato a inizio pagina, non consentono al gioco di arrivare a un giudizio maggiore della sola sufficienza piena.



”La vita è il nemico!”
La domanda, a questo punto, è: che si fa di preciso in Fibrillation? La risposta, in misura essenziale, è: si cammina. L’attività principale del giocatore, infatti, sarà quella di esplorare gli strani ambienti di cui parlavamo in precedenza, cercando una qualche strada che lo faccia uscire dall’inquietante mondo in cui sembra essere prigioniero. Non ci sono interazioni di altro tipo: non si possono aprire porte, utilizzare oggetti, azionare meccanismi. I comandi di gioco, difatti, sono descritti da soli sei tasti, con la combinazione WASD delegata al movimento, la barra spaziatrice per saltare, lo shift destro per correre.
L’intero gioco dunque si risolve in un pellegrinaggio senza (apparente) meta, in cui il passare del tempo viene misurato dal suono dei propri passi e del proprio fiato, che si fa più pesante nel momento in cui si corre. Esiste, in effetti, una seconda attività che terrà impiegato il giocatore: sfuggire a dei misteriosi uccelli che, insieme a un altrettanto misterioso e inquietante fumo nero (che, evidentemente, ricorda tanto quello di Lost), faranno di tanto in tanto capolino andando a infastidire il giocatore.
Del resto, in quaranta minuti di gioco le dinamiche da sviluppare non sono poi molte, anche se è bene dire che i meno volenterosi potrebbero abbandonare il titolo prima della fine proprio perché il gioco non fa niente per diminuire il disorientamento del giocatore. Una volta cominciato il gioco, infatti, non si saprà il perché del proprio girovagare, né se i misteriosi uccelli sono pericolosi o meno, né dove si è diretti. Bisognerà solo camminare, quasi per inerzia, fino a che non si troverà la strada giusta che porterà alla fine di tutto.
Tutto ciò di induce a dire che Fibrillation non sembra essere il titolo adatto al giocatore che cerca azione frenetica o nemici da sforacchiare, ma neanche necessariamente ad affezionati di cervellotiche avventure grafiche. In effetti, il prodotto sembra indirizzarsi a tutti coloro i quali abbiano un po’ di tempo libero da dedicare a un’esperienza singolare, magari un po’ difficile da digerire, ma in qualche modo originale.



Se chiudi gli occhi vedi…
Parlare degli aspetti tecnici in titoli indie dalla natura cosi di nicchia e cosi piccoli, difatti, risulta spesso complicato e, nel concreto, poco utile. In Fibrillation, però, il tradizionale paragrafo dedicato alle conclusioni sul comparto audio/video riveste una certa importanza (negativa), visto che è possibile dire senza particolari timori di smentite che il doppiaggio (in inglese) del personaggio principale rappresenta uno dei punti peggiori dell’avventura.
La voce del protagonista, infatti, risulterà quasi sempre sopra le righe e, in certe occasioni, fuori luogo. Esprime si incredulità, ma la sensazione è che sia assai poco convinta di quello di cui sta parlando. Tutto ciò è un peccato, perché si viene a spezzare quella sensazione di tensione e attesa creata dai vari suoni e rumori descritti nel paragrafo precedente. Considerata la natura intimistica dell’avventura, poi, sarebbe stata coerente anche una scelta più radicale, tagliando del tutto il doppiaggio e lasciando il posto a delle semplici linee di testo. Questo, in un certo senso, avrebbe potuto aiutare a creare una maggiore identificazione tra il giocatore e il protagonista, che in ogni caso viene incrementata dalla visuale in prima persona.
Quest'ultimo aspetto ci consente di parlare brevemente del comparto video, totalmente tridimensionale e discretamente pulito. La visuale di gioco, poi, di tanto in tanto viene “sporcata” da una sorta di grana che rende difficile capire dove si stia andando. Si tratta di un pretesto che evidentemente assolve anche una funzione narrativa, sottolineando cosi lo smarrimento di Ewan in alcune particolari situazioni di gioco. Come detto a inizio articolo, poi, il gioco offre l’opportunità di chiudere gli occhi: questa feature, alla fine, risulta solo scenografica, visto che non servirà a individuare alcun elemento nascosto di sorta, e che di tanto in tanto Ewan provvederà a muovere le palpebre in modo automatico.
E’ da segnalare, poi, qualche appunto sul versante puramente tecnico: senza soffermarci troppo sui requisiti hardware (visto che il gioco gira sulla quasi totalità delle configurazioni Windows in circolazione), è pur giusto dire che il titolo presenta qualche difetto di programmazione; solo per fare un esempio, durante una delle nostre prove il personaggio è rimasto incastrato in un cumulo di bidoni, senza la possibilità né di saltare, né di muoversi in una qualsiasi direzione. Inutile dire che, in un gioco si corto ma in cui non si può salvare, un difetto come questo può tranquillamente far desistere dal terminare l’avventura, magari anche in un secondo momento.

Hardware
Memoria RAM: 2 GB
Scheda grafica: DirectX 9 compatibile con 256 MB di memoria dedicata
OS: Windows XP/Vista/7/8
Recensione Videogioco FIBRILLATION scritta da MASTELLI SPEED Giudicare un titolo sviluppato in tre settimane e venduto a meno di due euro è un qualcosa di singolare, eppure Fibrillation presenta senza dubbio degli elementi positivi. Racconta di un personaggio particolare che, tralasciando il doppiaggio improbabile, appare spaesato e impaurito, crea una positiva atmosfera di suspence e, soprattutto, riesce a dare una spiegazione a tutte le domande che il giocatore si porrà nei circa quaranta minuti di gioco.
Vero è però che la ripetitività del gameplay potrebbe portare a un certo senso di disorientamento, e che il gioco non rappresenta una vera e propria sfida. Si tratta di un titolo, dunque, indicato a chi cerca un'avventura fuori dagli schemi, che aiuterà a immergersi in una storia singolare e, d’altro canto, a conoscere un modo originale di intendere il videogioco.
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