Di tanto in tanto su queste pagine ci dilunghiamo nell’analisi di giochi che propongono esperienze al limite; questi prodotti, difatti, possono definirsi videogiochi solo in senso lato, andandosi a posizionare in una sorta di intersezione tra le normali dinamiche videoludiche e le contaminazioni provenienti da altri tipi di manifestazioni artistiche. Il gioco che vi proponiamo in questa recensione,
Home, sviluppato da Benjamin Rivers, rientra proprio tra questo tipo di titoli: se una
”unique horror adventure” a € 1,99 è quello che state cercando, dunque, dovreste continuare a leggere.
Cuffie sulla testa, luci spente anche di giorno, e prudenza…sempre!Un uomo si risveglia in una casa sconosciuta. Non ricorda come vi è arrivato, né sa perché ha una gamba dolente. I suoi vestiti sono sporchi di fango, la sua memoria è confusa.
L’ambiente circostante è altrettanto misterioso: l’oscura casa che accoglie il protagonista, infatti, sembra essere abbandonata; le poche manifestazioni di vita presenti, in ogni caso, fanno rabbrividire: macchie di sangue sui muri, orme infangate per le stanza, misteriose porte bloccate. Lo scopo del giocatore, e dunque del protagonista, è capire cosa sia successo, cercando di far luce sugli avvenimenti che lo hanno portato in quella particolare casa. La narrazione, in questo senso, riesce a regalare una certa immedesimazione: nel corso del gioco, infatti, non si verrà a conoscenza del nome del personaggio principale, ma saranno invece approfonditi diversi aspetti della propria esistenza. Verrà delineato, cosi, un
background intricato e privo di solide certezze: questi dubbi e zone d'ombra, difatti, rappresentano uno degli elementi cardine del gioco.
Vista la natura anomala del titolo, però, è bene fare un po' di chiarezza:
Home, infatti, può definirsi come un’avventura grafica ma, ancora una volta, in un'accezione veramente larga del termine. Solo per fare qualche paragone con prodotti recenti, non c’è traccia della drammatica interattività degli episodi
The Walking Dead, né i solidi enigmi di
The Dark Eye: Chains of Satinav. L’unica attività richiesta al giocatore, infatti, è quella dell’esplorazione dei vari ambienti di gioco, e dell’interazione con alcuni oggetti. Questi frangenti, in ogni caso, si rivelano fondamentali, visto che molte volte il giocatore verrà messo difronte a una scelta: raccogliere o no un determinato oggetto, infatti, andrà a cambiare alcuni particolari della storia narrata, influendo sulla percezione degli eventi.
Proprio la parola “percezione”, in effetti, sembra essere una delle più adatte a descrivere l’esperienza: il giocatore di
Home, infatti, non dovrà aspettarsi spiegazioni dettagliate o sequenze di gioco rivelatrici. La narrazione, interamente testuale (e in inglese), infatti, lascerà parecchi punti oscuri, tanto è vero che sul sito ufficiale del gioco è presente un’apposita sezione dove i giocatori sono invitati a esprimersi sul vero significato del finale di gioco e, in generale, di tutta l’avventura.
Istruzioni per l’usoIl tutorial del titolo si esplica in due semplici schermate: una illustrerà i comandi (la normale combinazione WASD più la barra spaziatrice, che servirà per interagire), e l’altra ci inviterà a godere del gioco dopo aver spento le luci e indossato un paio di cuffie. Il
gameplay che ne consegue, come accennato nel precedente paragrafo, è assai lineare: durante l’ora di gioco che regalerà
Home, infatti, l’attenzione non si concentrerà tanto sul gesto da compiere, ma sulle informazioni da assimilare e le sensazioni da analizzare con cura.
Questo è uno dei motivi che spinge ad affermare che il titolo, in buona sostanza, possa rappresentare una sorta di storia interattiva: sebbene manchi la dinamicità dei titoli che avvicinano l’esperienza cinematografica all’interattività videoludica (non siamo difronte a una sorta di versione
indie di
Heavy Rain, tanto per intenderci), la narrazione testuale e la completa mancanza di linee di dialogo rende possibile un accostamento tra
Home e la lettura di un racconto breve. Vero è infatti che, data la esigua durata, non sarà possibile salvare il gioco in nessun momento: una volta cominciata l’avventura, dunque, bisognerà assicurarsi di avere almeno un’ora e mezza di tempo libero buona per portare a termine la storia.
I pochi spunti di riflessione sulle dinamiche di gioco ci consentono di anticipare qualche tema che verrà poi ripreso nelle riflessioni finali: volendo essere diretti, è possibile dire che
Home è un titolo che, arrivati alla fine dell’avventura, mantiene meno di quanto promesso nelle prime fasi.
Il problema, paradossalmente, non dipende tanto dalla longevità (in effetti allungare la storia, data la ripetitività del
gameplay, sarebbe stato controproducente), quanto dall’ottimo lavoro svolto da Rivers nel cercare di creare un’atmosfera di attesa e timore dell’ignoto. Giocando a
Home, dopo pochi minuti, verrà naturale chiedersi cosa sia successo al protagonista, cosa vogliano dire i vari oggetti e luoghi incontrati per il proprio cammino. Queste risposte, difatti, vengono perlopiù lasciate decidere al giocatore: qualche spiegazione in più, magari, avrebbe aiutato a comprendere meglio il tutto
Paura pixellosaDal punto di vista grafico,
Home spinge ancora più in là la stessa idea vista in titoli recenti come
Resonance e
Lone Survivor: proporre una grafica simil-8 bit (molto più
”pixellosa” rispetto ai due titoli citati) e decisamente
retrò. Le considerazioni sulla qualità del comparto grafico, dunque, non possono non tener conto di questa scelta, che mostra evidenti limiti ma, alla fine, svolge il suo compito in modo sufficiente. Anche in questo senso possiamo riallacciarci al precedente discorso legato alla "percezione": il messaggio dato dallo sviluppatore sembra essere quello che, per essere coinvolti emotivamente in una storia, non conta avere una grafica cosi definita.
A suscitare il giusto senso di tensione ci pensa il comparto audio, ridotto all’osso ma sicuramente funzionale: porte che scricchiolano e acqua che scorre in lontananza fanno sempre il loro dovere quando si tratta di titoli dall’atmosfera
horror. Anche il rimbombo dei passi del protagonista, leggermente irregolare dato il dolore alla gamba, aiuterà a creare la giusta atmosfera.
Sebbene il titolo non faccia propriamente saltare sulla sedia, vero è però che in un paio di occasioni, in special modo verso la fine della storia, la tensione toccherà dei buoni livelli, il che potrebbe portare a ripetere l’avventura, se non altro per vedere cosa sarebbe cambiato se si fossero operate scelte differenti.
Hardware
Requisiti Minimi:
OS: Windows XP
Processore: Core 2 Duo
Memoria RAM: 2 GB
Scheda grafica con almeno 256 MB di memoria dedicata
Spazio su HDD: 100 MB
Requisiti Raccomandati:
OS: Windows 7
Processore: Core 2 Duo o superiore
Memoria RAM: 4 GB
Scheda grafica con almeno 512 MB di memoria dedicata
Spazio su HDD: 300 MB