I
puzzle game, specie in ambiente
indie, godono sempre di una certa considerazione: la possibilità di concentrarsi su enigmi e sfide logiche rappresenta sempre una buona opportunità per "staccare la spina" dallo stress della realtà quotidiana. Lo studio indipendente
Talawa Games, con sede a Stoccolma, in Svezia, propone un titolo adatto proprio a chi abbia voglia di spremere un po’ le meningi: si tratta dell’opera prima
Unmechianical, disponibile per PC e tra qualche mese anche per iPad, che si è rivelata essere di un certo interesse.
L’idillio spezzatoIl protagonista del titolo è un povero elicottero dal nome Heli; il piccolo ammasso di ferraglia in questione si ritrova, suo malgrado, rinchiuso nel sottosuolo, strappato al proprio mondo in superficie. Il gioco, è bene dirlo, non è prodigo di spiegazioni: l’
incipit narrativo funge, almeno all’inizio, come semplice pretesto per “piazzare” il protagonista nell’ambiente di gioco. La scarsa loquacità del gioco si traduce anche nella quasi totale assenza di istruzioni: preso infatti il controllo di Heli (pilotabile tramite la classica combinazione WASD o, in alternativa, grazie alle frecce direzionali), il titolo mostrerà solamente una piccola vignetta che spiegherà la sola e unica azione riproducibile dal protagonista. Si tratta, nello specifico, di una sorta di raggio che consente di attirare pietre, travi e altri elementi mobili dello scenario.
Per quanto minimale possa essere, l’intero gioco si basa su questa particolare capacità di Heli, che per raggiungere il proprio obiettivo dovrà risolvere enigmi e
puzzle di natura logica. Rimandando al prossimo paragrafo l’analisi del
gameplay, è giusto dire che il lato narrativo, se cosi si può definire, di
Unmechianical, riesce in qualche misura a regalare qualche spunto interessante, soprattutto se si guarda all’ambientazione di gioco. E’ da sottolineare infatti come il sottosuolo riprodotto da
Talawa Games sia un luogo estatico, sospeso nel tempo, un misto di elementi meccanici e organici, dove enormi cuori pulsanti si mischiano a complicati meccanismi composti da rotelle, timer, e leve (il più delle volte rotte). Vero è che la esigua durata del titolo, che raggiunge a malapena le tre ore, non consente particolari sviluppi di un certo livello: in questo senso, in ogni caso, è giusto ribadire che
Unmechianical presenta due differenti finali, i quali daranno un diverso epilogo alla storia di Heli e, a seconda dell'interpretazione del giocatore, potrebbero forse giustificare o meno il titolo dato al gioco.
Il cuore spezzatoVeniamo adesso all’approfondimento relativo al
gameplay: se è vero che il fine di
Unmechianical è quello di far uscire Heli dal sottosuolo, il mezzo per riuscire nell'impresa è rappresentato dalla risoluzione di differenti enigmi. C’è da dire che le sfide proposte sono discretamente varie: solo per citare alcuni esempi, è possibile dire che il giocatore avrà bisogno di una buona dose di memoria (utile per ripetere sequenze visive e sonore), oltre che di un certo intuito, visto che il più delle volte bisognerà comprendere cosa fare per arrivare alla risoluzione dei
puzzle. In altre situazioni ancora, poi, il titolo propone delle situazioni in cui bisognerà interagire con dei laser, utili ad aprire porte e attivare meccanismi, in modo tutto sommato simile a quanto visto in
Portal 2. In altre occasioni si dovrà capire quale elemento dello scenario trasportare e verso quale punto, in che modo premere un pulsante utile ad aprire un varco, cosi come si renderà necessario interagire con l’ambiente al fine di aggirare un ostacolo (che può essere una porta chiusa cosi come una leva scalcagnata). Tutte queste azioni si rendono possibili grazie al sistema di controllo intuitivo e asciutto, basato su non più di cinque tasti, quattro per il movimento e uno per azionare il raggio (azionabile peraltro anche via mouse).
Il gioco, sotto il profilo del
level design, è strutturato in macro-aree, divise in zone più piccole inizialmente non comunicanti tra di loro. Per riuscire a superare questa sorta di livello, bisognerà andare alla ricerca di particolari sfere luminose, le quali permetteranno di attivare dei singolari macchinari che daranno di volta in volta l’accesso a nuove zone da esplorare. Una volta espletati tutti i compiti, e rintracciate le sfere richieste, si potrà continuare. Questa soluzione ha consentito agli sviluppatori di fare un po' di economia nella fase di progettazione, anche perché alcune volte il giocatore sarà costretto a tornare indietro sui propri passi ripercorrendo zone già visitate.
Il livello di difficoltà, elemento fondamentale in un
puzzle game dalla durata cosi esigua e con una
storyline solo accennata, è discretamente livellato verso il basso: se infatti i primi
puzzle riescono a essere intuitivi, vero è che col passare del tempo la situazione si farà più interessante, soprattutto grazie all’aumentare delle dimensioni degli ambienti di gioco. Riuscire a intendere dove andare, e capire cosa fare per arrivarci, sarà un’attività di volta in volta un po’ più complicata. Vero è che difficilmente si rimarrà bloccati in un determinato punto: nel caso si presentasse questa evenienza, però, premendo l'apposito tasto il gioco si produrrà in suggerimenti sotto forma di vignette che rappresenteranno il da farsi.
Questo accorgimento è sembrato discreto e funzionale: difatti, i suggerimenti non appariranno nella totalità delle occasioni, e in ogni caso andranno interpretati visto che, comunque, bisognerà basarsi solo sul significato di piccoli disegni a volte un po' ermetici.
Il
gameplay di
Unmechanical viene penalizzato, ancora una volta, dalla scarsa longevità: le situazioni proposte, in effetti, avrebbero potute essere sviluppate maggiormente, a tutto vantaggio dell’esperienza di gioco. Vero è poi che, forse, una maggiore difficoltà avrebbe potuto aumentare la sfida che, difatti, dal punto di vista scenico riesce a farsi ricordare solo per un paio di particolari momenti di gioco. Troppo poco, probabilmente, per giustificare una eventuale ripetizione della campagna di gioco dopo averla ultimata per la prima volta.
Questo elicottero...ha un'anima?L’aspetto grafico del titolo è sicuramente gradevole e, per certi versi, affascinante. Basato sull’
Unreal Engine,
Unmechanical propone ambienti in 2.5D definiti e dalle tinte fosche. L’impressione è quella di essere dentro a un mondo sospeso, in cui ci si aspetta che Heli irrompa per poter far riprendere a far funzionare un macchinario, o un particolare meccanismo. Questa catarsi si esplica anche grazie al comparto audio, decisamente minimalista e, per la verità, poco incisivo. Senza linee di dialogo e con pochi effetti sonori, la mancanza di una linea di accompagnamento musicale maggiormente presente stona con le suggestioni suggerite dal sottosuolo, che rimane uno degli elementi più riusciti della produzione.
Dal punto di vista hardware, infine, il gioco non si segnala per particolari problematiche: la fruizione del titolo è stata sempre fluida e senza intoppi, con una configurazione minima che permette a una larghissima fetta di PC di poter apprezzare il lavoro di
Talawa Games.
Hardware
Requisiti minimi:
OS:Windows XP SP3 o Windows Vista
Processore :2.0+ GHz o equivalente
RAM: 2 Gb
Scheda Video:SM3-compatible
DirectX:9.0
Spazio su HDD:1 GB
Scheda audio compatibile DirectX