Recensione di Hoodwink

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Sviluppatore:

     E-One Studio
  • Lingua:

     Inglese - sottotitoli in italiano
  • Giocatori:

     1
- Ambientazione e personaggi decisamente interessanti
- Buon comparto audio
- Durata esigua in rapporto al prezzo
- Problemi tecnici e di gameplay
- Sistema di salvataggio poco adatto
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A cura di (Mastelli Speed) del
Direttamente da Kuala Lumpur, in Malesia, lo sviluppatore indipendente E-One Studio irrompe sul mercato grazie all’avventura grafica Hoodwink, opera prima presente sulla piattaforma Origin.
Vediamo se questo esordio videoludico vale i € 12,99 richiesti per l’acquisto.

”Michael Bezzle. Acquisitions expert”
Avviato il titolo, il giocatore verrà subito a contatto con i punti di forza della produzione: una musica vagamente jazz che ricrea in modo positivo un’atmosfera noir e decadente, e la caratteristica resa del comparto grafico data dal cel-shading, che dona al titolo una visuale al limite tra il fumetto e il cartone animato.
Durante l'introduzione del gioco cominciamo a fare la conoscenza con Global-01, decadente metropoli retro dominata dalla tecnologia. Proprio l’ambiente di gioco risulta affascinante, proponendo un misto tra architetture orientali e strambi personaggi capaci di interagire con l’uomo in diversi modi (robot ghiotti di cioccolatini, bidoni della spazzatura con vaghi propositi suicidi, ecc. ecc.). La particolare cittadina in oggetto è dominata dalla UniCorp, classica multinazionale grandissima e cattivissima, che governa e decide della vita delle persone. E’ in questo ambiente che si muove Michael, il furfantello che riveste il ruolo di protagonista: lo incontriamo per la prima volta in un ufficio, intento a cercare un determinato oggetto che potrebbe fargli cambiare vita per sempre.
Preferiamo non dilungarci troppo sulla trama di Hoodwink, soprattutto perché il titolo, dalla natura evidentemente episodica, impegnerà per poco meno di un paio d’ore; è bene precisare però che per i più esperti, probabilmente, l’avventura durerà anche di meno, visto la penuria di locazioni e attività da compiere.
Concentrandoci sull’aspetto narrativo del titolo, in ogni caso, dobbiamo dire come questo sia decisamente uno degli aspetti più riusciti; tutti i personaggi risulteranno piacevoli e, spesso, fonte di umorismo tendente verso il noir. E’ l’intera ambientazione, in ogni caso, a risultare positiva: la presenza dell’oscura e potentissima UniCorp ben si sposa con il carattere squattrinato e frivolo di Michael, che si troverà suo malgrado a gestire una situazione più grande di lui.
Anticipando le conclusioni finali, è possibile dire che il titolo, almeno sul piano narrativo, è degno di nota a punta e strappare più di qualche sorriso: ne sono un esempio concreto le divertenti sequenze di gioco mostrate durante il trailer di lancio (disponibile a inizio pagina).

Chiusi in una scatoletta colorata
Giocando a Hoodwink, l’impressione sarà quella di essere rinchiusi in una colorata scatoletta dalle dimensioni decisamente ridotte: le locazioni da visitare, infatti, non raggiungono la doppia cifra, gli enigmi non impegnano cosi tanto, i dialoghi sono senza snodi narrativi, l’inventario è assai scarno.
Analizzando il tutto con ordine, dobbiamo dire che i puzzle proposti sono si dalla natura tutto sommato lineare, (nel senso che per accendere un sigaro sarà richiesto un semplice fiammifero, tanto per intenderci), ma il più delle volte molto semplici. Alla bassa difficoltà contribuisce soprattutto la gestione dell’inventario: questo, richiamabile tramite un’apposita icona posta sul fondo destro dello schermo, conterrà non più di quattro, cinque oggetti contemporaneamente, i quali non potranno essere combinati tra di loro. Nel momento in cui sarà disponibile un’interazione con un hot spot, poi, il gioco andrà automaticamente a utilizzare l’oggetto corretto, senza lasciare al giocatore la possibilità di ragionare sulla propria scelta. Tutto ciò abbassa di molto sia il livello di interazione sia la sfida proposta, ulteriormente spinta al ribasso dai diversi aiuti proposti dal gioco, che di tanto in tanto suggerirà il da farsi (è possibile però scegliere tra vari livelli di difficoltà che, evidentemente, vanno a limitare queste “spintarelle”).
Il gameplay, in sostanza, è quello di un’avventura punta e clicca in terza persona, dove però la presenza di enigmi cede spesso il posto a minigiochi di natura diversa, tutti controllabili via mouse e dalla difficoltà medio-bassa. In questi frangenti il titolo viene ancora una volta in soccorso del giocatore: cliccando sull’icona predisposta, infatti, sarà possibile ottenere le istruzioni necessarie al completamento della sfida.
Per quanto riguarda i dialoghi, invece, questi saranno presenti in quantità tutto sommato importante, e consentiranno di ottenere oggetti utili al prosieguo. Vero è, però, che le varie conversazioni, cosi come le cutscenes le descrizioni degli oggetti, non saranno ”skippabili”: un difetto, questo, che ci consente di aprire il discorso sui lati negativi della produzione.
E’ possibile infatti dire il gioco propone le difficoltà maggiori non attraverso gli enigmi ma proprio tramite alcune mancanze tecniche: una prima problematica è relativa al sistema di puntamento, che in alcuni casi renderà lo spostamento tra i vari ambienti discretamente complicato. Il difetto è abbastanza grave anche perché, proponendo ambienti tridimensionali, il titolo costringerà il giocatore a spostarsi diverse volte per poter visionare i luoghi da differenti prospettive. Anche i semplici spostamenti nella singola locazione, cosi come il puntamento degli oggetti da raccogliere (che comunque saranno pochi), risultano spesso scoraggianti.
Un altro elemento che potrebbe far alzare qualche sopracciglio è il sistema di salvataggio, basato su checkpoint non proprio brillanti. Il gioco, infatti, provvederà a salvare la partita solo alla fine di uno dei quattro atti in cui la storia è divisa.
Questo accorgimento porta a una conseguenza sfavorevole: il non poter salvare quando si vuole, infatti, costringe il giocatore a portare a termine l’atto per intero (che potrebbe durare anche più di mezz'ora, considerando l'esperienza più o meno elevata del giocatore). Tutto ciò, inoltre, rende ancora più breve la già cortissima storia proposta, visto che ogni sessione porterà per forza al completamento di una larga fetta di storia. Senza contare che basterà un semplice contrattempo, come un crash improvviso, a rovinare l'esperienza di gioco costringendo a ripetere lunghe sequenze (evenienza peraltro avvenuta durante le nostre prove).

Un gatto con un cappello che indossa un impermeabile lercio
Analizzando il comparto tecnico, c’è da dire che l’aspetto che salta subito all’occhio è la rappresentazione tridimensionale del mondo di gioco attraverso l’animazione in cel-shading; al di là delle considerazioni su questa particolare tecnica, c’è da dire che il titolo presenta una sufficiente resa complessiva, in linea con il carattere della narrazione, sebbene alcune scelte cromatiche siano discutibili.
Dal punto di vista hardware, invece, l’avventura si è spesso dimostrata più pesante di quanto i requisiti minimi e consigliati (riportati in calce) facciano pensare: anche giocando con un PC di fascia medio-alta, infatti, alcune sequenze di gioco sono risultate incredibilmente “scattose” e con basso framerate; è da segnalare anche la presenza di caricamenti eccessivamente lunghi. Si spera che le patch annunciate possano risolvere queste problematiche.
Molto positiva la situazione del comparto audio: le musiche, composte da Leon Willett, riescono a creare quell’atmosfera retro e al tempo stesso umoristica che caratterizza l’ambiente di gioco; il doppiaggio in inglese, inoltre, si segnala per una buona recitazione soprattutto per quanto riguarda il protagonista Michael, capace di riproporre diverse sfumature d’intonazione.
Qualche problema si segnala con i sottotitoli in italiano: questi infatti latitano saltuariamente durante alcuni dialoghi e, soprattutto, mancano durante le descrizioni degli oggetti presenti nell’inventario; si tratta di un difetto tutto sommato fastidioso perché, almeno in un'occasione, comprendere bene a cosa serva un oggetto posseduto risulterà fondamentale per capire cosa fare nel corso dell’avventura (tralasciando gli onnipresenti aiuti già descritti in precedenza).

Hardware
Hoodwink non supporta Windows 95/98/NT/2000. Non sono supportate le schede grafiche Intel HD.

Requisiti MINIMI di sistema:
Sistema operativo: Windows XP (SP3), Windows Vista (SP1), Windows 7 (SP1)
Processore: Intel o AMD equivalente a 1 GHz
RAM: almeno 2 GB di RAM
2 GB di RAM per Windows XP / 3 GB di RAM per Windows Vista e Windows 7
Disco rigido: almeno 4 GB di spazio libero su disco
Video: scheda video NVIDIA 8600 GT con 512 MB di VRAM o superiore
scheda compatibile con Shader Model 3.0 o superiore
Periferiche: tastiera e mouse

Requisiti di sistema CONSIGLIATI:
Sistema operativo: Windows XP (SP3), Windows Vista (SP1), Windows 7 (SP1)
Processore: Intel Core i5 di 2a generazione a 3,0 GHz (o successivo) o AMD equivalente
RAM: almeno 4 GB di RAM
Windows 7 64-bit
Disco rigido: almeno 4 GB di spazio libero su disco
Video: scheda video NVIDIA GTX 460 con 1024 MB di VRAM o superiore
scheda compatibile con Shader Model 4.0
Periferiche: tastiera e mouse
Recensione Videogioco HOODWINK scritta da MASTELLI SPEED L'esordio dello sviluppatore E-one Studio si è rivelato controverso: Hoodwink, infatti, è un prodotto che potenzialmente avrebbe le carte in regola per aspirare a giudizi lusinghieri, soprattutto se si guarda alla brillante caratterizzazione del mondo di gioco e al comparto audio.
I difetti, però, sono molti: il sistema di salvataggio tramite checkpoint che obbliga a finire intere parti di avventura senza potersi fermare, il difficoltoso puntamento degli oggetti, un livello generale di difficoltà tutto sommato basso e qualche problematica hardware abbassano obbligatoriamente il giudizio sul prodotto.
Se si considera poi il rapporto tra la durata del titolo (troppo esigua anche tenendo in considerazione la probabile formula episodica) e il prezzo proposto su Origin (€ 12,99), si può comprendere come il prodotto non riesca a raggiungere la sufficienza piena.
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