Recensione di Amber's Blood

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     10 febbraio 2012
- Tanta interazione con l'ambiente...
- Buona trama
- Enigmi sensati e realistici
- Tecnicamente non pesano l'assenza di animazioni e personaggi virtuali
- ...ma limitata all'indispensabile
A cura di (SlimShady89) del
Il mondo della letteratura è pieno zeppo di investigatori, e i videogame spesso e volentieri hanno ripreso i miti dei libri per dar loro una vita in 3D, oppure creato di sana pianta nuovi eroi muniti di blocco notte e penna stilografica.
È questa la strada che MDNA Games ha deciso di intraprendere da circa otto anni, tempo in cui ha sviluppato altrettante avventure grafiche dedicate alla propria eroina virtuale, Carol Reed.
Amber’s Blood - Un’indagine di Carol Reed, è infatti l’ottavo mistero che Carol è chiamata a risolvere, ma ha una particolarità non indifferente che rende questa avventura più dolce rispetto alle altre: infatti, è il primo capitolo ad essere rilasciato ufficialmente con sottotitoli in italiano, grazie all’esclusiva che Zodiac, il nuovo shop digital delivery targato Adventure Productions, è riuscito a strappare agli sviluppatori.

Far venire a galla la verità
La serie Carol Reed Mistery si basa sulla giocabilità delle prime avventure grafiche non testuali, in cui la visuale è in prima persona e l’ambientazione viene riproposta attraverso tutta una serie di foto, dando la possibilità all'utente di muoversi all’interno delle stanze tramite il mouse e le frecce che compaiono su schermo, andando di fatto a zoomare parti delle foto o semplicemente spostandosi tra esse.
Fatta questa piccola premessa sul tipo di avventura grafica analizzata, stavolta Carol eredita il problema da una sua amica di vecchia data, Stina, che ritrova per caso il necrologio di suo nonno. Il mistero che da il via alle indagini di Carol sta però nella data di morte riportata nell’annuncio funebre, secondo cui il nonno di Stina sarebbe morto più tardi rispetto a quanto la ragazza ha sempre saputo dalla propria famiglia.
Spinta dalla curiosità e soprattutto dalla voglia di venirne a capo, Stina comincerà a fare qualche ricerca per conto suo, slogandosi una caviglia: è proprio qui che entrerà in gioco la determinata Carol Reed, che inizia le sue ricerche per aiutare un’amica piena di dubbi a dissolvere ogni perplessità.

Avventura ragionata
Il pretesto per dare il via al gioco è davvero originale: spesso e volentieri ci imbattiamo su titoli - di ogni genere - che cavalcano i soliti temi con protagonisti multinazionali, ricerche scientifiche, grossi interessi o ritrovamenti egiziani ricchi di magia. Amber’s Blood invece fa molto di più fin dall’inizio, chiedendo al videogiocatore di scavare nella storia della famiglia di Stina, tramite una sua amica, che è proprio la protagonista della serie.
Questo ottavo capitolo - o se volete episodio - mantiene la suspense dall’inizio alla fine, grazie soprattutto a come viene fatta evolvere la storia: partendo dal nonno di Stina, le ricerche continueranno su altri fronti, su altre persone, su situazioni piuttosto strane e misteriose. Il videogiocatore viene reso partecipe di un tour che vede protagonisti contesti diversi sparsi per quasi tutta la città, in cui ogni personaggio incontrato riesce ad essere utile alla causa.
Inoltre, la mappa si evolve molto rapidamente, regalando la possibilità di visitare più location e dando la reale impressione di condurre un’indagine a tutto tondo senza trascurare nessun dettaglio sparso per la città.

Animazioni non poi così indispensabili...
Dal punto di vista della giocabilità il titolo è molto semplice: un breve tutorial descrive in pochi passi tutte le possibilità offerte dal gioco, che bastano e avanzano per godere appieno dell’avventura fin dall’inizio.
Il videogiocatore può girare la visuale a destra o a sinistra, e poi procedere davanti se la location lo permette.
Non è presente la possibilità di guardare in alto o in basso, il che limita il target in cui fare attenzione agli oggetti e parallelamente diminuisce la difficoltà del gioco in favore di un’utenza maggiore. Pertanto, Amber’s Blood può essere giocato anche da chi non ha particolare confidenza con avventure grafiche di questo tipo.
Chiaramente è possibile interagire in diversi modi con l’ambiente - o meglio, le fotografie. Ad esempio, si può zoomare in un determinato punto per recuperare un oggetto da un tavolo, un armadio o un cassetto. Gli oggetti possono essere combinati tra loro in inventario, presente in alto, oppure interagendo con gli elementi su schermo nella location stessa.
Gli enigmi sono piuttosto vari: oltre che la semplice interazione tra gli oggetti sono presenti combinazioni, codici e una massiccia dose di esplorazione. Tutte le possibili manipolazioni dell’ambiente sono piuttosto sensate e realistiche: dimenticate dunque di portarvi appresso tende intere - ogni riferimento ad Art of Murder è puramente casuale - o altri strani oggetti, perché avrete a che fare con strumenti piuttosto comuni.
Resta qualche sbavatura sugli indizi che Carol riesce a recuperare, alcuni un po’ fuori luogo, soprattutto perché nelle location gli oggetti con cui è possibile interagire sono pochi, e quasi tutti si rivelano fondamentali, andando ad eliminare un po’ la curiosità di capire se un elemento può essere utile o meno.
In particolare, le icone di gioco mostrano un ingranaggio per gli oggetti con cui è possibile interagire, o una lente di ingrandimento su ciò che si può zoomare, senza altre alternative, rendendo tutto molto intuibile.
Se la difficoltà dovesse comunque risultare alta a qualcuno, il taccuino di Carol, riposto in inventario, mostra l’obiettivo attuale e quelli completati, e tramite un click è possibile ottenere indizi su cosa fare per progredire nell’indagine.

Forte nel proprio genere
Come abbiamo detto, tecnicamente l’avventura è molto difficile da catalogare: gli ambienti sono tantissimi ed interamente riproposti tramite fotografie, dinamicamente proporzionate rispetto alle prospettiva che mostra la visuale. Questa non si rivela per niente una limitazione, anzi: molte avventure grafiche più blasonate offrono meno location visitabili e meno porzioni delle stesse. Amber’s Blood invece mette sul piatto diverse schermate inutili ai fini dell’indagine, ma sicuramente interessanti per aumentare il grado di esplorazione.
Il doppiaggio è inglese, ma l’utente italiano può finalmente contare sull’introduzione dei sottotitoli nella nostra amata lingua, disponibili grazie all’accordo con lo store Zodiac, che ne detiene l’esclusiva di vendita per poco meno di 15€.
Buona la soundtrack, che vanta un buon numero di canzoni, purtroppo divise per location. I suoni ambientali, per quanto pochi, sono stati campionati degnamente e l’impressione finale è quella di ritrovarsi sul serio nei panni della determinata Carol Reed.
Ottima anche la longevità, che rispetto ad altri titoli simili - vedi la serie Casebook - si distingue per le diverse ore che riesce a tenere l’utente incollato allo schermo, anche grazie ai tanti dialoghi presenti.
Recensione Videogioco AMBER'S BLOOD scritta da SLIMSHADY89 Alla resa dei conti è un peccato che Amber’s Blood - e tutta la serie ideata da MDNA Games - non possa contare su animazioni in ambiente completamente 3D, perché in caso contrario il successo dei misteri di Carol Reed sarebbe ben più alto, perlomeno in Italia, in cui è limitato dalla mancanza di qualsivoglia traduzione ufficiale per gli episodi precedenti.
Tuttavia, va dato merito agli sviluppatori che nel proprio ambito e rispetto alla concorrenza, il titolo gode di una buona trama, tanti diversi enigmi, ottima interazione con l’ambiente e decisamente molta esplorazione, restando comunque poco dispersiva.
Il potenziale del titolo è evidente, pertanto invitiamo il lettore a dare almeno una possibilità a questa avventura tramite la demo disponibile sul sito ufficiale.
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