Recensione di Hellbreed

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     Infiammables
  • Lingua:

     Sottotitolato in Italiano
  • Data uscita:

     Estate 2011
- Gratis e divertente sul breve periodo
- Gameplay semplice e immediato
- Completamente in italiano
- Grafica tutto sommato piacevole
- Solo tre classi disponibili
- Ancora qualche bug fastidioso
- Alla lunga monotono
- Totale assenza di quest
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A cura di (Plinious) del
La diffusione capillare di Internet e il successo del modello free to play (che permette di giocare senza pagare sottoscrizioni mensili) ha fatto esplodere il mercato dei browser game, videogiochi giocabili dalla finestra del proprio browser senza bisogno di scaricare e installare alcunché. A questa categoria di giochi va ricondotto Hellbreed, ultima fatica del team Infiammables e prodotto da Gameforge, casa famosa appunto per i suoi giochi online disponibili gratuitamente, tra cui figurano Metin 24 Story e il celeberrimo Ogame.
Inquadrata la categoria a cui appartiene, passiamo a dire che Hellbreed è un browser game di genere hack’n’slash, ossia un gioco di ruolo d’azione, ed è ambientato nel mondo perduto di Manjuri, dilaniato dalla guerra e ormai sull’orlo del caos. La nostra missione sarà prendere parte nella lotta contro Darken, il demone oscuro che riveste i panni del cattivo di turno, per salvare Manjuri. L’ambientazione consiste nel più tradizionale degli scenari medievaleggianti possibile, e chi mastica pane e fantasy si troverà subito a casa.

Personaggi per (quasi) tutti i gusti 
La prima tappa dopo la registrazione consiste nella creazione di un personaggio da scegliere fra le tre classi disponibili: il guerriero, la cacciatrice e l’ariete. Il guerriero è la tipica macchina da distruzione a cui siamo abituati, micidiale negli scontri all’arma bianca; la cacciatrice si basa invece sugli attacchi a distanza e si fa aiutare in battaglia da un fedele pet; infine, l'ariete è il maestro dell'assedio e può usare bombe ed esplosivi contro il nemico. La scelta vi impegnerà comunque per poco tempo, essendo i tre personaggi già preimpostati.
Iniziata l’avventura, ci risveglieremo dopo un lungo sonno senza memoria né esperienza, ma con un destino cui adempiere; a destarci è Wagur, un vecchio saggio che ci farà da guida nel corso del gioco con informazioni e consigli, svelandoci a mano a mano la sua storia. La prima porzione di gioco funziona da breve tutorial e permette di imparare le semplici regole su cui si basa il gameplay. Il primo obiettivo sarà sfuggire agli sgherri del demone che ci dà la caccia, raggiungendo un portale che ci trasporterà a Rocca del Salto, il villaggio in cui saremo al sicuro dalle grinfie di Darken.

Tutti a Rocca del Salto 
Qui inizia il gioco vero e proprio. Rocca del Salto è una specie di quartier generale, da cui è possibile parlare con Wagur, interagire con altri npc e mercanti per comprare o vendere oggetti d’interesse e persino potenziare le proprie armi e armature tramite un semplice sistema di crafting. Grazie a un monolite che funge da portale possiamo poi muoverci verso altri mondi, oppure usare una comoda Carta della dimensione da cui scegliere su quale livello recarci.
Ogni dimensione consiste in una serie di livelli, chiamati schegge di mondo, collegati tra loro. Lo scopo della nostra ricerca è trovare i Frammenti di chiave, i quali servono per aprire nuovi mondi e si ottengono sconfiggendo i nemici. Le meccaniche di gioco sono quindi oltremodo semplici: uccidere mob, raccogliere Frammenti di chiave, ottenere punti esperienza e salire di livello fino ad arrivare al cap (il massimo livello ottenibile dall’alter ego), che ora corrisponde al cinquantesimo. Ad ogni nuovo livello potremo scegliere abilità che migliorano i vari parametri e un potere da imparare grazie a speciali pergamene.

Il pericoloso tasto destro del mouse
I comandi possono essere così riassunti: il tasto sinistro del mouse assolve a quasi tutte le funzioni e serve per spostarsi sullo scenario, selezionare oggetti e nemici e raccogliere item per terra, mentre al tasto destro non è assegnata alcuna funzione, decisione spiegata in modo eccentrico dagli sviluppatori dicendo che "potrebbe essere dannoso per l'anulare" (ma non si usa il medio? ndr).
Come nel più classico degli hack'n'slash, per ingaggiare i nemici basta perciò cliccare su di loro e usare i poteri sulla barra delle skill. Il combat è reso con molta enfasi e negli scontri contro orde di mob il sangue scorre a fiumi. E' anche presente un elementare motore fisico che, come in Titan Quest, fa volare i nemici di fronte ai nostri colpi mortali; nulla che stravolga il gameplay, ma comunque gradevole da vedere.
Parlando di fonti d’ispirazione, le meccaniche ricordano abbastanza quelle di un altro hack’n’slash, il primo Sacred. A differenza tuttavia di quest’ultimo il mondo di Hellbreed si articola su una serie di livelli in successione, ed è caratterizzato dalla totale assenza di qualsivoglia quest sia primaria sia secondaria, cosa che potrebbe risultare indigesta a qualcuno. Hellbreed tuttavia, al contrario di Sacred, resta un titolo gratuito; il giocatore può acquistare direttamente dal sito dei Diamanti, una valuta spendibile per acquisire poteri, armi ed oggetti particolarmente forti, ma l'esborso non è fondamentale per proseguire nel gioco. 

All’inferno in compagnia 
Rocca del Salto funge inoltre come punto di ritrovo, essendo l’unica location non istanziata dove potremo incontrare altri giocatori e interagire con loro, come tipico dei giochi di ruolo online. Esiste la possibilità di affrontare i livelli in gruppo con altri player, anche se non ne abbiamo sentito davvero il bisogno, se non per variare un po' la monotonia che incombe sul gameplay dopo un certo tempo; la difficoltà media non è infatti proibitiva e molti livelli si completano senza problemi. La possibilità di giocare insieme a compagni umani rappresenta comunque un’aggiunta gradita.
Il titolo, nonostante la sua semplicità strutturale, presenta alcuni bug, molti in via di risoluzione, che talvolta potrebbero inficiare l'esperienza di gioco, come oggetti che spariscono dall’inventario o nemici che diventano improvvisamente invisibili (e non certo per qualche magia oscura); altro fastidioso problema è costituito dai momenti in cui il gioco crasha, obbligandoci a riavviare il browser (eventualità che potrebbe costringerci anche a rifare un livello da capo). È però doveroso dire che si tratta in buona parte di problemi di gioventù; è consigliabile usare per il gioco un browser leggero e veloce (Google Chrome ad esempio), per evitare il più possibile questi inconvenienti.
Il comparto tecnico presenta una grafica bidimensionale a visualizzazione isometrica, fluida e colorata, che risulta molto gradevole rispetto agli standard dei browser game. Menzione particolare per le musiche, che accompagnano piacevolmente il giocatore nelle sue scorribande; anche gli effetti sonori svolgono il loro compito, forse un po’ troppo ripetitivi, ma pur sempre nella media.
Recensione Videogioco HELLBREED scritta da PLINIOUS Hellbreed si difende bene e riesce a farsi valere pur nell’affollato mercato dei browser game. Si tratta infatti di un gioco immediato, spensierato e divertente, almeno sul breve periodo, che val la pena provare nell'attesa del ritorno del re degli hack'n'slash, Diablo III. Peccato per diverse pecche, tra cui alcuni bug e una certa ripetitività di fondo delle meccaniche, che non gli permettono di staccarsi dalla concorrenza come avrebbe potuto.
Alla luce di queste considerazioni abbiamo deciso di non assegnarli un voto, in quanto questo trascurerebbe inevitabilmente il più grande pregio di Hellbreed, ossia la sua natura totalmente gratuita, di fronte alla quale molti dei difetti sopra elencati perdono di rilievo.
Per gli appassionati di giochi di ruolo dalla forte componente action, il titolo sviluppato da Infiammables una chance se la merita, perciò il consiglio è raggiungere il sito ufficiale e provare questo hack’n’slash gratuito e tradotto in italiano.
D’altronde si sa, spesso non c’è nulla di meglio di una bella mattanza per rilassarsi un po’.
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