Recensione di Broken Sword Collection: Vol 1

Copertina Videogioco
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Distributore:

     Blue Label Entertainment
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     Maggio 2011
- Riavvicina i fan della serie e ne recluta di nuovi
- Contiene le versioni speciali dei primi due capitoli
- Paghi uno, giochi due
- Non corregge i problemi tecnici delle due versioni
- Non apporta alcuna miglioria al comparto grafico
A cura di (SlimShady89) del
Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Broken Sword, la celebre saga ideata da Charles Cecil e sviluppata da Revolution Software nel lontano 1996 che, attraverso quattro capitoli ufficiali, racconta la storia del biondo avvocato George Stobbart e della bella giornalista freelance Nicole Collard.
Nel corso degli anni, la saga Broken Sword si è arricchita di episodi extra: dopo Lost Scenes e Broken Sword 2.5, non sviluppati da Revolution Software, arriva tra il 2009 e il 2010 Broken Sword – Director’s Cut, che approfondisce le vicende legate al primo capitolo, e la versione rimasterizzata di Broken Sword II: La profezia dei Maya.
Ancora a distanza di un anno, per una serie che dura da un decennio e un lustro, eccoci nuovamente a parlare della saga in occasione della versione che mancava sul mercato: la Collection Edition prodotta da Adventure Productions.

Raccoglitore di emozioni
Sulla falsariga di LucasArts e il suo Monkey Island, molti produttori -non solo di avventure grafiche- si sono offerti negli ultimi anni di finanziare una versione rimasterizzata in alta definizione di una saga storica che potesse far riavvicinare non solo i fan del titolo in questione ma anche chi non avesse avuto modo di giocare i titoli nella loro forma originale. Il progetto Broken Sword – Collection si prefigge di raggiungere proprio questo risultato, raggruppando in due volumi i quattro capitoli ufficiali nella rispettiva versione HD, pienamente compatibile con gli ultimi Sistemi Operativi.
Broken Sword – Collection Volume 1 consente agli appassionati di rivivere a prezzo budget  i primi due capitoli: Broken Sword: Il segreto dei Templari e  Broken Sword: La profezia dei Maya, di cui il primo nella sua versione Director’s Cut, definita proprio da Charles Cecil come la visione completa dei fatti relativi al primo capitolo.

Un pezzo da collezione
Una volta installati i due capitoli disponibili in questo primo volume e provati per una decina di ore, chi ha già giocato le due nuove versioni si accorgerà subito che non vi saranno novità di sorta, se non quelle di poter conservare nello scaffale della propria collezione  questa edizione speciale delle avventure di George Stobbart. Aldilà di qualche aggiunta nelle cinematics e modifiche all’interfaccia, il gioco si presenta tale e quale alle versioni uscite precedentemente.
Il segreto dei Templari, edizione Director’s Cut, permette al videogiocatore di approfondire la trama del capitolo originale attraverso gli eventi avvenuti prima del suo inizio: infatti, ci ritroveremo addirittura nei panni di Nicole, a Parigi, location in cui tutto ha inizio, pronti per un’intervista al miliardario Pierre Carchon. Come saprà chi ha già vissuto le gesta di George e Nicole, l’intervista ahinoi non comincerà mai, poiché un freddo e spietato assassino travestito da mimo riuscirà a colpire a morte Carchon e scappare via in un lampo. Aldilà di qualche altra miglioria qua e là della Director’s Cut, dopo l’inedito incipit nei panni della bella giornalista, tutto scorre liscio proprio come i nostalgici del titolo ricordano, per via di quell’indiscusso e magico fascino che la sceneggiatura di Charles Cecil trasmette indistintamente.
La profezia dei Maya: Rimasterizzato, oltre a migliorare parzialmente il comparto tecnico sotto tutti i punti di vista, usufruisce della nuova interfaccia di gioco vista in Director’s Cut, pulita e funzionale: attraverso quattro icone facilmente raggiungibili, è possibile richiamare l’inventario, il diario, il sistema aiuti e il consueto menu di gioco. I due capitoli condividono lo stesso identico sistema di gioco: ogni oggetto interattivo può essere esaminato con il tasto destro del mouse oppure sottoposto ad un’azione specifica col tasto sinistro, qualora possibile. Le interazioni con gli oggetti saranno tra le più varie, e il tutto non si ridurrà al semplice “recupera ed utilizza” come siamo abituati con buona parte delle avventure grafiche odierne. Determinati oggetti si riveleranno utili anche durante i dialoghi, elemento chiave della giocabilità tanto quanto l’interazione con l’ambiente. Il diario permette di inquadrare immediatamente il contesto in cui ci si scervella, mentre l’ottimo sistema di aiuti  regala suggerimenti più o meno spinti, anche se il livello di difficoltà è settato tra il medio e il basso, soprattutto per quanto riguarda il secondo capitolo.
Insomma, Broken Sword è un’avventura che coinvolge il videogiocatore a trecentosessanta gradi, caratteristica che ne ha determinato l’ascesa fino al punto in cui si trova oggi.
Nonostante i quindici anni di vita, la giocabilità è ancora decisamente attuale, e le due versioni, che comportano diverse aggiunte rispetto ai capitoli originali, non fanno altro che stuzzicare l’appetito di chi voleva una scusa per di metterci nuovamente le mani sopra.
Un’altra caratteristica comune ad entrambi i capitoli è la presenza dei sottotitoli, arricchiti in Broken Sword II dalla miniatura del personaggio che ne esalta l’espressione del viso in quel preciso momento.
A tal proposito, ci sentiamo di muovere una critica nei confronti degli sviluppatori, poiché avrebbero fatto bene ad adeguare l’interfaccia di gioco – menu compresi – per ogni capitolo, così da offrire alla Collection uno stile unico. In ogni caso, i sottotitoli risultano essere una gradita aggiunta soprattutto per chi deciderà, da buon nostalgico, di godere dell’avventura alle dimensioni in finestra in cui fu concepito il gioco a suo tempo.

Tutto frutto del passato
Dal punto di vista tecnico, va sottolineato come Broken Sword Collection non regali una vera rivisitazione HD dei capitoli originali come quella offerta dalle Special Edition di Monkey Island.
Piuttosto, la prima raccolta prodotta da Adventure Productions, come già detto, funge solo da raccoglitore di due prodotti indipendenti non legati da un comune progetto di ri-texturizzazione in HD.
Proprio per questo motivo, aldilà di ottimizzazioni grafiche nelle scene di intermezzo, dell’illuminazione e dei colori, c’è poco da evidenziare. Entrambi i capitoli del gioco mostrano il risultato della parziale e poco riuscita conversione in alta definizione delle texture, attraverso personaggi sfocati ed elementi dello scenario ricchi di aliasing, effetto accentuato soprattutto qualora si scegliesse di giocare in full screen.
In particolare, Il segreto dei Templari, mette in risalto animazioni poco legate tra loro, incerte e poco fluide che potevano essere migliorate in questa nuova fase di sviluppo del titolo. In ogni caso, l’incredibile regia di Cecil che a suo tempo fece la fortuna del titolo, può essere tuttora apprezzata con la stessa enfasi, con dialoghi assolutamente geniali spesso accompagnati da cinematics indimenticabili che scandiscono in modo impeccabile i vari colpi di scena e cambio di location durante il gameplay.
La moltitudine di personaggi con i quali sarà possibile interagire, così come i numerosissimi scenari che andremo via via ad esplorare, annientano nel modo più assoluto la possibilità di annoiare il videogiocatore che, anzi, sarà sempre intrattenuto nell’occuparsi di qualcosa di nuovo - e spesso goliardico - clic dopo clic.
Aldilà di ciò che poteva essere e ciò che è stato migliorato, forti dell’incredibile profilo tecnico di cui erano dotati i capitoli originali, le due versioni HD si presentano ricche di dettagli e colori vivaci, come solamente poche avventure odierne riescono ad essere. Proprio per questo motivo restiamo un po’ delusi dalla mancata ottimizzazione del motore grafico e delle texture, non certo col fine di adeguare il comparto grafico agli standard attuali, ma quantomeno a migliorare la qualità generale del prodotto.
Dal punto di vista sonoro, i due capitoli offrono brani ri-campionati e rivisitati rispetto all’incredibile colonna sonora originale. I brani accompagnano in modo egregio l’incedere del videogiocatore attraverso le varie location, così come un cagnolino segue il suo padrone senza mai pestarne i piedi.
Per ogni location particolare che costituisce un radicale cambio di cultura come ad esempio un paesaggio cittadino o esotico, vi saranno più tracce in sottofondo che contribuiranno in maniera decisiva all’immersione con il contesto in cui litigano e sbraitano i personaggi.
Broken Sword rappresenta l’avventura grafica di un tempo, che porta con sé tra i numerosi pregi anche quello non indifferente della longevità: il Volume 1 di questa Collection potrebbe tenervi occupati circa 40 ore qualora siate alla prima esperienza col titolo, aumentando ancora di più la convenienza di questo pacchetto.

Hardware
OS: Windows XP/Vista/7
Processore: 800 Mhz
RAM: 64 MB
Scheda Video: 64 MB
Hard Disk: 1.5 GB
Supporto: 1 DVD
Recensione Videogioco BROKEN SWORD COLLECTION: VOL 1 scritta da SLIMSHADY89 Broken Sword Collection rappresenta un’occasione imperdibile per tutti gli amanti dell’avventura grafica. Che abbiate o meno giocato le avventure di George Stobbart e della bella Nicole Collard, l’occasione è comunque di quelle da non lasciarsi sfuggire: poter godere dell’intera saga HD di Broken Sword tramite due volumi a prezzo budget, porta con sé non solo un pezzo da collezione ma anche quella ormai perduta sensazione che sapeva regalare l’avventura grafica di un tempo, lontana dai soliti cliché odierni e storyline povere di pathos. Il Volume 1 include Broken Sword: Il segreto dei Templari versione Director’s Cut e Broken Sword II: La profezia dei Maya versione Rimasterizzata portando con sé numerose migliorie in termini grafici e di sistema, oltre che a garantire la piena compatibilità con i più recenti Sistemi Operativi.
Chi voleva un adeguamento dell’interfaccia grafica è stato accontentato, così come chi gradiva modifiche al comparto tecnico, anche se in tono minore. La longevità di circa 40 ore fa il resto: un’opportunità così non lasciatevela sfuggire!
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