Recensione di Lost Horizon

Copertina Videogioco Lost Horizon
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Avventura grafica
  • Sviluppatore:

     Animation Arts
  • Distributore:

     Koch Media
  • Lingua:

     italiano
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     24 Settembre 2010
- Personaggio principale e comprimari ben realizzati
- Grafica caratteristica e sempre su buoni livelli
- Ottimo doppiaggio in inglese
- Godibile ed adatto anche ai non esperti
- Enigmi a volte ripetitivi e semplici
- Dialoghi spesso fin troppo prolissi senza un fine ben preciso
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A cura di (Mastelli Speed) del
Il fatto che le avventure grafiche abbiano imboccato una lenta quanto inesorabile strada verso il definitivo declino è opinione diffusa, condivisibile o meno, da almeno una decina d’anni; sta di fatto che, puntualmente, ogni qual volta viene pubblicato un nuovo gioco appartenente a questo genere non può che far piacere approfondirne e valutarne le dinamiche. Quando si tratta poi di un titolo targato Deep Silver (gli sviluppatori quindi di Secret Files: Il mistero di Tunguska e Secret Files 2: Puritas Cordis) in collaborazione con Animation Arts l’interesse non può che aumentare. E con queste buone premesse dunque che Lost Horizon, questo il titolo del gioco in questione sviluppato dalla software house tedesca, arriva sugli schermi dei nostri pc, pronto per essere analizzato.

Antichi manufatti nascosti, cattivissimi nazi ed un eroe scapestrato: manca qualche altro stereotipo?
Evidentemente l’aspetto più importante nel giudicare un’avventura grafica risiede nel valutare quanto la storia proposta sia interessante e come questa venga narrata al giocatore. Sotto il primo aspetto Lost Horizon rappresenta sicuramente un omaggio al grande cinema d’avventura: una scelta, questa, di cui il giocatore si accorgerà non appena entrato nel menù principale, raffigurante proprio l’ingresso di un cinema.
La storia, che comincia nel 1936, vede come protagonista Fenton Paddock, un ex soldato britannico congedato con disonore che vive di espedienti e piccole attività più o meno legali per le strade di Honk Kong. Il nostro, dopo esser sfuggito in modo fortunoso dalle grinfie della triade cinese a cui evidentemente ha fatto qualche sgarbo viene convocato dal governatore inglese per risolvere una intricata questione. Il figlio di questi, Richard, ha fatto perdere le sue tracce durante un’operazione militare in una lontana zona del Tibet e sarà compito proprio di Fenton, e quindi del giocatore, andare a cercarlo.
Il nostro eroe accetterà la missione in memoria della vecchia amicizia che lo lega a Richard fin da quando i due combattevano insieme nell’esercito; aiutato dalla bella Kim, tra le altre cose sua vecchia fiamma, comincerà quindi un viaggio tra monasteri tibetani, montagne innevate e bazar marocchini che lo porterà fino al misterioso luogo mitologico di Shambala, dove si cela tutto il segreto che fa da sfondo all’avventura: un segreto che, come si addice in questi casi, potrebbe addirittura cambiare i destini del mondo.
A far da contraltare all’eroe inglese saranno i cattivissimi nazisti che, alla ricerca di nuovi modi per assoggettare il mondo intero alla loro mercé, avranno come obiettivo raggiungere Shambala ed i suoi segreti.
Impossibile non accostare quindi la storia proposta dal gioco, scritta da Claudia Kern (autrice, tra l’altro, di romanzi dedicati a Perry Rhodan), a grandi classici del cinema d’avventura come i vari Indiana Jones oppure lo stesso Lost Horizon, film omonimo del 1937 di Frank Capra.
Risalta subito l’intenzione da parte di Deep Silver infatti di riportare sugli schermi dei Pc degli appassionati un’avventura di stampo estremamente classico, piena di scenari esotici. Il registro con cui tutta la storia viene raccontata quindi richiama molto le avventure grafiche dei bei tempi, con battute sarcastiche ed in generale molto godibili. Ogni personaggio è assimilabile alle figure classiche delle storie d’avventura: abbiamo cosi un eroe generoso, ma incredibilmente capace di cacciarsi in ogni sorta di guai, una bella ragazza giovane e sveglia che lo aiuterà in diverse situazioni, dei nemici insensibili e cattivi ed un buon numero di personaggi secondari tutti caratterizzati in modo ottimo.
Sembra corretto affermare quindi che la vera forza di Lost Horizon, almeno sotto il profilo narrativo, risiede proprio nel raccontare una storia magari non originalissima, ma estremamente piacevole da scoprire, dove le parti tra buoni e cattivi sono nettamente delineate e le varie situazioni proposte sempre stimolanti.

Servirebbe una chiave, o un grimaldello, o un disco rotto…
Esaminata la parte narrativa di Lost Horizon è giusto addentrarci ora nell’analisi del gameplay: coerentemente con quanto detto finora, anche in questo contesto il titolo Deep Silver e Animation Arts si presenta nella forma più classica possibile, con solo poche eccezioni.
Il gioco prevede quindi l’uso quasi esclusivo del mouse, con cui si potranno impartire ordini ed in generale si entrerà in contatto con l’ambiente circostante. Col tasto sinistro si andrà ad interagire con i diversi oggetti, mentre col destro potremmo ottenere una breve descrizione sottolineata dalle parole di Fenton.
L’inventario richiama quanto già visto nei precedenti titoli Deep Silver: una barra posta sul fondo dello schermo infatti conterrà tutti gli oggetti raccolti durante l’avventura, i quali potranno venire combinati tra di loro per superare enigmi ed ostacoli.
Proprio la natura degli enigmi è un’altra caratteristica del titolo: in effetti la difficoltà proposta non è mai cosi elevata, ma capiterà saltuariamente di rimanere impantanati in un punto preciso. Anche se dovesse presentarsi questa eventualità, il gioco permette, tramite la pressione della barra spaziatrice, di evidenziare tutti gli hot spot presenti a schermo, in modo da poter trovare subito l’oggetto mancante. Inoltre è possibile richiamare tramite lo stesso inventario una sorta di assistente che ci ricorderà il punto della storia a cui siamo giunti, e soprattutto quello che dobbiamo fare.
I dialoghi, presenti in gran quantità, non propongono molte opportunità sotto il punto di vista della varietà, ed anche se risultano spesso prolissi e privi di gran varietà presentano una realizzazione comunque piacevole e funzionale alla storia.
E’ interessante sottolineare infine come parte dell’avventura sia un viaggio a due, con protagonisti Fenton e Kim. In alcune occasioni l’interazione tra i due sarà maggiore, in quanto sarà possibile controllare ora l’uno ora l’altro personaggio, con la possibilità anche di scambiare oggetti al fine di risolvere qualche enigma. Ad onor del vero queste situazioni sono tutt’altro che frequenti, ma rappresentano se non altro una deviazione dalla rigida struttura di gioco.

Guarda come nevica su Lhasa
Considerando la parte grafica, l’elemento che subito risalta è rappresentato dai fondali disegnati a mano che fanno da sfondo all’avventura: in tutte le occasioni questi appaiono di livello ottimo, colorati in modo vivace ed integrati senza sbavature con i modelli tridimensionali dei personaggi.
Questi ultimi, dal canto loro, sono rappresentati con qualità sufficiente: la maggior parte appare ben caratterizzata e composta da un giusto numero di poligoni, ed in generale si nota la volontà di creare uno stile molto vicino al fumetto, cosa questa che salta all’occhio una volta che il gioco propone inquadrature ravvicinate. Gli stessi personaggi presentano in verità dei movimenti assai legnosi, sul livello comunque delle avventure grafiche uscite di recente.
Per ultimo il sonoro: il doppiaggio, non disponibile in italiano, presenta nella versione inglese un livello qualitativo molto elevato. Potremo ascoltare un inglese con perfetto accento britannico, oppure con inflessioni ora asiatiche, ora tedesche, arabe e cosi via. Le musiche di sottofondo inoltre contribuiscono a rendere l’esperienza di gioco ancora più godibile e piacevole.
Unico neo, la mancata sincronizzazione del parlato col movimento delle labbra dei personaggi: circostanza, questa, riscontrabile un certo numero di occasioni, soprattutto nelle inquadrature più ravvicinate.

Multiplayer
Essendo la più classica delle avventure grafiche, il gioco online non è contemplato

Hardware
Windows XP/Vista/Windows 7
Pentium IV 2 GHz o CPU 100 % compatibile
512 MB RAM
Scheda video AGP o PCI Express compatibile DirectX 9 con 64 MB, o superiore
Scheda audio 16-bit compatibile con DirectX 9
Lettore DVD-ROM
Circa 4,5 GB di spazio libero su disco fisso


Recensione Videogioco LOST HORIZON scritta da MASTELLI SPEED In ultima analisi Lost Horizon si è rivelata essere un’avventura davvero solida e divertente. L’intento di raccontare una storia classica e di omaggiare diversi cliché del cinema d’avventura è centrato in modo davvero molto soddisfacente, ed in generale il gioco riesce ad appassionare con il suo stile leggero e spensierato, il tutto supportato da consolidate e tradizionali dinamiche di gioco. Certo, gli enigmi proposti non rappresentano una sfida logica molto difficile da affrontare, ma contribuiscono a non spezzare il ritmo della vicenda che viene narrata con una regia dal taglio ovviamente cinematografico. Un’avventura consigliata a novizi ed esperti, che trasporterà il giocatore in ambientazioni lontane ed affascinati in compagnia di un eroe simpatico e di personaggi originali e fortemente stilizzati. Proprio come ai bei vecchi tempi…
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