Recensione di Drakensang: The River of Time

Copertina Videogioco Drakensang 2
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Gioco di ruolo
  • Sviluppatore:

     Radon Labs
  • Distributore:

     FX Interactive
  • Giocatori:

     1
  • Data uscita:

     Disponibile
8.0
Voto lettori:
7.7
- Meccaniche ruolistiche classiche
- Crescita del personaggio ben strutturata
- Design piacevole
- Ottimo comparto sonoro
- Ritmo molto lento
- Mancanza di bilanciamento nella difficoltà
- Quest secondarie senza menu dedicato
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A cura di Andrea Porta (andymonza) del
Dopo aver provato che con un budget ristretto e tanta passione si possono creare giochi di ruolo di qualità, i ragazzi di Radon Labs tornano insieme ad FX Interactive con The River of Time, seguito di quel Drakensang: The Dark Eye che un anno fa ci impressionò positivamente, nonostante un citazionismo esasperato ed alcune meccaniche poco rifinite. Nuovamente accompagnato da un invitante prezzo budget, questo sequel propone meccaniche da GDR “vecchia scuola” mischiate con un approccio tutto sommato moderno ed ispirato a produzioni recenti.

La nascita di un eroe
Le acque del Grande Fiume scorrono impetuose lungo la regione di Kosh: uno spettacolo naturale, ma anche un’indispensabile via commerciale, grazie alla quale viaggiatori e mercanti possono muoversi velocemente tra una città e l’altra. Purtroppo, gli onesti cittadini non sono più gli unici a navigarne le acque: si tratta all’inizio di casi isolati, azioni disperate e sconnesse, eppure gli attacchi pirata si fanno sempre più frequenti. Qualcuno comincia a pensare che possa esserci qualcosa sotto, un potere oscuro, una cospirazione per rovesciare il regno. Tra dubbi, tradimenti, falsi amici ed alleanze inaspettate ci troviamo ad impersonare il consueto eroe “medio” alla ricerca della verità, circa trent’anni prima delle avventure narrate in The Dark Eye.
Inutile dilungarsi oltre sui dettagli della storia, la quale nonostante un ritmo molto lento riesce a farsi interessante soprattutto trascorse le prime ore ed accontenterà i fan del predecessore con la presenza di diversi personaggi già incontrati l’anno scorso, le cui vicende verranno notevolmente approfondite. Il gameplay che caratterizza River of Time ripropone sostanzialmente la formula ruolistica classica già sperimentata in The Dark Eye. Si comincia naturalmente con la creazione dell’eroe, la quale permette sia un approccio molto “casual”, dove ci si limita a scegliere razza, sesso e specialità, sia una personalizzazione molto più approfondita dove intervenire direttamente sulla distribuzione delle abilità. Soddisfacente quanto a chance offerte, oltre ai 22 archetipi si potranno infatti creare moltissime classi personalizzate, l’editor è invece poco completo e per quanto riguarda l’aspetto del personaggio, è davvero ridotto all’osso. Tra le classi proposte figurano alcuni classici, dal Guerriero, al Barbaro, allo Stregone, così come interessanti proposte alternative, tra cui il Pirata e l’Amazzone; oltre ad influenzare direttamente il gameplay durante i combattimenti, la scelta di un archetipo andrà a variare leggermente alcune caratteristiche dell’avventura, proponendo alcune quest piuttosto che altre. Grande incentivo alla rigiocabilità, questo dettaglio non modifica tuttavia il corso degli eventi maggiori della trama, né il finale.

Rollin’ on the river
Una volta preso il “timone” dell’avventura si procede di quest in quest seguendo la trama principale. La vicenda prende il via nella città portuale di Nadoret, dove oltre a completare i primi semplici compiti si avrà occasione di imparare le meccaniche di base grazie ad un tutorial testuale; esso non sostituisce la consultazione del manuale, necessaria per comprendere tutto a fondo, ma rimane comunque un aiuto importante. Queste prime ore di gioco si rivelano caratterizzate da un ritmo narrativo e di questing molto lento, imponendo perdipiù al giocatore l’esplorazione solitaria della città: non si tratta certo di un inizio accattivante, laddove il consiglio migliore è portare pazienza. Una volta terminata la fase di avvicinamento si otterrà il controllo di un party di massimo quattro elementi, ed anche i combattimenti si faranno finalmente interessanti. Basati sulle rigide regole del gioco da tavolo omonimo (The Dark Eye), questi ultimi si presentano come ibrido tra tempo reale e turni, laddove seppure i comandi possono essere liberamente impartiti, essi verranno eseguiti solo una volta che tutti gli altri personaggi avranno compiuto la loro mossa. Quando si affrontano avversari multipli, questo crea una certa staticità visiva che potrebbe annoiare giocatori avvezzi a GDR più recenti (soprattutto Dragon Age: Origins, dotato di un ruleset dedicato che rendeva l’azione molto più dinamica), ma farà senza dubbio contenti gli appassionati del lato più strategico della ruolistica: la pausa tattica è infatti fondamentale come strumento per impartire gli ordini e gestire adeguatamente il livello di danni e cure. Da sottolineare il fatto che nonostante la possibilità di scegliere tra tre difficoltà ad inizio avventura, il livello medio di sfida è piuttosto alto e costringerà i giocatori meno avvezzi al genere ad un po’ di caricamenti, dovuti soprattutto ad una generale mancanza di bilanciamento che provoca diversi sbalzi nella difficoltà degli incontri; sconsigliamo peraltro la scelta del livello “facile”, la quale andrà a modificare pesantemente il set di regole originale, stravolgendo l’elemento tattico. La varietà di nemici con cui fare i conti non manca: si passa da animali selvaggi a creature magiche, senza dimenticare naturalmente le boss fight, spesso combattute contro nemici di grandi dimensioni che costringono ad elaborare tattiche dedicate. Per quanto la quest principale sia sostanzialmente lineare, da un certo punto della storia in avanti si otterrà il comando della Thalaria, la nave del party: tramite una mappa interattiva sarà possibile decidere dove dirigersi lungo il Grande Fiume, chance che permette di scegliere l’ordine in cui affrontare alcune catene di quest. Inoltre, la navigazione del corso d’acqua renderà possibile tornare più volte nelle location già visitate, ad esempio in modo da affrontare quest secondarie precedentemente ignorate. Per quanto sia nei dialoghi sia nei “bivi” narrativi durante il corso del gioco le scelte lasciate al giocatore non siano tantissime, vi saranno alcuni momenti decisionali importanti che potranno avere conseguenze dirette sulla composizione del vostro party; parliamo dunque di un fattore “scelta” molto limitato rispetto ad altri GDR, ma a tratti determinante.
La crescita del personaggio è naturalmente uno degli elementi più importanti dell’offerta ludica, e risulta gestita molto bene: i punti accumulati durante i combattimenti e completando le quest vengono divisi tra Punti Avventura e Punti Esperienza: l’accumulo dei primi servirà semplicemente per passare di livello (in modo da mantenere sempre un rapporto di forza costante tra i membri del party ed i nemici incontrati), mentre la spesa dell’esperienza permetterà di aumentare le singole caratteristiche degli eroi, dalle caratteristiche di base allo sblocco di nuove abilità in combattimento (ricordiamo che quest’ultimo sarà possibile solo presso gli istruttori). Oltre alle abilità in combattimento, l’eroe ed i mebri del party potranno essere addestrati anche in attività produttive, come l’Alchimia, la Forgia e l’Arceria, le quali ai livelli più alti potranno fornire oggetti davvero interessanti.

All new Aventuria
Sin dai primi minuti di gioco risulta evidente come i ragazzi di Radon Labs abbiano lavorato duro per migliorare la presentazione di questo sequel, offrendo menu più puliti, cut scene d’intermezzo frequenti e discretamente realizzate, dialoghi finalmente curati ed un comodo sistema di “trasporto rapido” che permette di spostarsi in un istante tra punti conosciuti della mappa. Rimangono tuttavia alcune questioni irrisolte: il sistema di quest secondarie non ha un menu dedicato, costringendo il giocatore a segnarle a mano (esiste fortunatamente la possibilità di aggiungere note alla mappa) e i combattimenti si presentano a volte con frequenza eccessiva.
Il difetto più grande di Drakensang: The River of Time rimane senza dubbio la generale mancanza di ritmo: se già l’inizio prolisso potrebbe scoraggiare giocatori avvezzi a produzioni più moderne, la mancanza di dinamicità dei combattimenti e la storia a tratti molto lenta rischiano di stancare una grossa fetta di pubblico, considerando tra l’altro che la sola quest principale può durare intorno alle 30 ore. Se è vero che tutto questo è stato fatto per difendere la natura puramente tattica e ruolistica del gioco, a nostro parere qualche piccola licenza ed una sceneggiatura dotata di un po’ più di pathos avrebbero giovato enormemente al prodotto.

Comparto tecnico
A fronte di un design derivativo, ma comunque gradevole, il sapiente utilizzo dell’engine open source Nebula ha permesso ancora una volta ai ragazzi di Radon di creare un mondo di gioco piacevole da esplorare, sufficientemente vario e soprattutto adatto anche a PC non nuovissimi. Rispetto al precedente titolo troviamo nuovamente la buona modellazione affiancata ad alcuni aggiornamenti sotto il profilo delle texture e del comparto luci. L’ambiente circostante rimane peraltro quasi del tutto statico e si notano alcuni difetti come ombre non perfette e compenetrazioni. Ad un comparto visivo quindi piacevole, The River of Time ne affianca uno audio di qualità: buona la colonna sonora, con pezzi orchestrali orecchiabili, ottimo il doppiaggio in italiano, talmente ben fatto da far impallidire alcune traduzioni di titoli ben più noti e blasonati.

Hardware
Requisiti Minimi:
- Windows XP / Vista / 7
- Pentium IV 2,8 GHz
- 1 Gb di memoria RAM
- 5,4 Gb di spazio libero sull'hard disk
- Scheda grafica da 256 Mb (ATI Radeon X700 o superiore; NVidia 6600 o superiore)
- Lettore DVD-ROM
- Scheda audio
Recensione Videogioco DRAKENSANG: THE RIVER OF TIME scritta da ANDYMONZA Drakensang: The River of Time è il degno seguito di un primo titolo convincente: lo sforzo dei Radon di migliorare la loro formula di gameplay classica si fa sentire sotto diversi aspetti. A mancare davvero è un po’ di ritmo, fattore che ci porta a consigliare al pubblico molta pazienza, soprattutto nell’affrontare le fasi iniziali del gioco. Una volta “sbloccati” certi meccanismi le cose scorreranno più fluide, anche se la dinamicità non è certo una delle caratteristiche di questo GDR. Il consiglio va dunque a tutti i giocatori in cerca di un’offerta ruolistica classica, disposti a sacrificare la spettacolarità di certe opere concorrenti per godersi un gameplay comunque ricchissimo di possibilità ed affiancato ad una storia godibile. Speriamo che l'attuale crisi economica in cui versa attualmente lo studio di sviluppo possa risolversi felicemente, così da dare a questa promettente saga una chance per crescere ancora.
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