Recensione di Call of Juarez: Edizione Oro

Copertina Videogioco Call of Juarez
  • Piattaforme:

     PC
  • Genere:

     Sparatutto
  • Sviluppatore:

     Techland
  • Data uscita:

     Disponibile
- Una grafica davvero curata
- Due personaggi e due metodi d'approccio al gioco
- Doppiaggio dei protagonisti davvero ispirato
- Costa poco
- Musiche un po' anonime e voci "secondarie" ripetitive
- Gameplay un po' ripetitivo e non eccelso
- Per avere la grafica migliore bisogna avere Vista o Seven
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A cura di (Syndar) del
Chissà quanti di voi avranno mai sentito parlare di “spaghetti western”, no non si tratta di un particolare piatto di pasta. Era un genere cinematografico, nato verso la fine degli anni sessanta e che ha visto la sua consacrazione massima attorno agli anni settanta. Banditi, indiani, fuorilegge e cowboy solitari si confrontavano, sugli schermi dei cinema, a suon di pistolettate (o con archi e frecce). Anche gli schermi dei nostri pc hanno avuto la loro bella dose di western, anche se in maniera minore rispetto ad altri periodi storici come la seconda guerra mondiale o l'antica Roma. Ora siamo qui a parlare proprio di un gioco che esce da questo filone, ovvero Call of Juarez. Di per se questo titolo non è nuovo, trattasi, infatti, di una versione “riveduta e corretta” del gioco uscito tre anni fa, modificato per migliorato per adattarlo alle tecnologie odierne, sarà successo o fallimento?

Una pistola per Billy
Questa è la storia di due uomini ed un tesoro, l'oro di Juarez. Secondo un antica leggenda questo tesoro era il riscatto degli aztechi per il loro re, Montezuma, rapito dagli spagnoli. L'oro è sepolto vicino alla città di Juarez, al confine con il Messico, ma c'è anche una maledizione che grava su questo tesoro, tutti quelli che l'hanno cercato sono morti oppure sono impazziti. Billy Candle, il primo dei nostri protagonisti, è un giovane impulsivo che decide di voltare pagina e per farlo deve diventare ricco, così decide di mettersi alla ricerca del tesoro di Juarez. Purtroppo per lui non riesce nel suo intento, così fa ritorno al suo paese d'origine con la coda fra le gambe. Ma arrivato a casa scopre che qualcuno ha assassinato sua madre ed il suo patrigno, la situazione precipita abbastanza velocemente quando il povero Billy viene colto sul luogo del delitto dal reverendo Ray McCall, il secondo protagonista, quest'ultimo, ovviamente, pensa che il giovane Billy sia l'assassino ed allora decide d'inseguirlo con l'unico intento d'ucciderlo. Comincia così una trama in cui ci troveremo, di volta in volta, a vestire i panni del cacciatore o della preda. La storia di per se non è male, ed il fatto di viverla da due punti di vista differenti rende il tutto abbastanza interessante. Però, spesso, si ha la sensazione che gli sviluppatori non abbiano messo particolare cura nello sviluppo delle vicende, è come se avessero compiuto il minimo sforzo per mettere assieme una trama in grado di giustificare ciò che avverrà su schermo.

Impiccalo più in Alto
Due personaggi vuol dire anche due modi diversi d'approcciarsi ai vari livelli di gioco. Billy è un tipo gracile e bastano pochi colpi per metterlo fuori combattimento, però ha dalla sua l'agilità e la capacità di nascondersi. Perciò, quando useremo questo personaggio, dovremo attraversare i livelli senza farci vedere dai nemici, così come richiesto fra gli obbiettivi del gioco, pena un game over che ci rimanderà all'ultimo salvataggio. In altri casi dovremo dar fondo a tutta l'agilità di cui Billy è dotato, per percorrere i livelli, arrampicandoci sulle varie piattaforme o superando i burroni grazie ad una frusta che potrà essere anche usata come arma d'offesa. Oltre alla succitata frusta, Billy può usare l'arco, un arma silenziosa in grado d'uccidere i nemici con un colpo solo. In questi frangenti Call of Juarez si comporterà più come un action stealth, con elementi platform, piuttosto che come uno sparatutto.
Quando usiamo Ray il gioco, invece, sarà di nuovo uno sparatutto duro e puro. Questo reverendo/pistolero è dotato di un'armatura protettiva che lo rende particolarmente resistente ai colpi d'arma da fuoco. Forse è proprio per via dell'armatura, o della veneranda età, ma Ray non è agile, perciò non potrà saltare fra le varie piattaforme come il giovane Billy, ma non sarà neanche in grado d'arrampicarsi. Perciò per superare i dislivelli, dovremo cominciare ad ammassare casse in modo da formare una sorta di scala. Ray è un pistolero e non un acrobata, lui è in grado d'usare due pistole, una per mano e di attivare l'abilità sparo rallentato, quando questa è attiva basta rifoderare le armi e premere il tasto di fuoco, Ray estrarrà velocemente le pistole e si attiverà il “Tempo Pallottola” (per citare la goffa traduzione del manuale), trattasi di un bullet time nel quale vedremo i due mirini delle pistole convergere verso il centro dello schermo e noi dovremo sparare prima che i due si uniscono. L'altra arma a disposizione di Ray è la fede, questo potrà impugnare una pistola in una mano e la bibbia nell'altra, durante queste fasi, premendo il tasto predisposto all'arma destra, il reverendo declamerà alcuni versi che confonderanno i nemici.

C'era una volta il West
La presenza dei duelli e degli inseguimenti a cavallo contribuisce a dare un pizzico di varietà al gameplay. Ci si rende conto abbastanza presto, purtroppo, dei difetti che costellano Call of Juarez. La maggior parte del tempo ci troveremo a percorrere dei lunghi corridoi, con poche diramazioni, in cui lo scopo è arrivare dall'altra parte, ammazzando tutti con Ray o cercando di non farsi vedere da nessuno con Billy. A metà gioco (circa 6-7 ore) si ha la sensazione d'aver già scoperto tutto quello che il titolo ha da offrire in ambito di varietà. Proprio in virtù delle molteplici azioni che si possono compiere, ci si trova a confrontarsi con un sistema di controlli abbastanza macchinoso e poco intuitivo. A minare il gameplay ci sono anche delle piccole imperfezioni, i personaggi si piantano facilmente anche su ostacoli bassi, come delle rotaie, un gradino o un secchio ed i controlli, a volte imprecisi, non aiutano molto. Quando si prende un oggetto si ha la sensazione che il personaggio lo tenga di fronte a se con le braccia tese, perciò il suo trasporto è abbastanza difficoltoso, dato che questi oggetti tendono a bloccarsi sugli elementi dello scenario, provate ad esempio ad uscire da una porta con una sella in mano, il tutto senza farvi scoprire dal fattore. Questo difetto fa la sua comparsa in maniera prepotente nelle sezioni a cavallo, rendendo la cavalcata tutt'altro che facile.
C'è anche il multiplayer, ma alla fin fine ripropone le classiche modalità di altri giochi, come il deathmatch in singolo, o lo skirmish (che è un deathmatch a squadre). Poi c'è la modalità rapina, in cui una squadra impersona i ladri che devono rubare il tesoro e portarlo al sicuro, mentre l'altra impersona gli uomini di legge che devono impedirlo, ma alla fin fine è molto simile alla modalità hostage di counter strike. L'ultima è la “febbre dell'oro”, forse l'unica originale, in cui i giocatori dovranno raccogliere l'oro sparso per la mappa, vince chi ne prende di più.

Per un pugno di pixel
Qualcuno ora si starà chiedendo, perchè fare una recensione per un gioco vecchio? L'edizione oro di Call of Juarez è una versione riveduta e corretta del vecchio gioco per aggiornarlo ai nuovi driver (le semprecitate DirectX 10). In realtà dovrebbe esistere una patch chiamata “Enhancement Patch” che fa tutto ciò, ma per qualche strano motivo non è compatibile con la versione italiana del gioco. Comunque bando alle ciance, passiamo a parlare della grafica, vero punto di forza della versione vecchia del gioco. Il lavoro compiuto da Techland è stato impeccabile sotto certi punti di vista. Un elogio va alle ambientazioni le quali riescono a cogliere alla perfezione l'atmosfera del vecchio west, fra deserti, vallate, ranch e paesini. Buona anche la gestione degli effetti di sfocatura e delle luci. Le texture risultano particolarmente nitide e restituiscono un notevole senso di profondità. Però si nota che il tutto si regge su un motore vecchio di quattro anni, i personaggi, pur avendo una discreto dettaglio, tendono ad essere rigidi e dalle movenze goffe ed un po' ripetitive. Anche gli ambienti mostrano un po' il fianco quando si arriva in prossimità di un elemento scenico, dando l'effetto “carta da parati”. La fisica è buona, ma anche questa tende ad avere qualche piccolo difetto, se posizioniamo, ad esempio, una cassa in maniera errata, questa non cadrà, ma comincerà a roteare su se stessa fino ad arrivare allo stato di quiete.
Anche il sonoro è controverso, niente da dire sugli effetti delle armi da fuoco, davvero buoni, la musica se la cava senza infamia e senza lode, risultando, a volte, un po' anonima. Buono il doppiaggio dei personaggi principali, le voci dei due protagonisti sono davvero ispirate, specialmente nei monologhi proposti durante le fasi di caricamento (davvero lunghe). Purtroppo si perde un po' di qualità quando si passa ai personaggi secondari, i quali tendono ad avere quasi tutti la stessa voce, senza contare che i nemici incontrati tendono ad avere un ristretto campionario di frasi pronunciate.

Hardware
OS Windows XP/Vista/7
CPU Pentium IV 2,4 Ghz (o AMD equivalente)
RAM 1Gb
HDD 3Gb di spazio libero su disco
Scheda Video ATI Radeon X700 256 Mb o superiore / Nvidia 6600 256 Mb o superiore
Recensione Videogioco CALL OF JUAREZ: EDIZIONE ORO scritta da SYNDAR Di idee buone, in questo Call of Juarez, ne sono state proposte molte, ma non tutte sono state sviluppate correttamente. Giocare con due personaggi differenti permette di vivere la vicenda da due punti di vista, però la macchinosità dei controlli, la struttura a corridoi di molti livelli, ed i difetti di gameplay, tendono a rovinare un po' l'esperienza di gioco anche a causa di una certa ripetitività. Il punto di forza di Call of Juarez è la grafica, alla Techland hanno voluto stupirci con effetti speciali e ci sono riusciti, l'estetica, piccoli difetti a parte, risulta al di sopra della media. Purtroppo il sonoro non è curato come l'impianto visivo. Parlando, infine, della longevità, il singleplayer ha una lunghezza più che discreta, per uno sparatutto ovviamente, ma difficilmente un giocatore sarà invogliato a rigiocarlo una volta finito. Anche il multiplayer propone una struttura particolarmente classica, questa tenderà a scoraggiare chi è in cerca di qualcosa di “particolare”. Consigliato agli appassionati dei western, anche perchè sono pochi i titoli analoghi, ma anche a coloro che sono disposti a chiudere un occhio sopra i difetti. Solo questi potranno riuscire a godere a pieno di un gioco che riesce a divertire senza particolari pretese.
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