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Va(le) Pensiero

Va(le) Pensiero

Addio, e grazie per tutti i funghi

Rubrica
A cura di del
Se ne parlava già lo scorso novembre, quando NX era già diventata Switch da qualche giorno, ma ora è definitivo: Wii U è ufficialmente una console fuori produzione.
Dopo 13,5 milioni di unità vendute dal 30 novembre 2012, contro le 101 milioni di Wii, l’ultima console casalinga di Nintendo si limiterà a scomparire dagli scaffali a poco a poco, fino a finire inevitabilmente nel dimenticatoio. Al contrario di Wii che, più o meno inspiegabilmente, è ancora in giro per negozi.
Si è detto moltissimo su Wii U in tutti questi anni (e lo abbiamo fatto anche noi con una serie di speciali), ma soprattutto in queste ultime settimane a causa dell’inevitabile confronto con Switch. Dirò un’altra cosa, l’ultima, su questo hardware così sfortunato: nonostante tutto, lo ricomprerei mille volte.



L’importanza delle idee

Che Wii U sia stata una console in grado di generare uno dei tonfi più roboanti della storia dei tonfi della casa di Kyoto (e c’è il Virtual Boy a fare capolino dal passato), è risaputo. Inutile ignorare il proverbiale elefante nella stanza: la vita di Wii U è iniziata, continuata e finita male.
Le vicende ormai sono note, e partono da una presentazione confusa e messa su con la colla vinilica scaduta. Ricordo ancora, e forse lo ricorderete anche voi, come anche la stampa specializzata impiegò quasi 24 ore a capire che quel grosso “tablet” non era una periferica di Wii, e che “Wii U” era il nome della nuova console Nintendo.
Ricordate anche la tech demo di The Legend of Zelda? Eh, pure io. Ci abbiamo creduto tantissimo all’arrivo di uno Zelda così, ma alla fine abbiamo Breath of the Wild che, con la direzione artistica che ha intrapreso, va decisamente meglio così. Pure Ubisoft ci aveva creduto al punto da portare alla festa Zombi U, esclusiva in grado di usare il Gamepad in modo molto efficace, un survival horror in grado di offrire un’esperienza ancora oggi quasi unica. Peccato che, come successo per moltissime altre esclusive della console, sia arrivato a distanza di tempo anche su altre piattaforme. Parliamo sempre di titoli Ubisoft, per la maggior parte, come lo splendido Rayman Legends.
L’idea di tentare di ricreare il successo (irripetibile nei secoli dei secoli amen, probabilmente) di Wii puzzava da lontano un miglio. Come era possibile farlo con una console che, peraltro, era già vecchia tecnologicamente dal day one? Ricordate la console bianca con 8GB di memoria, vero? Un’idea più truffaldina della famigerata PlayStation 3 da 12GB di fine generazione. Mamma mia.
Wii U, per quanto mi riguarda, ha avuto nel Gamepad l’unica idea davvero vincente. Un plasticone, un “doveroso” plasticone aggiunto per limitare i costi, ma di una comodità che ancora oggi stupisce. Più volte ho trovato molto più comodo giocare con quello invece che con il Controller Classic, quelli brandizzati Mario, Link, Luigi e compagnia bella usciti in concomitanza con Smash Bros, per intenderci. Peccato che, nelle sue funzionalità, sia stato sfruttato davvero molto poco, escludendo The Wonderful 101, la modalità Bowser di Mario Party 10 e quel piccolo gioiello indie di Affordable Space Adventures (ancora oggi una delle esperienze multiplayer più divertenti). Ci è voluto Netflix per dargli ulteriore smalto negli ultimi periodi.



Il Gamepad sui piedi
Insomma, Wii U ha infilato la testa nel buco della ghigliottina fin dal giorno uno, e la lama ha iniziato a calare anno dopo anno (ricordate gli svariati mesi in cui non uscì letteralmente nulla?), fino a terminare la corsa qualche settimana fa. Ci sta, davvero, non sarebbe stato corretto ottenere il successo per una console del genere. Wii almeno, per quanto detestabile e foriera della rovina del settore per alcuni, ha avuto il grande merito di rivoluzionare l’industria dei videogiochi, aprendola contemporaneamente a tutto un nuovo tipo di pubblico, elevandola da passione di nicchia a vero e proprio elemento fondante della cultura popolare. A voi (e agli analisti futuri) giudicare se questo sia stato un bene o un male. Io penso che sia stato fondamentale per un settore che, altrimenti, rischiava di non togliersi mai più quel puzzo di naftalina che aveva da un po’.
La situazione paradossale di Wii U è che, a causa di quel cavolo di Gamepad che da solo costa qualcosa come €150 circa, se foste stati talmente sfortunati da romperlo, ancora oggi viene venduto a €299, ad un mese da Nintendo Switch, con le molteplici versioni di Xbox One e PlayStation 4 ormai tirate dietro la schiena, tra prezzi di listino e Black Friday vari.
Ci lamentiamo del prezzo di Switch, ma per portarsi a casa Wii U per, ad esempio, recuperare alcuni capolavori come Super Mario Maker - e magari un Wiimote aggiuntivo - non viene a costare molto di meno. Spesso mi è stato chiesto, ed ho riflettuto, sul fatto se avesse senso o meno tentare di recuperare la console per i suoi giochi. Il più delle volte faccio fatica a dire sì, nonostante di motivi (in merito a parco software) ce ne siano molti.



Le esclusive più belle (ma inutili) di sempre
Come definire altrimenti la lineup di Wii U se non “inutile”? In un momento in cui il mercato si autoalimenta con l’hype generato dalle esclusive, nella pagina Metacritic dei “Best of Wii U”, che comprende una manciata di multipiattaforma, uno dei titoli peggiori (in coda alla top 20) se ne esce con un 84, ed è Xenoblade Chronicles X. In un mondo ideale le oltre 50 milioni di console vendute dovrebbero essere di Nintendo, non di Sony, ma ovviamente non è così. Questo, oltre a darci un ottimo spunto di riflessione sul valore reale delle esclusive (riferimenti non voluti a nessuno, ovviamente), ci rende consci di quanto Wii U avrebbe potuto fare bene, se solo a Kyoto ci avessero creduto di più.
La console ha avuto un parco titoli davvero invidiabile. A partire dai citati Zombi U - che all’epoca era notevole - e Rayman Legends - che ricordò a tutti che i platform 2D erano tutt’altro che morti - fino a Paper Mario: Color Splash arrivato a mò di colpo di reni negli ultimi mesi di vita, e deve uscire ancora quello che sembra essere il The Legend of Zelda migliore di sempre.
Super Mario Maker, citato prima, è un titolo che potrebbe tranquillamente giustificare l’acquisto della console, e lo dico con quasi totale cognizione di causa. A questi si aggiungono quelli che abbiamo citato sopra come The Wonderful 101, ma anche Bayonetta 2, entrambe manifestazioni dell’indiscusso talento di Platinum Games.
Potrei stare qui una giornata intera a scrivere e parlare del valore dei titoli Wii U. Super Mario 3D World, dal quale Nintendo è riuscita a ricavare pure un gioiello di game design come Captain Toad: Treasure Tracker evolvendo un’idea di uno dei livelli extra presenti; Super Smash Bros che, in questa iterazione, è l’episodio migliore della serie; Mario Kart 8, talmente bello e apprezzato da essere preso di peso e portato su Switch; un remake accademico di un Zelda, quello di Wind Waker, rivisto e aggiustato addirittura in termini di gameplay per essere più godibile e meno noioso (per quanto viaggiare per mare fosse tutto meno che ammorbante).
Wii U è stata anche la console di Splatoon, una IP che a Miyamoto non piacque mai, e continuò a non apprezzare finché il team di sviluppo non portò sulla sua scrivania una versione praticamente definitiva del gioco. Solo a quel punto il buon Shigeru fece un timido cenno di assenso col capo, o almeno così raccontano. Splatoon ricevette una campagna promozionale superiore a quella di Mario Kart 8, con un risultato di vendite in Giappone strabiliante, e un sequel vero e proprio in arrivo su Switch.



In loving memory
Cosa rimarrà di Wii U? Non molto. Se la storia non ha conservato un posto dignitoso per GameCube, una console dal valore intrinseco di gran lunga maggiore, non credo ce ne sia per l'ultima arrivata prima di Switch.Dicevo che la ricomprerei, però. Sì, perché le esperienze di gioco avute su Wii U sono ancora uniche, e non è un caso che alcune di queste verranno riportate su Switch. Ho come l'impressione che Mario Kart 8 sia solo il primo di una serie di titoli Wii U che torneranno. Non ce li vedete Captain Toad o Super Smash Bros con i Joy-Con?
Qualcosa rimane, in realtà. Un monito per Nintendo per il futuro, una storia su cui riflettere senz'altro. Ma anche un monito a noi tutti sul valore percepito delle esclusive. Sembrano fondamentali, a quanto pare, per rendere appetibile una console, ma sul lungo periodo devono essere accompagnate dai “soliti noti” multipiattaforma. Switch, però, ha la quasi totalità di titoli in esclusiva, eppure viene criticata proprio perché non ha abbastanza multipiattaforma.
Questa dei multipiattaforma e delle esclusive è una delle equazioni più complesse tra quelle che regolano il mercato videoludico. Il giorno in cui qualcuno, chiunque sarà, riuscirà a risolverla dando il giusto peso ad ognuno dei suoi valori vedremo il grande salto in avanti dell'industria che da tempo auspichiamo. Saremo finalmente liberi da quelle logiche di mercato che vedono uno o due titoli come l'unico motivo per acquistare una console.
Fino ad allora, non ci resta che aspettare. Chissà che non sia proprio Nintendo a sbrogliare la matassa con Switch?

Ad un mese scarso dall'arrivo di Switch, ed in seguito all'annuncio della fine della produzione, è inevitabile che il pensiero vada a Wii U. La console Nintendo in via di pensionamento è stata senza dubbio un fallimento, inutile negarlo, uno dei flop più grandi della storia della Casa di Kyoto. Dalla sua storia, però, ricaviamo delle importanti lezioni, nonché una lineup di videogiochi in esclusiva al limite dell'invidiabile che, un giorno, qualcuno potrà anche voler recuperare trovando un piccolo tesoro.

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