Questo sito si avvale di cookie per le finalità illustrate nella privacy policy. Effettuando un'azione di scroll o chiudendo questo banner, presti il consenso all'uso dei cookie OK
Va(le) Pensiero

Va(le) Pensiero

Nintendo Switch, Karen, e l’orgoglio perduto

Rubrica
A cura di Valentino “BigV” Cinefra del 07/11/2016
Con una manovra che renderebbe fiera la virilità del miglior leader della destra separatista italiana, Nintendo ha deciso, recentemente, di presentare Nintendo NX lo stesso giorno in cui Rockstar, con un trailer dalla durata birichina, ha voluto presentare Red Dead Redemption 2.
Il risultato è che Nintendo Switch – questo il nome del ex-NX, bello scioglilingua per altro – è oggi sulla bocca di tutti. Stiamo fantasticando, sognando, oppure infuriandoci con Nintendo accusandoli di aver copiato una console cinese basata su Android (!), mentre verso il sequel del capolavoro Rockstar ci sono grandi punti di domanda.
Non che il trailer di presentazione di Switch non abbia lasciato dei dubbi, anzi. Ci sono quelle due tre domande che ci stiamo ponendo tutti da giorni, che possono essere riassunte nell’acronimo BQCTP: batteria, quanto costerà, terze parti.
La verità è che in questi tre minuti e trentasei secondi ci sono tanti dettagli, palesi o subdoli, che raccontano Switch molto più di quanto si pensi. Sia dettagli sulla console, ma anche spunti per delle interessanti riflessioni su come Nintendo sembri cambiare sensibilmente. Video che, peraltro, è attualmente arrivo alla quota di 17 milioni di visualizzazioni su YouTube. Facile che se il prossimo testimonial della console fosse Pikotaro (non fate finta di non sapere chi sia, forza), la casa di Kyoto potrebbe rompere l’Internet una volta per tutte.



Here comes the (R)evolution
Nintendo Switch non è sicuramente etichettabile come console rivoluzionaria. Di fatto, presenta un’evoluzione di tutto ciò che Nintendo ha fatto nel corso degli ultimi anni. Portabilità, versatilità, multiplayer locale, tanti approcci diversi in termini di schema di controllo, innovazione tecnologica.
Cosa abbiamo visto, quindi, in questi pochi minuti? Partiamo dalla considerazione più importante, ovvero che, nonostante le apparenze, Switch è prima di tutto una console casalinga che, all’occorrenza, diventa portatile. Ibrido sì, ma sbilanciato verso la casa.
Tuttavia la console ha tutte le carte in regola per essere accattivante anche fuori casa. I Joy-Con (i “mini-controller”) permettono di creare esperienze multiplayer istantanee e, come emerso di recente, hanno un ulteriore tasto difficile da individuare all’inizio. Quindi, possiamo presupporre che oltre che pratici saranno del tutto comodi, o comunque adatti a giochi più complessi.
Il “corpo” di Switch ricorda molto quello del Gamepad di Wii U, con tanto di dorsali, doppi analogico, ma senza secondo schermo. Nintendo ha infatti confermato che la console non riprodurrà in alcun modo due immagini diverse una volta collegata alla televisione.
Tornano le cartucce, scelta obbligata per rendere la console trasportabile, ma che di fatto annientano ogni speranza di retrocompatibilità con Wii U e 3DS. L’ultimo appiglio è il digital delivery, ma Nintendo non ha attualmente nessun sistema di account stratificato, quindi dubito ci saranno sviluppi in quel senso. A questo proposito abbiamo potuto vedere Splatoon (giocato con un nuovo controller Pro) e un Mario Kart 8 con il personaggio di Re Boo presente, a differenza della versione Wii U.



Non serve ripetere, stavolta

Ciò che colpisce di Nintendo in occasione della presentazione di Switch è come sia radicalmente, seppur in modo intelligente, cambiata. Chi segue la storia della casa di Kyoto sa che la filosofia che muove da sempre l’azienda è antica, molto legata al Giappone, e si basa fondamentalmente sul mantenere la propria identità, nonostante gli apparenti stravolgimenti. In questo trailer, infatti, nonostante le tante novità (che poi non sono altro che le conferme dei tanti rumor degli ultimi mesi), il punto della questione è sempre uno: Nintendo vuole far giocare i propri utenti, e basta.
C’è anche molta più chiarezza rispetto al passato. Dopo l’annuncio di Wii U passarono quasi 24 ore prima di capire che era un console vera e propria, e non l’ennesima stramba periferica per Wii. Stavolta è tutto chiarissimo, è una bellissima pubblicità montata come il migliore dei teaser trailer. Il nome della console arriva dopo venticinque secondi e viene ripetuto svariate volte, per far sì che nessuno si dimentichi, una volta chiuso il browser, cosa si è visto. Il nome, con un logo ed un’animazione perfetti, è accompagnato da un chiaro “click”. Nintendo sembra voler dire: questa è Switch, capito? Capito? Capito? E funziona così, capito? Capito? Capito?
Come dicevo poco sopra ci sono scampoli di tante idee, progetti e titoli. Si è visto un nuovo Super Mario, una sequenza di The Legend of Zelda: Breath of the Wild (che su Switch sembra davvero straordinario), un nuovo Mario Kart 8 e Splatoon. La presenza, seppur non confermata, di Skyrim e NBA 2K17 suggeriscono il ritorno delle terze parti che, sebbene anche su Wii U siano state a bordo fin dall’inizio, stavolta la speranza è che Nintendo riesca a mantenerle al proprio fianco.
Soprattutto si capisce perfettamente come funziona la console. Durata delle batterie a parte, Switch non lascia il fianco a dubbi. La docking station la trasforma in casalinga, i Joy-Con si staccano unendosi ad un altro corpo per formare un pad nuovo di zecca. E chissà che, un giorno, Nintendo non inizi a produrre delle estensioni per la console, facendolo diventare, di fatto, un hardware modulare.
Infine, all’esterno la console si può giocare come un tablet, oppure poggiare sul tavolo per giocare con i propri amici, come fa Karen.



Gamer pride
Chi è Karen, dite? Karen, secondo il popolo di Reddit, è la morettina vestita in modo impeccabile che gioca al nuovo Super Mario su Switch. Sul portale in questione c’è una intera sezione dedicata a lei (per inciso, non si chiama Karen), con tanto di fotomontaggi, copertine, analisi del suo vestiario in particolare dei quattro anelli che porta, ed amiibo raffigurante lei stessa.
Karen è l’emblema per capire questa pubblicità, perché di questo si tratta, di Switch. La ragazza sta giocando a Super Mario, come detto, e nel tetto della casa vicino la sua i suoi amici stanno facendo un aperitivo. Lei si affaccia, sorride, li saluta e li raggiunge portandosi dietro Switch. Voglio dire, a chi non capita regolarmente?
Arrivata dai suoi amici, Karen posiziona Switch sul tavolo ed inizia a giocare con un’amica. Parafrasando il meme di cui sopra, Karen si porta il suo coso Nintendo mentre gli altri stanno bevendo alcolici e facendo conversazione, come una vera nerd. Solo che nerd non è, affatto.
Avete notato che non c’è un solo ragazzino, famiglia o anziano che gioca? Nintendo sembra aver abbandonato quel tipo di pubblico, puntando su una fascia d’età più o meno omogenea, ma eterogenea in termini di tipologia di persone. C’è la donna chic, Karen, ci sono i ragazzi che giocano a basket, quello che viaggia, il single con cane a passeggio, gli amici in viaggio, i videogiocatori professionisti.
È davvero affascinante tutto ciò. Vedere Nintendo portare avanti fieramente il messaggio che giocare è e deve essere per tutti, mentre la concorrenza si prenda a chipset in faccia e memorie sulla schiena è commovente, quasi. Non c’è console cinese che tenga, quando è un player come Nintendo a portare avanti un progetto del genere le cose cambiano. Ora è ufficiale da queste parti: mentre c’è chi parla di 4K, teraflops raddoppiati e nascosti nelle maniche, realtà virtuale, qualcuno vuole farvi semplicemente giocare in una serie di modi, tutti piacevoli ed immediati.

Questa è la Nintendo che mi piace. Spregiudicata, pronta a rischiare e salda nelle sue convizioni. Sono stato gabbato dal trailer di Switch? Probabile. In ogni caso, non vedo l’ora che arrivi marzo 2017, o anche un po’ prima, per capire come la casa di Kyoto ha intenzione di tornare sulle scene videoludiche. Le carte ci sono, ora bisogna giocarle con il giusto timing.

0 COMMENTI